Le meraviglie e le cantonate del “codice rosso”

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LA FIONDA

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di Fabio Nestola. Una donna denuncia il marito, nessun accertamento degno di questo nome, manette all’accusato. Il Codice Rosso nasce proprio per questo: prima ti arresto, poi vediamo se c’era motivo di farlo. Chi accusa è credibile a prescindere, all’arrestato l’onere di dimostrare l’infondatezza delle accuse. I fatti: il 20 maggio a Melissano (LE) il 72enne Cosimo Bari viene arrestato con l’accusa di tentato omicidio e un’altra manciata di reati accessori, come riportato dai media: “maltrattamenti, violenze psicologiche, vessazioni, minacce, soprusi e umiliazioni che andavano avanti da tempo”. La moglie lo accusa di averla cosparsa di un liquido infiammabile, minacciando di bruciarla viva. Poi dopo due giorni in cella Cosimo viene ascoltato, e crolla il castello delle accuse.

La moglie ha inventato tutto ma non è colpa sua, non è cosciente, è affetta da manie di persecuzione generate da gravi disturbi di personalità, ha un profilo borderline a causa di alcune problematiche psichiatriche che la affliggono da tempo. Nello specifico allucinazioni paranoiche. La signora diventa violenta poiché si rifiuta di assumere i farmaci che le sono stati prescritti, chi vuole curarla per lei è un nemico. E si vendica come la sua mente malata le suggerisce. È il figlio 45enne della coppia a scagionare il padre, consegnando agli inquirenti una relazione che attesta le gravi problematiche della madre.


Gli elementi contraddittori c’erano.


Poi a Cosimo viene permesso di discolparsi, e racconta la sua verità: la moglie è una borderline che soffre di allucinazioni paranoiche, ha inventato tutto, non è la prima volta che inguaia qualcuno con le sue fantasie malate, i disturbi partono da quando la famiglia viveva in Germania e la signora venne recuperata dalla Deutsch Polizei mentre vagava in stato confusionale. Quindi le indagini lampo dei carabinieri hanno preso una cantonata epocale. Succede quando si agisce all’insegna di “sorella, io ti credo” senza prendere minimamente in considerazione elementi diversi dalla narrazione della denunciante. Eppure gli elementi contraddittori c’erano ed erano già noti proprio ai carabinieri, lo scrive sempre il corriere salentino: “invece appena due giorni prima la donna si era recata in caserma per denunciare il marito. E quando ieri, come ricostruito dai militari, ha minacciato il coniuge di denunciarlo, aveva bluffato. In caserma era già stata.”

La cronaca del 20 maggio riferisce di un orco sanguinario che non ha commesso il femminicidio solo grazie al tempestivo intevento dei carabinieri. Ecco il racconto pieno di pathos del corriere salentino. “In carcere il 72enne è finito come disposto dal pubblico ministero di turno,  sulla scorta delle indagini flash condotte dai carabinieri. La donna ha avuto la prontezza di allertare le forze dell’ordine. Con le urla è riuscita a uscire fuori. Per poi rientrare, prendere il telefono e comporre il numero di emergenza. A quel punto il marito l’ha scaraventata per terra cospargendo il corpo di alcol. Era a terra. In uno stato pietoso quando sono arrivati in casa, dopo pochissimi minuti, i carabinieri della stazione di Melissano. Il marito aveva ancora in tasca l’accendino (sequestrato insieme a un taglierino e ad alcuni indumenti) ed è stato bloccato prima che potesse compiere un femminicidio”.


Direi clamorose figure di merda.


Alessandro Conte

Indagini flash che sposano acriticamente la versione della denunciate, la quale ha orchestrato una messinscena nel corso di una delle sue crisi; si è versata addosso dell’alcol dicendo che lo aveva fatto lui, ha spaccato piatti e tazzine dicendo che lo aveva fatto lui, si è gettata a terra dicendo che lo aveva fatto lui. I militari se la sono bevuta e poi hanno trovato la prova regina che confermava il racconto della donna: un accendino in tasca all’orco, prova inconfutabile della volontà di uccidere. Come fai a non arrestare uno col Bic in tasca? Puoi sorvolare su dinamite e kalashnikov, ma detenere un Bic è terribile. Un fumatore può chiedere da accendere ai passanti, se invece si arma di un Bic è ovvio che nasconde una mentalità criminale.

Di fronte all’evidenza dei fatti Cosimo Bari è stato scarcerato. Ma intanto in galera c’è andato, da innocente Queste sono le meraviglie del codice rosso, ringraziamo l’On. Giulia Bongiorno. Comunque credo che la signora di Melissano non debba essere incriminata ne’ per calunnia ne’ per procurato allarme; chi soffre di allucinazioni paranoiche è oggettivamente malato e ha bisogno di cure, non come chi invoca l’incapacità di intendere e volere per la convenienza del momento. Tuttavia sorprende la fretta con cui alcuni personaggi si precipitano a fare dichiarazioni che dopo due giorni si trasformano in magre figure. Se fossi una persona più severa direi clamorose figure di merda, invece preferisco un approccio più soft scrivendo magre figure. È il caso del Sindaco di Melissano, tale Alessandro Conte, che dichiara:


Vediamo se almeno si scuserà la Bellanova.


Poveretto, ci sarà rimasto male; auspicava il carcere a vita ed invece il giudice ha rimesso Cosimo in libertà. Ancora più vistosa, dato lo spessore del personaggio, la figuraccia del Ministro Bellanova che si è scapicollata a postare la sua indignazione sui social, certa del tentato femminicidio, della violenza gravissima, della colpa maschile, del cronico vittimismo femminile, dell’immancabile pericolosa emergenza.

Ministro, senza offesa, non sarebbe il caso di documentarsi un po’ prima di fare proclami? Oppure la presunta vittima è una donna, quindi deve essere creduta a prescindere. Anche se è paranoide. Non sono rare le cantonate prese da parlamentari  in occasione di episodi di cronaca nera, e sempre (sarà un caso?) scagliandosi contro l’aguzzino che poi aguzzino non è. Il caso più recente è della Senatrice Cinzia Leone, quando la vicepresidente della Commissione Femminicidio era certa della colpevolezza maschile. Poi le indagini hanno appurato che l’assassina rea confessa è la nipote della vittima, ma la Leone non si è scusata ed ha risolto il problema non parlandone più.

La mala pratica ha radici antiche e prescinde dal genere del Savonarola di turno. Già nel 2014 l’allora ministro Alfano commentava la vicenda di tre bambine uccise. Non si sapeva ancora nulla ma Alfano aveva le sue incrollabili certezze:  “non daremo scampo a chi ha compiuto questo gesto efferato. Inseguiremo l’assassino fino a che non l’avremo preso e poi lo faremo stare in carcere sino alla fine dei suoi giorni“. Poi la madre delle bimbe confessa, quindi  l’assassino è in realtà un’assassina, e Angelino cambia registro, è addolorato, esprime enorme tristezza. Se l’assassino fosse un uomo mostrerebbe il pugno di ferro, visto che è una donna nasconde il pugno di ferro e passa al fazzoletto. Ma un elemento accomuna tutto questo accanimento antimaschile, questo sessismo criminogeno che in tanti mostrano: per le cantonate nessuno si scusa. Non si è scusato Alfano, non si è scusata la Leone, vediamo se almeno si scuserà la Bellanova.


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