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La malizia sta negli occhi di chi guarda (e nella sua colossale ignoranza)

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persone_fedeli1Facciamo una breve ricapitolazione di chi sia Valeria Fedeli. Nasce come sindacalista finché nel 2012 non sente il “richiamo” della politica. Si candida allora al Senato con il PD e nel 2013 viene eletta e subito nominata Vice-Presidente vicaria del Senato stesso. Nei primi tre anni di attività si fa promotrice della “Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Femminicidio” e stringe un sodalizio con Pietro Grasso e Laura Boldrini, con cui condivide aspirazioni ideali improntate al women empowerment, che è il modo anglosassone per dire “femminismo suprematista”. Dato il suo ruolo istituzionale non si espone più di tanto in sparate ideologiche, atteggiamento che conferma quando, nel 2016, diventa Ministro dell’Istruzione sotto il Governo Gentiloni.

In quel ruolo si occupa di completare l’iter, iniziato dal Governo Renzi, relativo alla riforma della della “Buona Scuola”. Per Fedeli è l’occasione di esercitare il proprio estremismo ideologico dal lato governativo: si deve essenzialmente alla sua gestione l’apertura delle porte di tutte le scuole di ogni ordine e grado all’ideologia e agli strumenti “didattici” gender, come ricostruito precisamente da Elisabetta Frezza nel suo “Malascuola”. Notevole, ma inefficace a disinnescare la sua attività estremistica, il fatto che la riforma della scuola sia stata condotta a termine da una donna priva di laurea e, a quanto pare, anche di diploma di scuola secondaria superiore. Deficit formativi che emergono in molte sue dichiarazioni pubbliche, divenute famose per alcuni strafalcioni colossali (qui un compendio). L’apprezzamento nazionale per lei è tale che alle elezioni del 2018 viene sonoramente trombata nel collegio uninominale di Pisa, riuscendo a però entrare lo stesso in Parlamento grazie al ripescaggio nel proporzionale.


L’apprezzamento nazionale per lei è tale che alle elezioni del 2018 viene sonoramente trombata.


persone_fedeliboldriniDal più libero fronte dell’opposizione, Fedeli non ha più bisogno di celare il proprio estremismo dietro una facciata istituzionale e durante la legislatura corrente scopre le carte. La sua è una battaglia a tutto campo a favore dei diritti delle donne, a suo dire deficitari comunque, ovunque e molto gravemente. Non c’è tematica al centro del dibattito politico che venga letta in modo diverso dalla prospettiva femminista e genderista, con un uso martellante (spesso grottesco) dei social e sistematico di accuse di sessismo a chiunque si azzardi a criticare dogmi standard quali la violenza dilagante contro le donne, il numero spaventoso di “femminicidi”, l’omofobia come piaga nazionale e così via. Insieme agli ormai appannati Grasso, Boldrini e Boschi, a sinistra è lei la decana e portavoce di quelle istanze, cinguettante di amorosi sensi anche con le altre due estremiste ora al governo, Giulia Bongiorno e Mara Carfagna.


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Perché tutta questa retrospettiva su un personaggio tra i più inquinanti e inquietanti del dibattito politico e sociale sulle relazioni di genere? Perché ne ha sparata un’altra. Una in più, sai che differenza fa, direte voi. Può essere, ma questa più di altre, a mio avviso, denota in un colpo solo la duplice natura non solo della senatrice, ma di tutto il movimento che lei rappresenta. Duplice nel senso di basata su due elementi: l’ignoranza più crassa e la deviazione mental-psicologica a carattere sessuale. Un mix esplosivo che si ritrova in tantissime vicende che hanno a che fare con il femminismo estremista o col gender, specie se serviti in salsa radicale o di sinistra, e che rivela come quel lato politico sia uso accusare gli altri di malefatte, perversioni, anomalie che in realtà sono sue peculiari, e che con le accuse tenta di nascondere, dissimulare o negare. Sembra esagerato, sembra roba psichiatrica, ma non ci siamo molto lontani in realtà.

persone_provenzanoOggi il PD è in lite interna, si sa. Le varie correnti si stanno sbranando, le minacce di scissioni si moltiplicano. In questo parapiglia pare che un maggiorente di nome Giuseppe Provenzano abbia definito “principesse sul pisello” gli aderenti a una linea politica interna minoritaria. Uomini e donne, s’intende, tutti inclusi. Provenzano usa cioè un modo di dire derivato da una celebre fiaba ottocentesca del danese Hans Christian Andersen, divenuta proverbiale per indicare le persone altezzose, superbe, arroganti. “Sei proprio una principessa sul pisello”, si dice a chiunque, uomo e donna, faccia mostra di sentirsi più palmi sopra gli altri. Basta una cultura davvero di base, quasi infantile, per conoscere la fiaba e la sua accezione odierna. Il problema è che nel modo di dire che ne è derivato c’è una parola, “pisello”, che in gergo infantile indica anche l’organo sessuale maschile. Il fatto che una principessa ci sia sopra può scatenare battute grevi solo tra chi ha una cultura da bidonville del terzo mondo e un discreto numero di devianze a carattere sessuale, mentre i restanti prendono il modo di dire per ciò che è.

A quale delle due categorie ascrivere Valeria Fedeli è semplice. Palesemente non sa cosa sia la fiaba “La principessa sul pisello”, ignora totalmente chi sia Hans Christian Andersen (diremmo, per farci capire dalla senatrice: uno dei più migliori favolisti che siano esistiti), e dunque non le resta che leggere il modo di dire in termini puramente sessuali. Solo così si spiega la reprimenda che ha pronunciato contro il collega Provenzano: “Definire ‘principesse sul pisello’ chi esprime una sensibilità diversa è offensivo e contraddittorio. Con quale credibilità si fa appello ad abbassare il livello delle polemiche mentre si insulta con un linguaggio machista?”. No, ferma un secondo… dire “principessa sul pisello” significa usare un linguaggio machista??? Evidentemente Fedeli pensa che si tratti del titolo di un film porno oppure la particella di sodio che le naviga sperduta nel cranio è stata vittima di tali e tanti traumi, o è talmente piena di pregiudizi ideologici e deviazioni da non poter prendere in considerazione, in prima battuta, l’esistenza di un piccolo e dolce legume dal nome “pisello”.


No, ferma un secondo… dire “principessa sul pisello” significa usare un linguaggio machista???


grafica_principessapiselloC’è una seconda ipotesi, alternativa al fatto che l’osservazione di Fedeli sia frutto dell’orrenda miscela di colossale ignoranza e malizia connaturata. Ovvero che, come sempre accade con le femministe, sapendo di essere in torto o di aver detto qualche sciocchezza, abbia tentato di zittire l’avversario con l’arma dell’accusa di sessismo. Roba non nuova, tentata in diretta TV non molto tempo fa anche da Maria Elena Boschi per fermare Marco Travaglio che la stava triturando sulla questione banche come fosse verdura di un soffritto (ma senza piselli). Se non ci fossero gli sfondoni grammaticali e culturali pregressi di Fedeli, si potrebbe pensare a quest’ultima ipotesi, che confermerebbe soltanto la malafede tipica delle femministe e genderiste. Io però, proprio perché è piuttosto facile inquadrare in un paradigma di profondo disagio e miserabilità culturale il personaggio Valeria Fedeli, sono propenso a pensare che sia stata la malizia innata nell’occhio livoroso della senatrice a farle interpretare un’innocua e fiabesca frase come qualcosa di sessista. A riprova ulteriore, per altro, che quella gente lì accusa gli altri di malefatte e pensieri deviati che in realtà sono loro stessi a compiere e concepire.


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4 thoughts on “La malizia sta negli occhi di chi guarda (e nella sua colossale ignoranza)

  1. || e dunque non le resta che leggere il modo di dire in termini puramente sessuali

    Alle femministe è proprio il termine “pene” che terrorizza, anche solo qualcosa che glielo ricordi come un grattacielo, sclerano proprio di brutto, perdono il controllo dei movimenti anche oculari…

    https://ibb.co/4pvf7sv

    Fa ridere? 😀

    Ovviamente propendo anch’io per questa ipotesi.

    E la classifica delle vaginate femministe dell’estate 2019 comincia ad affollarsi!!

  2. Oggi due politiche locali hanno attaccato pure Rocco Siffredi (per una sua pubblicità ad un evento benefico).
    Viste le foto su internet delle due politiche direi che si tratta di tipica invidia femminile (per l’attrice presente nella pubblicità).

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