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In memoria di Shady Federico Barakat

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uomo_padre-e-figliodi Giuseppe Augello – Sarebbe facile iniziare con un appello il mio incontro con gli eroi che settimanalmente hanno la pazienza di leggere i miei interventi. Una nuova parola d’ordine: mantenete lontani i figli dalle madri e affidateli ai padri! Scandaloso vero? Di più. Contro natura. Eppure sarebbe facile appellarsi a certi fatti di cronaca e fare del padre la figura che poteva salvare figli che non sono più. Casi di bambini, spesso infanti, la cui fine è stata decretata da madri psicopatiche come solo i veri criminali possono essere. Ne ho citati alcuni in un mio precedente articolo. In questo stesso blog, non sui media più diffusi, appaiono esempi lampanti dell’impossibilità di padri destituiti e ostracizzati a proteggere i loro amati figli. Persino il padre spacciatore di Desirée, morta di droga a 16 anni, avrebbe probabilmente salvato sua figlia se non fosse stato ai domiciliari, denunciato dalla stessa perché voleva impedirle di drogarsi.

E non sarebbe il caso di tirare le conclusioni delle violenze documentate di parte femminile di cui forse solo questo blog dà notizia documentata, essendo i media di massa troppo occupati a giustificare, in questi casi, il raptus? Ed esaltare quindi la forza insostituibile del padre, che dispiega appieno le sue potenzialità quando è in gioco lo scopo dell’esistenza di un genitore: salvaguardare il suo bene più prezioso, l’unico destinato a sopravvivergli quando conclusa la sua esistenza? Sarebbe smaccatamente facile ma da vigliacchi fomentare gli animi di tanti padri, migliaia, centinaia di migliaia solo in questo paese, che pur non essendo criminali incalliti, non avendo mai violato la legge (al massimo qualche multa per divieto di sosta), sono costretti a stare lontano dai figli per un marchio infamante di violenza apposto dalle ex, come agli ebrei prima di entrare nei campi, trattati come appestati, messi in condizione di non poter tutelare la loro progenie con la loro genitorialità.

persone_barakatMa forse no, non sarebbe facile, perché gli stessi padri non accetterebbero un’operazione così squallida come quella che sfrutta un singolo caso di cronaca, cannibalizzandolo, come emblema di una guerra all’uomo che sembra non avere fine. I nazisti con le decimazioni erano sicuramente più pietosi. Dieci vittime civili per ogni loro perdita militare. Qui siamo alla strage di padri a migliaia, un vero crimine contro l’umanità, per ogni vittima innocente. Non paghi della giustizia secondo legge, le armate nazifemministe eleggono a simbolo della loro personale guerra di genere un caso di cronaca, quello della fine del piccolo Shady Federico Barakat, ucciso dal padre durante un incontro protetto alla presenza dei servizi sociali. Le vagine armate stanno infatti usando la madre del piccolo Federico, Antonella Penati, nientepopodimenoché per dare addosso alla bigenitorialità, al DDL 735 e ad uno dei suoi firmatari, il Senatore Pillon, colpevole di essersi espresso a favore dell’ortodossia della famiglia anche dopo la separazione.

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Il caso è quello di una coppia mista, Antonella Penati e il suo compagno Mohamed Barakat, di origini egiziane. Già abitante in Italia da almeno una decina d’anni, all’epoca dei fatti, sembrava integrato, quell’integrazione tanto osannata dalle stesse parti che oggi intendono condannare il genere maschile intero a marcire in carcere. Di “integrazione felice” parla Antonella Penati, quando, forse per evitare critiche sulla sua scelta, narra di un Barakat operatore turistico e archelogo. Risultano invece i precedenti penali dell’egiziano: condannato negli anni ’80 a 2 anni e 6 mesi di reclusione per alcuni furti, denunciato nell’83 per detenzione di stupefacenti, regolare consumatore di droga, e segnalato più volte in Questura con diversi nomi fittizi. Strano caso di integrazione felice invero. Ma con chi ti eri messa a fare un figlio, Antonella, verrebbe da chiedere, ma sono domande che oggi non si devono porre essendo messe all’indice nazifemminista sotto il capitolo #victimblaming! Non sappiamo granché di quest’uomo sciagurato e della sua vita, addirittura è impossibile reperirne delle immagini. Le poche notizie su di lui sono quelle riportate dai media e che provengono dalla stessa Penati.

persone_penatiLui, poiché si è suicidato subito dopo l’orrendo crimine, non potrà mai parlare. Ed è un bene: si sa che il mostro va eliminato, non spiegato. La storia, in ogni caso, si trova in miriadi di siti. Viene da pensare però ad altri casi di donne italiane sposate con uomini dei paesi nordafricani, in genere di religione islamica. Statisticamente, mentre in termini di legami con partner stranieri i maschi italici prediligono le donne dell’est o del Sud America, sembra che le nostre donne, quando sposano uno straniero, rivolgano spesso le loro attenzioni a maschi del nord Africa, e tendano a creare una famiglia (13,4%) soprattutto con gli immigrati africani e del Maghreb: senegalesi, tunisini, marocchini (l’Albania, forse per la vicinanza, sembra terra di conquista bisex).

La percentuale di insuccesso di queste unioni è elevata, probabilmente perché è molto problematica l’unione di una donna occidentale con un reduce del mondo islamico, soprattutto in tema di educazione dei figli, laddove è richiesta una genitorialità a ruoli non definiti o molto meno distinti che nei paesi musulmani. Non sono rari i casi di uomini di fede musulmana che alle primi crisi coniugali rapiscono i figli e li portano nel loro paese dove la prerogativa genitoriale è estremo compito e responsabilità del padre. Criticabile o meno, questi sono i dati di fatto. Una coppia come quella di Antonella Penati e Mohamed Barakat aveva altissime probabilità di scoppiare alla nascita del primo figlio. Ma poiché siamo in Italia, chi deteneva il “peso dell’integrazione”, non facile in un ruolo per lui innaturalmente paritario, era sicuramente Barakat.

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varie_incontriprotettiL’uomo sparisce un mese prima del parto, forse opportunamente nell’approssimarsi della crisi, ma ciò gli vale il bollo di non assunzione delle sue responsabilità. Poi torna, anzi va e viene da casa, torturato forse dalla sconfitta di non poter essere padre e marito alla sua maniera, in un contesto culturale indisponibile ad accettare il suo concetto di genitorialità. Cade in preda a squilibri emotivi e a depressione. E’ un ex drogato, non dimentichiamolo. La madre di Federico ne chiede l’allontanamento e iniziano gli incontri protetti. Ma lui è un archeologo con un lavoro da guida turistica e i servizi sociali giudicano eccessivo il protezionismo della donna. Lui si reca a incontri umilianti, ancor più per il suo modo di intendere il ruolo paterno. E prova anche a fare ricorso contro un regime ottenuto dalla madre del piccolo per mezzo delle denunce: che i colloqui settimanali avvenissero in una struttura protetta, per l’appunto all’interno del consultorio.

Penati stessa parla di una caduta nella depressione dell’ex compagno. In conclusione, si potrebbe parlare di un dramma annunciato, sì, ma sin dalle sue origini. Si potrebbe dire che il padre era un disturbato mentale tossicodipendente. Che viveva notoriamente la religione islamica e le sue tradizioni d’origine con spiccata ortodossia. Che insomma in realtà non si era mai integrato. Ma questo non si dice, perché il caso diviene upresto n romanzo giudiziario, con la madre assetata di vendetta e probabilmente compressa dal fatto di non essere riuscita a salvare un figlio in evidente stato di pericolo, sia dentro che fuori dalla struttura protetta. Così Penati addebita alla responsabilità delle istituzioni italiane l’uccisione del figlio, salendo sull’altare del movimento nazifemminista. Contro i servizi sociali? No! Contro tutti gli uomini (nuova virata di rotta verso il nemico di sempre). Le nazi italiote opportunisticamente insorgono contro la possibilità di far incontrare i figli in qualunque modo e in qualunque regime coi padri denunciati dalle ex mogli. Tre gradi di giudizio assolvono i servizi sociali dalla loro responsabilità dunque serve un altro bersaglio. Con il pompaggio anche mediatico di femministe radicali quali Nadia Somma, la vicenda diviene rappresentativa di tutti gli uomini o padri di questo paese.

varie_avvoltoiIl fronte femminazista italiano, dunque, usa cinicamente la storia e il dolore per la perdita di un bambino per dar contro a Pillon (che pure non si sogna lontanamente di consentire l’affido condiviso in caso di violenze). Un esempio è “Lettera Donna”, squallido sito femminista che si appropria della vicenda e la strumentalizza. Squallide sono le arpie che come avvoltoi volteggiano sul cadavere del piccolo Federico cibandosene e usando il dolore represso di una madre, che ora richiede alla Corte Europea di Strasburgo un inutile risarcimento economico. Ma tutto fa brodo, nel calderone mefistofelico del nazifemminismo. La morte di un fanciullo, di cui si potrebbe ben altrimenti discutere, diviene utile strumento per deportare, eliminare e cancellare la figura stessa di milioni di padri, spesso solo di nome, o ridurli al ruolo di schiavi ai lavori forzati a vita. Possibilmente breve.


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19 thoughts on “In memoria di Shady Federico Barakat

  1. Premetto che la mia ex moglie è biafrana ed i nostri 3 ragazzi vivono con me nella casa coniugale. Già a suo tempo entrai in contrasto direttamente con la Penati in quanto l’accusavo di utilizzare la morte del figlio per diventare una eroina del femminazismo italico. Ognuno di noi ha la sua storia e ritenevo offensive le sue dichiarazioni, anche pubbliche, contro tutti i padri solo perché quello di suo figlio era arrivato a compiere quel gesto infame. Era arrivata pure a minacciare querele per spaventarmi e desistere dalle mie osservazioni. Siccome avevo altri problemi ovvero come tirare fuori da strutture spacciate illegalmente per casa famiglia i miei 3 ragazzi finiti i dentro grazie ad un centro antiviolenza donne ed ai s.s. comunali consapevolmente non competenti territorialmente, ho lasciato perdere. Ma ora che i ragazzi sono tornati a casa definitivamente, ho tutto il tempo per Penati e tutto il resto della banda. #midovrannoabbatterefusucamenteperchèiononmifermerò

  2. quel Barakat era un grosso delinquente: la sua morte, avvenuta sul corpo del povero bambino nello stesso ufficio dei SS SS
    di Sesto S. Giovanni rappresenta l’epitaffio della sua vita. Dimostra tutto quello che non deva fare un padre.
    Certo che Antonella Penati aveva alienato il suo figlio, ed è logico , le sue stesse parole le dimostrano: era un padre
    ignobile e quello che ha fatto rappresenta un danno irreversibile per ogni padre maturo e onesto.
    Nessuno deve arrivare al punto in cui è arrivato l’egiziano che non merita nessuna giustificazione.

    Ma accanto a questo vi è la riflessione per la evidentissima strumentalizzazione di questa unica, singola, ed irripetibile
    vicenda, dato che non risultano casi in cui un genitore ha ucciso il figlio durante il colloquio protetto.
    Chi strumentalizza lo fa scientemente per distruggere i padri onesti, incutendo un clima di terrore nei figli
    e anche nella madri in buona fede, che dopo campagne di questo tipo saranno poco propense a collaborare.
    mi pare che non ci siano altro da aggiungere, mai più padri come Barakat mai più alienazione genitoriale.

    1. Infatti. Quello che Ned finge di non capire (e mi sono rotto il cazzo di provare a rintuzzare ogni volta) è che l’articolo non colpevolizza e non giustifica nessuna delle parti in causa nella vicenda. Cerca di dare una spiegazione, anzitutto. E se a qualcuno dà addosso, se mai, sono le nazifemministe sue amiche che prendono questo singolo caso per demonizzare tutto il genere maschile e paterno.

      1. Augello: “Ma con chi ti eri messa a fare un figlio, Antonella, verrebbe da chiedere, ma sono domande che oggi non si devono porre essendo messe all’indice nazifemminista sotto il capitolo #victimblaming!”

        bè questo è esattamente victimblaming e ho cercato di far capire che per me non è mai giusto farsi una domanda del genere ma se proprio vogliamo chiedere ad Antonella “ma con chi ti eri messa a fare un figlio” allora, per onestà. dobbiamo chiedere la stessa cosa anche a quegli uomini che hanno figliato con donne palesemente inadeguate al ruolo materno

        1. Sicuramente io, quando parlo a un uomo che ha sbagliato nella scelta della partner, gli faccio notare il suo errore, nessuno ha mai detto che non si debba fare. Tuttavia questa tua mania parificante non ha fondamento. Per motivi molto semplici: una gold digger nasconde sempre la propria natura sotto una spiccata affettività e una sensualità prorompente. Chiaro che l’uomo fessacchiotto tende a cascarci, ma è assolutamente vero che lei fa di tutto per farlo cascare e nascondere con attenzione le proprie intenzioni per poi fare la sorpresina finale e, appunto, spennare il pollo e portargli via i figli.
          Ben altra cosa è il tossicodipendente, il ludopata, lo svitato. Quelle sono robe che si vedono: oltre a essere difficili da nascondere, in genere chi ne patisce non ne fa gran mistero. La donna che accetta di starci insieme e farci un figlio quindi non può non sapere a cosa rischia di andare incontro. E se procede comunque deve assumersi le proprie responsabilità. Siamo sempre lì, nella grande differenza tra libertà e licenza. Ogni donna è libera di amare chi le pare, ma assumendosi la responsabilità delle proprie scelte. Pretendere di sposare e figliare con un musulmano ortodosso, egiziano tradizionalista e tossicodipendente, per poi alienarlo una volta separati, e pretendere poi di non avere problemi è una sciocchezza, non sta in piedi, è pretendere licenza di fare il cazzo che si vuole senza pagarne le conseguenze.
          Questo è victim blaming? A parte che la frase di Augello non può da sola essere victim blaming: è una mera e blanda osservazione. Tuttavia questa mania di interrompere e far abortire i ragionamenti e le contestualizzazioni con formulette ideologiche ha veramente stancato. Non esistono il bianco e il nero. La realtà è una immensa sfumatura. Appellarsi al victim blaming è roba da fiocchi di neve, utile a chi non vuole essere tirato in ballo nelle responsabilità per interrompere i percorsi logici che lo richiamerebbero alla propria parte di responsabilità. Nessuno può legittimamente dire che la colpa è TUTTA di Penati o tutta del padre di Federico. Si è trattato di una situazione in evoluzione dove ognuno ha messo del suo contribuendo ad arrivare a un esito tragico. In una storia così c’è un unica persona che si può definire in modo netto: Federico e la sua totale innocenza. Per il resto tutti hanno il loro pezzo di responsabilità. Ragionare su questo non è incolpare la vittima, ma cercare di comprendere la complessità delle situazioni. Una comprensione che porta a una conclusione indiscutibile: le vagine armate che semplificano i fatti e li usano come clava contro tutti gli uomini e i padri sono semplicemente INFAMI. Si qualificano per ciò che sono.
          Quanto al resto: in culo al victim blaming.

          1. va bene, prendo atto che non esistono uomini violenti, controllanti, manipolatori con una concezione eccessivamente “vecchio stampo” delle relazioni familiari in grado di occultare la loro vera natura, questa capacità ce l’avrebbero solo (o “tendenzialmente”) le donne. Mah..io credo invece che non sia una specialità solo femminile

            1. Non mi pare di aver detto questo. Si parlava di anomalie ben più visibili, quali (nel caso Barakat) la tossicodipendenza, il tradizionalismo culturale, la rigidità religiosa.
              E comunque sì, è storicamente, quasi scientificamente provato che le capacità manipolatorie siano peculiarità più femminile che maschile. Difficile provare il contrario.

              1. “storicamente, quasi scientificamente provato che le capacità manipolatorie siano peculiarità più femminile che maschile”

                qursta teoria assolve praticamente gli uomini nella maggior parte dei casi, poverini sono così manipolabili..Però non capisco, se gli uomini sono così facili da manipolare (basta che vedano un bel paio di tette) non sarà il caso di togliere loro tutti quei posti di responsabilità in politica, nelle aziende, nella finanza ecc.. e affidarli a donne che sono evidentemente meno manipolabili? Anzi sono manipolatrici che in certi contesti è una dote utile che può essere usata per il bene

                1. Non hai tutti i torti. Un genio della cinematografia come Weinstein è andato nei guai per un po’ di fica, in effetti. Tendiamo a menare le mani, ma basta poco per metterci nel sacco…

                  1. comunque la narrazione che vuole le donne manipolatrici e gli uomini manipolabili contraddice l’altra narrazione (ugualmente stereotipata e falsa) che vuole gli uomini “tendenzialmente” più razionali e le donne “tendenzialmente” più emotive. Dov’è questa razionalità se basta “un po’ di fica” e non ragioni più? E come fa una donna a manipolare qualcuno se viene descritta al tempo stesso come una iper-emotiva in balia dei suoi ormoni?

                    Non sarà che gli uomini si auto-raccontano alternativamente come razionali quando fa loro comodo e come poveretti manipolabili dominati dai loro ormoni quando la razionalità non fa più comodo? E quindi le donne passano da emotive e fragili creature a fredde e spietate manipolatrici a seconda di cosa conviene di più raccontare e raccontarsi?

                    ovviamente non sto dicendo che le donne non manipolano mai gli uomini, lo fanno ma nè più nè meno degli uomini nei confronti delle done

                2. Va bene, tanto cominciamo ad assolverli o dargli attenuanti (proprio scritte per legge) “in quanto maggiormente manipolabili” e contemporaneamente diciamo alle persone di pensarci bene prima di votare per degli uomini perché in maggioranza/tendenzialmente sono facilmente manipolabili tramite sesso.
                  Io ci sto, mi pare giusto, vediamo poi cosa succede…

              2. X Blu

                ho fatto l’esempio della sudamericana muy caliente che seduce il maschio italico usando volutamente uno stereotipo per rispondere allo stereotipo della donna italiana attratta dal maschio arabo patriarcale. sono entrambi stereotipi che banalizzano la realtà.

                essere calienti o accusare falsamente non è caratteristica esclusiva delle sudamericane come l’avere una concezione vecchio stampo della famiglia non è una esclusiva degli arabi (per quanto la cultura islamica sia assai “problematica” da questo punto di vista).

                io in una donna cerco bellezza e intellgenza e le due caratteristiche hanno la stessa importanza per me, casomai ti interessasse

                1. || casomai ti interessasse

                  No, non mi interessa. Sarebbe opportuno, invece, per dignità tua, come ho lungamente scritto e di nuovo osservo che non serve a niente, che incominciassi a rispondere sui temi che sono effettivamente centrali nelle discussioni proposte da questo blog, invece di parlare di altro. Se poi vuoi parlare di altro, delle ecuadoregne, faccio come fai tu, faccio finta di non capire, e da oggi sarai anche un razzista insieme a tutto il resto che sai penso di te. Vediamo se impari a comportarti correttamente. Incomincia a essere seccante seguire un blog se non ci si può mai confrontare sugli argomenti principali con chi la pensa diversamente perché l’interlocutore sfugge sempre.

            2. Stai davvero asserendo che esistono uomini che si fingono moderni e progressisti per mesi o anni prima del matrimonio e il giorno dopo diventano bigotti e tradizionalisti?
              No, non esistono, e neanche donne dello stesso tipo.
              Non puoi fare e supportare cose moderne e progressiste e il giorno dopo dire che ciò che hai fatto è sbagliatissimo e immorale, nessuno ti crederebbe e ti riderebbero in faccia.
              Al limite ci possono essere persone che hanno una crisi mistica e diventano improvvisamente religiose, ma questa è una cosa diversa.

        2. E’ perché continui, senza vergogna, a fare “cherry picking” prendendo frasi isolate dal contesto su cui costruisci i tuoi commenti, chissà forse speri che nessuno se ne accorge, bastava che avessi riportato la frase precedente a quella che hai citato e il senso del concetto espresso dall’autore era chiaro.

          “Risultano invece i precedenti penali dell’egiziano: condannato negli anni ’80 a 2 anni e 6 mesi di reclusione per alcuni furti, denunciato nell’83 per detenzione di stupefacenti, regolare consumatore di droga, e segnalato più volte in Questura con diversi nomi fittizi. Strano caso di integrazione felice invero. Ma con chi ti eri messa… etc.”

          Si è sposata uno con qualche problemino e qualche problemino ha avuto. Non è dato sapere e poco importa se si è innamorata di questa persona proprio per le sue caratteristiche di maschio patriarcale, ciò che importa è che la sua storia non può e non deve riguardare con leggi speciali tutti gli altri uomini a prescindere, a meno di non credere che siano le madri ad avere sempre ragione a prescindere. Il che suona strano, nel caso specifico, perché allora avrebbe dovuto prevedere e prevenire, non sposandolo e non facendoci un figlio.

          Una cosa è dire che qualcosa nel sistema di protezione non ha funzionato, e correggerlo, una cosa è dire che questo padre è un maledetto assassino, cosa certa, un’altra è presumere una cultura patriarcale che riguarda tutti gli uomini (non solo il suo) e per questo abrogare il sistema, rinunciare alla bigenitorialità, escludere l’alienazione parentale come fatto accertato e comune nelle separazioni conflittuali, sottoporre tutti gli uomini al giudizio non della legge ma della madre. Perché è questo quello che si sta cercando di ottenere strumentalizzando questa storia.

          Il paragone che fai con l’ecuadoregna nell’altro commento è lo stesso insensato, a meno di non essere razzista, che pure è una possibilità da quello che scrivi. Ti cito in modalità “cherry picking” che ti piace tanto: “perchè la sudamericana “muy caliente”…”quando il rapporto è naufragato li ha accusati falsamente”. Non si capisce perché ce l’hai con le sudamericane, specie se avvenenti, comunque non risulta essere un tipicità culturale sudamericana quella di accusare falsamente, caratteristica al più trasversale, neppure qualcosa di collegato alla “calientia” in sé, oppure pensi di sì? Invece è una specificità culturale islamica l’idea di famiglia patriarcale.

          Fermo restando che se ti sposi una donna solo perché è bella e nient’altro, non sarà colpa tua se passi dei guai, dovresti comunque essere tutelato e lei a passare i guai con la giustizia, ma almeno che ti serva da lezione: cerca qualcosa di più profondo nell’amore. E soprattutto non chiedere al resto del mondo una legge speciale che tenga lontano le donne belle da tutti gli altri uomini perché a te è andata male. Perché colpa e responsabilità sono concetti molto diversi, cosa che tu non comprendi.

          Dunque il fatto più incredibile, non per me, è che continui a commentare facendo finta di non capire che il tema principale dell’articolo di Augello non è a chi dare la colpa, questo lo inventi tu, la vita è sofferenza e non spetta a noi giudicare storie complesse, su cui però è lecito opinare, ma l’uso strumentale di una storia isolata per colpire tutti gli uomini anche quelli innocenti, soprattutto quelli innocenti (direbbe la Finocchiaro), al fine esplicito di dare potere esclusivo alle donne sulla genitorialità.

          Su questo dovresti esprimerti, se tu fossi onesto intellettualmente. Ma tu non rispondi mai nel merito delle discussioni.

          E’ come chiedere all’esame a uno studente di parlare delle guerre puniche e questi invece di discutere l’argomento storico, che è il tema principale e ciò che è richiesto sapere, partisse per la tangente e facesse tutta una discussione sul pennacchio dell’elmo dei cartaginesi perché ha visto la figurina. Verrebbe bocciato di sicuro perché è un asino che non ha studiato e cerca di accocchiare qualcosa alla meno peggio.

          E’ colpa grave non capire l’argomento centrale di una discussione e distrarre l’attenzione, può succedere una volta o due, o dopo aver chiarito il punto, ma non sempre. Sempre è sospetto.

  3. chi vive la religione islamica con “spiccata ortodossia” non dovrebbe far uso di droghe; diciamo che il tizio era un ortodosso solo dove faceva comodo a lui cioè nella concezione dei rapporti uomo-donna e nella genitorialità. Rilevo comunque che tanto per cambiare la colpa sarebbe di Antonella Penati che si è messa con un arabo musiulmano integralista. Caro Giuseppe questa accusa di fare figli con le persone sbagliate si potrebbe facilmente rivolgere a quei padri disperati perchè la sudamericana “muy caliente” (tanto per restare nello stereotipo ma voi che odiate il politically correct apprezzerete certamente) che hanno sposato, quando il rapporto è naufragato li ha accusati falsamente, si è presa il figlio e se l’è portato in Ecuador e non vuole più farglielo vedere, si potrebbe rivolgere ma non sarebbe giusto perchè innamorarsi della persona sbagliata non è mai una colpa nè una responsabilità, non è una colpa nè una responsabilità per Antonella Penati e non lo è per il padre disperato di cui sopra. Tanto Antonella quanto il padre disperato erano innamorati e pertanto incapaci di vedere quei segnali che la persona con cui si erano messi era magari perfetta come amante ma inadatta come genitore.

    ad ogni modo, Pasquale Iacovone era italianissimo, bianco e cristiano (cercate su Google se non vi ricordate chi è) ma senza dubbio anche lì si dirà che è responsabilità della ex moglie se lui le ha ucciso i figli

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