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La coop sei tu. Ma soprattutto i tuoi soldi. A meno che tu non sia gay

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persone_majorinoL’assessore al Comune di Milano Pierfrancesco Majorino non ha voluto farsi sfuggire la ghiotta occasione di corteggiare l’elettorato arcobaleno e dintorni. In un videomessaggio inviato alla presentazione del “Milano Pride” 2019 ha dato un annuncio importante: a inizio luglio diventerà operativa a Milano “Casa Arcobaleno”, un progetto che prevede “una serie di appartamenti dedicati all’accoglienza di ragazzi discriminati dalle famiglie di origine per il loro orientamento sessuale o per il percorso di transizione avviato”. A costoro non verrà soltanto garantito un alloggio per sei-otto mesi, ma anche tutta una serie di servizi correlati: supporto psicologico e legale, orientamento al lavoro e alla casa, il tutto secondo progetti tagliati su misura per l’ospite. Sarà anche a disposizione un’email di servizio cui segnalare le proprie problematiche e uno sportello a cui rivolgersi.

Un’iniziativa lodevole, indubbiamente. E’ noto che il coming out sia un passaggio spesso molto difficile, specie presso la propria famiglia d’origine. Non è infrequente che vi siano genitori incapaci di accettare scelte innaturali nell’orientamento sessuale dei figli e questa incapacità di accettazione qualche volta sfocia nell’isolamento, nell’allontanamento o, raramente per fortuna, nella violenza. Dunque “Casa Arcobaleno” va a intercettare un problema reale, che un’amministrazione pubblica rileva e contribuisce meritoriamente a risolvere. Va detto però che le amministrazioni pubbliche, nell’affrontare i problemi della comunità che rappresentano, di norma sono anche chiamate a stabilire delle priorità: un processo indispensabile anche alla luce della frequente carenza di fondi. Pochi soldi, dunque occorre spenderli bene. Il criterio guida solitamente è, anzi dovrebbe essere, quello di occuparsi anzitutto dei problemi più diffusi e gravi, poi del resto.


Non è infrequente che vi siano genitori incapaci di accettare scelte innaturali nell’orientamento sessuale dei figli.


varie_homelessDunque la domanda è: quanti sono i soggetti che, a Milano e dintorni, si trovano a patire una situazione di discriminazione a causa del proprio orientamento sessuale? Ma soprattutto, una volta misurato quel fenomeno, quanti altri fenomeni di disagio esistono sul territorio e quanto grandi? Senza andare a scomodare i padri separati che vivono dai genitori o in auto, ho motivo di ritenere che ad esempio gli homeless, volgarmente detti “barboni” in italiano, siano decisamente di più dei giovani discriminati perché gay, lesbiche o transessuali. Per altro molti di quei “barboni” sono anche padri separati mandati in rovina dal sistema… Se gli homeless non piacciono a Majorino, si potrebbero allora considerare le famiglie in stato di indigenza. Anche quelle, così a spanne, ho l’impressione che siano un bel po’, probabilmente molte di più di chi viene discriminato per il proprio orientamento sessuale.

Insomma, stando ai dati della realtà, i soldi pubblici spesi per “Casa Arcobaleno” avrebbero potuto essere destinati a problematiche più diffuse e ugualmente gravi, se non di più. Invece la scelta dell’amministrazione meneghina va in una direzione specifica. Che non si ferma ai tanti servizi menzionati: aprirà presto un Help Center che lavorerà su quattro ambiti, la disabilità e la fragilità, la violenza di genere, le migrazioni e l`orientamento sessuale. A questo si aggiungono 500 mila euro di soldi dei milanesi destinati, dice Majorino, a “campagne di informazione ed educazione sessuale nelle scuole volte a sostenere la cultura della prevenzione per combattere le malattie sessualmente trasmissibili”. Avendone la possibilità, i corsi annunciati da Majorino sarebbero da monitorare attentamente: sono quasi certo che, gira che ti rigira, la prevenzione sanitaria risulterebbe essere la foglia di fico per coprire la solita invasione di campo di teorie gender all’interno delle scuole.


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varie_LGBTmanifLa domanda dunque è: perché queste scelte amministrative sbilanciate? Davvero i milanesi apprezzano che i soldi delle loro tasse vengano spesi in questo modo? Davvero il solidale popolo meneghino ritiene giusto non aiutare un soverchiante numero di persone in estrema difficoltà solo perché il loro orientamento sessuale non è eccentrico, dando invece supporti straordinari a soggetti con l’unica caratteristica di avere gusti sessuali fuori dalla norma? Che il progressismo di Milano si presti davvero a questa forma paradossale di discriminazione è qualcosa che fatico a concepire. Dubito insomma che Majorino e la Giunta di cui fa parte abbiano il consenso della maggioranza dei cittadini quando assumono questo tipo di decisioni. Eppure le prendono lo stesso, se ne vantano, ne fanno un punto qualificante della loro politica. Resta la domanda: perché?

Le risposte possibili e non alternative sono due. La prima risiede nel fatto che iniziative del genere sono protette e benedette da tutto un corpus legislativo che dall’ONU scivola dentro la legislazione nazionale attraverso il filtro inquinante dell’UE. Majorino non fa nulla di strano: obbedisce. In particolare ai diktat ideologici affermati da tempo, quelli secondo cui è dirimente non più lo status economico e sociale di una persona, ma cosa ad essa piace o non piace fare nel privato della propria camera da letto, nel presupposto che se non le piace ciò che piace alla maggioranza, allora è una vittima perseguitata a prescindere, dunque degna di sostegno, promozione sociale, supporto economico, psicologico, lavorativo e quant’altro. Una bestialità riservata a specifici orientamenti, ben inteso. Solo tutto ciò che ha a che fare con l’omosessualità può accedere ai vari benefici. Per qualche motivo misterioso i sado-masochisti, i feticisti del piede, gli scambisti eterosessuali, solo per far qualche esempio, pur manifestando un orientamento  sessuale eccentrico, sono esclusi dai privilegi. Sullo sfondo di tutto c’è uno strisciante incentivo all’omosessualità. Sei povero, senza lavoro, senza casa e vuoi un aiuto? Diventa gay e lo avrai, altrimenti arrangiati.


Davvero i milanesi apprezzano che i soldi delle loro tasse vengano spesi in questo modo?


varie_soldiLa seconda risposta possibile sta nella parola magica: cooperativa. Non serve molto per fare un controllo a tappeto sul territorio nazionale e rilevare che questi tipi di servizi sono tutti prestati da cooperative. Realtà che ovunque drenano una quantità impressionante di risorse pubbliche adattandosi con grande flessibilità ai capitoli di spesa di volta in volta decisi dalle amministrazioni. Oggi, si sa bene, il grande business si fa con gli immigrati e con le questioni “di genere”, siano esse declinate sulle micro-minoranze di omosessuali discriminati o delle donne vittime di violenza. Ed è lì che le cooperative concentrano la propria attività, concependo servizi come “Casa Arcobaleno”. Ovunque, se come a poker si va a vedere il gioco reale di queste realtà, si scopre sempre che i servizi sono un 10% di quelli dichiarati come intenzioni, e quella quota è pure scadente. Per il semplice motivo che le cooperative vivono sul margine ottenuto risparmiando sui fondi pubblici ricevuti. Banalizzando: dico di fare X per 100 euro. L’ente pubblico me li dà e io faccio un Y che mi costa 10 euro (e chissenefrega degli utenti, tanto son poveracci senza voce in capitolo) e i 90 che restano me li tengo per pagare stipendi e spesso per ungere i politici che mi hanno concesso i 100 euro iniziali.

Esagero? Chiunque abbia lavorato in case-famiglia per minori o in case di riposo per anziani gestite da cooperative (due business ormai strutturalmente in mano alle cooperative) sa che è così. Non ci sono controlli, se non sporadici e dato l’afflato “sociale” delle cooperative la politica e l’amministrazione che dovrebbero vigilare, in realtà non vigilano. Ed ecco che prosperano figure a bassa-bassissima qualificazione professionale. Allo sportello inaugurato da Majorino, ad esempio, opererà un “educatore”, figura che, come un coltellino svizzero, serve (male) a molti usi nelle cooperative. E che non si sa che utilità possa avere a uno sportello che riceve omosessuali discriminati. Ma questo è lo scadente materiale professionale che hanno a disposizione le cooperative, non altro. E grazie tante anzi che gli trovano qualcosa da fare, altrimenti in gran parte finirebbero per essere clienti e non operatori delle cooperative sociali.

varie_piovraIl problema è che il tutto viene pagato con i soldi della comunità. E per “il tutto” intendo, ricapitolando: servizi discriminatori riservati a micro-minoranze, mentre tutti i tantissimi altri si devono arrangiare; poderosi stanziamenti di soldi pubblici a vantaggio di organizzazioni mai abbastanza trasparenti (o del tutto opache come i centri antiviolenza) spesso dotate di personale sotto-professionalizzato. Un’anomalia che in un paese grande e complesso potrebbe anche essere accettabile se fosse confinata a pochi fenomeni circoscritti. Il problema è che in Italia tutto ciò è strutturale e investe praticamente tutti i campi di un’assistenza sociale che è diventata un lusso per pochi-pochissimi, un appannaggio istituzionalizzato orientato a destinatari specifici individuati con precisione da un’ideologia destrutturante. Verrebbe da dire: se ne ricordino gli elettori, la prossima volta, ma sarebbe un memo inutile, perché la struttura piovresca di questo stato di cose non risparmia nessuno e le reali alternative politiche di certo non abbondano. Ma questo è ancora un altro problema.


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4 thoughts on “La coop sei tu. Ma soprattutto i tuoi soldi. A meno che tu non sia gay

  1. prima di scrivere questo articolo ti sei documentato su cosa fa (o non fa) il comune di Milano per homeless e famiglie indigenti? O hai dato per scontato che chi aiuta i ragazzi gay cacciati dai genitori è un maledetto radical chic che non fa niente per gli indigenti?

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