La famiglia non è un’ideologia. Vivrà

di Giuseppe Augello – “Se tutto va bene siamo rovinati” era il titolo di un film di cassetta degli anni ’80, adesso divenuto il coro dei lamenti dal girone degli iracondi e degli accidiosi, nonché forse dei malati di ipocrisia, aggiungerei io. “Pillon, ci hai ingannati, non avete mantenuto le promesse…”, e giù con le invettive. Come se in questi mesi non si fosse assistito al penoso scempio dell’idea stessa di famiglia e all’occupazione del tempio del politicamente corretto da parte dei mercanti che offrivano famiglie a saldo. E’ stata impresa improba provare a riformare il sistema di giustizia separativa portandola nella direzione di ridare speranza a tanti padri divenuti proletari senza prole e un po’ di dignità alla tanto osteggiata famiglia. Quella fatta di un padre di sesso maschile, una madre di sesso femminile e i loro figli. Ovvero quel tipo di famiglia attaccata da tutte le parti come un carcinoma della società libera, moderna, senza pregiudizi, tutta amore senza confini e dispensatrice di prole assessuata, strappata al male e data in fruttiferi affidi o consegnata all’ideologia LGBT.

Esiste però una nemesi storica alla quale credo non si sfugge. E mentre la stragrande maggioranza dei media teneva tutti col fiato sospeso dinanzi al travaglio del nuovo governo (nasce, no, siamo lontani, sta per nascere, è vicino, eccolo lo vedo, lo hanno partorito, i mercati lo osannano mostrandolo al popolo dell’Europa, che canta inni di giubilo), il mondo va avanti, come se nulla fosse, verso il suo destino. Nel quale prevedo che la corruzione attribuita all’idea stessa di famiglia non potrà che generare un effetto boomerang su chi la opera, rendendo inevitabile il riconoscimento dell’unica strada per la quale si può tornare a concepire un’umanità sana. La famiglia infatti non solo è una realtà viva ma è anche l’ambiente naturale per l’accoglienza e la custodia della vita e, in questo senso, è chiamata oggi ad andare decisamente controcorrente e ad essere per sua natura anticonformista.


Tanti padri divenuti proletari senza prole.


La famiglia si oppone alla dittatura del politicamente corretto con l’educazione dei figli, ai quali offre una formazione e un pensiero. Chesterton, scrittore e aforista inglese a cavallo del ‘900, diceva pure che sarebbero venuti i tempi in cui si sarebbe combattuto per dimostrare le cose ovvie. E la famiglia deve andare controcorrente per tutelare la sua stessa esistenza e il suo futuro. Voglio dire che la famiglia è connaturata all’essere umano e non è una “sovrastruttura” legata a un determinato periodo storico. Né che, magari, era valida un tempo e ora può essere messa tranquillamente da parte o sostituita con forme alternative di convivenza. La famiglia è il valore sociale fondante di ogni altro valore comunitario e perciò alla fine i tentativi di combatterla non avranno esito. La distruzione della famiglia coinciderebbe necessariamente con la distruzione dell’uomo e della società. Ma certamente le esigenze dell’ecologia umana prevarranno e ci sarà un futuro prossimo non lontano che sarà segnato dalla riscoperta della famiglia.

Esiste infatti una correlazione incontrovertibile tra salute della persona e salute della famiglia. Se la famiglia è sana ci sono altissime probabilità che la persona sia sana. Anche se in essa si sviluppano dei problemi psicologici, quando la famiglia funziona bene ci sono maggiori probabilità di trovare una strada di risoluzione. La società è composta di persone e alla fine la famiglia sana produce persone sane e le persone sane contribuiscono a mantenere la società coesa, viva. Quindi la salute della società è strettamente legata al benessere della famiglia. Chi vuole migliorare la società deve per forza ripartire della famiglia, quella fondata su un matrimonio. E se si sostituisse il fondamento su cui si basa la famiglia, ovvero l’integrazione tra le caratteristiche peculiari dei due generi nel progetto comune di costruzione materiale e morale di un nucleo familiare, con la ricerca di uno spazio di edonismo nel mercato della disintegrazione consumistica dei due generi, potremmo dire tranquillamente che “il patrimonio è la tomba dell’amore e della famiglia”. Ovvero nel matrimonio sostituito dal “patrimonio”, inteso come desiderio di conquistare una sicurezza economica a tutti i costi, sta il motivo vero di tanti fallimenti di un progetto di vita, che porta inevitabilmente a un numero sempre crescente di separazioni e divorzi. E di tragedie familiari.


Chi vuole migliorare la società deve per forza ripartire della famiglia.


Perché se i nostri nonni, che di fatto erano molto più poveri di noi, sono convolati a giuste nozze e hanno generato tanti figli vivendo anche pienamente l’epoca del dopoguerra e del boom economico, allora si dovrebbe riflettere sull’inevitabilità del ritorno alla ricostruzione dell’unica cellula sociale sana che ci possiamo permettere. La famiglia composta da un padre nato per esserne responsabile, tanto da essere soggetto a suicidio da sua privazione, una madre realmente femminile e preziosa, insostituibile compagna, quando non contaminata da meningococco isterius nazifeminas, e i loro figli. E non sarà la politica di un anno e neanche di una legislatura a fermare questo processo storico di riaffermazione dell’uomo. Non sarà un’elezione mancata, un leader di partito incapace o a capo di forze oscurantiste che spingeranno alla disintegrazione sociale. Come non sarà la corsa del capitale globalizzato verso l’accelerazione spasmodica degli scambi e del consumo a cambiare l’essenza stessa dell’umanità, e nemmeno la mistificazione femminista, che dinanzi alle singole tragedie familiari inneggia a una intensificazione di quei conflitti tra i generi che ne sono la causa. Una reazione a catena nel senso della disintegrazione sociale e della famiglia.

Che però, a ben vedere, resiste. Nel seno delle stesse forze che osteggiano la famiglia, sta infatti la contraddizione che romperà tale spinta a farla finita con i generi e con i ruoli, e ne vedremo i cadaveri galleggiare portati dalla corrente. Mentre la famiglia, andando controcorrente, più viva che mai, sopravviverà. E’ e sarà ancora ben difesa, e non solo nelle ineluttabili cabine elettorali, ma dovunque, nelle piazze e nelle strade, da un brulicare di iniziative che manterranno fiotti di aria pura a dispetto di fetidi zombie unisex coi loro proclami di guerra al maschio della specie.


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