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Le notizie dal mondo e la dinamica del pitbull

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varie_rotativedi Francesco Toesca – Da un paio di anni noto con curiosità che le versioni online e social dei quotidiani nazionali (dai maggiori su carta stampata fino ai quotidiani online) tendono a riportare un certo tipo di notizie di cronaca senza specificare chiaramente (con rubriche, sezioni o riferimenti nei titoli) dove il fatto sia avvenuto, se in Italia o all’estero. Questo tipo di notizie riguarda solitamente atti violenti contro le donne, il sempreverde traino genera-click. Se nella carta stampata e nei telegiornali “in diretta” si tendeva a dividere le notizie anche in base alla loro provenienza geografica (i giornali con una ben chiara divisione della pagina intitolata “esteri”, i telegiornali con una differenzazione cronologica ed una chiara distinzione nei titoli), ora con il pieno regime del web e dei social ciò non avviene più. I titoli di cronaca riportano un fatto avvenuto, guardandosi bene dallo specificare il contesto ed il paese nel quale il fatto è avvenuto.

Non è casuale, poiché siamo più portati ad interessarci di un fatto di cronaca se ci accade vicino piuttosto che se accade dall’altra parte del mondo, per cui leggere “massacra di botte lo scippatore” attira l’attenzione molto di più di “Hanoi: massacra di botte lo scippatore”. Ciò è talmente evidente che fino a ieri ci arrivavano le notizie in base alla loro gravità combinata alla distanza. Una rapina a Milano veniva riportata nella cronaca di locale o nazionale, una rapina a Bombay no, a meno che non contenesse delle caratteristiche notevoli. Ma questo, ripetiamolo, avveniva finché il principio base era l’attendibilità e la capacità dei vari giornali di riportare correttamente i fatti in base ad una oggettiva necessità di essere informati. Oggi, dove la battaglia al click è serratissima, i numeri dei lettori vanno cercati con altre strategie.

varie_clickbaitIl canaio al quale le notizie sono sottoposte (date in pasto alla pancia rabbiosa per una lettura superficiale, strumentale e pilotata) ben si presta a questa confusione riguardo al “dove è avvenuto”; accade quindi volutamente che i titoli degli annunci di fatti di cronaca siano attraenti a discapito della correttezza dell’informazione, lasciando al lettore di scoprire i reali termini nel corpo dell’articolo (che spesso non leggerà), ossia quando il click è compiuto ma il messaggio che viaggia è quello del titolo.

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Ora, per chi come noi osserva la propaganda antimaschile e l’ideologizzazione femminista dell’opinione pubblica attraverso i media, (e quindi la sua progressiva sostituzione alla cronaca come semplice restituzione della realtà, cosa che dovrebbe essere il cardine dell’informazione), tale voluta decontestualizzazione non può che destare sospetti. Il “sapere cosa succede”, inscindibile dal “in quale contesto” e “in quali dimensioni”, sono elementi chiave per capire se si tratta di un caso isolato o di un fenomeno diffuso, se un fenomeno che attiene alla nostra cultura e come tale vada affrontato qui da noi, se tale da essere considerato fenomeno sociologico o atto individuale. Tutto ciò concorre a una lettura della realtà che si vuole strumentalizzare, facendo credere che la nostra società sia affetta da patologie che giustificano azioni create ad arte. Tale abuso della chiarezza informativa, se pur potrebbe sembrare poca cosa, in realtà costituisce uno strumento potentissimo per la propaganda della quale parliamo spesso su questo Blog, poiché permette di riportare le sole notizie utili alla propaganda stessa. Per capire bene cosa questa piccola differenza determini, e la sua vera potenza, bisogna far luce su alcuni punti chiave.

bigmediaAnzitutto, bisogna tener presente che la maggior parte dei mezzi di informazione viene fruita attraverso i social, ambiente nel quale si è definitivamente sovvertito il principio base dell’informazione: anziché “ti racconto cosa succede e mi premi comprandomi per la mia attendibilità”, ti “riporto le notizie che vuoi leggere e mi premi, cliccandomi, per la mia capacità di rifocillare il tuo pregiudizio”, trend esasperato dal lucro in relazione ai click di lettura. Dunque, asservimento dei media alle opinioni già confezionate ancor prima che vengano riportate. A questo si somma l’enorme facilità nel reperire le notizie (qualsiasi “giornalista” può scorrere da casa le notizie del mondo e semplicemente riportarle per come le ha lette, con pochi click). Se prima un giornale doveva avere una rete di inviati minori (oltre all’inviato di punta, che ancora esiste) in giro per il mondo con grandi costi, oggi il tutto si fa con pochi euro. Si aggiunga infine che, essendo la quantità di notizie su scala mondiale ovviamente molto più grande di quella nazionale, si ha una possibilità materiale di creare interesse voluto pressoché infinita. Basta cercare e si trova. Ad esempio, se voglio dimostrare che l’essere umano mangia insetti abitualmente, basta attingere in Asia, dove trovo milioni di casi di persone che mangiano insetti e riportare il dato senza dire dove avviene.

Si potrebbe a questo punto osservare che tutto sommato se dei fatti di cronaca avvengono in Patria o all’estero poco importa. Niente di più sbagliato, poiché oggi tutte le letture sociologiche, sociali e politiche si basano sulla frequenza di accadimento dei fatti ma soprattutto sulla loro percezione emergenziale riportata dai media e sulla loro specificità nel contesto. Difatti, uno dei pilastri della narrazione antimaschile è che certi comportamenti criminali di singoli individui siano in realtà ascrivibili al maschile in generale. Ebbene, questa universalizzazione porta a voler convincere l’opinione pubblica che ovunque, nel mondo, indipendentemente dal contesto, l’uomo si comporti in un certo modo, per cui niente di meglio per dimostrare questa tesi che il pescare notizie in giro per il mondo decontestualizzandole, depercentualizzandole ed appiattendole in una narrazione arbitraria. Se voglio, su 7 miliardi di umani, trovo quello che voglio.

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varie_trattoreSia ben chiaro a questo punto che il valore della loro contestualizzazione sta, a nostro avviso, anzitutto in un fattore proporzionale: su 7 miliardi di persone è ovvio che si possano trovare svariati psicopatici al giorno che commettono atti violenti. Ebbene, se io questo dato lo riferisco sempre ai 7 miliardi appare come deve apparire, una percentuale infinitesimale e purtroppo fisiologica. Se invece lo martello su scala locale, 60 milioni di abitanti, ecco che perde del suo valore irrisorio e relativo ed acquisisce un valore emergenziale e allarmante. Ma questo avviene su qualsiasi avvenimento umano. Se dovessi contare i morti schiacciati dal trattore nel mondo e battere quei dati ogni giorno in Italia, verrebbe fuori che i trattori vanno tolti dalla circolazione. Se invece completo il dato riportandolo su miliardi di mezzi da lavoro e sulle ore lavorate in tutto il mondo dai trattori, ecco che il dato riacquisisce la sua valenza relativa. In sintesi, contestualizzare non significa attenuare la gravità di un fatto quanto capirne i motivi reali e non fittizi: una lettura reale e non strumentale. Nel mondo si muore di trattore perché tutta la produzione agricola mondiale su di essi si basa, e qualche centinaio di incidenti è irrisorio rispetto al lavoro svolto: è appunto un dato fisiologico inevitabile.

E dunque, sempre ad esempio, 1000 atti violenti al giorno verso le donne su scala di 7 miliardi significa un dato fisiologico (ci saranno sempre 1000 imbecilli su 7 miliardi) e non una volontà di eliminare le donne. Ora, quanti assassinii di donne servono al giorno per poter affermare che è in atto una strage di donne in quanto donne, forse mille? Siccome non succede in Italia, per giustificare la mia strumentale visone ve ne riporto mille dal mondo. Tanto notate solo il titolo. Purtroppo, infine, la globalizzazione dell’informazione ha anche questo gravissimo risvolto, ossia che si perde di vista la scala, tendendo a pensare che accada solo quello che vediamo e non anche miliardi di altri avvenimenti non riportati. Una specie di presunzione di conoscenza esclusiva.

grafica_gognamediaticaDecontestualizzare o fornire informazioni incomplete dunque è sempre un fatto strumentalizzabile. Se per giorni e giorni si titolasse “in dieci urinano sul marciapiedi!” e si lasciasse nel corpo dell’articolo l’informazione che si tratta di cani e che quindi il fatto non costituisce notizia, per quanto l’articolo possa poi spiegare, rimane nel corpus dei media, in bella evidenza, pronto al colpo d’occhio, l’informazione incompleta: un mucchio di gente urina sui marciapiedi. Fate così per mesi e mesi, e poi vedete se non si crea la psicosi degli urinatori in pubblico. Cosa spinge quindi a questo uso strumentale della notizia appiattita?

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Una prima risposta la potremmo chiamare “dinamica pitbull”: prima dell’avvento del fenomeno “femminicidio”, puntualmente a giugno esplodeva il caso dei pitbull che azzannavano, fatto del quale non si parlava più da agosto in poi per ripresentarlo il giugno successivo. È del tutto evidente sia che i pitbull azzannano con la stessa frequenza durante l’anno sia che essi continuino ad azzannare anche quando non se ne parla, compresi gli ultimi anni nei quali sono sparite tali notizie. Ebbene, perché se ne parlava a giugno? E perché così pressantemente?  Perché le altre notizie, con l’arrivo delle vacanze e lo stand-by del Paese scarseggiavano, mente la voglia di comprarsi un giornale e sedersi al bar a leggerlo aumentava. Cosa dare quindi in pasto al pubblico, cosa vendere? Un fenomeno di grande presa emotiva, che si può facilmente alimentare di pregiudizi (i cani cattivi, nell’esempio) e che non richiede una reale misurazione per poter essere plausibile. Si noti en passant che la stessa marginalizzazione per far posto al femminicidio l’hanno subita i casi di pedofilia: mostruosa omissione dei media per la quale non ci daremo mai pace. Una seconda spiegazione è che si vogliano utilizzare i media non già per informare quanto per giustificare la necessità di determinate azioni politiche o sociali. Ciò prevede di poter raggiungere un determinato e  adeguato monte-notizie di un certo tipo che confermi l’esistenza di una emergenza. Ora, dato che nel mondo accade potenzialmente di tutto, attingere notizie in tutto il mondo e spacciarle superficialmente per una nostra emergenza gli fa compiere esattamente questa funzione strumentale.


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3 thoughts on “Le notizie dal mondo e la dinamica del pitbull

  1. http://violenza-donne.blogspot.com/2019/02/brescia-rissa-tra-donne-sullautobus.html

    [Soltanto un passante ha rotto gli indugi, mentre il pullman si era già fermato per il caos al suo interno: “Appena ho visto cosa stava succedendo mi sono fermato e sono intervenuto, chiedendo alla signora di smetterla, dicendo che stava sbagliando. Ma lei ha cominciato a offendere anche me, dandomi del ‘barbone’ e dicendomi ‘vai a lavorare’. La situazione era già molto tesa, e ho preferito non reagire”.] (Per fortuna…).

    Vedrei bene questa notizia utilizzata – da qualche nota womansplainer, con la consueta dose di piroette e salti mortali retorici – per evidenziare la consueta mascolinità tossica di chi si vuole immischiare in “cose tra donne”.
    Anzi, avrei pronto anche il neologismo giusto: “manintruding” (o “man intermeddling”).

    Dite che sto esagerando, volando troppo con la fantasìa?
    Avete ragione.

    (Anche se…).

  2. “. . . . Da notate che il caso Stefania Crotti ” essendo deceduta per colpa di una donna pare a questo punto si suppone che la vita di una donna come per magia non conta infatti non vi è conteggiato nella macabra lista di Inquantodonna

  3. Vorrei far notare come il primo femminicidio dell’anno (uomo che ammazza donna eh !) + uno non riuscito (donna arsa) sta creando un polverone mediato e d conseguenza tutte le emergenze possibili ed immaginabili.
    Da notate che il caso Stefania Crotti non ha sollevato tutto quel polverone di allarmismo.
    . http://www.libertasicilia.it/siracusa-femminicidio-crimine-di-stato-e-quando-e-troppo-e-troppo/
    . https://www.huffingtonpost.it/2019/02/07/al-via-la-commissione-sul-femminicidio-la-presidente-valeria-valente-allhuffpost-la-violenza-e-un-fatto-pubblico_a_23663754/
    . https://quibrescia.it/cms/2019/02/07/violenza-di-genere-157-casi-in-due-anni-a-brescia. https://www.unadonna.it/lifestyle/femminicidio-in-italia-i-numeri/932042/

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