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In arrivo il Dossier del Viminale: facciamo qualche (facile) previsione

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varie_dossierviminaleAttenti e all’erta! Si avvicina il periodo dell’anno in cui il Viminale rende pubblico il suo periodico “Dossier sulle attività del Ministero”, detto anche “dossier sulla criminalità in Italia”. Il documento contiene statistiche raccolte sul fronte dell’ordine pubblico in tutti i suoi aspetti: lotta alla criminalità organizzata soprattutto, ma anche terrorismo internazionale, sicurezza stradale, contraffazione, immigrazione e ovviamente “violenza di genere”. Il dossier di quest’anno non è ancora uscito, immagino sia in fase preparatoria (di solito esce attorno a Ferragosto), ma vorrei comunque provare a fare un esperimento: prevedere i suoi contenuti per la parte relativa appunto alla “violenza di genere”. Vedremo poi se la mia sfera di cristallo funziona a dovere oppure no.

Prima di lanciarmi nella previsione, però, è necessaria una breve ricapitolazione su alcuni aspetti chiave. Primo: le denunce sono denunce. Ossia da sole non significano niente. Per legge, chiunque può presentare querela e l’autorità giudiziaria è obbligata ad analizzarla per poi decidere se archiviare o procedere (obbligo dell’azione penale, Costituzione, art.112). Dopo l’eventuale procedimento giudiziario si ha la misura di quanti colpevoli c’erano sul totale delle denunce presentate. Fino a sentenza di colpevolezza, anche se si è denunciati, si rimane innocenti. Chiarito questo, va ribadito che incrociando dati del Ministero dell’Interno (numero di denunce) e Ministero della Giustizia (numero di procedimenti e condanne), si nota come circa il 90% delle denunce presentate da donne contro uomini per reati tipicamente maschili contro le donne stesse finisca in archiviazione o assoluzione. Dei circa 5.000 condannati all’anno solo un migliaio è considerato meritevole del carcere vero. Anche ipotizzando che la giustizia arraffi un decimo o un centesimo dei colpevoli, siamo lontanissimi dall’emergenza sociale. A parte questo, va ribadito che di fatto il numero delle denunce è un dato pressoché inutile.


Le denunce sono denunce. Ossia da sole non significano niente.


varie_femminicidioC’è poi da chiarire anche la questione “femminicidi”. L’anno scorso il Viminale, tramite la Polizia di Stato, ha fatto un mega dispetto alle piagnone del femminismo nostrano, pubblicando in ottobre un documento dove quantificava i “femminicidi propriamente detti” nel numero di 32. Tutte vite tragicamente e ingiustamente perdute, ma in un’ottica di analisi macrosociologica e criminologica praticamente un dato meno che fisiologico in un paese con milioni di abitanti. Con “propriamente detti” la Polizia intendeva la definizione di “femminicidio” data dalla Convenzione di Istanbul. Inafferrabile, vaga, scivolosa, ma comunque una definizione, che ha permesso di non tener conto di tutti gli altri casi (anziani che uccidono la moglie malata e poi si suicidano, omicidi per interesse, per follia, per criminalità o altro) usualmente e furbescamente messi nel totale da chi ha interesse a diffondere un allarme che non c’è. Applicando lo stesso parametro per l’anno in corso, come fa spesso Fabio Nestola su queste pagine, ad oggi siamo al minimo storico (e c’è da gioirne!), ovvero a 13 vittime.


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Tenete in memoria le osservazioni qui sopra: sono fondamentali per capire la previsione che sto per fare relativamente al dossier che il Ministero dell’Interno. Ebbene, nella parte dedicata alla “violenza di genere” si avranno due dati essenzialmente. Primo: le denunce di donne contro uomini per reati tipicamente maschili contro le donne stesse (stalking, maltrattamenti, eccetera) saranno più o meno le stesse dell’anno scorso, forse in limitato calo. Secondo: gli “omicidi in ambito familiare/affettivo” risulteranno toccare una cifra che oscillerà tra i 120 e i 130. Il primo dato farà strillare le femministe suprematiste sulla necessità di maggiore repressione verso i reati contro le donne, maggiore ascolto e fiducia delle “vittime” (anche se al momento della denuncia sono solo presunte) e ovviamente maggiori risorse ai centri antiviolenza. Il secondo dato comporterà una standing ovation da parte delle stesse portatrici di interesse perché, fatto un veloce calcolo, potranno continuare a diffondere la bugia: “una donna uccisa ogni tre giorni”. Formula che verrà dettata anche ai media di massa, che obbediranno come fedeli cani da riporto.

survive-institute-crime-statisticsQual è il trucco dietro tutto questo? Molto semplice. Sulla questione denunce, si farà come al solito: pur essendo un dato assolutamente irrilevante, lo si assumerà come misura esatta del fenomeno “violenza di genere”. Se tante denunciano, vuol dire che tante subiscono, assunto il presupposto che tutte denuncino dicendo la verità. Che poi le sentenze smentiscano questo assunto non lo dirà nessuno, e a passare sarà proprio il messaggio voluto dalla propaganda. Il trucco dietro i “femminicidi” invece è più sottile e risiede nella bizzarra periodicità del Dossier del Ministero dell’Interno, che raccoglie i dati dall1 agosto al 31 luglio dell’anno successivo. Nella somma che verrà presentata ci saranno dunque gli omicidi di donne degli ultimi sei mesi del 2018 sommati a quelli del primo semestre del 2019. Una sfasatura che fa gioco a chi vuole pompare le cifre, e che dimostra come le statistiche, se si vuole, possano essere facilmente manipolate semplicemente selezionando diverse periodizzazioni.


Il trucco dietro i “femminicidi” invece è più sottile.


Ma non è solo questo. Il dossier del Viminale conteggia tutti gli omicidi di donne in ambito familiare/affettivo, ossia quelli commessi dal partner, dall’ex partner, da altro familiare o da soggetti legati da altro tipo di relazione. Una categoria molto ampia dunque, dentro cui potrebbe rientrare il barista da cui la donna prende il caffè tutte le mattine, il personal trainer o il collega di lavoro. Il Ministero non dà il dato degli uomini uccisi nell’ambito dello stesso tipo di relazioni ed è un peccato perché, è ben noto, sarebbe notevolmente superiore a quello delle donne uccise. Che però, a quanto pare, “inquantodonne” sono più morte degli uomini, dunque meritevoli di statistiche dedicate. Va da sé che, sebbene le tipologie di reati non vengano descritte per movente, le cifre riportate dal Viminale verranno tutte e interamente usate per dire che sono tutti “femminicidi”. Il fatto che un uomo abbia ammazzato la ex per questioni di denaro (come nel recente omicidio di Savona) o per questioni non attinenti al “femminicidio” verrà debitamente omesso.

12/03/2015 Blitz Polizia Pzza Nazioni Rapallo

Insomma attendetevi questo filotto: tutti sotto l’ombrellone a Ferragosto, esce la notizia dei dati del Ministero dell’Interno, sollevazione e casino totale delle femministe suprematiste (tra un mojito e l’altro), titoloni indignati sui maggiori quotidiani e TG nazionali. L’Italia risulterà un paese misogino, patriarcale, violento e oppressivo, pur contro ogni evidenza. Così è stato un anno fa e ancora due anni fa. Sebbene l’opinione pubblica ci caschi sempre meno, la propaganda non può cessare il suo bombardamento, quindi posso facilmente prevedere che quest’anno la pantomima e la manipolazione dei dati ufficiali verrà replicata. Rimane un’unica speranza: che di nuovo, in autunno, la Polizia di Stato prenda coraggio e specifichi, come ha fatto l’anno scorso, il numero esatto e corretto di “femminicidi propriamente detti“. Sempre che gli illuminati autori di quella specifica non siano stati nel frattempo, per superiori volontà rosa, inviati a dirigere il traffico in Barbagia.


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2 thoughts on “In arrivo il Dossier del Viminale: facciamo qualche (facile) previsione

  1. aggiungo un’altra facile previsione, la diffusione del solito postulato indimostrabile ed indimostrato, quindi non confutabile: la maggior parte delle donne non denuncia di aver subito violenza. Quindi poco importa se i numeri del Viminale dovessero essere in calo rispetto agli anni precedenti, la propaganda sosterrà comunque che milioni di miliardi di donne sono quotidianamente vittime della violenza maschile, solo che non denunciano.
    Quindi la donna che denuncia è vittima riconosciuta, quella che non denuncia lo è ancora di più perchè teme la reazione del carnefice. Prima o poi leggeremo che il 163% delle donne italiane subisce violenza, non stupiamoci di nulla.

    1. Jordan Peterson ha correttamente argomentato su questa panzana dicendo che se una cosa non c’è (le denunce non fatte), non vale nemmeno la pena menzionarle.
      A parte questo, credo valga la pena concentrarsi sempre sulle condanne rispetto alle denunce. Siamo 5.000 su 50.000 circa. Anche ponendo che i colpevoli che sfuggono alla condanna siano 10, anche 100 volte di più (il che è statisticamente impossibile), siamo comunque lontani anni luce dai “milioni” propagandati.
      La realtà che irrompe e fa a pezzi anche il concetto delle “donne che non denunciano”…

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