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L’ONU contro la famiglia patriarcale e sessista nel mondo

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LA FIONDA

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differenze-uomini-e-donne-connessioni-cervellodi Giuseppe Augello – Esistono abilità particolari di cui occorre prendere atto. Come la presentazione tendenziosa delle statistiche al fine di lanciare un monito. Quale? Lo rivelerò di seguito, partendo da un esempio elementare. Una prestigiosa scuola superiore anglosassone si faceva un vanto di diplomare studenti di eccellenza, rispettanti uno standard molto elevato di preparazione. A tale fine si era adottato un sistema di recupero degli studenti il cui profitto non raggiungeva l’eccellenza. In una classe di 40 studenti, di cui 20 di sesso maschile e 20 di sesso femminile, a metà dell’anno scolastico si selezionavano quelli meno avanti con le valutazioni e si obbligavano a seguire ore di recupero del rendimento. Nell’anno passato, a metà percorso quindi, venivano invitati al recupero 9 studenti di sesso maschile e 4 di sesso femminile. Forse i maschi erano meno costanti nel rendimento. A fine anno, nonostante il recupero, 3 studenti di sesso maschile e 3 di sesso femminile vengono “scartati” e non superano l’esame di diploma.

Nessuna discriminazione, nessun sessismo, semplicemente una selezione che alla fine premia 17 studenti di sesso maschile, e 17 di sesso femminile, ritardando la fuoriuscita di 3 di sesso maschile e 3 di sesso femminile. Sembra. E invece col piffero. Interviene una nota associazione femminista nazionale e inscena a livello internazionale accuse di violenza e discriminazione verso le donne, di maschilismo palese e becero e di tentativi di ritorno al passato con l’esclusione delle donne dalle carriere e dalle conseguenti retribuzioni più elevate imperante nella scuola. Perché? Con quale motivazione? Rispondono furiose le Valchirie: “Perché le donne bocciate e discriminate costituiscono ben il 75% (3/4) di quelle inviate ai corsi di recupero, mentre soltanto il 33% (3/9) dei maschi è stato fermato, ed il 66% dei maschi ha poi superato gli stessi corsi!!”. “Questa è la dimostrazione”, insistono le neo-femministe, “che in quella scuola vige e prevale un metodo di selezione violentemente fallocentrico che favorisce il patriarcato ed esclude le donne dall’emancipazione!”. La notizia viene poi riportata da tutti i media, crea scandalo, e l’allarme del Ministero competente che ritira l’autorizzazione alla scuola, costretta così a chiudere i battenti, cessando di alimentare il mercato del lavoro di giovani altamente qualificati.

statistiche-webOra, la notizia è inventata. Per lo meno per l’oggetto, ossia la scuola, di tanta vituperazione. Non lo è affatto invece il metodo statistico che muove ormai a livello globale la manipolazione mediatica mondiale del collegamento tra famiglia, subalternità della donna e violenza su di essa. Fuffa condita con una manipolazione dei dati statistici a uso e consumo della sceneggiata della battaglia contro la violenza globale di genere nel mondo. Ed ecco la riprova. Sostituiamo il numero di studenti inviati ai corsi di recupero con quelli degli omicidi commessi nel mondo. Molti più uomini uccisi che donne, 3-4 volte di più (350.000 contro 87.000). Sostituiamo il numero di studenti bocciati con quelli di uomini e donne uccisi nell’ambito familiare o per motivi passionali e il gioco è fatto. Le donne uccise da partner, ex, ecc. saranno l’80% di quelle uccise, contro il 30 % degli uomini! Diseguale e allarmante proporzione. La riprova del dominio violento dell’uomo che si accoppia ad una sventurata per poi ucciderla in segno di possesso. Solo abolendo la famiglia tradizionale libereremo la donna.

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Fantascienza? Follia? Delirio ? Non credo che lo studio della situazione femminile nel mondo sia il vero obiettivo di tale operazione. Il vero scopo è lanciare un monito: l’uomo, in quanto tale, tende al possesso violento della donna. La donna muore generalmente per mano del suo partner. L’uomo è un violento. E quando non si conforma all’emancipazione della donna, uccide. Poiché il fenomeno è mondiale, uomini di tutti i paesi anche occidentali, siete smascherati. Inutile nascondervi. Siete così, belve da domare o mettere in gabbia. Di fatto è ciò che viene evidenziato da un rapporto mondiale sulla discriminazione e l’abuso di genere emesso di recente. Il rapporto  proviene dall’ufficio delle Nazioni Unite contro droga e crimini nel mondo, UNODC. Esso presenta gli omicidi “di genere” di donne e ragazze nei vari continenti. Varie pubblicazioni femministe lo sventolano a riprova del piano mondiale di violenta uccisione delle donne da parte dell’uomo partner, l’olocausto perpetrato dall’uomo.

logo_onuUn esempio tra i tanti qui. Si legge che: “Come dimostra questa ricerca, le uccisioni di donne e ragazze legate al genere rimangono un grave problema in tutte le regioni, nei paesi ricchi e poveri. Mentre la stragrande maggioranza delle vittime di omicidi sono uomini, uccisi da estranei, per le donne è molto più probabile che muoiano per mano di qualcuno che conoscono (singolare differenziazione). Le donne uccise da partner intimi o familiari rappresentano il 58% di tutte le vittime femminili denunciate a livello mondiale l’anno scorso, e sono stati fatti pochi progressi nella prevenzione di tali omicidi. “… Ciò che la ricerca dimostra in maniera chiara e precisa, nonostante la mancanza di dati standardizzati e di definizioni inclusive, è che gli omicidi di donne e ragazze ad opera dei loro IP (intimate partners, partner intimi) non sono il risultato di un raptus incontrollabile o imprevedibile ma sono il frutto di una cultura patriarcale e sessista che punisce le donne che ad essa non si conformano”.

Quale sarebbe questa cultura, e come abbia fatto la commentatrice a misurare la “cultura patriarcale e sessista nei vari paesi non è spiegato, ma, a spanna, si intuisce si parli del modello di famiglia patriarcale. Meglio sarebbe stato parlare di violenza insita nella forza bruta usata senza ritegno da uomini usi ad una vita sub-umana dalle condizioni economiche e di sfruttamento del loro paese. O resi criminali. Parlando di famiglia, invece, si estende la condanna a tutto il genere maschile non rassegnato a non averne mai più una. E le conclusioni sono che le donne sono vittime in maggioranza di qualcuno della loro famiglia, e del partner.

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violenza_1A maggiore riprova dell’assunto, proseguendo nella lettura del rapporto ripreso ed amplificato, poiché di fonte di attendibilità qualificata come l’ONU, leggiamo a riguardo (pag.10) delle vittime del “femminicidio” nel mondo, ovvero donne uccise ad opera del partner o nell’ambito della famiglia ogni anno. Dati che vanno letti con l’avvertenza che nessuno ancora ha una definizione univoca di “femminicidio” e che il balletto dei numeri è volutamente intricato e disperdente dell’attenzione. Inoltre il numero stesso dei “femminicidi” è uno dei più difficili da reperire. Sulle percentuali tra diverse fonti esiste spesso una grande differenza. Talvolta si fa riferimento a violenze generiche, altre a omicidi di donne, altre a “femminicidi” di autore familiare conosciuto. Spesso si trovano in rete numeri provenienti da fonti apparentemente affidabili, ma poi si recita che: “come calcolato da (fonte) il numero di … ecc. ecc.” senza mai evidenziare il “come calcolato”. Detto questo, il rapporto in questione enumera i seguenti omicidi di donne nell’ambito familiare e passionale nei vari continenti:

Mondo: 50.000

Africa: 19.000

Americhe: 8.000

Asia: 20.000 Europa 3.000

Oceania: 300

Soltanto dal partner sono: 11.000 in Asia e Africa, seguite dalle Americhe: 6000. Quindi, si conclude, dove esiste una cultura arretrata sull’istituzione familiare e dove vige il patriarcato, ossia Asia e Africa, i “femminicidi” sarebbero in numero maggiore. Nei dati soprariportati, questa volta, si ricorre infatti ai numeri assoluti, perché sono quelli più ad effetto, parlando di 137 femminicidi al giorno, anziché le poche decine all’anno di un paese europeo. Nell’immaginario individuale i numeri si moltiplicano esponenzialmente e si srotolano come in un film dell’orrore universale. Se avessimo la specie umana sparsa nel sistema solare, con 100 miliardi di abitanti, giungeremmo a migliaia di femminicidi al giorno, e così via. Invece guardiamo gli abitanti dei vari continenti, e rapportiamoli a tali numeri.

parità-tra-uomini-e-donneMondo: 7,53 miliardi di abitanti; tasso di “femminicidi” pari a 0,66 all’anno ogni 100.000 abitanti. In Africa (popolazione 1,2 miliardi), tasso 1,52, ma differenziato tra Africa del nord più sviluppata (molto inferiore, circa 0,6) e Africa subsahariana patria del sottosviluppo (molto superiore ). Mentre in America del Sud (422 milioni di abitanti) il tasso è 0,66, molto maggiore che in Asia. Ma nei paesi a più elevata criminalità come Guatemala, Repubblica Dominicana Bolivia Honduras, ci si aggira attorno al 10,00. Ma in Giamaica, pur con 10 omicidi l’anno ogni 100.000 donne, solo 0,9 sono “femminicidi”. In El Salvador, per esempio, soltanto il 3% dei “femminicidi” è commesso da un partner o da un ex. Al contrario in Francia e in Portogallo, dove il tasso dei “femminicidi” è più basso, è proprio una persona conosciuta, con cui si è avuta una relazione a commettere violenza nell’80% dei casi.

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In Asia (popolazione 4,5 miliardi) il tasso è di 0,44. Ma le percentuali sono differenziate tra Asia centrale meridionale (maggiori di 0,44) ed occidentale (molto minori). Si veda come in sud America, dove imperano le elevatissime differenze sociali e il crimine rimane impunito, gli omicidi sono alle stelle nelle classifiche mondiali, anche quelli di donne. In centro e sud America si rileva un tasso di omicidi e “femminicidi” maggiore che in Nord Africa ed in Asia, mentre nei paesi peggiori asiatici si hanno percentuali analoghe agli Stati Uniti. Nei rapporti sulla “gender parity 2017 per regioni del mondo” l’America Latina sta al di sopra della media mondiale e vicina all’est europeo e all’Asia centrale. Eppure i “femminicidi” sono tanti. E come mai in termini di donne uccise dal partner l’Oceania vanta una percentuale molto maggiore di quella dell’Asia (1,3 contro 0,9)?

survive-institute-crime-statisticsIl dato è evinto dallo stesso rapporto che stiamo criticando. Dove è perfettamente visibile che la diminuzione dei tassi di crimini ed omicidi nei vari paesi, grazie a migliori condizioni socio-economiche e culturali, rende percentualmente più evidenti l’uccisione di donne dai loro partner. Infatti le stesse morti violente di donne in valore assoluto sono bassi dove sono bassi gli omicidi. E i numeri di omicidi e quelli di “femminicidi” vanno in modo concorde. Non sembra che tali differenziazioni seguano diverse concezioni del rapporto uomo-donna, ma piuttosto in primo luogo il livello di sviluppo economico ed il tasso di violenza sociale. Mentre ove, come nell’Europa del nord, le politiche di pari opportunità hanno ottenuto maggiore successo a scapito dell’istituzione familiare i tassi, pur in un quadro di violenza molto minore, si elevano così come nei paesi dove imperano crimine corruzione, violenza, diseguaglianza sociale e precarietà della famiglia conseguente a ciò. Dando un quadro chiaro che non l’istituzione più tradizionale della famiglia è connessa alla violenza sulla donna, ma proprio la sua mancanza.

Proseguiamo. In America del Nord un rispettabile tasso di 0,37, più che triplo rispetto all’Europa. Negli Stati Uniti il rischio delle donne di essere uccise da una pistola è 11 volte superiore a quello di donne di altri paesi ad alto reddito. Anche se gli Stati Uniti hanno solo metà della popolazione totale di altre 22 nazioni ad alto reddito, registrano l’82 per cento di tutti i decessi da arma da fuoco. Non solo: separando i dati si evidenzia che sono statunitensi il 90 per cento di tutte le donne uccise con arma da fuoco, il 91 per cento dei bambini uccisi da violenza tra 0 e 14 anni, e il 92 per cento dei giovani assassinati violentemente tra i 15 e i 24 anni. In Europa si avrebbe un tasso di 0,4 ogni 100.000 donne, ma nell’Europa politica il tasso è di 0,2 ogni 100.000 donne. Nell’Europa dell’est abbiamo tassi vicini al 3,00. In Russia, patria del divorzio e del lavoro femminile, si dice il 6,00. Eppure in Russia, secondo l’Unesco, il 41 percento di chi lavora nel settore scientifico è donna, una cifra superiore a qualsiasi altro Paese al mondo. Ed ebbi modo di rilevare in un articolo quale legame perverso esista a volte tra tassi di violenza sulle donne e politiche sociali avanzate in termini di raggiunte pari opportunità tra i sessi in Europa. E non sono il solo a sostenerlo.

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Monde_analphabetisme_2000I numeri assoluti di violenza sulle donne, come quelli sugli uomini, seguono dunque in primis le condizioni economiche e culturali, causa delle discrepanze sociali e del tasso di criminalità generale di una paese. E nel quadro dei paesi avanzati, con numeri assoluti inferiori, i tassi comparati di violenza endofamiliare sulle donne sono più elevati dove la parità di genere in senso femminista è elevata. In Svezia se ne contano più che in India!  Anche nei riguardi della violenza endofamiliare, “femminicidi” ad opera del partner, dell’azione che diciamo frutto di “raptus” e non legata alla resilienza dell’istituzione familiare, non si può non tenere d’occhio il livello culturale generale. Si guardi ad esempio la mappa dell’alfabetismo nel mondo: quasi sovrapponibile a quella delle più alte percentuali di omicidi e “femminicidi”, come evidente dalle mappe della violenza: qui e qui. Lì dove anche viaggiare a scopo turistico è indicato dalle organizzazioni internazionali come più pericoloso, non solo i “femminicidi” ma anche gli omicidi sembra siano la soluzione preferita dalla criminalità organizzata, dalla criminalità in generale, e nella stessa vita sociale e familiare devastata. Ovvero dove uomini e donne vivono nella violenza, non solo le donne ad opera del partner.

Si noti come paesi dell’Africa del Nord come l’Algeria, o Asiatici come Indonesia e Cina sono ai livelli più bessi, inferiori che negli USA, di omicidi/”femminicidi”. E’ dove la gente convive con la violenza, che invade anche le famiglie disgregate per motivi puramente economici e culturali, che si consumano statisticamente in modo elevato anche le violenze contro i partner ed endofamiliari. Non dove la famiglia resiste e anzi le donne sono viste come un grande valore per la famiglia. Infatti, nei paesi europei mediterranei si evidenziano violenze endofamiliari e di genere molto meno che nel nord Europa patria della parity gender. Ora, è vero che sì, in fondo di morti parliamo, ed è truce affermarlo, ma altri crimini operati dallo sviluppo economico e dal mercato globalizzato fanno impallidire le morti violente nel mondo. Se infatti si hanno 300.000 morti ammazzati all’anno, di cui 50000 donne in ambito familiare, decine di milioni sono ad esempio quelle per l’inquinamento. Morti di cui non si deve parlare, perché nessuno vuole usare l’inquinamento per essere eletto. Argomenti che toccano i profondi interessi della produzione di massa e del consumismo, mentre la disgregazione delle famiglie li avvantaggia e la violenza sulle donne fa molto più ribrezzo.

varie_unodcNon per nulla ogni report ed ogni articolo o commento femminista dei dati statistici termina con la presentazione di una serie di singoli casi di violenza efferata su donne, dettagliando i particolari, da parte dei partner. La stessa operazione potrebbe venire svolta tranquillamente in senso inverso, o dettagliando i casi, numerosi anche in nord-America, di donne che massacrano bambini e infanti in modo atroce, di minori oggetto di violenze, di omicidi di adolescenti, e di milioni di vittime di violenza bisex, e non proseguo nella lista. Conclusioni bugiarde quindi quelle del rapporto UNODC! Informazione tendenziosa e farlocca su dati che si spera nessuno decifri, proveninti dalla lobby neo-femminista insediatasi all’ONU. Che dà i numeri, letteralmente per appoggiarsi a loro, come l’ubriaco ad un lampione non per vedere meglio ma per tenersi su. Numeri di cui abbiamo parlato nell’articolo al riguardo dell’Italia. E’ una vergognosa operazione mondiale di disinformazione. E’ il monito all’uomo che resiste nel difendere l’istituzione familiare che impedirebbe la libertà e la pari opportunità delle donne.


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One thought on “L’ONU contro la famiglia patriarcale e sessista nel mondo

  1. Niente da fare, queste qui ce l’ hanno con la famiglia, col padre di famiglia che si fa un culo cosi per fare andare avanti la sua famiglia quindi anche il paese e la società.
    E’ una vergogna, non esistono più i valori. Infatti si vede come vanno le cose, i giovani sono soli, tutti al cellulare o a drogarsi. Si drogano già a 12 anni ormai, direttamente di eroina.
    E i problemi del mondo sono questi per le femministe.
    Col bastone dovevano educarle.

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