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La carica degli speranzosi alla corte del “Capitano”

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Diceva Machiavelli, e non sbagliava, che il “Principe”, ossia colui che detiene il potere politico, ha due soli obiettivi: mantenere saldo e ampliare il suo potere. Nient’altro. Una visione cinica della politica mai smentita in nessun tempo e in nessun luogo. Oggi non lo chiamiamo “Principe” ma “Capitano”. Cambiano i termini ma gli obiettivi restano gli stessi. Alla sua corte, sabato scorso a Roma, si è riunita una moltitudine di persone adoranti o gonfie di speranza. Tra questi, inevitabilmente, i padri separati, diversamente organizzati e mobilitati, con bandiere, striscioni e pettorine per rendersi riconoscibili, riuniti ad ascoltare il verbo del leader, sperando che distillasse qualche goccia di attenzione e soprattutto qualche promessa per un riequilibrio delle condizioni separative nel nostro paese. Non so se l’ha fatto, non ho seguito il comizio. Anna Poli, che era presente, ha parlato di pochi accenni, e sono certo che si è trattato di qualche rassicurazione e niente più. Una manciata di quelle promesse a costo zero che chi fa politica sa elaborare e proporre con grande disinvoltura. Perché sa che, anche a dispetto dei fatti, i militanti o i convinti dalle promesse continueranno a crederci ancora a lungo, secondo lo stesso meccanismo per cui chi muore di sete nel deserto continua a credere nel miraggio dell’oasi che vede laggiù, lontano lontano.

Ma facciamo un passo indietro, tenendo un occhio all’oggi. Quell’occhio che mostra un gran numero di meridionali in piazza a Roma a inneggiare a Salvini e alla sua politica. Lui che fa parte di un partito capace di trasformarsi camaleonticamente da antimeridionalista a baluardo nella difesa dei “terroni”, da secessionista a sovranista-quasi-nazionalista, da spalla politica del berlusconismo a divoratore dei consensi del centro-destra. Una capacità di trasformazione di cui il “Capitano”, abile utilizzatore dei media di massa, è stato autore e promotore, riuscendo oltretutto in un miracolo non da poco: creare una cesura netta tra la Lega di prima, quella che ha rubato quanto solo “Roma ladrona” era capace di rubare, e la Lega di adesso, che scampa dai debiti con una rateizzazione surreale. A pensarci sembrano proprio due partiti diversi. Riuscire in quest’operazione non era per niente semplice e politicamente Salvini si è mostrato capace più di quanto si pensasse nel portare a termine la transizione. Alle spalle della quale però c’è una ben precisa trasformazione del contesto politico, che Salvini ha saputo intercettare, forse anche per un fatto d’età anagrafica, in modo molto astuto.


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Il “Capitano” infatti ha compreso le dinamiche che si stavano affermando sulla scia del successo crescente del Movimento 5 Stelle. Mentre gli altri partiti restavano attaccati alle vecchie logiche delle sezioni o dei club territoriali, dove la mobilitazione era innescata da retaggi ideologici o da convergenze di interessi, Grillo e la sua armata Brancaleone coglievano e in buona parte guidavano la reale trasformazione socio-politica contemporanea verso un contesto dove la mobilitazione si innesca solo sull’opinione. Non è stata una trasformazione da poco: gli interessi sono individuabili, concreti e stabili. I retaggi ideologici, se ben alimentati, hanno una presa molto radicata sulle persone. L’opinione no, è mutevole e gassosa, cambia a seconda delle problematiche che emergono in termini di massa, o che vengono fatte emergere con una comunicazione-informazione ben orchestrata. Per questo sono numerosissimi gli ex elettori del PD affrancati dagli stantii richiami ideologici dei leader che hanno “aperto gli occhi” sul problema pressante dell’immigrazione non governata e dunque convertitisi al verbo leghista. Altrettanti sono gli elettori della destra moderata, stufi di una moderazione che è iniziata ad apparire come debolezza asservita agli interessi personali di un leader non più carismatico (Berlusconi), che hanno deciso di affidarsi a una narrazione rocciosamente sicuritaria e apparentemente conservatrice come quella di Salvini. Che alla fine non ha “vinto” nuovi elettori: ne ha sottratti una montagna agli altri partiti, avendo come unico competitore proprio il Movimento 5 Stelle.

Grande merito di Salvini dunque è stato quello di settare il proprio partito sulla scia della sperimentazione di Grillo-Casaleggio, arrivando a raggiungere e superare il Movimento 5 Stelle, grazie anche al retroterra di maggiore esperienza politica. E siamo all’oggi, al “Capitano” o al “Principe”, se si vuole ragionare machiavellicamente. A Salvini interessa ora mantenere saldo il miracolo e, se possibile, renderlo strutturale e più ampio. Il suo obiettivo ora è che la Lega risulti partito di maggioranza, chissà magari pure assoluta, alle prossime elezioni. Il trampolino saranno le prossime europee. Se la Lega avrà un exploit, Governo e Parlamento avranno le ore contate. Per raggiungere quest’altro ambiziosissimo obiettivo, il “Capitano” è disposto a tutto, come occorre essere in un’era dove il consenso viaggia sull’opinione. Le sue mosse politiche, le sue dichiarazioni, promesse, concessioni, viaggiano su grafici e algoritmi che il suo staff di marketing politico gli presenta. Ad ogni questione la domanda è: “quanto mi rende in termini di consenso?”. Se rende molto, Salvini si allinea, se è impopolare o non rende abbastanza, lascia correre. E’ sufficiente fare una rassegna dei suoi posizionamenti, delle sue decisioni, delle sue comunicazioni social per rendersene conto. Il suo è un costante e sottile inseguimento del consenso purchessia. Una sorta di ecumenismo politico basato sui “trend topic” espressi dalla pancia del paese quasi esclusivamente su internet. “Trend topic” alla cui creazione lui stesso contribuisce in modo significativo con l’ideazione di tormentoni facili da memorizzare (“è finita la pacchia”, “bacioni”, ecc.).


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A questo tipo di politica sono andati a rendere omaggio moltissimi padri organizzati, sabato scorso. Assetati di giustizia, hanno guardato Salvini sul palco come chi muore nel deserto guarda il miraggio dell’oasi. Erano lì, a pendere dalle sue labbra, sperando che pronunciasse qualche parola capace di rivivificare il miraggio, di mantenerlo sempre nitido. Il tutto a dispetto dei dati di fatto. Ovvero che questa maggioranza ha reistituito una Commissione parlamentare sul femminicidio, che questo Governo ha dato corsia prioritaria e preferenziale al Codice Rosso, che lo stesso Salvini ha ceduto alle pressioni di Carfagna per i dieci milioni di euro per gli orfani di “femminicidio”, che il Decreto Sicurezza prevede inasprimenti contro presunti (sottolineo: presunti) persecutori e maltrattanti, che sono in predicato ulteriori milioni di euro per l’ampia realtà parassitaria dei centri antiviolenza. Senza contare l’ultima uscita di Salvini sulla “paghetta” ai padri separati: una roba indegna con cui il “Capitano” getta la maschera rispetto al suo asservimento a Rosa Nostra, e di cui parlerà oggi pomeriggio un’arrabbiata Anna Poli in in suo articolo speciale. Il tutto mentre la promessa riforma di separazioni e affidi, il DDL 735, già di suo fortemente imperfetto e inefficace, rimane impastoiato nelle sabbie mobili della Commissione Giustizia del Senato, e chissà quanto ci rimarrà. Probabilmente finché la legislatura non terminerà. E questo accadrà per un semplice motivo: mentre tutte le tematiche sopra elencate apparentemente portano consenso, la schiera dei padri e degli uomini con le loro istanze non rientra negli algoritmi favorevoli degli esperti di marketing del Ministro dell’Interno. Inseriti i dati sui loro software, l’esito non è: “assecondare subito!” o “accontentare immediatamente”, come accade per le istanze riferibili a Rosa Nostra (come se la tragicommedia di LEU non raccontasse una storia diversa…). La scritta che appare subito a monitor inserendo “padri e uomini” è: “babbei da illudere”. E così partono le chiacchiere, le promesse, i “si farà”, “si valuterà”, “si vedrà”.

Voi eravate lì, padri separati, amici e fratelli, insieme a tante donne consapevoli, tutti pieni di speranza. Disperatamente appesi alle parole di un leader che vi ritiene troppo poco rilevanti per assecondare con priorità le vostre sacrosante richieste, specie se a paragone con il “casino” che le controparti sono in grado di sollevare davanti a un “no”. Eravate lì e avete fatto numero, perché a questo servite, secondo il “Principe”, non altro. Questa vostra disperata speranza, che spesso si macchia di una militanza di partito cieca e davvero un po’ babbea, è attualmente uno dei vostri (nostri) principali problemi. Sulla promessa di una riforma sensata di separazioni e affidi siete oggi disponibili a votare Lega alle prossime elezioni ed è questa l’unica cosa che conta per chi vi ha parlato dal palco. E’ già evidente oggi, quanto meno è altamente probabile, che il “Capitano” (come chiunque altro in posizione di fare promesse) succhierà i vostri voti senza darvi nulla in cambio o dandovi un contentino. Il buon giorno (anzi il Bongiorno) si è già visto dal mattino. E se aprite gli occhi vedrete che è molto cupo. E’ per questo che nel gennaio scorso proposi di invertire i termini, di muoverci tutti su un “patto civico“: il nostro voto a chiunque prendesse impegno pubblico e formale ad attuare riforme ben precise di bilanciamento su vari temi che attengono alla questione maschile e dei padri. Furono più quelli che dissero “non voglio rinunciare al mio voto di fede” che quelli che aderirono. L’esito eccolo qua: promesse e pantano, un “Contratto di Governo” interpretato a piacere in termini di priorità. Il patto che proponevo invece era chiaro e non modificabile. Con una massa di sottoscrittori avrebbe fatto opinione, le istanze avrebbero fatto esplodere gli algoritmi degli esperti di Salvini. La politica si sarebbe asservita alle nostre tematiche in cambio dei nostri voti invece di essere lei ad asservire noi con promesse e illusioni, come sta accadendo. Si è preferito diversamente. Si è preferito continuare nel modo classico a delegare terzi con altri interessi, e ora si va in piazza a inneggiare a un leader che, pur in assenza di fatti e numeri, il 25 novembre si è associato all’orgia terroristica antimaschile nazionale. Contenti voi. Io, onestamente, sono tutt’altro che contento, e continuo a pensare che dobbiamo essere noi a dare le carte e dettare le regole, non un leader e una politica contraddittori quando non palesemente ostili.


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23 thoughts on “La carica degli speranzosi alla corte del “Capitano”

  1. ho letto tutto il post e tutti i vostri commenti.
    Ribadisco che non vedo male il tentativo di Salvini sull’assegno da 400 euro; non conosco le dinamiche della lega e non la
    voto, quindi non posso conoscere bene la situazione nella maggioranza governativa.
    Comunque, io credo che Salvini abbia strettissimi contatti con le associazioni dei padri separati o divorziati. Che
    infatti erano presenti a Roma sabato scorso.
    Avete mai sentito parlare il CSX di “padri separati” ? Io no.
    E’ un pragmatico (questo almeno gli va riconosciuto) ed ha capito che la strada del DDL 735 è assai tortuosa, vista la levata
    di scudi del mondo femminista e del femminismo giudiziario nelle sue varie componenti.
    Ovviamente il governo Conte non può cadere per noi padri separati : almeno su questo credo che siamo tutti assolutamente
    d’accordo.
    Il governo giallo-verde non può cadere su una battaglia legislativa che riguarda essenzialmente due milioni e mezzo o al
    massimo tre milioni di cittadini. Ci sono tante altre priorità, è duro ammetterlo.
    Salvini ha capito, ha il polso della situazione e conosce i problemi posti dal 5stelle, il loro “mal di pancia” rispetto alla riforma
    del condiviso (visto che la ex sinistra entrata nei pentastellati sta iniziando a pesare) e allora “dirotta” sul minimo indispensabile.
    In questo momento, il risultato minimale resta mettere a posto le finanze degli ex mariti e quindi si utilizza la buona
    prassi della regione Lombardia (Milano se non erro ha costruito ostelli o dimore per separati privi di casa,
    attività che in altre regioni non sono neppure nella mente dei politici, se pensate che in Sardegna l’assessore Arru
    ha donato 2 milioni di euro ai CAV in una regione in cui vi è stato nel 2018 un solo femminicidio – 1).
    iniziare a tirare fuori i separati dalle aule giudiziarie e dal tallone d’Achille dell’omesso pagamento degli
    assegni, con conseguenze penali, resta la priorità assoluta.
    questo toglie nell’immediato i padri dalla mannaia del ricatto economico ed è inutile nasconderci dietro un dito,
    senza mantenimenti versati vi sono immense difficoltà nel vedere i figli.
    Purtroppo i due aspetti sono strettamente collegati.

    Il risultato massimale – mantenimento diretto e affido paritario – restano sullo sfondo nella agenda leghista in attesa
    di tempi migliori (sfaldamento del centro sinistra e meno peso dei cinquestelle in prospettiva di nuove elezioni
    europee e amministrative del 2019).
    questo è il mio punto di vista, che può essere smentito .

  2. Bene Anna e Davide, ma se permettete un consiglio, non prendetevela troppo coi padri separati come avete fatto con gli Incel, ché rischiate di fare incazzare anche loro.

    1. Carissimo, noi diciamo ciò che riteniamo sia giusto dire. E usiamo poca vaselina perché il momento è grave e non c’è tempo di ungere. L’obiettivo è smuovere e mobilitare, non offendere gratuitamente, e questo vale per i papà come per gli Incel ed altri. Se poi qualcuno invece di incazzarsi col sistema preferisce incazzarsi con noi (che è più facile), pazienza. Siamo qui non per raccogliere allori e successi, ma per fare i grilli parlanti. Come tali, sappiamo di essere destinati a prendere scarpate dai Pinocchi (detto con sincero affetto).

      1. Detto con altrettanto affetto, credo che qui a fare le veci del Grillo Parlante sia io.
        Del resto hai già delineato il possibile esito di questa strategia:
        “Come tali, sappiamo di essere destinati a prendere scarpate”: dai padri separati, che sono quelli che sul campo fanno di più da molto prima di tutti noi, e mi pare che, come minimo, stiano ignorando queste benevole esortazioni.
        Per far valere i nostri diritti meglio unire che dividere.

      2. Sia chiaro che non sono i contenuti in discussione ma i toni, che ritengo poco efficaci fino a prova contraria.

  3. I 400 euro sono ovviamente un insulto, specie se consideriamo che è ovvio che è un trucchetto per “compensare” la mancata attuazione del DDL Pillon.
    Resta però chiaro il fatto che l’unico partito che considera l’esistenza dei padri separati e cerca di imbonirli/truffarli è la Lega: purtroppo è un grosso passo avanti rispetto a M5S, PD, Forza Italia.
    Trovo semmai più preoccupante, molto di più, la presenza della Bongiorno che il fatto che cerchino di imbonire e fregare i padri separati.

  4. sono d’accordo e l’uscita infelice dei 400 euro ne è una prova. Pure io penso che sia un modo per dare un contentino ai padri separati, affamati dalle separazioni, e allo stesso tempo rassicurare implicitamente le donne che la rifiorma difficilmente vedrà la luce, visto che si propongono soluzioni alternative. Io sono completamente in disaccordo con la “paghetta” dei 400 euro, in quanto la mia battaglia non è economica, non solo e non principalmente, ma è voler garantire a mia figlia il diritto di avere un padre presente nella sua vita e non un visitatore. Inoltre è un’umiliazione per chi lavora e ha un reddito ricevere un sovvenzionamento dallo stato, quasi fatto passare per una sorta di concessione caitatevole, quando basterebbe che lo stesso stato lasciasse ai padri il loro denaro e la possibilità di poterli spendere direttamente ai propri figli.
    Se Salvini vuole fare veramente la cosa giusta, approvi il ddl 735 e contestualmente dia tale aiuto economico a tutte le madri senza reddito adeguato di poter mantenere in maniera diretta i propri figli, nei tempi di spettanza, senza assegno da parte dell’altro coniuge

    1. purtroppo temo anch’io che stiano facendo i furbi, tra l’altro si parla di termine delle audizioni informali a marzo 2019, stranamente dopo aver fatto le regionale e subito prima delle europee, quindi in tempo per avere i voti dei padri separati ridotti alla canna del gas ( per le europee, per le regionale basta stare fermi e raccogliere i disastri che sta facendo il pd )

      1. Il contentino di marzo sarà che il testo viene licenziato dalla commissione. Il che significa che ha fatto il 5% del suo percorso parlamentare ma tutti esulteranno e ci cascheranno votando Lega alle europee. Per la Lega sarà un trionfo, farà cadere governo e parlamento per andare ad elezioni e governare da sola con Salvini premier. E cadrà anche il DDL 735. I papà saranno usati, cornuti e mazziati, come sempre.

          1. ma che il ddl sia fermo e resterà tale non c’è dubbio. Il Sen. Pillon, sulla sua pagina facebook, non ne parla quasi più nonostante tutti i visitatori della pagina siano persone prettamente interessate al ddl. Inoltre, un giorno sì e pure l’altro non mancano sparate a zero sul ddl di esponenti 5S, come Spadafora, senza che la lega prenda alcuna posizione.

        1. Sono assolutamente d’accordo con la sua analisi. Tuttavia, paradossalmente, credo che quanto da Lei prospettato sia l’unica via per poter sperare un giorno non troppo lontano di veder approvata una riforma più equilibrata dell’affido condiviso. Oggi, seppur in parte per fini elettorali, la Lega è l’unico partito che ha formulato una proposta che limita concreatamente la discrezionalità del giudice, che è il vero problema, essendosi da tempo tratumata in arbitrarietà (vedi ultima sentenza della Cassazione). Se dovesse avere i voti per governare da sola, su un programma che prevede la riforma dell’affido condiviso, una volta al governo non avrebbe più alibi per non fare (e in tempi rapidi) la riforma. E’ vero che Salvini vuole prendere 2 piccioni con una fava: voti dei papà separati e allo stesso tempo non scontentare troppo, ma in quest’ultimo caso lui punta più a non spaventare un elattorato moderato, non certo appartenente alla galassia che ruota intorno a centri antiviolenza e ad altre associazioni analoghe che sono apertamente schierate a sinistra, per ovvie ragioni.
          Concludendo, una cosa è certa: finquando al governo ci saranno forze di sinistra, oggi rappresentata dall’ala dei 5S che fa riferimento a Fico e co, questa riforma non vedrà mai la luce e lo dice uno che ha sempre votato a sinistra.

        2. E una volta affondato il DDL 735, questo fatto potrà essere sbandierato come vittoria verso “il tentativo di rigurgito maschilista” dal mondo femminista.
          Un bel capolavoro politico, non c’è che dire.
          Fuori dalla logica del “patto” (costruirsi da sé un peso politico) non c’è speranza d’incidere sul piano parlamentare.

          Ora la speranza è quella di capitalizzare quel che si può dalla sconfitta (ormai) certa.
          Perché a volte, se si è capaci, le sconfitte sono più importanti delle vittorie.

          1. E’ un lavoro che richiede tantissimo tempo, noi personalmente non ne godremo alcun frutto, sarà una vittoria se le leggi saranno cambiate a sufficienza per i nostri figli: ci può stare, chi oggi ha un figlio tra i 10 e i 20 anni lo vederà entrare in “zona separazione” (dalla coabitazione, dubito fortemente che si sposi, almeno nel caso del mio) tra una ventina d’anni. Forse per il 2035-2040 le cose saranno effettivamente cambiate – complice anche un crollo totale dei matrimoni.
            La mia idea è che il contratto di matrimonio sarà lasciato andare, non verrà mai riformato, e secondo le proiezioni verso il 2035 dovrebbe essere cosa molto rara. La vera battaglia è quindi sulla convivenza: le femministe proveranno a parificarla totalmente al matrimonio, ma secondo me sarà possibile limitare moltissimo i danni e forse piazzare un paio di buoni colpi.

        3. Non può governare da sola, è quasi impossibile che passi il 40%, è già piuttosto difficile che arrivi oltre il 35%.

  5. d’accordo per il Patto Civico, senza colori e senza bandiera, per una riforma del diritto di famiglia equa e che
    faccia cessare le posizioni di privilegio caratterizzate da indebita locupletazione.
    Sarebbe buona cosa iniziare ad eliminare la norma che prevede un 40% del TFR a favore della divorziata
    titolare di assegno (non esiste l’ipotesi contraria di uomini divorziati titolari di assegni), non passata a nuove
    nozze e nella delicata fase della messa in quiescenza.
    Dopo una vita di lavoro, con tagli enormi dovuti alla presenza di figli, un uomo deve versare questo PRELIEVO
    forzoso ad un individuo col quale ha tagliato ogni ponte da decenni : 40% cioè quasi la metà del TFR.
    chi è disposto a votare contro questa norma illegittima e incostituzionale?

  6. Quello che scrivi è in accordo sempre con quello che penso da decenni.

    Aggiungo le parole che mi furono dette anni fa, durante un meeting ad Acireale che trattava tematiche economiche, da un giornalista/intellettuale.

    “Gli Italiani, partendo dall’antica, Roma sono “CLIENTES” , per finire nella Repubblica con: Francia o Spagna purchè si magna”.

    Discorso che andrebbe ampliato, ma il succo è uno…hanno bisogno del leader da seguire da adorare nonostante questi, li tradisca

  7. purtroppo temo che davide abbia ragione, probabilmente sbloccheranno qualcosa tra marzo ed aprile per avere i nostri voti a maggio alle europee

    1. ciao…ci metterei anche questo appuntamento elettorale che è tra due mesi scarsi,
      con qualche implicazione. Il pd è da 5 anni al governo della regione (facile prevedere un suo disastroso
      crollo, nell’isola si parla di un pd all’ 8 %)
      e ora controlla le città, Sassari Cagliari Oristano; Olbia è in mano a forza Italia.
      Decisive -a questo punto- la lega, che si allea con il psd’az (come già avvenuto alle Politiche)
      e anche la galassia indipendentista (partito dei sardi, Autodeterminazione, eccetera eccetera) che potrebbero
      raschiare qualche seggio nel consiglio di via Roma.

      E’ un buon test….

      1. si, adesso che mi ci fai pensare è vero… stessa situazione in basilicata ( a dire la verità, in lucania, c’è stato anche l’intervento della magistratura ), secondo me stanno utilizzeranno le regionali come banco di prova per le europee, nelle quali si giocheranno il contentino per i padri separati, eventualmente quello di quota cento e l’autonomia del veneto, per stravincere le europee ( non dimentichiamoci che sono elezioni a carattere nazionale e quindi dovrebbero dar diritto a rimborsi elettorali, se non è cambiata la normativa )

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