Lilli Gruber dà fuoco alle polveri. E io rispondo

lilli gruberNon si fa in tempo a tornare dalle ferie che ci si ritrova una Lilli Gruber subito pronta ad aprire le ostilità. Ospitata dal Corriere della Sera nella rubrica pubblica “@7Corriere”, lancia un tema di discussione che suona così: “Le donne sono più adatte degli uomini alla leadership. E con maschi come Trump, Orban, Salvini, Johnson, Putin, Netanyahu, Erdogan, che stanno dimostrando tutta la loro incompetenza nella soluzione dei problemi della loro gente, le donne sono sempre più indispensabili per trovare vie d’uscita responsabili”. Una volta diffusa ‘sta roba, il Corriere invita i lettori a dare la propria opinione. Non potevo esimermi. Ecco ciò che ho scritto a Lilli Gruber.

Gentile Gruber, la sua riflessione denota un’abitudine piuttosto ampiamente (e insopportabilmente) diffusa, quella di celare convinzioni politiche di parte dietro un’ideologia supposta “presentabile”. Nello specifico, lei copre con una vulgata femminista un posizionamento che con il sesso dei leader non ha nulla a che fare. Perché questa operazione? Perché dà ottimi risultati. Con il femminismo messo in primo piano lei riesce (per lo meno pensa di riuscire) a far breccia un po’ ovunque. Chi metterebbe in dubbio concetti del genere, con tutto il ginocentrismo ficcato a forza da anni nell’opinione pubblica? Chi oserebbe, con il clima oppressivo che c’è, contestare un’affermazione che dà priorità alle donne? Nessuno vuole finire alla gogna, dunque nessuno si permetterà (lei pensa). Così il suo femminismo diventa il passe-par-tout per le zucche vuote di molti lettori o ascoltatori.

cavallo di troiaIl suo femminismo insomma fa la funzione di un cavallo di Troia. Dentro di esso si nasconde furbescamente un messaggio politico ben preciso, che è poi il suo personale. Chi lo definirebbe “di sinistra”, chi “radical-chic”, chi “post-marxista”, chi “mondialista” o “globalista”. Tolto l’orrido trasformismo italiano, si tratta di roba sempre meno apprezzata, vivaddio, e che dunque deve usare un veicolo popolareintoccabile per ficcarsi nella testa delle persone. Ecco a cosa serve il suo tono fiero da women empowerment. Il gioco però è talmente trito e ritrito, il camouflage così mal fatto, che la mossa propagandistica diventa quasi subito un boomerang. Mi permetta di spiegarle perché.


Il suo femminismo insomma fa la funzione di un cavallo di Troia.


Anzitutto perché il suo assunto non è dimostrato. Che le donne siano più adatte degli uomini alla leadership è una sua dichiarazione solenne che convincerà qualche zucca vuota, ma farà sghignazzare molte altre piene. Le quali si chiederanno: “e perché mai?”. Ciò che lei dice dopo, cara Gruber, non è una risposta. Elenca una serie di leader che lei vende come “incompetenti” dall’alto di un’autorevolezza che non ha. Non per altro: perché stride violentemente con la realtà. Gli USA di Trump non avevano un’economia così fiorente da decenni ed è la prima presidenza che non si imbarca in un conflitto armato. Orban e Salvini hanno la maggioranza del consenso popolare. Johnson si è appena insediato a Downing Street e non si capisce come avrebbe già mostrato la propria incompetenza. Netaniahu ed Erdogan, sebbene quest’ultimo effettivamente comprima molte libertà, sono un elemento di equilibrio in Medio Oriente. Putin… che dire… ci vuole una bella faccia tosta, me lo lasci dire, a definirlo “incompetente”: la sua Russia viaggia a mille nonostante le sanzioni. Anzi: proprio grazie alle sanzioni.

hillary clintonBugie, le sue, insomma. Se non bugie, per lo meno mistificazione settaria, cui si aggiunge anche una buona dose di ipocrisia. Oltre a citare maschi (nossignora, si dice “uomini” in antitesi a “donne”) lontani dal suo credo politico, infatti, omette di citare alcune femmine di potere che quanto a incompetenza oggettiva non hanno da invidiare niente a nessuno. Penso a Theresa May che, lei sì, alla prova dei fatti non ha saputo gestire la transizione “brexit”. Penso ad Aung San Suu Kyi che reprime i rohinga tanto quanto Erdogan reprime i curdi. Penso a Hillary Clinton che oltre ad aver promosso conflitti armati con innumerevoli vittime civili (e come lei in precedenza anche Condoleeza Rice), ha anche coperto un giro di pedofilia nel suo partito. E che dire del trittico sudamericano Kirchner-Roussef-Bachelet, che certo non ha brillato per trasparenza o competenza. E sono solo le prime a venirmi in mente, forse lei ne potrebbe suggerire altre, Gruber…

Insomma, la sua frase contiene una grande quantità di errori palesemente fatti in malafede. Ed è costruita in modo tale da essere semplicemente pericolosa. Nel suo nucleo si cela, grossolanamente nascosto, un indirizzo politico cui, a conti fatti, va attribuita la devastazione delle identità, della cultura e delle economie di mezzo mondo. Mi riferisco a quel “radicalismo” (inteso in senso americano) che ha imposto il politicamente corretto, il mondialismo e l’appiattimeno globale a partire dalle accademie e dalle scuole, così inquinando le nuove generazioni, ossia il futuro. Parlo di quel radicalismo che, ormai è chiaro a tutti, avanza e si impone accusando gli altri delle perversioni e delle malefatte che sono invece sue proprie. E quegli altri sono, badi bene, la “gente” cui lei accenna nella sua frase. Persone che hanno votato Trump, Orban, Salvini, Netaniahu non perché sbagliate o intellettualmente inferiori (anche se lei sicuramente le ritiene tali), ma perché vogliono preservare un equilibrio e rinnovarlo attraverso strade diverse dall’annullamento globale e dalla liquefazione totale pianificati da chi la pensa come lei.


Mistificazione settaria, cui si aggiunge anche una buona dose di ipocrisia.


Lei poi cerca di camuffare questa schifezza, chiamiamola col suo nome, con un vestito presentabile, appunto l’afflato femminista spinto, o suprematista come oggi lo chiamano in Spagna. Ovvero con quell’ideologia fanatica che ormai non promuove più (se mai l’ha promossa) la parità di diritti e doveri tra uomini e donne, ma che cerca primazie secondo il postulato indiscutibile per cui la donna è il Bene (e sempre vittima) mentre l’uomo è il Male (e sempre carnefice). Un postulato smentito dai dati e dai fatti, nonostante i pompaggi propagandistici messi in atto dai media, lei compresa. Il femminismo di oggi, lungi dal volere equità o parità, vuole la distruzione dell’uomo e di tutto ciò che indirettamente esso rappresenta, a partire dalla famiglia. Un obiettivo perseguito barbaramente, ossia in ordine sparso e feroce, del tutto incurante delle innumerevoli contraddizioni che lo minano alla base. Uno su tutti, a mero titolo d’esempio: aborto sì, perché sul corpo della donna decide la donna, però prostituzione no perché in quel caso la donna non è più libera di decidere sul proprio corpo.

In conclusione, gentile Gruber, frasi come la sua sono pericolose, perché dette da un pulpito che ancora viene percepito come “autorevole”, sia esso la testata giornalistica famosa o la televisione. Messaggi come il suo, quand’anche lei si appigliasse alla scusa dell’iperbole, sono secchiate di veleno gettate nei pozzi della normale convivenza e relazionalità tra uomini e donne. Le valgono il plauso delle sue simili, certo, e il carezzevole consenso delle élite radicali mondiali, ma è e resta un inquinamento delle falde più profonde della convivenza comunitaria. Quello che lei dice è solo apparentemente una sciocchezza. E’ un’operazione con cui lei raccoglie stima personale vendendo una droga ideologica per di più tagliata malissimo. Le zucche vuote, che sono purtroppo molte, ne sono già dipendenti e le dedicheranno una standing ovation. Ma badi che i disintossicati sono sempre di più e il trucchetto lo vedono bene. Così come l’aspetto peggiore della sua frase e della sua attività di comunicazione pubblica: lei sa perfettamente che ciò che dice è sbagliato e dannoso. Lei è troppo astuta e intelligente per non saperlo. Eppure lo dice lo stesso. Ritiene di poterlo fare: in quanto donna, lei pensa, nessuno la verrà a contestare nel merito. Sbaglia, gentile Gruber. Il vento è cambiato. E’ e sarà sempre più chiaro che la differenza non la fanno l’assenza o presenza di prostata o utero nel fondo pancia, ma la qualità complessiva delle persone. Lei, con la sua frase, ne è un esempio evidente.


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