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L’educazione che non c’è

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varie_presadirettadi Anna Poli – Mi avete chiesto in tanti di parlare della puntata di Presa Diretta andata in onda su Rai3 il 28 gennaio 2019, ma la realtà dei fatti è che personalmente ho davvero ben poco da dire. Non fraintendete, da dire ci sarebbe tanto e su tanti temi, ma davvero poco, quasi niente su quella puntata. Un esempio su tutti: l’intera messa in onda, nel suo splendido splendore, diligentemente tagliata e cucita, era perfettamente coerente con se stessa nel complesso del suo impianto, dall’inizio alla fine. E’ stato fatto esattamente quanto dichiarato ed è stato fatto in modo magistrale. Ora, prima che scattiate sulla sedia, vorrei che ci riflettessimo sopra.

Molti di voi staranno pensando: “ma come coerente?! Non si è parlato di efficacia genitoriale, né tantomeno di condivisione di intenti, non si sono sentiti pedagogisti parlare di educazione, né sociologi parlare di relazioni, né psicologi parlare di stadi evolutivi. Nessuno, nemmeno uno, che abbia parlato di bambini (qualcuno ha parlato di minori, ma sono contenitori semantici ben diversi…) e dire che il tema sembrava proprio inerente (o quantomeno vicino) al mondo dell’infanzia. Niente, neanche un cenno. Come la si può definire coerente?”. Non vi nego che, sul momento, ho pensato anch’io tutto questo. Con rabbia, con fastidio, a tratti anche con avvilita desolazione di fronte a un universo adulto che sembra un raduno di tredicenni a un cineforum organizzato da Disney Channel. Ma i libri si giudicano sempre dalla copertina. Così, qualche giorno dopo, a mente fredda, mi sono ricordata del titolo.

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varie_urnaelettoraleIl titolo della puntata era: Dio Patria Famiglia. Le tre parole politicissime. Un titolo perfetto, che non ha nulla di casuale e che fa esattamente quello che è chiamato a fare: politica. L’intento non era, dunque, quello di fare informazione e, per la verità, nemmeno quello di fare disinformazione: l’intento era sfottere un partito. Un gioco. Giocano al gatto col topo a colpi di sarcasmo e battutine, si pigliano per il culo vicendevolmente nella speranza che l’elettore medio si lasci convincere del fatto che esista qualcuno interessato al bene di qualcun altro. E vorrei che fosse cristallino che non sto salvando nessuno. Perché qui i bambini effettivamente non interessano proprio a nessuno.

Quando cominceremo a chiamare uomini e donne con il loro nome e cioè adulti ci renderemo immediatamente conto che è di adulti che si parla in continuazione; di bambini non si parla mai. E allora la puntata del 28 gennaio di Presa Diretta sarà solo una ennesima puntata di una trasmissione mediocre qualsiasi dedicata alla violenza sugli adulti, ai diritti degli adulti, ai privilegi di alcuni adulti, alle rivendicazioni di altri adulti, alle ripicche tra adulti, alle immagini stereotipiche in cui si specchiano gli adulti, ai piagnistei, ai vittimismi, alle rivincite, alle prevaricazioni, alla triste e misera constatazione che di adulto, tra gli adulti, è rimasto solo il vocabolo e a volte neppure quello. Tutti intenti alla cura di un corpo che beffi l’anagrafe, ingabbiati in involucri tirati a lucido con fatica e sudore stanno ragazzetti imbecilli di 40 anni in preda a umori e pulsioni, gli stessi imbecilli che dovrebbero essere i baluardi dei loro figli, i loro pilastri, le loro fortezze.

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persone_bosettiLa mia nonna si ribalta e vomita nella tomba ogni volta che una Giulia Bosetti qualunque, calatasi in maniera egregia nel ruolo dell’adolescente strafottente, intervista, con la spocchia della navigata, personalità di stile e di cultura del calibro di Camerini o Vezzetti presumendosi nella posizione di poter andar loro spiegando la vita. E qui non ha nessuna rilevanza chi dice cosa. Qui non c’entra nulla il pensarla diversamente, sempre a patto che di pensiero si tratti. Qui è una questione di atteggiamento. Un giovane nessuno, al cospetto di una persona più grande e decisamente più colta di lui si pone con rispetto e presta attenzione. Fine. Non interrompe, non fa la faccetta scocciata e impertinente, non insinua. Tace e ascolta con la consapevolezza umile e l’animo cortese di chi sa di aver solo da imparare. Fine. Qui è una questione di educazione. Qui tutto è una questione di educazione. Che non c’è.

Nessuno parla di bambini perché nessuno ha la più pallida idea di cosa dire e allora cambia argomento. La verità è che non abbiamo niente da insegnare ai nostri figli e quello che dovremmo imporci di imparare da loro, lo liquidiamo con un “tesoro, ci sono cose più importanti che tu non puoi capire”. Abbiamo costruito intorno all’infanzia una società a misura di adulto e naturalmente di adulto cinico e senza scrupoli. Per gli altri non c’è posto sulla barca dei visibili. Dunque, chi vuole davvero far dono al suo bambino di un progetto educativo, deve arrangiarsi da solo e farlo lontano da riflettori e paillettes. Quanta strada abbiamo fatto da quando Alberto Manzi faceva della tv uno strumento di educazione! A ritroso, intendo. E ora dietro al culo abbiamo il burrone. Educazione è il contrario di estinzione. Ma capisco che anche la violenza di genere sia un tema carino.


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9 thoughts on “L’educazione che non c’è

    1. La convivenza si va parificando al contratto di matrimonio (DDL Cirinnà, parte seconda), e la relazione “seria” senza coabitazione si va parificando alla convivenza (sentenza 9178/2018 della Cassazione) – il sistema si adatta per mantenere il flusso di denaro dagli uomini verso le donne – si prevede che il flusso aumenterà ulteriormente nel corso dei prossimi dieci anni, e credo che le previsioni siano in gran parte azzeccate perché le suddette “riforme” sono molto più veloci della presa di coscienza maschile della situazione.
      Una reazione adeguata, cioè veloce a sufficienza, sarebbe non parlare neppure di contratto di matrimonio e divorzio, come non si parla di piume d’oca e calamai quando si parla di quale è il metodo migliore per scrivere qualcosa su carta, e focalizzarsi invece sul modo di evitare la parificazione di qualsiasi relazione (anche non coabitativa) uomo-donna con il contratto di matrimonio.

  1. Bellissimo articolo, una mente sensata e illuminata! Credo che quella puntata di presa diretta (trasmissione che solitamente apprezzo tra l’altro), sia stata confezionata in modo davvero squallido, fingendo il confronto. Hanno pensato :”faccio dire due parole ai padri separati, poi però vado dove dico io” e così è stato infatti, perché il messaggio di fondo era ben diverso. Questi artifici creano molti più danni di una palese presa di posizione, perché ingannano i telespettatori che ingenuamente pensano di informarsi.
    Ad esempio che senso ha raccontare del ragazzo strappato alla madre contro la propria volontà (se non si agisce in malafede)? È semplicemente un episodio, un caso specifico, ma nulla c’entra con l’insieme. Perché non mostrare allora anche un caso opposto, in cui si vede effettivamente che un bambino allontanato da un genitore tende a distaccarsene ancora di più?
    Un pò come se volessi fare un’ inchiesta sugli stupri e intervistassi una donna che dicesse: “si, sono stata violentata, però devo dire che mi è piaciuto, non è così male come dicono”. Giustamente la gente insorgerebbe, per non parlare delle femministe. L’informazione seria è cosa rara, tutto è governato dalla politica e in questo caso,anche dalla lotta di genere.
    Complimenti ancora per questo pezzo.

  2. Succede, ancora, di nuovo, perché non vogliamo chiamare le cose il loro nome: si chiama MinCulPop, e non è mai stato chiuso, realmente. Hai voglia a criticare i terrapiattisti… sono i figli legittimi di questa informazione.

  3. Cito dallo scritto della carissima Anna Poli : “intervista, con la spocchia della navigata, personalità di stile e di cultura del calibro di Camerini o Vezzetti presumendosi nella posizione di poter andar loro spiegando la vita”. In più sono uomini, cara Anna e quindi è un dovere per questi propagandisti delegittimarli, irriderli, sminuirli in modo che il loro pensiero non rappresenti quel “limite” che invece si vuole abbattere per abbattere identità e ruoli (niente più padri, niente più madri, niente più figli ma solo “individui” interscambiabili destinati a scambiarsi”valore” o pezzi di ricambio organici).

    Grazie per le sue parole.

    1. sono d’accordo con questa bella riflessione di uchuunokishi.
      Il prof Vezzetti è una vita che lavora come pediatra in questo settore (si sono scoperti, negli Usa, addirittura dei collegamenti
      tra la alienazione genitoriale e certe forme di neoplasia; questo dimostra che il conflitto genitoriale è un problema di
      salute pubblica, come detto più volte sia dal prof. Vezzetti e dalla dott.ssa Verrocchio della università di Chieti).
      Quegli agit-prop, che hanno ormai perso ogni sembianza di un serio giornalismo, trasformandosi in militanti
      della disinformazione , evidentemente desiderano una società di pezzi di ricambio.
      l’unico augurio che gli posso fare, in tutta sincerità, è che un domani, come genitori, come nonni, come parenti,
      non vengono mai attinti da fenomeni di alienazione o da manipolazione a tutto svantaggio dei figli.
      Potrebbero avere delle amare “sorprese” e ripensare con ribrezzo a quella opera di propaganda
      targata 28 gennaio 2019. E al male che hanno fatto a tante persone.

  4. bello, bello come sempre.
    E ovviamente quello che ha scritto Anna Poli io lo condivido, ma ha una visione differente.
    Tanto per iniziare, è conforme ad un sistema democratico che un ddl , come avvenne tanti anni fa per leggi
    sull’aborto e sul divorzio, venga discusso nella società e se possibile, contestato.
    Penso che chiunque ricorderà la opposizione alla legge Cirinnà.
    Contestato in modo propositivo e sempre con intento migliorativo; in alternativa, si può dire che non va bene e basta.
    Il trucchetto mediatico di Iacona e della sua pard trinoriucita (sostanzialmente una sessantottina figlia di sessantottini)
    è stato di fare un grosso frullatore, un puzzle furbo in cui temi come alienazione genitoriale, conflittualità familiare, custodia
    dei bambini nella famiglia post-divorzile, tutela da abusi di ogni tipo, ecc., non sono mai stati trattati.
    Inizialmente hanno fatto vedere un sardo, che si chiama Massimiliano, presentandolo in modo patetico,
    direi fantozziano, nella sua modesta casetta in un paese del campidano che usa per alloggiare i figli nel
    corso del condiviso. Un povero: un povero dileggiato da gente che si riempie la bocca di tutela degli oppressi.
    Questo è stato l’unico spazio concesso a noi padri separati/divorziati: una squallida messa in scena tanto
    per dire che “esistiamo”.
    Hanno preso un pezzetto della intervista a Camerini, solo nella parte in cui il medico dice che il testo del ddl
    va riveduto e corretto; nella parte in cui bisogna attuare un programma (rispondendo a specifica domanda della Bosetti)
    per cercare di far stare i figli oppositivi con il genitore-bersaglio (della alienazione genitoriale).
    Poi sono passati alla intervista (gravissima) ad una moglie alienante, oggetto di specifica sentenza di un
    tribunale X, tanto per far passare l’idea della VIOLENZA ISTITUZIONALE che strappa i bimbi alle madri
    con la scusa della pas.
    Il tutto con frasi di Iacona (col cavolo, che ti compro un libro!) del tipo “la cosidetta pas”, “questa pas”
    ma cosa sarà questa pas, con discorsi da Negazionista della alienazione che hanno mandato in un brodo
    di giuggiole le vere alienanti, esistenti in Italia e bene individuate anche dietro “pseudonimi” potteriani
    e altre maschere pirandelliane, ben unite compatte contro i tribunali criminali che pensate un po’, hanno
    invertito il regime di affido in favore dei padri vittime.
    Infine, lo squallore si è toccato con la intervista alla Penati: vittima di un vero errore giudiziario, dato
    che effettivamente il bambino fu indotto a svolgere il colloquio con un padre, evidentemente uno squilibrato
    violento, che lo uccise a coltellate, fino a suicidarsi sul corpo del piccolo Barakat.
    il suggello di tutto il reportage in cui si è detto expressis verbis: “attenti, con la riforma Pillon si rischia
    di mettere i figli obbligatoriamente in mano a dei criminali violenti”. La riforma insomma sarebbe
    criminogena perchè agevola e perpetua gli abusi in famiglia.
    Nessuna parola su altri disegni di legge o sulla condizione di attuazione della legge 2006.
    Una monocorde litania femminista e “pro genere”, poi divagata in temi eccentrici come i gay,
    gli antiabortisti, ecc. che nulla avevano a che fare con il tema.

    Dio, Patria, Famiglia: motto mussoliniano.
    Io, sempre stato di sinistra, poichè mi oppongo a questo stato di cose e a un sistema che privilegia in modo
    prepotente una parte, sarei fascista ?
    Che dire, dopo un programma del genere se fossi un giovane eviterei di sposarmi.
    Ed eviterei anche donne come la Bosetti.

    ciao

    1. “Che dire, dopo un programma del genere se fossi un giovane eviterei di sposarmi.
      Ed eviterei anche donne come la Bosetti.”

      Discreto programma, ma bisogna anche evitare queste due cose:
      Convivere.
      Quando si ha una relazione di lunga durata senza convivere non bisogna aprire conti in banca in comune, neppure una roba tipo “ci versiamo 50-100 euro a testa al mese, come ci viene, e quando arriviamo a una certa sommetta ci andiamo in vacanza insieme”.

      1. sposarsi/andare a convivere da decenni è la stessa cosa.
        Qualche fesso non lo sa, ma presto lo hanno capito anche gli analfabeti.
        Con la legge delle unioni civili, presto avremo le “disunioni civili”
        altri casini da risolvere in tribunale, fino a quando non ci si metterà in testa
        che l’unica strada sono gli Accordi Prematrimoniali, che mettono al riparo
        da rapaci, miste a volpi che si sposano con la riserva mentale di “fare l’Affare della Vita”.

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