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La violenza femminile verso l’uomo: il più grande tabù dell’era contemporanea

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LA FIONDA

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Lo si è detto pochi giorni fa: il Ministro dell’Interno Matteo Salvini viene intervistato da una radio romana. La coraggiosa redazione vorrebbe investigare sullo sconosciuto fenomeno della violenza femminile verso l’uomo e ne chiede conto al leader della Lega. Che riesce a rispondere buttandola sui soldi e promettendo l’indegna mazzetta di 400 euro ai genitori separati. Come se i due argomenti fossero attinenti e coerenti tra loro, ed è ben noto che non lo siano. Dunque il titolare dell’ordine pubblico o non ha dati sul fenomeno, e può essere benissimo, o ha paura a sbilanciarsi. Parlare della violenza femminile verso l’uomo significa affermare l’esistenza di qualcosa che oggi viene rocciosamente negato in quanto opposto a un assunto ideologicamente imposto a tutta l’opinione pubblica: la violenza di genere è solo maschile. Non più umana, come secoli di storia, antropologia e biologia dimostrano, ma solo maschile. Tutto ciò fa dell’ipotesi che donne facciano violenza agli uomini un vero e proprio tabù, un argomento proibito, su cui svicolare, come ha fatto Salvini, o da ignorare, come fanno tutti i mezzi di comunicazione di massa e di conseguenza tutta l’opinione pubblica.

E questo avviene a ogni livello, non è un fenomeno solo italiano. Ne è la prova la conferenza organizzata di recente al Parlamento Europeo dall’eurodeputata e antropologa spagnola Teresa Gimenez Barbat, intitolata “Understanding violence against men” (capire la violenza contro gli uomini).  Supportata da un panel di scienziati provenienti da tutta Europa, la ricerca presentata alla conferenza fa a pezzi le basi stesse del femminismo radicale imperante, con una conclusione del tutto scontata per le persone di buon senso e per chi legge questo blog: “nella sfera domestica le donne sono violente tanto quanto gli uomini, con percentuali che sfiorano quelle relative alla violenza maschile sulle donne”. Apriti cielo: di fronte a conclusioni del genere si è alzato, alto e forte, il muro femminista ed è cominciato il fuoco di sbarramento rosa. Di fatto Gimenez ha osato infrangere un tabù, e questo non è perdonabile.


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E non lo è due volte, sia per i dati che ha presentato sia per il fatto che è un’eurodeputata spagnola, ossia proveniente da una delle patrie europee del femminazismo più estremo. “Continuiamo a preparare provvedimenti che combattono il machismo“, dice Gimenez, “mentre della violenza verso gli uomini, gli adolescenti e i bambini non si occupa nessuno. Né in Spagna né a Bruxelles esistono dati in merito dal 2014. E le pressioni per evitare di occuparsene sono tantissime”. Fa piacere che qualcuno nelle istituzioni europee si sia accorto della cortina di ferro scesa su determinati argomenti. Sperimenta questa oppressione sulla sua pelle Gimenez, ma anche gli altri esperti chiamati a occuparsi della materia, persone del calibro del professore svedese Joaquim Doares e della neurobiologa Marta Iglesias (anche lei spagnola). Entrambi non hanno mancato, citando dati e fatti, di intombare definitivamente i mantra e i dogmi del femminismo radicale.

Il primo ha presentato uno studio internazionale orientato a misurare il livello di violenza reciproca sia nelle coppie eterosessuali che in quelle lesbiche. Queste ultime risultano tra le più difficili e aggressive, con dati che superano quelli della violenza domestica tra coppie di sesso diverso: una donna lesbica su tre avrebbe subito violenza fisica da un’altra donna, contro al rapporto eterosessuale di una su quattro. Quando si parla di attacchi fisici di diversa gradazione, dai capelli strappati all’uso delle armi da fuoco, la quota di donne che dichiara di aver subito violenza dalla partner sale al 44% circa. Una quota folle. Tutti dati tratti da una ricerca che ha coinvolto nientemeno che 500.000 soggetti intervistati. Altro che le 20 mila donne contattate al telefono dall’ISTAT… E diversamente dal nostro emerito istituto nazionale di statistica, le conclusioni rispetto ai dati sono razionali e scientificamente inattaccabili.


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A tirarle è la neurobiologa Marta Iglesias, autrice di un articolo intitolato “Perché le femministe devono capire l’evoluzione”. Titolo ottimista: difficile che una femminista possa capire qualcosa, figuriamoci l’evoluzione. Tuttavia quello è il punto. Iglesias dà una visione ancestrale delle origini della violenza e delle sue molteplici forme di manifestazione nei generi maschile e femminile. Lo scienziato approfondisce il condizionamento della nostra eredità genetica in entrambi i sessi, prendendo atto che anche le donne sono violente e aggressive. Un fatto  che i movimenti femministi che santificano il genere femminile conferendogli un carattere pacifico fingono di ignorare, di fatto allontanandosi volutamente dalla realtà.

Che discorsi del genere siano stati pronunciati nientemeno che al Parlamento Europeo può stupire. Io non mi meraviglio più di tanto. Ho in corso diversi contatti con Strasburgo rispetto a queste tematiche e sto ricevendo riscontri sorprendenti, di cui darò notizia appena avrò un quadro completo. Riscontri che però provengono da pochi coraggiosi individui. Nel complesso la tematica resta un tabù, roba vietata. Non è un caso che alla conferenza organizzata da Gimenez non ci fosse in platea un deputato europeo che fosse uno né un giornalista. Zero proprio. La reazione della neurobiologa e deputata Iglesias è sintomatica del clima: “quando sono arrivata a Bruxelles pensavo di incontrare i politici liberali europei, ma non è stato così. La lobby femminista tiene in pugno gli eurodeputati, ne compra il silenzio, molti hanno paura di mettersi contro e hanno problemi quando si tratta di esporsi”. Già, questa è la censura femminazista, Iglesias la sperimenta come una bruciatura sulla pelle. E da donna, per di più spagnola, esprime una posizione sacrosanta.

“Sapevo che questa ricerca mi avrebbe messo in difficoltà”, dice, “non mi sono sorpresa che la stampa non parlasse dei documenti scientifici, ma questo deve iniziare a cambiare. I gruppi liberali europei devono ribellarsi ai condizionamenti. Io non ho paura perché stiamo giocando con la vita di molti uomini e donne. Ricorrere alla scienza è il miglior rimedio per liberarsi dei dubbi, e l’abbiamo fatto. Poco importa che al femminismo non piacciano i risultati delle ricerche”. Conclude poi orgogliosamente: “faccio appello all’empatia delle donne verso gli uomini, perché riconoscere le emozioni dell’altro è una delle nostre più grandi virtù. Non abbandoniamo i nostri uomini”. A dirlo è una delle autrici di nuovi autorevoli studi scientifici, stavolta di caratura istituzionale, che si aggiungono alle sparute ricerche autonome e spontanee portate avanti da pochi e del tutto calcolatamente ignorate dai media di massa. Viene in mente la mia modesta, ma nemmeno troppo, indagine conoscitiva sulla violenza verso l’uomo, o quella originaria realizzata nel 2012. Tutte totalmente ignorate, passate sotto silenzio. E tutte coerenti nel sostenere ciò che ricerche più grandi, strutturate e a carattere scientifico oggi confermano: la violenza è umana, non ha nulla a che fare con il genere. Quella a senso unico che ci raccontano è solo un pretesto per ottenere attenzione, potere e soldi. Si abbia dunque tutti il coraggio degli eurodeputati e degli scienziati citati in questo articolo e non si smetta mai di affermarlo. Anche davanti a platee semivuote.


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38 thoughts on “La violenza femminile verso l’uomo: il più grande tabù dell’era contemporanea

  1. Domanda per Ned:
    Chi suona più tradizionalista e vecchio stile?
    Chi dice che le donne sono pacifiche e meno aggressive dell’uomo
    Chi dice che i due sessi, contrariamente al vecchio stereotipo, sono molto più simili tra loro riguardo l’attitudine alla violenza.

    A proposito, riguardo la violenza sessuale femminile sugli uomini e i ragazzi:
    https://theindependentmanitaly.wordpress.com/2018/12/11/stupri-femminili-su-ragazzi-e-uomini-quando-mary-koss-costrinse-joseph-goebbels-a-penetrarla/

    Sono studi, roba scientifica e reale
    Insomma roba “poco importante” rispetto agli stereotipi vecchio stile di Ned ????

    1. Non stupirtene, altrove è la norma da tempo, nonostante i media, le galline starnazzanti denominate femministe e i cagnolini di sesso maschile al loro seguito sostengano il contrario.

      Per dire: nei soliti USA il dipartimento della Giustizia informa che gli uomini uccidono il doppio delle donne, rispetto al numero di uomini ucciso dalle donne. Ma, come scrisse un quarto di secolo fa, Warren Farrell…

      >>>
      … diamo un’occhiata un po’ più da vicino. Sicuramente è più probabile che degli uomini uccidano un certo numero di donne. Quasi sempre questi omicidi seguono un modello, e a un certo punto l’uomo viene catturato. Pertanto le statistiche del dipartimento della Giustizia riflettono questa realtà. Altri delitti commessi dagli uomini costituiscono una chiara prova: l’uomo involontariamente spara alla moglie o a un’amica, e poi si punta la rivoltella alla testa. La prova è sul pavimento.
      Peraltro, sei paraocchi impediscono di vedere i metodi di omicidio femminili. Innanzitutto, è più facile che una donna avveleni un uomo, invece di sparargli, e l’avvelenamento viene spesso registrato come infarto o incidente. Così Bianche Taylor More (il caso Arsenico e vecchi merletti) per un quarto di secolo poté continuare a uccidere prima di essere scoperta. E dei delitti all’Excedrin di Stella Nickell furono ritenuti responsabili dei vandali.
      Anche l’omicidio su commissione è meno identificabile perché e premeditato, e spesso affidato a un professionista. Quando viene scoperto, il dipartimento della Giustizia lo registra come “delitto con molteplici colpevoli” – non viene mai registrato come uccisione di un uomo da parte di una donna. Ciò crea un secondo paraocchi.
      Gli uomini che uccidono le donne di solito appartengono a classi socioeconomiche inferiori, mentre le donne che uccidono il marito o l’amante sono in genere di livello sociale più elevato. Ecco dunque il terzo paraocchi: il fattore denaro.
      Per esempio, Jean Harris (che uccise l’autore di La dieta Scarsdale) era stata preside di una scuola privata; Elizabeth Broderick era stata un’insegnante elementare e, sposandosi, era entrata a far parte dell’alta società; Pamela Smart faceva la maestra nel New Hampshire. Con il denaro si possono assumere i migliori avvocati e si ottengono più assoluzioni e diminuisce così il numero di donne assassine che rientrano nelle statistiche del dipartimento della Giustizia.
      Probabilmente i paraocchi più importanti sono il “fattore Cavalleria” e il “attore Donna Innocente” che, tanto per cominciare, evitano a molte donne di essere seriamente sospettate. Per giunta, la difesa basata sulle attenuanti talvolta porta al ritiro delle accuse. Per esempio, quando una donna assolda un minore o un uomo, amante o professionista che sia.
      Quando si combinano i Sei Paraocchi – l’avvelenamento mascherato, gli omicidi su commissione camuffati da incidenti e registrati come omicidi con molteplici colpevoli, il fattore denaro, il “fattore Cavalleria”, il “fattore Donna Innocente” e la difesa basata sulle attenuanti – possiamo facilmente renderci conto che, consciamente e inconsciamente, siamo stati ciechi rifiutando di vedere delle donne che uccidono degli uomini.
      Dai Sei Paraocchi deriva una distorsione delle statistiche. Ma una distorsione della percezione deriva dalla tendenza dei media a dare risalto alla notizia quando sono gli uomini a uccidere le donne (l’assassino dell’università di Montreal, gli strangolatori di Hillside e di Boston).
      In breve, è impossibile sapere in quale misura i sessi si ammazzano tra loro. L’unica cosa che sappiamo per certo è che entrambi i sessi uccidono più uomini che donne.
      >>>>

    2. Anche queste sono parole di Farrell.

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      Quando per la prima volta consultai i miei archivi per preparare questa sezione sull’omicidio in appalto, rimasi colpito da alcuni modelli affascinanti. Innanzitutto, tutte queste donne assoldavano ragazzi o uomini. In secondo luogo, il loro bersaglio era di solito il marito, l’ex marito o il padre – uomini che un tempo avevano amato. Terzo, di solito l’uomo da colpire aveva una polizza assicurativa notevolmente più elevata del suo reddito negli ultimi cinque anni. Quarto, le donne spesso non venivano mai seriamente sospettate finché qualche coincidenza non smascherava il loro complotto. Quinto, per uccidere di solito la donna sceglieva uno di questi tre metodi: 1) convinceva il fidanzato a uccidere (in stile Svengali al contrario); 2) assoldava ragazzi sfavoriti dalla sorte per cifre modeste; 3) assumeva un killer professionista, usando così, per ucciderlo, il denaro guadagnato dal marito.
      «Dixie Dyson rimboccò le coperte al marito prima della sua ultima notte di sonno. Aveva predisposto tutto: un vecchio amico e un amante avrebbero fatto finta di ‘introdursi in casa scassinando la porta’, di ‘stuprarla’, uccidere il marito e ‘fuggire’. Lei avrebbe riscosso il denaro dell’assicurazione.
      «All’ultimo momento il vecchio amico si ritirò, ma l’amante e Dixie riuscirono a uccidere il marito con ventisette pugnalate. Furono presi. Dixie riuscì a negoziare una riduzione della sua pena denunciando l’amante e l’amico. L’amico che si era rifiutato fu condannato a venticinque anni di carcere per complotto. »
      «Deborah Ann Werner aveva diritto a un terzo delle proprietà paterne. Chiese alla figlia di trovare qualche ragazzo disposto a uccidere il padre piantandogli un coltello nel collo.»
      «Diana Bogdanoff fece in modo di trovarsi con il marito in una zona appartata di una spiaggia nudista.
      «Diana aveva assoldato due giovanotti che lo avrebbero ucciso mentre lei stava a guardare. Gli spararono alla testa e lei denunciò i killer, ma senza presentare giustificazioni per l’omicidio – non era stato rubato nulla e lei non aveva subito molestie sessuali.
      «Diana diventò sospetta soltanto quando un anonimo si mise in contatto con la speciale linea telefonica che in tutto il territorio nazionale raccoglie denunce per fatti criminosi. Per puro caso quell’individuo aveva sentito parlare, alla radio, dell’omicidio e si era rammentato di un amico che gli aveva raccontato di essere stato contattato e di essersi rifiutato di uccidere un uomo… su una spiaggia isolata per nudisti, mentre una donna di nome Diana sarebbe stata a guardare. Senza questa segnalazione, Diana non sarebbe mai stata sospettata.»
      «Roberta Pearce, insegnante, offrì 50.000 dollari a testa a due suoi studenti quindicenni – e anche sesso e una macchina – se avessero fatto una cosa sola: ucciso il marito. Roberta avrebbe ottenuto la casa per la cui proprietà lei e il marito stavano litigando, e 200.000 dollari di assicurazione.»
      «Mary Kay Cassidy e il suo giovanissimo amante uccisero il marito di Mary Kay. Sebbene l’uomo avesse confidato ad amici il timore che la moglie tentasse di ucciderlo, sulla donna non furono fatte particolari indagini. Lei e il giovanissimo amante ‘piansero’ la morte del marito e per mesi continuarono la relazione, ottenendo tutta la comprensione e la simpatia degli abitanti di Monongahela, in Pennsylvania.
      «Casualmente i parenti del marito, pulendo la casa, scoprirono un registratore collegato al telefono: sul nastro era incisa una conversazione tra Mary Kay e l’amante mentre stavano complottando per uccidere l’uomo. Evidentemente lui aveva cominciato a tenere sotto controllo il telefono soltanto alcune ore prima di essere ucciso, e non aveva neppure potuto ascoltare la conversazione. Soltanto quando fu messa a confronto con il nastro Mary Kay confessò.»
      «Pamela Smart, un’insegnante del New Hampshire, convinse il giovanissimo amante a uccidere il marito. I due cercarono di coinvolgere nell’omicidio anche una ragazza. Quando quest’ultima consegnò alla polizia il nastro con la conversazione avuta con Pamela Smart, che stava preparando l’omicidio, la donna assunse un killer per ucciderla. Pamela non accusò mai il marito di violenze. II suo movente? Il marito era un agente delle assicurazioni. Eppure nessuno dei 500 articoli comparsi sui giornali citò come possibile movente il denaro dell’ assicurazione.
      «La reazione? Fu appoggiata da un club internazionale di fan chiamato Friends of Pamela Smart. Quando organizzarono una veglia davanti alla prigione in cui era rinchiusa, i funzionari le consentirono di rivolgersi a una folla di oltre 400 persone con un telefono collegato ad altoparlanti stereo.»
      Personalmente non conosco nessun esempio di club di fan a favore di un uomo che ha ucciso una donna – soprattutto una donna che mai aveva commesso una violenza contro di lui.
      Forse l’aspetto più spaventoso negli omicidi su commissione eseguiti da non professionisti è il ricorso, da parte di molte di queste donne, a ragazzi assai giovani – di solito poveri e sfortunati. Queste donne, oltre a commettere un omicidio, sono anche responsabili dello stupro psicologico di un ragazzo. Qualsiasi uomo adulto, se avesse assoldato una quindicenne per uccidere la moglie, sarebbe nella cella della morte, in attesa di esecuzione. Soprattutto se con quella ragazza avesse anche fatto del sesso.
      Quando invece vengono assoldati dei killer di professione, le risorse economiche necessarie per pagare un professionista implicano un’appartenenza alla classe media. Le donne che assumono dei professionisti sono spesso donne della classe media che uccidono i mariti con il denaro guadagnato da questi ultimi. Per esempio, Constantina Branco ritirò dal conto in banca del marito la somma necessaria per assoldare un uomo che lo uccidesse.
      La donna povera che cosa ha in comune con la donna della classe media? Tendenzialmente nessuna delle due uccide il marito il cui stipendio la protegge, a meno che l’ammontare dell’assicurazione non superi complessivamente lo stipendio degli ultimi anni. In sostanza, queste donne non uccidono la loro fonte di reddito, ma uccidono per crearsi un reddito.
      L’omicidio su commissione offre uno spunto per analizzare a fondo la differenza tra lo stile femminile e lo stile maschile adottato per uccidere persone un tempo amate. L’uomo uccide di sua mano. La donna assume un altro uomo. In genere, quando un uomo ammazza una donna, lo fa in un accesso di collera. Egli «perde il controllo.» L’omicidio su commissione è premeditato. Quando un uomo ha premeditato un delitto, spesso uccide la moglie, i figli e poi se stesso. La donna di rado si uccide.
      Capita qualche volta che degli uomini assoldino dei killer per uccidere delle donne? Capita, ma poi subentra qualche ostacolo. Il killer non se la sente di uccidere una donna e denuncia alla polizia l’uomo che l’ha assoldato per farlo! (Anche il killer pagato ha un istinto protettivo quando si tratta di una donna.) Pertanto, non è che gli uomini rifiutino del tutto di usare il metodo dell’omicidio su commissione, ma quando vi ricorrono quasi invariabilmente si ritorce contro di loro.
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      1. Sandro D. ti ringrazio per queste interssanti fonti americane.
        anche in Italia l’omicida emminile a volte ricorre alla sostanza venefica o veleno.,
        ricordo un fatto a Cagliari, di una donna che aveva cercato di uccidere il marito ammalato iniettandogli dosi di mercurio
        (anche lì grossi dubbi sulla stabilità psichica della imputata).
        Mentre a Sassari, nell’omicidio Soppelsa l’autrice aveva accoltellato il marito, coprendolo e lasciandolo esanime
        per poi dire al 118 che “si era sentito male” (scostate le coperte si resero conto che aveva un coltello
        infilato nella schiena ed era già morto).

        Lady mercurio:

        https://www.unionesarda.it/articolo/cronache_dalla_sardegna/2010/04/11/dodici_anni_di_carcere_a_lady_mercurio_per_il_tentato_omicidio_de-6-176133.html

  2. Un breve resumen.
    Su “El Confidencial” Juan Soto Ivars pubblica un articolo in cui afferma che la questione delle false denunce non può essere appannaggio solo di Vox.

    https://blogs.elconfidencial.com/sociedad/espana-is-not-spain/2018-12-14/denuncias-falsas-violencia-genero_1705894/?utm_source=twitter&utm_medium=social&utm_campaign=BotoneraWeb

    Su Twitter viene subissato di critiche, perché è palese che a lui non interessa il fenomeno criminale delle false denunce, ma il fatto che VOX sta scoperchiando il vaso di Pandora.
    Non si può lasciare a VOX questo monopolio.
    Chiaro il concetto ? Lo spiego meglio riportando questo passaggio:

    “Ni los medios ni los partidos de izquierdas, centro y derechas pueden permitirse que la única formación que no acepta la validez del 0,001 sea Vox”.

    Tutto ciò a poche ore di distanza dopo la delirante dichiarazione di Carmen Calvo, VicePresidente del Consiglio dei Ministri del Gobierno Nacional nonché ex Giudice Costituzionale che twittava:

    “Proteger la libertad sexual de las mujeres implica aceptar la verdad de lo que dicen. Las mujeres tiene que ser creídas sí o sí, como en cualquier otro tipo de delito. Las víctimas deben contar con la solidaridad del Estado”.
    https://twitter.com/M_Presidencia/status/1073185948161269761

    Chiaro ? Le denunce delle donne devono essere assunte come certe a prescindere (sì o sì), non c’è discussione.

    Per contro, su http://www.confilegal.com è pubblicato un articolo di @LadyCrocs il cui titolo recita: “Ni todas las mujeres son seres de luz ni todos los hombres son unos maltratadores”.
    https://confilegal.com/20181214-me-entristece-ver-que-en-la-violencia-de-genero-se-han-creado-dos-bandos

    Ma chi é @LadyCrocs ? Nientemeno che un Magistrato ma di sesso femminile (si, lo so, il sesso e il genere sono cose distinte, non conta la biologia, ma il “sentire” e bla bla bla, tutte le puttanate del new progres), una donna !

    Una donna che di professione fa il Magistrato, costretta a celare la propria identità dietro uno pseudonimo per dire una cosa ovvia.
    Non solo, @LadyCrocs spiega che:

    “Tras mi experiencia como hija de padres divorciados, madre de hijos de padres divorciados y redactora de decenas (si no son cientos) de sentencias de divorcio, separación o modificación de medidas, me gustaría escribir una especie de decálogo de lo que NO decir a los niños. Nunca.”

    E qui vi lascio il link al suo Twitt col suo decalogo:
    https://twitter.com/ladycrocs/status/1038342233983004672

    1. Una traduzione sarebbe più che gradita, si intuisce molto ma non tutto, per voi Sardi è facile ma per noi continentali ci sono difficoltà.

      1. Google translator no eh ? Lo so, non é perfetto, fa anche abbastanza casino perchè la traduzione è letterale e “finalmente” in spagnolo ha tutt’altro significato che “finalmente” in italiano. Però aiuta, poi con un minimo di impegno si impara. ????
        Su su, ce la puoi fare. ????

  3. Alessandro

    >>>>
    niente da fare, non si può mai leggere nulla in cui una donna non affermi che loro sono speciali
    >>>>

    Proprio così: per le suddette ogni occasione è buona per autocelebrarsi.
    Ed è anche per questo che certe loro prese di posizione “in favore degli uomini” vanno sempre prese con le pinze…

  4. Ned-Paolo

    >>>>
    che anche le donne siano violente (contro altre donne nella maggioranza dei casi anche se non sempre) mi sembra la scoperta dell’acqua calda.
    >>>>

    Falso.
    Le donne, nella maggioranza dei casi, sono violente soprattutto contro gli uomini.

    Ad esempio: in Italia, nel periodo compreso tra il 2004 il 2006, le vittime di un uomo sono state donne nel 30,7% dei casi e uomini nel restante 69,3%.
    Al tempo stesso le vittime di una donna sono state donne il 34,8% delle volte e uomini il 65,2%.

    Dati quasi identici si riscontrano in tutto il periodo che va dal 1992 al 2006.

    ———-

    P.S. Negli USA la percentuale di donne che uccidono prevalentemente uomini è superiore a quella italiana.

    1. In merito aggiungo che negli USA, dove di certe tematiche se ne occupano da molto più tempo rispetto agli europei, numerosi autori ritengono che la prova più evidente delle differenze tra i sessi in materia di gelosia sia la violenza che suscita.
      Nel 1982 Martin Daly e Margo Wilson della McMaster University, dopo aver passato in rassegna una serie di studi sui moventi di omicidio, conclusero che “gli uomini uccidono per gelosia molto più delle donne”. Tuttavia gli uomini sono più inclini a tutte le forme di crimine violento, per cui i confronti basati sul semplice numero dei delitti ispirati dalla gelosia possono essere fuorvianti. Se si riesaminano i dati correggendoli per tener conto delle differenze nel tasso complessivo di omicidi, appare un quadro diverso.
      Ed infatti, oltre tre lustri fa, Christine R. Harris esaminò i moventi di omicidio in 20 campioni interculturali di popolazione – per un totale di 5225 omicidi – e non rilevò differenze tra i sessi.
      Ancor prima della suddetta, Richard B. Felson della State University of New York, esaminò 2060 omicidi in 33 contee urbane degli Stati Uniti, rilevando che le donne erano due volte più portate degli uomini a uccidere per gelosia.

      Per approfondire:
      DESTENO D. e altri,
      Sex differences in jealousy:
      Evolutionary mechanism or artifact
      of measurement?, in “Journal of
      Personality and Social Psychology”,
      83, pp. 1103-1116, 2002.

      HARRIS C. R., Sexual
      and romantic jeaulousy in
      heterosexual and homosexual
      adults, in “Psychological
      Science”, 13, pp 7-12, 2002.

      BUSS D., The Dangerous
      Passion: Why Jealousy Is As
      Necessary As Love And Sex,
      The Free Press, New York, 2000.

      Christine R. Harris, No, non
      è la gelosia, mente & cervello,*
      n. 8, anno II, pag. 62-69, marzo-aprile
      2004.

      (*Articolo pubblicato sul numero di gennaio-febbraio 2004 di “American Scientist”.)

      1. a me pare innegabile che nei casi di omiciio all’interno di relazioni intime le donne uccise siano più degli uomini uccisi (ci sono anche loro ma sono meno). Comunque uomo o donna, chiunque uccide per “gelosia” (ossessione possessiva in realtà) per me merita il massimo della pena

    1. Questa è incommentabile, un livello indicibile di barbarie e una malvagità che mi lascia inorridita, colpire il debole, l’indifeso, una vendetta trasversale proprio come la mafia che uccide i parenti prossimi per colpire il vero obiettivo, l’annichilimento della persona attraverso l’uccisione dei suoi affetti.

  5. nessuno può impedire a Teresa Gimenez Barbat, anche in tempi di delirio #metoo, di esporre i suoi studi.
    Rispetto assoluto e riconoscenza per lei.

    prima di approfondire la conoscenza di tutto il suo lavoro come già ho fatto per le nostre Benedettelli
    e Glenda Mancini, voglio lasciare un video alle femministe che ogni tanto “passano” qui dentro.
    Così, tanto per dire, si parla di accoltellamento tra donne giovani.
    ‘na bazzeccola come direbbero a Roma…

    qui Gela ma potrebbe anche essere Rimini o Cagliari:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/06/gela-tradita-dal-fidanzato-accoltella-lamica-17enne-nel-video-il-momento-dellaggressione-in-piazza/4817159/

    sapete che esistono donne mandanti di efferati omicidi?
    Sapete che esistono donne destinatarie di DASPO per violenza negli stadi?
    Sapete che ci sono lesbiche che hanno incendiato la casa della loro compagna ?

    1. che anche le donne siano violente (contro altre donne nella maggioranza dei casi anche se non sempre) mi sembra la scoperta dell’acqua calda. Sulle efferate assassine Rina Fort e Leonarda Cianciulli ci hanno pure scritto dei libri. La storia di Lizzie Borden fa parte della cultura popolare americana.
      Sulla violenza femminile e sull’incredulità maschile davanti ad essa c’è pure questo sketch comico

      1. @Ned
        occhio a non bruciarti TU, con l’acqua calda.

        Ormai sei davvero pronto per qualche bella fregatura targata “femminista”
        e
        dopo ti passerà tutta la voglia di fare sketch sui padri separati.

      2. tra l’altro anche gli uomini sono violenti per lo più contro altri uomini.
        La vera differenza riguarda le violenze all’interno delle relazioni intime, checchè se ne dica, all’interno della minoranza di partner che uccidono l’altro partner, il caso del partner maschio che uccide la partner o l’ex partner femmina è più frequente del suo contrario (che pure avviene e nessunon lo nega ma è più raro) e non centtra la diversa forza fisica (per annullarla è sufficiente comprare una pistola). Forse un problemino culturale degli uomini riguardo la violenza nelle relazioni intime esiste.

        1. Solo un chiachiello come te può credere che un fenomeno irrilevante (35 femminicidi annui, secondo la Questura) rappresenti un problema culturale. Sono proprio le basi del ragionamento razionale che vi mancano… kbit sprecati.

          1. Le Questure dovrebbero essere depurate e anche epurate, le Divisioni Anticrimine sono ideologizzate, le pareti ricoperte di poster e manifesti delle associazioni che lucrano sul 612bis, i funzionari e dirigenti non osano opporsi, più facile assecondare e fare carriera che esercitare la loro funzione terza, vanno di moda i camper in piazza con a fianco le Kapo dei CAV.

        2. Bugie femministe, “per annullarla è sufficiente comprare una pistola” non significa niente: la pistola NON C’E’ nella stragrande maggioranza dei casi e quindi la differenza sta SOLO nella forza fisica, INFATTI modalità omicidio di coppia:
          Arma da taglio 40,2%
          Strangolamento 18,0%
          Oggetti contudenti (martello, bastone) 15,5%
          Arma da fuoco 12,8%
          Quindi la differenza di forza fisica conta eccome.

          Ti invito a riflettere su una cosa, il modo in cui le femministe ti intortano: ti fanno credere che c’è una pistola non perché ci sia ma perché AVREBBE TEORICAMENTE POTUTO ESSERCI SE L’AVESSERO COMPRATA, invece che nell’87,2% dei casi in casa NON C’E’, e in pratica ti dicono:

          “Nell’87,2% dei casi l’omicidio non avviene con la pistola ma utilizzando la forza fisica, però la pistola AVREBBE POTUTO essere stata acquistata, quindi il fatto che gli omicidi avvengano grazie alla forza fisica non significa che avvengano a causa della differenza di forza fisica perché in teoria avrebbe potuto esserci una pistola .”

          Ti rendi conto?
          Riflettici su.

      3. Grazie, Paolo, per aver linkato quel video.
        Vediamo un po’…
        Quali sono i personaggi che risultano più simpatici allo spettatore generico?
        Mi pare evidente: le donne cui degli uomini si rivolgono con l’appellativo “Signorina”.
        Il video è costruito in modo da avvicinarci al loro punto di vista, quello di VITTIME di pregiudizi.
        I personaggi maschili non ne escono per niente bene (il primo è un arrogante, gli ultimi due sembrano dei perfetti idioti; tutti sono preda – e artefici – di tali pregiudizi).
        Quello è il tema del video, NON certo la violenza femminile.
        Tale violenza è solo utilizzata per descrivere una situazione paradossale: persino di fronte all’evidenza, la cecità maschile causata dai pregiudizi non viene meno.
        L’omicidio del commissario di polizia, poi, sembra quasi giustificato dalla rabbia della “vittima” vendicatrice.

        Certo, i pregiudizi esistono.
        Che ne siano sempre vittime le donne è discutibile (magari ne sono beneficiarie talvolta, invece?)
        Ma questa è un’altra storia.

        1. “Ma questa è un’altra storia.”

          Molto vicina alla storia di cui tratta il post che stiamo commentando…

          “L’omicidio del commissario di polizia, poi, sembra quasi giustificato dalla rabbia della “vittima” vendicatrice.”

          Verrebbe da dire: “Se l’è cercata”, no? ????

    2. si potrebbe pure affermare che le donne autrici di omicidi volontari sono così poche che ce le ricordiamo per nome o ci ricordiamo il nome delle vittime: Leonarda Cianciulli, Rina Fort, Anna Maria Franzoni, Sabrina Misseri, Erika De Nardo, le tre ragazze che uccisero suor Maria Laura Mainetti (solo quelle che mi vengono in mente sul momento)

      1. Veramente ce ne sono una marea. Parlaci dell’architetto Molteni ucciso a pistolettate su mandato della ex moglie.

        Ma visto che hai parlato del massacro della suora, ti rendo noto che le tre misere assassine che la uccisero in un rito satanico
        fecero ben poca galera, riuscendo a svignarsela e venendo trattate con i guanti di velluto.

        …”Si arriva così al processo di primo grado, dove le tre giovani assassine, sul banco degli imputati attendono di sapere il loro destino. Veronica Pietrobelli viene condannata a 8 anni e 6 mesi, mentre per Milena De Giambattista, la pena è 8 anni, 6 mesi e 20 giorni. Ambra Gianasso viene invece assolta in quanto “non punibile per vizio totale di mente. In corte d’Assise d’Appello, però, il giudizio della corte cambia almeno in parte. Mentre vengono riconfermate le pene per Pietrobelli e De Giambattista, ad Ambra Gianasso viene riconosciuta la punibilità, e la ragazza viene condannata a 12 anni e 4 mesi. Le pene sono lievi in quanto a tutte e tre le ragazze viene riconosciuta la semi infermità mentale. E stavolta le pene sembrano accontentare la città di Chiavenna che, in primo grado di giudizio, aveva accolto malamente l’assoluzione di Ambra Gianasso, dall’inizio apparsa come l’organizzatrice principale del delitto. Sempre su La Repubblica, troviamo le dichiarazioni del fratello di suor Maria Laura e dell’avvocato delle suore in occasione di quella sentenza: ” “Non servono 20 anni di carcere – ha commentato Amedeo Mainetti, fratello di suor Maria -; l’importante è che capiscano e si pentano; in aula mi sembravano pentite”. E ha avuto una parola di carità per Ambra: “Poverina”, ha esclamato, quando ha saputo che doveva andare in carcere. Soddisfatto invece l’avvocato Michele Cervati, che assiste la sorella della religiosa uccisa, “perché, sin dall’inizio, abbiamo insistito sulla capacità di intendere e di volere per tutte e tre le imputate”.

        Un po’ meno soddisfatti saranno qualche anno dopo. Veramente pochi anni dopo. È il dicembre 2007 quando il tribunale di sorveglianza si pronuncia su Ambra Gianasso, decidendo per la semilibertà. La giovane potrà uscire tutti i giorni dal carcere per tornarci soltanto la sera, a dormire. La pena è stata ridotta da indulto e buona condotta. Considerando che già Veronica lasciò il carcere nel 2004, appena ebbe scontato metà della pena, per essere affidata a una comunità, seguita dalla sua amica Milena nel 2006, si può davvero dire che chi in maniera tanto crudele uccise la povera suora, ha davvero pagato poco per una colpa tanto grave. E per questo l’aiuto del demonio non è stato necessario, è bastato quello della giustizia italiana”.

        Un mix di pietà cristiana e mal inteso senso di “pietà giudiziaria”

        1. indulto, buona condotta, semilibertà sono misure che possono essere criticate, se ne può proporre l’abolizione ma per ora sono previste dal nostro ordinamento e vengono applicate senza distinzioni di sesso

      2. Le donne non hanno abbastanza coraggio di affrontare un omicidio direttamente, per lo più hanno paura di affrontare la giustizia in prima persona.
        Gli omicidi delle donne sono quasi tutti indiretti, quando sono abbastanza sicure di farla franca.
        Le donne preferiscono, casomai, di odiarti una vita intera, usando piccole guerriglie continue, ricatti, prevaricazioni, sparlare, colpi bassi, uso di cartomanti e maghi etc.. insomma tutto il male che si può fare al prossimo senza per questo affrontare la giustizia.
        Una serie di comportamenti che possono durare anche decenni senza trovare pace.
        Gli uomini preferiscono, se strettamente necessario, risolvere in modo violento e definitivo purché si finisca con la prevaricazione o ingiustizia.

        1. prendendo per buoni i tuoi stereotipi si può dire che le donne solo più astute degli uomini non meno coraggiose.
          Un uomo che uccide una donna solo perchè questa ha deciso di lasciarlo o perchè sospetta che lei abbia un altro (un evento triste ma che andrebbe messo nel novero delle cose possibili quando ci si mette insieme) a quale “prevaricazione” starebbe reagendo? Se fossi maligno penserei che angelo ha nostalgia delle attenuanti per “delitto d’onore” ma non voglio neanche suggerirlo..

          1. Il discorso sulla violenza maschile (e femminile) è ben più complesso, caro giovanotto.

            Per tutta una serie di motivi, (*) le cui origini sono da ricercare anzitutto in Madre Natura, in tutte le culture gli uomini uccidono altri uomini da venti a quaranta volte di più di quanto le donne uccidano altre donne.
            Ad esempio: nel mondo sono uomini i responsabili del 95% degli omicidi, le cui vittime, però, sono altri uomini nell’80% dei casi.

            Viceversa, quando le donne si macchiano del medesimo crimine, nella larghissima maggioranza dei casi (in alcuni Paesi quasi sempre) uccidono degli uomini.
            Tanto è vero che negli USA, nel periodo compreso fra il 1954 e il 2004, le donne hanno ucciso 60.000 persone; di queste il 90% apparteneva al sesso maschile.

            Di più.
            Molto spesso le donne sono solite agire per interposta persona, ovvero sono le mandanti.
            Infatti, quante volte gli uomini hanno ucciso e uccidono, perché istigati da una donna?

            Non solo.
            Le donne sono le maggiori responsabili di crimini come l’infanticidio, (**) solo che
            quando una madre uccide un figlio le condizioni psichiche-emotive e l’intenzionalità condizionano il giudizio e la pena molto di più di quanto non avvenga per i padri, che di regola vengono giudicati e condannati in base a dati oggettivi: reato compiuto ed effetti prodotti.

            Già negli anni Settanta, negli Stati Uniti, Philip Resnick osservava una netta tendenza a considerare malate più che assassine le donne che uccidevano i propri figli, con il risultato che il 68% finiva in ospedale psichiatrico e solo il 27% in prigione. Per i padri assassini la proporzione era invertita: il 72% in prigione o dal boia e il 14% in manicomio.

            Anche in Italia, da uno studio svolto dal Centro Studi Psicologia Applicata sulle perizie psichiatriche disposte per i reati contro la persona nel periodo compreso tra il 1978 e il 1994, emerge l’assoluta prevalenza di femmine (13 contro 5 degli uomini) nell’uccisione dei figli, reato che rappresentava il 54% degli omicidi femminili. In questi casi le donne non erano mai giudicate capaci di intendere e di volere mentre gli uomini risultavano in possesso delle proprie facoltà, dunque imputabili, nel 40% dei casi.

            Stessa violenza, due pesi e due misure.

            ———————————–

            (*) In tutto il regno animale, quando la femmina deve investire più calorie e rischi in ogni nuovo nato (nel caso dei mammiferi per tutta la gravidanza e l’allattamento), investe anche di più nel suo accudimento dopo la nascita: rimpiazzare un figlio, infatti, è più costoso per la femmina che per il maschio.
            La differenza di investimento si accompagna a una maggiore competizione fra i maschi per le occasioni di accoppiamento, perché accoppiarsi con molti partner dà più probabilità di moltiplicare il numero di figli di un maschio che di una femmina. Quando il maschio medio è più grosso della femmina media (come avviene fra gli esseri umani), questo rivela una storia evoluzionistica di maggiore competizione dei maschi per le occasioni di accoppiamento. E a una storia di selezione per competizioni a posta alta rimandano anche altri tratti fisici degli uomini, come la pubertà più tarda, la superiore forza fisica e la vita mediamente più breve.

            (**) Studi condotti negli USA, hanno dimostrato che nel 65% dei casi, le madri infanticide uccidono dei neonati anziché delle neonate.

            1. so che mi pentirò di averlo chiesto ma come sarebbe il modo di scrivere “femminile”? Ti informo che non scriviamo coi genitali ma con le dita e la mente e quelle le hanno ambo i sessi.
              Non ho la possibilità di mandarti una foto per provarti la mia appartenenza al genere maschile quindi temo che dovrai fidarti..ma poi tu non sei quello delle “donne succinte alleate del diavolo” e dei “pensieri sconci”? Ma che discuto a fare?

      3. Potresti anche cercare di dimenticare quei nomi, se proprio ci tieni a millantare che le donne non uccidono mai i compagni.
        Questi però sono i numeri reali:
        2016 52 femminicidi e 22 maschicidi.
        2017 42 femminicidi e 19 maschicidi.
        Primi 9 mesi 2018: 32 femminicidi e 12 maschicidi.

  6. “Faccio appello all’empatia delle donne verso gli uomini, perché riconoscere le emozioni dell’altro è una delle nostre più grandi virtù” aka women do it better, niente da fare, non si può mai leggere nulla in cui una donna non affermi che loro sono speciali

    1. Io penso che non è quello il senso dell’appello, al contrario è istigare-ispirare-stimolare le donne a non cadere nella trappola della psicosi collettiva creata artificialmente.

      1. Correcto. Può sembrare così come l’ha interpretato Alessandro, ma per chi la conosce non c’è dubbio che il significato é quello che le attribuisci. Purtroppo dopo lunghi anni di follia e fanatismo che hanno permeato e intossicato il rapporto e le relazioni tra uomini e donne, è fisiologico che la diffidenza ha raggiunto limiti estremi.
        In Spagna finalmente qualcosa comincia muoversi, il muro comincia mostrare crepe, piaccia o no grazie VOX (comunque la si pensi), il 21.12 p.v. sarà decisivo.
        #NiUnoMas ! Voglio lanciare questo hashtag !

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