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La Spagna sempre più nel baratro

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grafica_battitoSe fossimo in una di quelle scene ospedaliere da film americano, la battuta ora sarebbe: “la stiamo perdendo”. Ed è così, in effetti, per la nostra vicina Spagna. Me ne sono occupato spesso, per dimostrare come, complice essenzialmente il Partito Socialista Spagnolo e i suoi reticoli tentacolari di interessi e consorterie, essa sia diventata il crocevia e il punto di distribuzione del puritanesimo e del femminazismo anti-identitario di marca nordamericana in tutta la parte sud del Mediterraneo. Italia in testa, dove le militanti dei diritti delle donne sognano l’instaurazione nel nostro paese di un regime simile a quello iberico e lavorano alacremente in questo senso, sui social, sui media, nelle scuole e nelle istituzioni.

Non pago di aver posto il “maschio” in una posizione minoritaria sotto il profilo penale, nell’ambito di separazioni e affidi e in quello più ampio dei diritti e dell’economia, ora il Governo socialista prova a passare il Rubicone, e lo fa armato fino ai denti. E’ del 31 agosto la notizia che il Governo ha allo studio una riforma del codice di procedura penale spagnolo finalizzata a revisionarlo in una “prospettiva di genere”. Non ci sono dettagli, se non che una commissione apposita si occuperà di studiare il modo di femminilizzare la procedura penale (questo significa dare una “prospettiva di genere”, in Spagna), ma in ogni caso l’annuncio è stato emesso, e in questa direzione, con la copertura e l’alibi delle direttive del Consiglio d’Europa (leggi: Convenzione di Istanbul), ci si muoverà a grandi passi. Se riuscirà, si tratterà di un atto gravissimo, che colpirà i meccanismi più profondi del processo penale. Un vero e proprio atto sovversivo.

persone_sanchezIl primo ministro Sanchez però sembra deciso. Ha imparato dai suoi predecessori che la “questione femminile”, per quanto destituita di fondamento là come in Italia, e ugualmente eversiva dello Stato di Diritto, rende, e pure molto, dal lato elettorale ed economico. Le lobby femministe e le donne di potere, che intrecciano ruoli istituzionali a incarichi dirigenziali in sindacati, centri antiviolenza e associazioni assortite, sono riuscite finora a veicolare un consenso tangibile, e dunque occorre coccolarle, assecondarle nella loro fame di potere e privilegi. Un meccanismo che, vivaddio, in Italia non è scattato, un po’ per fortuna, un po’ per l’inettitudine del campo femminista nostrano, un po’ per la (ancora troppo blanda in verità) resistenza della società civile a questo tipo di deriva. Una resistenza che, sorprendentemente, si registra a fatica in Spagna.

Forse manco di fonti dirette, dunque il difetto è mio, ma scorrendo profili e quotidiani non pare che la società civile iberica sia particolarmente attenta alle lacerazioni che questo trend sta procurando all’intero assetto costituzionale. Si susseguono processi-farsa a carico di uomini, incarcerati in uno schiocco di dita, senza prove né testimoni a carico, si moltiplicano le assoluzioni e le incriminazioni per calunnia contro un gran numero di donne, ma niente di organizzato sembra emergere contro un andazzo che in un’Europa moderna come la si vorrebbe è semplicemente inaccettabile. Sembra predominare una forte rassegnazione tra spagnoli e spagnole, forse anche paura di esporsi per contrastare questa forma di fascismo rosa e i suoi psico-virus.

grafica_guidaespUna spiegazione si può trovare probabilmente nei media che, là come in Italia, sono appiattiti su una narrazione femminocentrica che non esita a indulgere alla falsità, alla faziosità, alla manipolazione e all’indottrinamento pur di sostenere una versione della realtà conforme ai diktat della mafia rosa. Mentre in Italia i giornalisti si allineano per un tacito accordo o per istinto conformista, in Spagna certe cose ormai si dicono apertamente. In queste “Linee guida per il trattamento informativo della violenza di genere“, ad esempio, prodotte dalla Regione Andalusia, si danno istruzioni molto chiare ai giornalisti spagnoli (in corsivo i miei commenti):

  • usaviolenza di genere” per indicare quella esercitata da uomini contro le donne; quella generica è “violenza domestica” o “violenza familiare” (quindi quello maschile non è più un genere se si tratta di violenza; in quel caso esiste solo il genere femminile);
  • usa termini come “violenza machista” e “femminicidio”, mai termini come “delitto passionale” (l’omicidio per passione contiene in sé un’attenuante, che non va concessa nella comunicazione, limitando il tutto al concetto: l’ha uccisa in quanto donna);
  • sii imparziale, ma non devi essere neutrale nel trattare la violenza di genere (????);
  • non collegare le violenze sulle donne a fattori sociali, culturali o economici, ma sempre a questioni di dominio del maschio sulla donna (è essenziale, per poter distribuire insistentemente una falsità, sradicarla dal contesto generale);
  • evita le interviste, i resoconti o i dati che possano mettere anche solo un po’ in luce un uomo abusante (la demonizzazione calcolata non accetta attenuanti);
  • sottolinea sempre le condanne giudiziarie (cosicché tutti gli “hombres” siano avvertiti…)
  • contestualizza sempre l’evento singolo nell’ambito più ampio della violenza di genere (parte dell’indottrinamento è far passare l’idea che sia in corso un’emergenza nazionale, nell’ottica di un vero e proprio terrorismo di genere);
  • (cito testualmente): “c’è sempre una relazione di potere e controllo sbilanciati dell’uomo sulla donna. Non considerare quindi altre cause esterne che provano a spiegare o giustificare l’aggressione o il crimine”.

grafica_silenciadosSe è in base a queste direttive che la comunicazione pubblica spagnola informa i cittadini sulle relazioni di genere, allora sono piuttosto comprensibili il lassismo e l’arrendevolezza che si percepiscono presso la società civile iberica. L’indottrinamento funziona alla grande, a quanto pare. Con un’unica eccezione, reperita a stento tra i tanti profili social spagnoli di “resistenti” a cui sono collegato: di recente è stata annunciata l’uscita di un documentario intitolato “Silenciados – Cuando los maltratados son ellos” (Silenziati – Quando i maltrattati sono gli uomini”, qui il trailer). Non ho idea di chi l’abbia prodotto o girato. Quello che so, da contatti autorevoli in Spagna, è che si sta facendo di tutto per non farlo uscire o boicottarlo. Anche per questo sto cercando caparbiamente di trovare un contatto con il maquis spagnolo, nel caso esistesse: l’ideale sarebbe avere una copia del documentario. Spero di riuscirci. Così, se non esce in Spagna, di sicuro uscirà in rete, qui in Italia.

Datevi una svegliata fratelli e sorelle spagnoli. Ve lo ricordate? No pasaràn.


grafica_SST

11 thoughts on “La Spagna sempre più nel baratro

  1. Porque sólo hacen una ley especial y castiga hombres ya favor de las mujeres?
    No sería más normal ley especial para proteger niños ??
    Haaa es verdad los niños no votan las mujeres síii!!
    PSOE y PP y Podemos una banda de TERROXXXXA

    1. Nosotros mismos somos el muro defensivo, hombres y mujeres honestos, la política es solo un instrumento. Y también debe ser para los hermanos y hermanas españoles. Trabajemos juntos para eliminar este cáncer!

  2. Della Spagna non mi stupisco mai, in fondo é il Paese di Isabella di Castilla che fortemente volle la Santa Inquisizione e, peggio, sottoposta alla corona. Per non dire delle conversioni forzate degli ebrei. Oggi però sono ancora più avanti, tant’è che Torquemada al confronto è un dilettante.

  3. Spagna oggi: in programma la criminalizzazione dei Paganti.
    https://elpais.com/sociedad/2018/09/07/actualidad/1536339196_130672.html
    Prostituzione abolita=clienti puniti. Ma di quale prostituzione stiamo parlando.
    Di quella delle ex, mantenute sine die a livello predivorzio?
    Di quella delle amanti dei maschi alfa?
    Questa prostituzione non sarà vietata.
    .
    Vediamo poi entro quanto tempo verrà fatto chiudere l’erotic center delle babydolls appena aperto a Torino.

  4. Forse mi sbaglio e forse il mio sarà un discorso irrazionale ma credo che ogni paese stia diventando laboratorio di ingegneria sociale applicata a qualche istanza.
    La stessa animosità, lo stesso schiumare rabbia, il livore, il clima censorio da santa inquisizione che sta caratterizzando il femminismo soagnolo lo ritrovo in Italia con la questione vaccini

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