La rivoluzione in un presepe

Si poteva mai immaginare che un presepe oggi potesse essere uno strumento rivoluzionario? No, non mi accodo agli allarmisti che temono che l’immigrazione possa cancellare le nostre tradizioni. Chi crede, in senso religioso o anche solo alle tradizioni, continuerà a fare il presepe (o l’albero). E se un giorno fosse vietato per legge, sono certo che chi lo vuole fare, lo farà lo stesso, magari nascosto in cantina o in soffitta, con la segretezza di un carbonaro. Mi riferisco a un altro aspetto del presepe, anzi proprio a un presepe specifico, che è stato presentato a Papa Francesco di recente. Una raffigurazione talmente diversa dal solito da aver colpito anche il Pontefice. La rappresentazione ha anche un titolo: “facciamo riposare mamma”, ed è questa:

presepe

San Giuseppe tiene in braccio il Cristo, che pare stiracchiarsi nel sonno, mentre Maria dorme poco distante. Un teologo potrebbe esaltare (o condannare a seconda dell’impostazione) la rappresentazione umanissima di una scena che dovrebbe essere impregnata di divinità, ma su queste pagine non si parla di teologia, quindi preferisco riflettere sul messaggio che, come ho detto, mi pare rivoluzionario. Quella che si vede è una famiglia in tutta la sua bellezza. L’alleanza di un uomo e una donna che insieme compiono un atto straordinario: dare la vita. E nel farlo cooperano con amore e dedizione, ognuno dando del suo, entrambi orientati alla cura della nuova vita. C’è, in questo presepe, l’essenza stessa della famiglia per ciò che esattamente è: qualcosa di non replicabile, imitabile o surrogabile.

C’è anche altro di rivoluzionario in quel presepe: il papà, quel San Giuseppe discriminato e deriso, spesso, perché nel mito religioso appare come personaggio di scarsa rilevanza. Qui c’è, in tutta la sua pienezza. Si occupa del piccolo, svolge anche lui una vera e propria attività di cura e lo fa con gioia e tenerezza. Il suo sorriso nel guardare il Cristo stiracchiarsi è quello dei padri di oggi che hanno scoperto non solo la bellezza della paternità, ma anche la forza di un valore, quello della famiglia, tanto tradizionale quanto incancellabile. Perché Giuseppe non si limita ad accudire il bambino, traendone gioia. Consente anche a Maria di riposare. Quando Maria si risveglierà, gli darà il cambio, e giorno dopo giorno si sublimerà la loro complementarietà.

Non c’è, a mio avviso, alcuna religiosità in questo presepe, ma non sono un teologo, quindi resta una mia discutibile opinione. Però è certo che si tratti di un presepe contemporaneo, un messaggio chiaro che da solo spazza via tutte le mistificazioni di chi vuole involgarire e snaturare il concetto di famiglia, spesso con la criminalizzazione della figura maschile e paterna. Non so chi sia l’autore di questa rappresentazione. In ogni caso a lui o lei o loro va il mio plauso. Con un presepe del genere si ha sicuramente un buon Natale. Con un presepe del genere si fa la rivoluzione necessaria a spazzare via la menzogna dilagante.

Tanti auguri a tutti.

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