Marco Albani: la potenza di un Padre

di Redazione – Molti conoscono la vicenda di Marco Albani, una delle tante scandalosissime che avvengono nel nostro paese, dove un sistema malato, una magistratura a senso unico e una cultura criminalizzante dell’uomo-padre, contribuiscono tutti assieme a moltiplicare il numero di bambini orfani di padre vivo. Marco è conosciuto perché ha fatto davvero il “guerriero”, nomignolo spesso usato tra i padri separati e schiacciati dal sistema. Non ha ceduto di un passo per mesi, per anni, al fine di garantire al proprio figlio il sacrosanto diritto ad avere un padre. Poi c’è stata quella che molti hanno considerato una “resa” e che invece Marco chiama “un passo indietro”.

Settimana scorsa è circolato un articolo dove annunciava che, pur avendo dalla propria parte una sentenza del tribunale, pur essendo stato dimostrato che l’altro genitore non si dimostrava del tutto idoneo a curare il figlio, avrebbe rinunciato agli incontri protetti e a tutta la procedura assurda che il sistema prevede, usualmente per la parte paterna. Alessandro, il figlio di Marco, è diversamente abile, ha un problema dello spettro autistico: rimanendo privato della figura paterna per cinque mesi, lo ha dimenticato. Oggi suo padre è un estraneo. Proporgli un estraneo come figura paterna sarebbe rischioso per il suo già fragile equilibrio, ed ecco perché Marco ha scelto il passo indietro. Lo spiega bene in un video che ha registrato domenica scorsa, questo:

Le sue parole vanno ascoltate con attenzione perché esprimono con grande calma e chiarezza tutta la potenza di un padre. Una potenza che risalta ancora di più se messa a confronto con le condotte delle molte madri che manipolano i figli o li usano come arma contro l’ex marito, incuranti della loro salute. Spesso costoro sono sobillate da cattive consigliere, quei soggetti che ridono pubblicamente per la morte di un uomo o sostengono che i padri in macchina non ci dormono ma ci ospitano solo prostitute minorenni. Un concentrato di stupidità e livore, dunque non stupisce l’accanimento alienante di molte e la disinvoltura nel privare la prole di una figura essenziale come quella paterna. Sono le stesse che, per togliere di mezzo il genitore maschio, sanno inventare le accuse più fantasiose e false, tramutandole poi in denunce letali.

Marco no: è uomo, maschio, padre. Mette davanti a tutto la salute di suo figlio, accettando di procurarsi una ferita terrificante. Potrebbe combattere come un leone, come ha sempre fatto, ma la sua priorità è la tutela di Alessandro. Quanta saggezza, quanto amore in tutto questo. Quanta genitorialità autentica in questa rinuncia devastante. E’ qualcosa di semplicemente inconcepibile per chi oggi propaganda la figura maschile come sempre abusante. Per fortuna Marco non intende arretrare sulle altre battaglie: la denuncia di una magistratura in molti casi miope, un sistema iniquo e discriminatorio, uno Stato che, nelle sue parole, “permette il sequestro di minori”. Perché questo è oggi lo Stato in cui viviamo. Onore a Marco per la sua scelta, dunque. Ma non lo si lasci solo nella sua battaglia contro l’ingiustizia verso i padri. La sua denuncia è la denuncia di tutti quegli uomini e quelle donne che vogliono una giustizia equa, pace tra i sessi e il bene dei nostri figli. Dunque nessuno lasci solo Marco Albani.


 

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