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La giustizia di genere nel paradosso italiano

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varie_disequitàLa tesi è questa, molto semplice: esistono leggi che, per Costituzione, sono da applicarsi in modo identico per tutti, a prescindere dalla razza, dal sesso, dalle convinzioni religiose e politiche, eccetera. Nella pratica, però, le leggi si sdoppiano, così come le procedure previste per farle rispettare. Di fatto in Italia, in particolare per quanto attiene al Codice Penale, esistono due ordinamenti diversi con due diversi insiemi di procedure, paralleli e sovrapposti. L’uno vale nel caso sotto indagine o sotto accusa finisca una persona di sesso femminile e l’altro vale nel caso si tratti di una persona di sesso maschile. La stessa legge cambia a seconda di quel parametro, così come i procedimenti annessi e, ovviamente le disposizioni che, in genere tramite sentenza, segnano il termine di una vicenda. Questa tesi, valida per leggi e tribunali, si può riportare pari pari sulle modalità con cui i media raccontano le vicende di cronaca.

Si tratta, ne sono conscio, di una tesi spaventosa: presuppone uno scardinamento dello Stato di Diritto e dei suoi principi fondamentali, nonché una sovversione di tutti i pilastri della democrazia e della libertà. Può apparire, è vero, che nasconda una sorta di piagnisteo o vittimismo, ma questa è la critica più facile e superficiale, usata per evitare che si mostri l’evidenza delle cose: vige un regime, un doppio binario, un doppio standard che avvantaggia spudoratamente il femminile criminalizzando e punendo sistematicamente il maschile. Certo ogni tesi, per essere valida, per lo meno secondo il metodo scientifico, deve essere provata empiricamente e ripetuta (o ripetibile). I tre anni di vita di questo blog sono costituiti anche da molteplici prove, basate su fatti reali, ma è bene di tanto in tanto aggiornare lo stato dell’arte della prova scientifica della tesi, attingendo a fatti attuali.

persone_deborasciacquatoriE dunque abbiamo, com’è noto, una donna libera e indagata solo per eccesso di legittima difesa dopo aver accoltellato alle spalle e così ucciso il proprio padre, persona notoriamente violenta (ma non per questo meritevole di morte). Nel Palermitano, otto anni fa, una donna compie lo stesso atto verso il marito e qualche giorno fa è stata assolta con lo stesso motivo: l’uomo era un violento e lei si stava difendendo. Pugnalandolo alle spalle. Ho già dato conto altrove di altre due notizie di giovani uomini che hanno soppresso il proprio padre, violento in famiglia, uccidendolo a viso aperto, frontalmente, come si fa quando ci si sta davvero difendendo o si sta prendendo le difese di qualcuno (in entrambi i casi della madre). Entrambi sono ancora in carcere.


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Già così la tesi appare dimostrata, ma si può lavorare anche per ipotesi: se Giuseppe Morgante, uomo dalla vita distrutta a causa dell’attacco con l’acido della sua ex Sara Dal Mastro, che prima di arrivare all’atto estremo perseguitava e minacciava lui e la sua famiglia, per difendersi l’avesse uccisa, oggi in che condizione sarebbe? Libero e divenuto simbolo nazionale dell’autodifesa contro la violenza, com’è attualmente Deborah Sciacquatori, o chiuso in un carcere e sbattuto in prima pagina come “femminicida”? E’ abbastanza facile sciogliere quest’ipotesi nel momento in cui si viene a sapere che un padre, privato dei due figli da una madre assassina, viene indagato per omessa custodia in taluni casi, in altri addirittura costretto a pagare gli alimenti all’ex consorte assassina. Già così i due livelli di giustizia, i due strati paralleli riservati ai due generi risaltano in modo evidentissimo.

varie_infanticidionovaraE tra le pieghe della cronaca si trovano ulteriori dimostrazioni pratiche della loro sussistenza. A Novara un bimbo di 19 mesi muore e l’autopsia (che in questo caso viene fatta e pubblicizzata, mica come nel caso di Lorenzo Sciacquatori…) rivela che è stato brutalmente massacrato di botte. Statistiche nazionali e internazionali parlano chiaro: le violenze sui bambini sono nella maggior parte dei casi attuate da donne (madri). Eppure in carcere finisce solo il padre della piccola vittima, mentre la madre resta ai domiciliari. Certo lui è un tossicodipendente con diversi reati alle spalle e lei è incinta, ma teoricamente il pregresso di una persona e il proprio status fisiologico non dovrebbero pesare particolarmente quando di mezzo c’è un reato grave come l’omicidio (infanticidio), eppure è così, specie se serve per avere mano pesante con l’uomo e leggera con la donna. A sdoganare i due pesi e due misure poi  ci pensano i media che, tra le righe o esplicitamente, hanno già deciso che ad ammazzare il piccolo di botte è stato l’uomo e non la donna, che al massimo stava a guardare passivamente, glaciata dal terrore, e dunque incolpevole. Ci proveranno qui come ci hanno provato a Cardito però senza successo, eccezione che conferma la regola. Il tutto mentre a Cagliari una donna uccide il figlio soffocandolo “in un momento di grande depressione” che la renderà incolpevole di omicidio, mentre un uomo con la sua “tempesta emotiva” sarà sempre colpevole, incarcerato e demolito sulle prime pagine.

Accade poi che i minus habens al Governo e in Parlamento decidano di titillare l’intestino crasso del popolo facendo passare una legge sulla legittima difesa, per cui si può ammazzare chiunque si introduca in una proprietà essendo indesiderato, perché si presume voglia rubare o fare del male. Come si possa stabilire la sussistenza di tali intenzioni non si sa, specie se l’intruso in questione viene soppresso. Tanto che la norma si presta (come avevo predetto in tempi non sospetti) anche a facili regolamenti di conti in diversi contesti, inclusi quelli di coppia. E così a Cusano Milanino un uomo viene ammazzato da una coltellata nel giardino della ex dall’attuale fidanzato della donna. Dicono i resoconti giornalistici: si era introdotto scavalcando il cancello, era un intruso. Ed ecco apparecchiata la legittima difesa. Nessuno sa né saprà mai se l’uomo non fosse stato attirato lì proprio dalla ex e dal suo nuovo compagno, se si è trattato di un regolamento di conti o di una vera e propria imboscata. Quello che passerà (ancora i media non l’hanno detto mentre scrivo questo articolo, ma è questione di poche ore) è che il morto, pur in assenza di denunce a suo carico, stava tormentando la donna o qualcosa di simile. Una storia di oggi, non dissimile alle storie di ieri.

ingiustizia_vEcco dunque che la tesi pare ampiamente dimostrata da fatti molto recenti. Esiste un margine d’impunità infinitamente più alto riservato al mondo femminile rispetto a quello maschile. E’ il portato di una mentalità che attribuisce alle donne un ruolo “buono” e accudente a prescindere, dunque una forma di loro preziosità, da contrapporre al ruolo “cattivo” e sopraffattore dell’uomo, a sua volta da sempre considerato, anche per tradizionale cultura bellica, molto più sacrificabile. Questa è una conclusione incontrovertibile analizzando casi da codice penale e se si andasse sul civile (ovvero sulle separazioni e sui divorzi) la tesi diventerebbe dimostrata senza tema di smentita. Il doppio standard non solo esiste, dunque, ma il suo antico radicamento, il suo lungo esercizio e la sua affermazione nell’opinione pubblica tramite i media l’hanno istituzionalizzato in modo pressoché definitivo. Non si pubblicano codici separati solo perché la retorica costituzionale non lo consente, ma di fatto in Italia vige una via giudiziaria per uomini e una per donne. Come per l’accesso ai bagni pubblici. A essere generosi la si può chiamare ingiustizia, a essere realistici è un vero e proprio regime. Come tale, è dovere di tutti, non per vittimismo ma per obbligo civile, smettere di assorbire i fatti di cronaca con passività, smettere anche di indignarsi e di conseguenza impegnarsi attivamente per rovesciarlo.


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23 thoughts on “La giustizia di genere nel paradosso italiano

  1. “Sta aggredendo il figlio piccolo”: l’allarme della nonna fa arrestare la madre violenta.

    bimbo di 12 anni che ha rimediato 18 giorni di prognosi

    che stava ancora aggredendo il piccolo

    considerato che episodi simili si erano giù verificati

    Indovinate come va a finire?

    è posta agli arresti domiciliari.

    https://parma.repubblica.it/cronaca/2019/05/28/news/_sta_aggredendo_il_figlio_piccolo_l_allarme_della_nonna_fa_arrestare_la_madre_violenta-227415090/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1

    1. la custodia cautelare in carcere viene data solo se c’è pericolo di fuga, pericolo di reiterazione del reato o inquinamento delle prove, se il giudice ritiene che questi rischi non ci siano la persona arrestata non va in una cella fino a quando un processo non l’ha dichiarata colpevole e questo vale per uomini e donne

      1. Infatti il pericolo di reiterazione del reato e inquinamento delle prove (convince il bimbo a ritrattare) non c’è mica se la metti agli arresti domiciliari insieme al figlio.
        Però c’è se metti agli arresti domiciliari un uomo violento…

        Fascista rosa.

        1. il bambino è affidato alla nonna quindi non è in casa con la madre. Ma leggere l’articolo prima di commentare a cavolo no eh?

          1. Notiamo che anche la nonna è donna…questo è un caso donna contro donna.
            E io ho fatto l’esempio di quel che succede (quasi sempre, nel 99% dei casi) quando c’è una madre violenta contro un padre modello.

      1. Primo: è una tua invenzione.
        Io ho detto che le donne vanno praticamente sempre ai domiciliari, non che gli uomini non vanno mai ai domiciliari.

        Secondo: mi citi un caso dove il fatto che l’assassina femmina sia ai domiciliari suscita così tanto sdegno da raccogliere 80mila firme?
        Perché è quello che è successo nell’unico caso che sei riuscito a trovare, ecco qui
        https://www.ilgazzettino.it/nordest/udine/femminicidio_orlando_imputato_ricusa_corte-4423205.html

        Continui a presentare le eccezioni come la regola, e la regola come le eccezioni, cara mia.
        Ma non ci casca più nessuno.

        1. tu prima ai sostenuto che quella donna stava ai domicilari col bimbo che ha maltrattato, ti ho fatto notare che non è così.

          La narrazione tua e di altri è che ogni uomo anche solo sospettato di violenza a una donna in italia viene immediatamente buttato in una cella da magistrati femministi che invece coccolerebbero le donne anche se strangolassero un bambino davanti a duemila testimoni. ti ho dimostrato che non è così: ti ho portato il caso non di uno accusato di violenza dalla solita ex moglie arpia ma di uno che sicuramente ha ammazzato la ex fidanzata, la sua colpevolezza è sicura e dato che il giudice non ha ritenuto esserci gli estremi per la custodia cautelare in carcere ha comunque ottenuto (fino a quando non verrà condannato al processo) il diritto di restare a casa sua magari con la mamma che gli prepara il suo piatto preferito: una ragazza è sepolta sottoterra, il suo assassino sta a casa con mamma e papà.
          Voglio sapere dov’è finita in questo caso la magistratura femminista di cui parlate

          1. Portare un caso non significa niente, ti posso portare 10.000 casi di donne più alte della media degli uomini, non significa che donne e uomini abbiano la stessa altezza media.
            Oltretutto la reazione al solo caso che hai trovato, le 80mila firme, dimostra che la sentenza è inusuale e ritenuta scandalosa.

            Quasi sempre le donne colpevoli vanno ai domiciliari.
            Quasi sempre gli uomini colpevoli vanno in carcere.
            La disparità nel trattamento di criminali maschi e femmine è indiscutibile, perché provata da TUTTE le analisi, comprese quelle pochissime di matrice femminista che hanno fatto il raffronto – dicono che la disparità c’è e la colpa è del patriarcato (cioè sarebbe colpa degli uomini che opprimono se stessi)

            Continui a prendere in giro la gente, è chiarissima la tua malafede.
            Quel che non mi è chiaro, anzi è un mistero, è cosa speri di guadagnarci: io alle volte in vita mia sono stato sleale, ma l’ho fatto per guadagno, guadagno tangibile, reale. Ti sporchi un po’ la coscienza ma hai un ritorno tangibile che si suppone essere migliore. Ma nel tuo caso non riesco a vedere un possibile ritorno per la tua attività di propagandista.

            1. capisco che il tuo cinismo ti renda impossibile credere che qualcuno possa avere semplicemente una visione delle cose diversa dalla tua, senza aspettarsi alcun vantaggo personale ma sinceramente non mi importa

              1. Tirare fuori un singolo caso (tra l’altro che ha dato scandalo, con 80mila firme contro, a dimostrare quanto è inusuale) sarebbe un debole indizio di malafede.
                Che però molteplici casi di malagiustizia ai danni degli uomini per te non rappresentino un trend significativo, diventa una prova di malafede: non può esistere una persona che pensi che un singolo caso smonti tutto e invece una dozzina di casi opposti siano irrilevanti e non dimostrino nulla. E’ proprio la quintessenza della malafede.

                Poi ci sono i doppi standard palesi e apparentemente irrazionali, tipo “parto in anonimato si, aborto finanziario no”.
                Poi il fatto di rispondere selezionando accuratamente gli argomenti (cosa che fai sempre): ci sono 5 cose, tu parli di una sola, pure quando è la meno rilevante delle 5 nel discorso. E’ un’altra prova, visto che lo fai sistematicamente.
                Poi l’altro giochino, appena le femministe combinano qualcosa di innegabile: “ci sono tanti femminismi” (traduzione: “la colpa è di quelle altre, non di quelle che comunque insieme marciano sempre insieme a loro”: sarebbe come dire che il M5S non ha niente a che fare con la Lega – è la stessa tattica che ha usato Di Maio nella campagna elettorale, si sono visti i risultati).

    1. Lo sai vero che le eccezioni servono a confermare la regola? (quanto hai dovuto scavare per trovare quella notizia?).

    2. Quello che fai è proprio un esempio lampante di giustizia femminista: il caso è del 2017, la donna andò in appello a Venezia e perse di nuovo.
      Il padre ha vinto in primo e in secondo grado: segno che aveva delle ottime ragioni.

      Meno di due settimane fa la femministissima cassazione (minuscola) ha annullato tutto, spostando la sua posizione sulla alienazione genitoriale, pur di non dare torto alla madre.

      Fai il gioco delle tre carte, eh?
      Chi credi di prendere per i fondelli?

      1. Davvero Ned. La tua ansia di essere (o apparire) contro ti sta facendo fare degli interventi da cui esci malissimo, tra la persona in malafede e lo sciocco. Pondera bene prima di scrivere. Lo dico per te.

        1. E’ anche da rilevare come la cassazione (minuscola) abbia detto che in sostanza non si esprime, decisione molto salomonica per far felice la donna senza sbilanciarsi troppo: hanno infatti stabilito che “siccome non c’è ancora unanimità sul valore scientifico della teoria” allora una semplice certificazione dello stato del figlio non è sufficiente a toglierlo alla madre, ma i giudici debbono fare in uno di questi due modi:
          “Usare le loro conoscenze scientifiche” (che non hanno, sono giudici)
          “Usare più evidenze, e stabilire caso per caso”
          In pratica il primo è un appello al “senso comune” dei giudici, tradotto “date ragione alla madre mettendo una decina di parole pseudo-scientifiche nella sentenza”.
          Il secondo è “chiedete al padre di produrre tonnellate di certificazioni da fonti multiple, in modo da pararvi il sedere se avete deciso di dare torto una donna donna”.

          Il modo comunque c’è: basta stampare tutto su carta e portare minimo 10.000 pagine da almeno 20 fonti diverse. Va bene un po’ di tutto: libri che definiscono in maniera scientifica la alienazione parentale, sentenze precedenti.
          L’importante è che sia tanta roba, più la certificazione normale.
          Il giudice non leggerà mai niente, ha già deciso: o è cavaliere e pro-madri, o non lo è. Se non lo è la quantità di carta è sufficiente a parargli le chiappe e da’ ragione al padre. Se invece è cavaliere o è una femminista non legge niente e applica il primo consiglio della cassazione (minuscola).

  2. “Certo lui è un tossicodipendente con diversi reati alle spalle e lei è incinta, ma teoricamente il pregresso di una persona e il proprio status fisiologico non dovrebbero pesare particolarmente quando di mezzo c’è un reato grave”

    evidentemente la gravidanza non è ritenuta una condizione compatibile con la detenzione in carcere, e questo vale anche se la donna incinta è una pericolosa criminale , se è una criminale pericoosa e lo è anche il padre del bambino, il figlio sarà dato in adozione dopo la nascita come è successo giustamente al figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher ma dato che la madre biologica vuole portare avanti la gravidanza mica può partorire in cella, senza contare i casi di gravidanze difficili . Si può togliere il figlio a una criminale pericolosa dopo la nascita, non si può impedire a una criminale di restare incinta nè obbligarla ad abortire se non vuole (ma voi non eravate tendenzialmente pro-life? Adesso volete che un feto stia in galera solo perchè gli è accaduto di stare nell’utero di una criminale? Non siete coerenti) Che la gravidanza non sia compatibile con il carcere non l’hanno deciso le femministe (come non sono state le femministe a volere la cultura bellica che considera i maschi sacrificabili).

    1. E’ buffo… le femministe ritengono che la donna “forte” possa andare a lavorare fino a un giorno prima del parto, ma stare a oziare in una cella no, è incompatibile con lo stato di gravidanza.
      Buffo anche che la sacrificabilità degli uomini in guerra non sia mai stata contestata dalle femministe: loro non ambiscono ad andare al fronte? Lì niente parità?

      1. come sicuramente sai ci sono femministe che al congedo di maternità ci tengono eccome (e giustamente) e non credono affatto che sia corretto restare al lavoro fino al nono mese, è una concezione “stacanovista” che molte femministe sopratutto legate al pensiero della differenza contestano radicalmente. Quel che ci vuole è il congedo pure per i padri, non abolire quello per le madri

        Il femminismo è diviso anche sulle donne soldato ma al i là di questo, nell’esercito ci sono donne che al fronte ci vogliono andare eccome. E comunque nelle guerre moderne e tecnologiche i soldati di ambo i sessi rischiano molto meno che cent’anni fa

    2. Ci vuole la castrazione chimica per le criminali femmine. Altrimenti le donne potranno continuare ad uccidere impunemente.

  3. Articolo bellissimo che fotografa la realtà in pieno.
    In UK hanno pure, l’anno scorso, marzo 2018, pubblicato linee guida (con governo conservatore, notare) dove si dice esplicitamente di non mandare le donne in galera “perché discriminate da un sistema giudiziario pensato per gli uomini”, con parecchia retorica presa di peso dal femminismo radicale nel manuale.
    L’unica cosa vagamente POSITIVA (io la ritengo tale) è che nel manuale, pur con meno enfasi ideologica, si dicono le stesse cose anche di immigrati, minoranze religiose e LGBT: non è che l’ingiustizia sia positiva, la legge che tratta le persone in maniera differente è sbagliata, ma ciò che è positivo è che il sistema ha un punto debole, e quindi un uomo non è condannato automaticamente a soccombere di fronte a un’accusa femminile, visto che l’appartenere a una minoranza religiosa è una scelta. Invece che focalizzarsi sul discorso “musulmani”, cercando di rimuovere un’eccezione al doppio standard che di fatto può compensare riequilibrando le cose a favore degli uomini, sarebbe semmai il caso di vedere cosa succede a chi si dice “animista”, “seguace del voodoo” o “rastafariano” – diventa essenziale in caso di cause civili, perché ci concentriamo sempre sugli omicidi et similaria, ma io penso invece a cause come quella con la sentenza Pratesi contro la regione Lazio: le menzogne spudorate hanno vinto grazie ai doppi standard.
    Sarebbe stata la stessa cosa se, in una causa simile, tra chi protestava ci fossero stati uomini che, a puro titolo di esempio, facevano parte di associazioni tipo “la chiesa di Ras Tafari” che fanno sesso sotto l’effetto di marijuana (per motivi religiosi) e quindi si sentono ingiustamente accusati di stupro? Non parlo dei medesimi manifesti ma di un ipotetico manifesto simile che parla di stupro come qualcosa che gli uomini fanno alle donne incapacitate, è solo un esempio per far capire il meccanismo. Prima o poi ne vedremo anche così, la cosa non è affatto finita, anzi.
    Il sistema è più stupido e inetto di quello che sembra, è costruito su emozioni e pregiudizi, la sua unica vera forza è nel fatto che ogni volta viene attaccato in maniera standardizzata, prevedibile e risaputa, per cui la risposta non è affatto scontata.
    E lo ripeto: l’unica vera forza del sistema è che ogni volta viene attaccato in maniera standardizzata, prevedibile e risaputa. Io dico che se le becchi sul fianco cedono in maniera clamorosa.

  4. ci vuole uno studio comparato di giurisprudenza “sdoppiata”, servono tempo, fatica e risorse. Chi ci sta?

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