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John Coughlin, l’ultimo martire (?)

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persone_coughlinJohn Coughlin era un ragazzone grande e grosso, l’orgoglio di Kansas City. Campione nazionale plurimediagliato di pattinaggio figurativo su ghiaccio, terminata la carriera competitiva, allenava le giovani leve del suo sport, teneva seguitissimi seminari di specializzazione e di tanto in tanto faceva il commentatore TV. Era amato da tutti: bonario, spiritoso, solare. Si è impiccato nella casa del padre Mike il 18 gennaio scorso, a 34 anni. Grande e grosso, il buon John non ha retto alla pressione che ha mandato in briciole l’intero mondo attorno a lui, la sua vita, tutto quello che aveva costruito in anni di carriera. La sua storia è quella di un martirio, l’ultimo, quello estremo, la coda avvelenata di quel sopruso istituzionalizzato che ha preso il nome di #MeToo.

Proprio sulla scia degli scandali esplosi da Harvey Weinstein (attualmente ancora sotto processo) in poi, negli USA si è deciso di creare una sorta di agenzia di monitoraggio sulle attività sportive. Troppe le voci e le denunce di molestie sessuali in ambiente sportivo. Dato che altro non sanno fare, gli americani hanno così creato una sorta di mini-FBI sportiva, chiamata pudicamente “SafeSport” (sport sicuro). Il suo compito è vigilare, monitorare e ricevere le accuse di molestie sessuali o bullismo contro chiunque, in ambito sportivo, per agire poi di conseguenza. Agire, per SafeSport, significa iscrivere l’accusato in un database, indicando il tipo di accusa e di misura intrapresa. L’accusato riceve  allora un’email in cui lo si avvisa di quello che sta accadendo, più l’eventuale iniziativa restrittiva.

logo_safesportQuesto è accaduto a John Coughlin: il 7 dicembre riceve una prima comunicazione. Due persone lo accusano. Di cosa non si sa, chi siano neppure, SafeSport è tenuto all’anonimato e all’atleta comunica soltanto le iniziali e il divieto di entrare in contatto con loro, nel caso le riconoscesse. John è preoccupato e con i suoi cari si professa subito innocente. Forse individua a chi appartengano quelle iniziali, ricorda alcune storie giovanili e pienamente consenzienti, ma non può esserne sicuro. Il problema vero si crea un mese dopo: è il 7 gennaio, il network “USA Today” viene a sapere della sua iscrizione nel registro di SafeSport e ne dà notizia. Pochi secondi dopo il fangoso e miserabile tribunale popolare del web emette la sua sentenza: “un altro pedofilo”. La prima valanga si abbatte su John.

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La tempesta diventa globale. In ogni angolo della terra la notizia è “John Coughlin sospeso per molestie sessuali a minori”. Arrivano poi ulteriori accuse: il 17 gennaio il campione riceve un’altra email da SafeSport. Gli addebiti sono stati aggravati, dunque viene sospeso da ogni attività collegata al suo sport. Niente più telecronache, né allenamenti, né seminari, niente. Gli amici gli si stringono attorno, lo vedono cambiato, ombroso come non era mai stato, cercano di tenerlo sott’occhio. Niente da fare, il giorno dopo pone termine alla sua vita, lasciando numerose lettere ai suoi fans e ai suoi cari. Che accusano duramente il colpo. Tacciono, compressi dal dolore, per qualche settimana, nonostante l’insistenza dei media. Dopo di che parlano.

persone_coughlin2Ciò che emerge è agghiacciante. Nulla si sa della natura delle accuse rivolte a John: molestie sessuali, bullismo, violenza verbale, potrebbe essere qualunque cosa, ma SafeSport non svela nulla. Tutto ciò che trapela è che le accuse vengono mosse da due ragazze e che i fatti si riferiscono a molti anni prima. Nient’altro. I genitori di John protestano che la lista di proscrizione sia stata resa pubblica. La risposta di SafeSport mette i brividi: la pubblicizzazione serve a disincentivare altri a commettere molestie. E’ la gogna, nient’altro che la gogna. Il terrore del pubblico ludibrio. Ed è lì che si viene al punto: ora che John è morto, si può andare a fondo della cosa, conoscere quali prove siano state portate contro di lui, da chi, perché e tutti gli altri dettagli capaci di scagionare il campione ormai morto o di lordargli meritatamente la reputazione nella tomba e oltre.

Niente da fare: SafeSport chiude l’indagine per morte dell’accusato. I parenti di John restano allibiti, aprono una sottoscrizione su Change.org perché l’inchiesta venga conclusa e resa pubblica, fanno una petizione al Congresso e al Senato USA, accolta da alcuni senatori, ma l’inchiesta resta archiviata. La questione è una ed è cruciale: il ragazzo è stato accusato e diffamato pubblicamente, rendendolo colpevole fino a prova contraria d’innocenza. Ed è il contrario della base stessa dello Stato di Diritto, negli USA come ovunque. Quel contrario che però il fondamento stesso di tutto il #MeToo e di ciò che ne è derivato: pubblica accusa, assenza di prove, mediatizzazione del procedimento e condanna tramite click. Una vita rovinata, una reputazione devastata, il tutto a norma di non-legge. O a norma di una legge infame. “Durante il funerale”, confessa il padre Mike in un’intervista, “molti mi hanno detto che è nato tutto dall’iniziativa di un competitore invidioso del successo di John”. Probabile. Anzi sicuro. Questa è la natura della giustizia ingiusta dell’isterismo antimolestie. Leggere l’intera storia di John Coughlin dà l’esatta proporzione dell’orrore.

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uomo_soldiMa è solo questo? No. C’è anche dell’altro. Ed è sufficiente guardare a cosa sia SafeSport per rendersene conto. Fondata nel 2015, contava tre miseri dipendenti per coprire tutta la realtà federale statunitense. In pochi anni, dalla sua fondazione i casi di molestie si sono (toh…) moltiplicati a dismisura, tutti indefiniti e indefinibili come per Caughlin. Quattro anni dopo, cioè oggi, SafeSport conta 50 dipendenti e una dotazione federale di 4,5 milioni di euro. Per mantenere, e magari ampliare, uno status del genere servono molestatori, ne servono tanti. Occorre dimostrare che l’agenzia serve, è utile a qualcosa. Fa girar soldi e dà lavoro, e questo val bene qualche vita rovinata e qualche suicidio saltuario. Una realtà che somiglia molto ai nostri centri antiviolenza, e che ovunque nel mondo si è declinata in modo similare: una realtà che non c’è, o c’è ma è minimale, ingigantita per giustificare il drenaggio di grandi risorse pubbliche e interessi correlati.

Tuttavia, viene da dire, una società civile dovrebbe avere gli anticorpi per respingere parassitismi così sfacciati e tragicamente dannosi. E’ vero, ma gli anticorpi si sviluppano se la società resta civile e non viene de-civilizzata con la creazione di un contesto culturale deviato. Di cosa parlo? Di quello che tratto sul blog da tre anni. Capisco che può essere poco e allora rivolgetevi proprio agli USA: lì troverete la pistola fumante, un’ammissione chiara che più chiara non si può. “How to destroy a man now” (come distruggere un uomo oggi) è il titolo di un libro appena uscito, autrice una sedicente psicologa nascosta dietro uno pseudonimo. Potrebbe averlo scritto chiunque, ma l’autore non è importante. Conta ciò che c’è scritto: un vero e proprio manuale su come (e con quale facilità) devastare la vita di un uomo. Come formulare false accuse ed essere credute da giudici, polizia, media, vicini, amici, colleghi.

varie_DAMNUna vera e propria ricetta per l’inferno, che molte donne stanno seguendo alla lettera, ottenendo risultati oltre le aspettative. A poco valgono le critiche feroci su Amazon o simili: il libro insegna, il libro detta. E’ il Logos del #MeToo, la sua spiegazione, il suo testamento. E’ il Male spiegato e inciso a lettere di sangue sulla lapide di John Coughlin. Un martire, forse l’ultimo, si spera l’ultimo, dopo la scia di disperazione e suicidi che il delirio degli ultimi anni ha lasciato dietro di sé. Con una tensione che oggi perdura se: “domani potrebbe accadere a noi” è la frase che Mike, il papà di John, si è sentito dire più volte  dagli amici del figlio durante il suo funerale. Esattamente come dopo un olocausto, chi l’ha perpetrato deve essere messo di fronte alla propria feroce barbarie, dovrà fare i conti con la distruttività con cui ha attraversato il mondo. E saremo noi, i sopravvissuti al delirio, a chiederne debito conto. Per noi stessi, per i nostri figli. E per John.


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27 thoughts on “John Coughlin, l’ultimo martire (?)

  1. il delirio collettivo colpisce ancora: lo Stato di Diritto è seriamente minacciato.
    Adesso c’è pure il libro americano, non dubito che verrà rapidamente tradotto in Italia anche se
    qui da noi vi è fior fiore di abusologhe, mattoidi, frustrate, spostate, deluse dalla vita e accozzaglie
    varie di soggetti che le difendono.
    Esse potrebbero scrivere la Treccani della calunnia, altro che “DAMN”.
    Che schifo.

    Comunque si metta agli atti che il povero John, che aveva solo 33 anni, non ha mai conosciuto
    il tenore dell’accusa, la fonte dell’accusa, in due mesi non ha potuto difendersi ed è stato sottoposto
    ad una gogna medicatica in purissimo stile Santa Inquisizione.
    Inconcepibile in un sistema democratico.

    fonte ESPN:
    “Some in Detroit criticized the investigative process of SafeSport, an organization whose leadership told the U.S. Olympic Committee and Congress it doesn’t have the funding it needs to efficiently examine the thousands of complaints it has received since opening its doors in May 2017.
    The current system tightly protects all information about a complaint during an investigation except for the name of the accused. Modlin and others said they recognized the need for that protection in order to create an environment in which victims are encouraged to speak up and feel safe from retaliation when they do. The names of the accused are shared publicly to avoid a threat to other athletes during what can often be long investigations. However, Modlin said that formula creates a vacuum of information that outsiders can fill with potentially harmful speculation.

    “There has to be a process that is fair,” she said. “There has to be a middle ground.”

    Allowing for anonymous reports is an important part of fostering an environment that encourages people to come forward with reports of abuse. Pairs skater Danny O’Shea, who wore a backward Chiefs hat after his first day of competition and displayed it during a news conference, said anonymity in this case also makes it hard for skaters to show specific support for anyone other than Coughlin”

  2. Il problema non consiste tanto nelle denunce e nelle indagini, ma piuttosto nel fatto che vengano utilizzate dai media come Gogna mediatica.. Se per ogni caso strombazzato su giornali, riviste, tg, e web poi dissolto nel nulla gli editori dovessero pagare una penale, nel mondo occidentale scomparirebbero giornalisti e media… Mi sembra che solo in Italia siano circa 40.000 i procedimenti giudiziari aperti per violazione del segreto sulle indagini…

  3. In contemporanea voglio ricordare anche un altra scomparsa : quella di George Mendosa di Newport, Rhode Island, all’età di 96 anni.
    Autore dell’iconico “V-J Day in Times Square” : https://rarehistoricalphotos.com/v-j-day-kiss-times-square-1945/ .
    Oggi considerato un esempio lampante di “sexual harassment/assault/rape and woman submission in a sexist/macho/male dominated world”.
    In contrapposizione alla nostra società dove il rapporto uomo/donna è diventato un idilliaco rifiuto tossico nocivo.

    1. l’infermiera della foto ha detto chiaramente che non ha mai voluto baciarlo quindi sì fu una molestia. Certo Mendosa era solo un giovane ubriaco ed esaltato per la fine della guerra, non voleva farle del male, l’ubriachezza unita all’euforia generale del momento (e va detto che all’epoca i rapporti uomo-donna erano molto diversi) hanno fatto tutto. Resta il fatto che ha deliberatamente baciato sulla bocca una sconosciuta contro la volontà di quest’ultima. Se non è una molestia questa non so cosa lo è

  4. E’ una cosa gravissima, considerando che i principi con cui è nato Safe Sport erano dei più nobili: infatti è stato creato IN SEGUITO a scandali come quello di Jerry Sandusky che per anni ha abusato di decine di ragazzini e delle continue molestie nei confronti di minori che avvengono nel mini basket, nella mini league (baseball) ecc.. Non so cosa ha trasformato Safe Sport in una macchina per la rovina di innocenti (anzi, credo di saperlo: basta tornare indietro all’ottobre di due anni fa), la cosa ironica è che quando fu creata ci fu chi protestò proprio perché con così poche persone e fondi non poteva compiere un lavoro esaustivo, ora vedo che ci lavorano anche in troppi e che è diventata un business.
    Amara tristezza ???? .

  5. A me sembra un vittimizzare sulla condizione maschile , un catastrofismo ingigantito .
    E’ sicuro che veramente quelle ragazze sono state molestate e ben venga un sistema efficiente come SafeSport che sta dalla parte delle vittime di abusi senza distinzione di sesso.
    Una cosa positiva è che non approvo la trasparenza delle accuse e l’anonimato di chi ha accusato.

    1. Un commento piuttosto idiota questo. Dici “ben venga SafeSport”, ma poi non approvi la trasparenza delle accuse e l’anonimato. Peccato che SafeSport agisca proprio così. Quindi ben venga o no? Fai reboot e vedi se la connessione torna.

            1. Non capisco se questa cosa del doppio Ned, che coinvolgerebbe anche me, è una battuta o no. Ned si sa chi è, così come si sa chi sono io. Ed è palese che le rispettive posizioni divergono in modo tendenzialmente rispettoso ma molto radicale… Ci si stupisce dei molti interventi sul mio blog… perché? Evidentemente è considerato un buon luogo di dibattito e io faccio il possibile perché lo sia. Mi piace notare che, rispetto ad altri blog, il livello degli interventi è sempre molto alto. Bisognerebbe essere tutti molto contenti di questo.

              1. Questo è un addio, xyz si è stufato, saluta e ringrazia tutti.
                Le ragioni?
                L’inquinamento atmosferico.
                ned : troppi interventi, troppo lunghi, compulsivi, monotematici.
                Continuando a cambiare sempre discorso, saltando da un argomento all’altro.
                Una donna finalizzata esclusivamente a “dimostrare” un punto di vista : il suo.
                Al quale dobbiamo conformarci, pena continuare a sopportare il casino che genera in discussioni che diventano rapidamente illeggibili.
                E’ chiaramente una ragazzina di 15 anni che stà preparando la “tesina femmista”.
                Molto utile per fare stuffing, se è questo che vuoi, ma che precipita al suolo il livello culturale del blog.
                – non darò seguito a questa comunicazione –

    2. Ma sei psicotico? Certi commenti certificano che il femminismo brucia il cervello, soprattutto se maschile. Il metodo #metoo è lo stesso dei totalitarismi a cui bastavano e avanzavano accuse generiche meglio se non provate. E tu sei chiaramente uno dei tanti utili idioti perfettamente a suo agio e integrato in questo sistema. Questo Anonimo è un altro Ned che si ammanta di alti ideali salvo poi non sapere quando e come applicarli. E’ chiaro che non ce li avete questi benedetti alti ideali, allora lasciate perdere che ci fate una figura migliore, parlate di quello che sapete e capite, che so, di moda, di cerchi nel grano, della Terra che è piatta…

    3. Come fai a sapere che sono ragazze se sono anonime? Potrebbero essere ragazzi.
      L’anonimato è l’unica cosa buona, perché si può usare: ad esempio in un’università USA sono state denunciate da anonimi, per abusi sessuali, metà delle professoresse di women’s studies. Il problema è che se denunci delle donne le accuse non vengono prese sul serio (altrimenti sai che bello: azzeravano women’s studies).

        1. Il fatto che SafeSport asserisca che sono ragazze non vuol dire che lo siano e nemmeno che esistano.
          Le accuse sono vere solo se provate, e le accuse anonime sono al massimo un indizio – se molto ben circostanziate e coincidenti con altre prove.
          Mi sfugge comunque perché abbia deciso di togliersi la vita invece che acquistare un’arma e fare una strage nella sede di SafeSport, o come minimo costringerli a confessare: sarebbe stato interessante vedere cosa succedeva se ne uccideva uno ogni ora sinché non rivelavano i dettagli delle accuse e delle supposte vittime.
          Che aveva da perdere?
          Se gli accusati si tolgono di mezzo da soli in relativo silenzio queste cose continueranno.

            1. Certo, se fossi falsamente accusato e ciò mi portasse a contemplare il suicidio, allora piuttosto di suicidarmi colpirei chi mi ha messo in quella condizione: trovo assolutamente folle che una persona si uccida senza vendicarsi di chi l’ha rovinato con false accuse. Tanto che è per questo che tendo a ritenere colpevole chi si suicida a seguito di accuse, proprio perché pur non avendo nulla da perdere non si è vendicato, per me è inconcepibile.

          1. Capisco la rabbia, ma meno male che non ha agito così. Perché sarebbe stato un atto orribilmente ignobile (e il tipo mi pare che fosse tutt’altro che ignobile, anzi a detta di tutti un ragazzo d’oro) ma anche inutile e controproducente, anzi, è esattamente ciò che sotto sotto (e forse nemmeno troppo) avrebbero voluto i femministi (giorni e giorni di articoli, manifestazioni, analisi sul maskio kattivo – te l’immagini quanto avrebbero gongolato?). Se si perde lucidità, ricordiamoci almeno degli insegnamenti di Machiavelli: non fare mai ciò che ai tuoi nemici conviene che tu faccia.

            1. Non credo proprio, se uno accusato a cui viene tolto tutto e non danno alcuna possibilità di difendersi si mette a far fuori i suoi aguzzini proclamando la sua innocenza, io dico che scoppia un caso.
              E inoltre sarebbe un’ottima prevenzione per le false accuse: di fronte a questi episodi ci penserebbero due volte prima di lanciarne.

              Però vedi bene: parlo di situazioni disperate, dove uno ha deciso che vivere non ha più senso e non ha più nulla da perdere. Se invece una ti accusa falsamente e vai a processo, senza finire sotto un ponte, con tutte le garanzie di giusto processo, allora non sei certo disperato

              1. Guarda che non si è suicidato per la disperazione, ma per la vergogna. Anche il piccolo imprenditore rovinato lo fa per quello, non perché ha paura di finire sotto un ponte. Non credo che un ex campione sarebbe finito sotto i ponti, ma il pensiero che ormai era marchiato a vita (questo è #metoo), che qualunque cosa avesse detto o fatto, foss’anche l’atto di altruismo più eroico, gli sarebbe rimasto attaccato l’atroce sospetto di un crimine orrendo, lo ha fatto cedere. Uccidendo i suoi “aguzzini” non avrebbe certo cambiato tutto ciò, anzi probabilmente il contrario.

                1. Se si fosse suicidato per la vergogna, dovrebbe essere colpevole: non ci si può vergognare di ciò che non si è fatto – ti faccio un esempio: se da domani un miliardo di persone mi accusano di aver ucciso 6 milioni di ebrei nel 1942-45, io non me ne vergogno affatto, so di non averlo fatto, non ero ancora nato nel 1945. Mi preoccupo solo se ciò mi causa danni reali.

                  1. Dipende dalla personalità. Per molti il solo pensiero che i genitori, la moglie, un figlio possano solo una volta sospettare, temere che le accuse abbiano anche solo un minimo di verità, è insopportabile. Soprattutto in un periodo di caccia alle streghe come adesso.

          2. No, questo mai.
            Se uno si sente la coscienza pulita, non deve mai togliersi la vita anche se tutto intorno c’è mistificazione, il tempo è galantuomo.
            Queste ondate di falsificazione sono come valanghe ma hanno un tempo relativamente limitato.
            Sono convinto che chi è stato l’autore (autrici) delle false accuse non se la passi bene, non ammetteranno mai la falsità commessa ma dentro rimane un segno indelebile, segno che diventerà ancora più profondo se il frutto del falso è stata la morte.
            Dire il falso, la cui materia è grave, non bisogna pensarci dieci volte ma non va fatto, pensare che si possa rimanere impuniti dicendo il falso è innanzitutto un inganno a se stesso.

  6. Ogni volta che leggo queste notizie non posso fare a meno di pensare automaticamente agli sfigati fuori dal mondo che straparlano di “alfa e beta” e si lamentano di “non ricevere attenzioni femminili” – mi viene da ridere, è più forte di me.

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