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La disfatta del capezzolo (e non solo…)

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varie_freenipple“Il troppo stroppia”. Così si potrebbe legittimamente intitolare un commento sul colossale fallimento dell’iniziativa #freenippleday, ideata da due fanciulle modenesi per celebrare la “ribelle” Carola Rakete. Divenuta l’eroina estiva del vuoto ribellismo progressista, la giovane tedesca giorni fa si è presentata in procura con una maglietta sotto cui non portava reggiseno, lasciando così intravedere la forma del seno e dei capezzoli. L’ossessiva ricerca di simbologie libertarie con cui riempire il vuoto pneumatico della sinistra ha investito quella parte del corpo di un’importanza rivoluzionaria generale, con la solita spruzzata di rosa (e fortuna che le nostre pasionarie non hanno voluto imitare gli incipienti peli neri che Rakete porta orgogliosamente sul mento…). Mostrando i capezzoli, questa è la lettura, Rakete ha rotto gli schemi dei “benpensanti”, che per definizione sono anche razzisti, omofobi, fascisti, eccetera eccetera. Da qui l’idea di Nicoletta Nobile e Giulia Trivero, le due modenesi che, ottenendo un inspiegabile successo sui social, hanno indetto il #freenippleday, cioè un giorno (sabato scorso) in cui tutte le donne avrebbero dovuto imitare Carola, andando in giro con maglietta senza niente sotto.

Sarà stata la buona dose di dileggio ricevuto sui social, sarà il periodo estivo per cui molte donne, capezzoli inclusi, sono in ferie, l’iniziativa è stata un flop colossale. Le adesioni sono state talmente basse che le stesse due organizzatrici hanno pensato bene di non presentarsi al presidio convocato in Piazza Grande a Modena. “Intimorite dalle minacce via web”, si sono giustificate. Chiaramente un pretesto: sapevano benissimo che l’adesione sarebbe stata risibile e, tipica coerenza di quell’ambiente, hanno pensato bene di dare forfait, giustificandosi con il timore delle violenze. Un po’ come quelle che ammazzano l’uomo e poi dichiarano di essersi difese, stesso meccanismo, pari pari. Però stavolta non attacca. Il fallimento della loro iniziativa è un segnale molto chiaro di un’inversione di tendenza piuttosto evidente nella “mobilitazione rosa”. Che forse (anzi sicuramente) è andata ormai oltre ogni limite tollerabile, anche per l’opinione pubblica più tollerante e paziente, quale pare essere quella italiana.


Le stesse due organizzatrici hanno pensato bene di non presentarsi al presidio convocato in Piazza Grande a Modena.


varie_veronacongfamInsomma che, come detto, il troppo ha finito per stroppiare. Quel magma indistinto che è oggi la sinistra italiana, sempre alla disperata ricerca di qualcosa da cui ripartire, salta da un simulacro all’altro, da ricche e piratesche fanciulle tedesche e dai capezzoli oggi, come ieri dalla nazionale italiana di calcio femminile, dalla giovane ambientalista Greta Thumberg, da Andrea Camilleri, Luciano De Crescenzo, o Ilaria Occhini. Un esercito di personaggi di cui la sinistra si appropria con la ferocia famelica e illegittima con cui Stalin si appropriò dell’est Europa, confidente che costoro non possano ormai più dissociarsi, essendo morti o troppo lontani per accorgersi dell’endorsement forzato. Peccato che, dopo aver fagocitato tutto, alla fine quella sinistra non riparte mai da nulla, ma gira a vuoto sempre uguale a se stessa, scimmiottando le proprie retoriche che ormai non attaccano più. Il fallimento dei capezzoli liberi è solo la prova più recente, ma ce ne sono altre. Per rendersene conto basta andarsi a rivedere i corposi assembramenti di erinni, valchirie, drag-queen e cavalieri bianchi durante l’ultimo “Congresso delle famiglie” a Verona. Erano tanti, tantissimi, mobilitati fino all’idrofobia.

Ora si guardino le immagini tratte dai presidi contro il DDL 735 sulla riforma di separazioni e affidi, messa in discussione in aula il 23 luglio scorso. I giornali allineati hanno titolato “Donne in piazza in tutta Italia” e ovviamente non è del tutto vero. Ci sono stati presidi qua e là, ma quante hanno partecipato? Nonostante una chiamata alle armi amplissima da parte di tutte le centrali organizzative (Non Una di Meno, giornali, sindacati, blog e radio), sommando le partecipanti a tutti i presidi si arriva a malapena al totale degli elettori di LEU, cioè poco più che un grande condominio. Davanti a Montecitorio saranno state una ventina, strette attorno a una Laura Boldrini ormai dispersa nel suo loop retorico, a una Cirinnà che si commenta da sé (basta lasciarla parlare), con il fondamentale supporto di Fiorella Mannoia, che recita le solite formulette mandate a memoria. Per il resto le presenze sono state un’inezia rispetto a precedenti mobilitazioni, roba che i terrapiattisti raccolgono più gente. Che sta succedendo dunque all’Armata Rosa?

varie_flashmobpillonNiente di diverso da ciò che è accaduto al #MeToo e ad altri fenomeni che si impongono come moda, ovvero trend maggioritari privi di ogni sostanza e fondamento e che, nonostante questo, provocano danni giganteschi. Grandi fiammate che si consumano nel nulla da cui sono scaturite, specie se messe a confronto con la realtà. E a spegnerle è la mancanza di ossigeno: la loro propaganda alla lunga ha reso asfittico il dibattito nazionale, ha portato alla saturazione sempre più persone, che alla fine hanno visto che sul fondo della melma non c’è altro che altra melma. L’appoggio istintivo e acritico dell’opinione pubblica insomma sta venendo meno, nonostante la pressione costante dei media, perché le persone non sono stupide e, appunto, il troppo stroppia. Che si tratti del capezzolo libero o dell’opposizione al DDL Pillon, il supporto e la partecipazione finisce per restringersi a quei gruppuscoli di fanatiche e fanatici prigionieri di un’esistenza priva di contenuti significativi e dunque alla costante ricerca di un riempitivo “forte”, che però non li carichi di alcuna responsabilità. Una rumorosissima e fastidiosa minoranza di nullità sempre più difficile da mobilitare, dunque destinata a una graduale estinzione. L’impegno per chi protegge gelosamente il proprio sale in zucca dev’essere quello di accelerare al massimo possibile quel processo di estinzione.


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5 thoughts on “La disfatta del capezzolo (e non solo…)

  1. Almeno avessero delle belle tette, sosterrei pure io l’iniziativa.

    P.S.
    La seconda a sinistra della foto forse è meglio se se lo rimette, il reggiseno.

  2. I Am A Hijabi Feminist.

    https://www.huffpost.com/entry/i-am-a-hijabi-feminist_b_593c78b4e4b014ae8c69e11d?guccounter=1

    L’articolo a mio avviso è molto interessante, da leggere e contemplare.

    Per esempio questo passaggio.

    For instance, these days when women often get gazed at by men and we don’t like those lustful gazes, that’s when the hijab ordains men to lower their gaze and vice-versa.

    Se per le donne islamiche lo Hijab protegge dagli sguardi lussuriosi degli uomini (e viceversa perché anche gli uomini islamici sono tenuti ad essere pudici in pubblico) e se questi sguardi non piacciono né in oriente né in occidente (tanto che sono sanzionati qui e là) perché le nostre donne occidentali vanno in giro con i capezzoli al vento?

    Per la femminista islamica è colpa del patriarcato (a conferma che in nessuna parte del mondo sanno andare oltre questo patetico pretesto).

    Today, women are subjected to inferiority complexes because of what they look like or if they don’t meet the standards of beauty set by patriarchal society.

    Per me e per il rasoio di Occam il diritto rivendicato dalle donne occidentali a girare capezzoli al vento è il diritto di molestare sessualmente gli uomini su larga scala (perché in pubblico) a cui fanno seguire la condanna della vittima dei loro stessi modi.

    Stessero mica usando una forma di tortura psicologica allo scopo di castrare sessualmente gli uomini?

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