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La violenza femminile vincente

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donna_schiacciauomodi Giuseppe Augello – E’ ormai di dominio pubblico la fantastica storia dell’aggressività e della violenza tutta dei partner maschili verso mogli e figlioletti in tenera età, stereotipando la natura della violenza da testosterone, di cui mi sono occupato in altro articolo in passato. Ancora oggi rimangono del tutto inosservate notizie come quelle delle donne fatte oggetto di violenza da altre donne, o con la complicità di altre donne, vedi il caso di Nicoletta Indelicato di 24 anni e delle baby sitter stuprate da Mirko Altimari complice la moglie, e persino suicide a causa di altre donne, vedi l’interessante, nella sua tragicità, caso di Eva Sacconago, suicida nel 2011 dopo le morbose attenzioni della detta “Suor Mary”, sì proprio una suora, assolta di recente dal reato di istigazione al suicidio.

Da molti anni vengono studiati i comportamenti aggressivi dell’uomo e della donna per porli a confronto e verificare quale sia la natura delle violenze intrafamiliari, per analizzarne cause e rimedi. I risultati di questi studi sono impressionanti. Occorre subito sottolineare che mentre gli studi ufficiali commissionati da enti governativi concludono in genere nell’attribuire all’uomo maggiore aggressività e maggiori danni alle vittime femminili, ben diversa è la constatazione da parte di studi indipendenti che la violenza intrafamiliare è esercitata in pari grado dai due sessi, con leggera preponderanza della violenza da parte della donna sull’uomo, che comunque è in evidente crescita, insieme al calo demografico e alla preponderanza femminile nelle professioni dedite all’accudienza e all’insegnamento dei minori.

After YouInfatti dall’aggressività maschile e dalla conseguente violenza scaturiscono in verità delitti fuori dalla famiglia, all’esterno e nei confronti di terzi estranei, che occupano l’80% delle violenze, mentre il minore numero di reati da parte delle donne è quasi esclusivamente diretto all’interno della famiglia, come ci rivela Glenda Mancini nel suo libro illuminante “Uomini vittime di donne” edito da Paolo Emilio Persiani. Una tesi di laurea, scritta da una donna intelligente, che scardina scientificamente la propaganda femminista facendo luce sull’attitudine tutta femminile a esercitare violenze indescrivibili sul coniuge uomo, nella secolare consuetudine di usare mezzi meno appariscenti ma più subdoli ed efficaci. Inoltre la “norma di cavalleria”, “chivaliry norm”, esistente dalla notte dei tempi, nella concezione della donna come essere da proteggere dalla parte maschile, impedisce ancora oggi all’uomo di difendersi in misura adeguata.

Se nel diritto romano l’uomo aveva un modesto potere sulla moglie, che poteva essere privata della dote qualora contravvenisse ai suoi doveri e in qualche caso anche ripudiata, con l’avvento del potere della chiesa si cercò di disciplinare i rapporti tra moglie e marito sin nei particolari leciti o illeciti dei rapporti sessuali, condannando moralmente la moglie che contravvenisse ai suoi doveri ma sopratutto il marito che usasse la violenza estrema nel trattare una moglie reticente e a suo dire “disobbediente”. Finché nel tardo medioevo si cominciò a discutere sui limiti non oltrepassabili della violenza familiare con un occhio di riguardo alla preservazione dell’istituzione del matrimonio e della integrità della famiglia. Pochi sanno che persino nei secoli passati era concesso alle donne maltrattate di rifugiarsi in convento o presso il loro padre, e che nel XVI secolo esistevano già case di protezione per donne “malmaritate”, in genere adultere o in pericolo perché fuggivano da mariti estremamente violenti. In tali istituti potevano rimanere per due anni, in attesa della ricomposizione della coppia o della definitiva separazione.

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varie_sacrarotaCon rare eccezioni, mai, in nessuna epoca storica, è stata consentita l’uccisione della moglie disobbediente e neanche fedifraga da parte del marito, in auge al dovere dell’uomo di proteggere fino alla morte la vita delle donne. Persino la Sacra Rota, dopo un processo minuzioso, consentiva lo scioglimento del matrimonio da parte della donna a causa di un marito violento, di cui veniva analizzata la personalità irosa dopo un vaglio attento di testimonianze dirette e indirette. In ciò vorrei rimarcare se non gridare ai quattro venti che la malintesa supremazia dell’uomo sulla donna, con la costrizione a subire maltrattamenti, è sempre stata rifiutata in ogni cultura e in ogni tempo. La prevaricazione delle femministe che in nome del progresso accusano ogni vagito maschile di voler riportare al medioevo la condizione della donna, sottomettendola con la violenza, non solo è errata, ma frutto di ignoranza storica se non di manifestazione di furbizia politica nel mostrare presunti successi della battaglia femminista, pubblicizzata a tutto spiano dal potere commerciale e mediatico succube dei voti che la guerra contro la violenza di genere frutta. Così come avvenuto nella recente esasperata contestazione del Convegno sulla Famiglia di Verona, bollato dalla forza di governo più timorosa dell’emorragia di voti come un ritorno di fanatici al medioevo.

Centinaia di studi internazionali ma sopratutto americani dimostrano come la violenza maschile si eserciti al di fuori della famiglia, anche in base a un istinto di conservazione e un malinteso, a volte, dovere di protezione dell’integrità del potere maschile necessario a esercitare il suo ruolo di protector familias, contro altri maschi che la minacciano. Mi sembra quasi similmente a un combattimento per la conquista, presso molti mammiferi, della posizione di capobranco. La violenza femminile, che vorrebbe porre la donna allo stesso livello dell’uomo in posizione socialmente dominante, si avvantaggia e attinge con pieni poteri, invece, della atavica remora e del pudore maschile a rispondere alla violenza femminile, consentendole umiliazioni e violenze psicologiche tali che, defenestrato dal suo ruolo istintivamente assorbito di protezione anche nei riguardi della sua donna e delle donne in generale, l’uomo, superato un certo livello di individuale sopportazione e vedendo ormai distrutto senza rimedio il suo ego come maschio e come individuo, può esplodere nel delitto contro chi ha decretato la sua fine e contro se stesso.

#persone_spadaforaLa criminalità femminile, giustificata da sempre come azione di difesa contro l’offesa e per la mancanza della protezione che avrebbe dovuto esserle assicurata dal maschio, viene ed è di fatto giustificata socialmente, anche se gli studi menzionati ci dimostrano con quale determinazione e con quale ferocia venga esercitata. Peraltro quasi mai seguita da pentimento o azioni suicidarie. Da qui il dilagare della violenza femminile, fin dall’adolescenza col fenomeno del “bullismo femminile” e nella coppia, senza freni e senza argini da parte del codice penale, cui si attinge invece nella forma più spietata quando ad esercitare violenza sia l’uomo, indipendentemente dalle cause. Così come non par vero ad alcuni ominicchi occupanti posizioni di rilievo politico e mediatico, ergersi a veri difensori delle donne, additando i padri separati insofferenti contro l’attuale prassi nel diritto di famiglia che li depaupera della loro dignità, affermare con orgoglio che “il DDL 735 è archiviato”, e “non si tornerà mai ad obbligare la donna in casa senza possibilità di separarsi (o senza incentivo)”. In fondo rivestire il ruolo del cavaliere sul cavallo bianco che corre a salvare le fanciulle dal cattivo drago che le ha rinchiuse nel castello e che vuole stuprarle è il sogno da bambini di queste malcresciute mezzetacche del genere maschile.

Così come bisogna dire che il timore di essere attaccati dalle femministe e assimilati a quel drago, perdendo di credibilità verso le loro donne pur unite e iscritte nella battaglia a favore del riequilibrio genitoriale, ha di fatto impedito ad alcune associazioni per la bigenitorialità di fare fronte comune e raggiungere una massa critica per dare fiato anche a chi tra le forze politiche avrebbe voluto impedire che la loro questione irrisolta delle separazioni distruttive per un genitore e per i figli venisse affrontata con serietà. Avendo il M5S gettato la maschera per voce anche dei suoi massimi esponenti, se ne riparlerà probabilmente alle prossime future elezioni, o quando gli uomini padri avranno imparato cosa significhi combattere la sinistra nazifemminista che viola ogni regola del gioco democratico e dell’intelligenza umana.

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