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Media megafoni dell’assurdo

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LA FIONDA

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citizen_kane_splashdi Giuseppe Augello – Quella dell’indipendenza delle redazioni e delle scelte editoriali dei giornali dalla loro proprietà è uno dei miti del sistema democratico, cui può credere forse chi nell’animo cova quella fiducia che gli antichi egizi ponevano nella discendenza divina del faraone. Di fatto tutti sanno che non è così, e se ci si rammenta a chi appartengono le maggiori testate nazionali per diffusione, si riesce facilmente a spiegarsi il perché certi attacchi a precise tematiche sociali, come il riequilibrio della genitorialità, provengano sempre dagli stessi quotidiani. Attacchi che non devono lasciare nessuno sfiduciato o sgomento. Ed ecco perché.

La sollevazione contro ogni idea di bigenitorialità e di mantenimento diretto viene orchestrata e diretta da forze che hanno l’interesse a gonfiare a dismisura le reazioni, fino ad ottenere quell’effetto di “allarme sociale” preso a pretesto, in questo paese, per scelte che altrimenti rasenterebbero l’impopolarità se non lo smascheramento di effetti liberticidi e distruttivi per appartenenti alle fasce sociali più sensibili all’impoverimento delle misere risorse cui hanno accesso.

varie_femminicidioL’attacco alle pensioni fu condotto sotto l’allarme dello spread, disceso magicamente dopo lo spodestamento e la sostituzione di un governo eletto con altri meno legittimati ma più utili. La crisi finanziaria ed economica dell’occidente è servita al disconoscimento di diritti sul lavoro ormai scomodi. L’allarme femminicidio è risultato utile a varare norme antigiuridiche atte a colpire una classe di salariati di un genere forse più resistente alla prepotenza del mercato, a favore del genere opposto più disponibile.

La “libera stampa”, come il Dio Mercato o il mito dell’indipendenza infallibile del potere giudiziario (affidato pur sempre alla caducità umana), costituisce uno dei capisaldi della democrazia concessaci per grazia divina. Ma sugli attacchi alla nuova proposta di diritto civile separativo della Lega, il DDL 735, esistono smaccate evidenze. Il dissenso, che a giudicare dall’orientamento dell’elettorato doveva essere minoritario, è divenuto plateale, nazionale, globale. Il confronto, necessario dopo la reazione, con gli oppositori, (associazioni femministe e ordini professionali), di fatto viene già decantato quale vittoria dal nazifemminismo e dai loro lacchè infiltrati al governo.

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persone_debenedettiGrazie all’allarme sociale creato dai media sul DDL 735, di fronte al dissenso, accolto con la fanfara, di alcune associazioni di cui spesso non si conosceva neppure l’esistenza, le forze di potere vanno al compromesso (calando le brache) per inglobare nuove fette di elettorato pronte a passare il guado. E’ sempre quel meccanismo per cui il sistema si impadronisce di nuove forze politiche emergenti e le fa proprie neutralizzandone la carica di cambiamento. E così “tutto cambia per non cambiare nulla”, fuorché il nome di chi rappresenta lo strapotere economico. Nella manipolazione dei cervelli, uno dei giornali che si distingue particolarmente è “La Repubblica”, già proprietà  del “Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A“,  adesso “GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.”. Azionista di maggioranza De Benedetti (50%), noto per la diceria di essere tessera numero uno del PD. Tale giornale si è scatenato in articoli come questo o come questo. Quanto sia saldo il dominio su tale testata, lo si ricava rammentando come è finita quando Berlusconi cercò di effettuare la scalata al gruppo, in barba alla CIR di PD e De Benedetti. Il lodo Mondadori, dopo la vicenda giudiziaria di quest’ultimo, è costato all’ex cavaliere 560 milioni di euro.

Il “Corriere della Sera”, storicamente caposaldo della ex FIAT di Agnelli, di un capitalismo quindi concorrente a quello storico Olivetti-De Benedetti vicino alla sinistra politico-sindacale, appartiene oggi a Urbano Cairo (oltre 50%), che controlla la RCS Media. Già assistente personale di Berlusconi, self made man osannato come imprenditore italiano dell’anno nel 2016, aveva acquisito anche parte della Mondadori. Dal Corriere della Sera si emanano per opposizione commerciale al concorrente, articoli meno aggressivi, quali questo, ma anche altri tendenti a sottrarre all’altra testata qualche pezzo di mercato femminista (tipo qui).

persone_sommaDiscorso a parte merita “Il Fatto Quotidiano”, che a suo dire si ispira al rispetto della Costituzione a prescindere, antiberlusconiano prima e quindi per forze di cose ammiccante al fronte opposto, ospita interventi contro le esuberanze spesso definite populiste e di destra dell’attuale governo. Ecco allora che in un equilibrio non troppo equilibrato, dopo avere sposato la causa dei padri impoveriti dalla separazione negli anni passati, con articoli del tipo questo, si è scatenato ora con una serie di articoli, alcuni illuminanti, molti a firma di tale Nadia Somma, attivista di un centro antiviolenza. Insomma il mercato delle vendite impone comunque una certa attenzione al mondo femminile-femminista. Il quadro così appare chiaro: siamo in equilibrio tra una finta rappresentazione indipendente tra opposte tesi di alcuni media e l’aperto schieramento di altri gruppi editoriali facenti capo a una parte politica o a un potentato economico. E anche chi ha perso le elezioni può contare ancora su un establishment di tutto rispetto nel campo dei media.

Ora, è plausibile che da tale situazione tanto compromessa possano essere presentate analisi minimamente serie e non faziose di un provvedimento che nasce per regolare le famiglie post separative nell’interesse dei minori, finendo per toccare enormi interessi economici ed elettorali di parte ben precisi? E non è una dimostrazione della suddetta tesi la palese imbecillità di alcuni interventi pubblicati da qualche quotidiano solo per rimestare nel torbido, compiacendo una parte di lettori, parlando alla pancia di altri grazie a un frasario ad effetto, e confondendo le idee di qualcuno che nutre qualche sano dubbio sull’opportunità di acquistare quel quotidiano? L’essenza della notizia che spinge in su la tiratura è costituita dalla curiosità solleticata da un titolo che colpisce le emozioni. In positivo o, meglio, in negativo.

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varie_giornalistaEcco come il Dio Mercato entra prepotentemente dettando l’esigenza, con articoli dirompenti, di rincorrere lo stato d’animo al momento maggiormente remunerativo tra il pubblico dei fruitori di notizie. La magia dei titolisti e delle parole in libertà degli articolisti, unita ad una attenta regia degli interventi ospitati a orologeria, prende il posto di ciò che dovrebbe rappresentare lo scopo sovrano dei media: un’informazione oggettiva e commenti soggettivi di varie paternità. Si assiste invece all’informazione soggettiva e a interventi personali spacciati per oggettivi di quella parte in causa più remunerativa per la proprietà economica e la parte politica connessa. Il risultato, anche nel caso che ci interessa, per l’intelligenza del lettore è disastroso.

Un esempio per tutti: se il DDL Pillon venisse approvato, il giudice civile, afferma Andrea Coffari, presidente di un “Movimento per l’Infanzia” citato dalla Nadia Somma nell’articolo del “Fatto Quotidiano” sopra riportato, “non potrà valutare eventuali denunce, elementi obiettivi, dichiarazioni del minore, rinvii a giudizio, condanne ancora non definitive, comportamenti inadeguati, aggressivi, minacciosi del genitore violento o abusante finché questi, dopo lunghi anni di processi penali, non verrà definitivamente condannato”, e intanto i minori sono “costretti” a vedere il padre. Si ha una minima idea di cosa qui si afferma senza una riga di replica o di commento? Tale affermazione dissennata e neanche criticata garantisce la colpevolezza fino a prova contraria, con l’adozione delle misure preventive, fino al raggiungimento della prova di innocenza oltre ogni ragionevole dubbio, dopo anni nei quali il danno alla crescita dei minori si è compiuto. Il sovvertimento dell’ordine di ogni garanzia.

immagine-20Si continua a dare mandato a un giudice civile, senza le garanzie difensive previste solo dal procedimento penale, di adottare immediati provvedimenti verso un genitore solo perché accusato dall’ex partner, ledendo la sua genitorialità e gli stessi diritti dei minori al proseguimento della relazione con tale genitore. Come se non bastasse la famigerata introduzione della legge 154/2001 nel codice civile, di cui ho già parlato, si pretende dare mandato al giudice della separazione, possibilmente alla prima udienza e magari “inaudita altera parte”, anziché a quello che è universalmente conosciuto come “giusto processo”, di rendere immediatamente e preventivamente colpevole un accusato, con tutti gli effetti economici che ne conseguono, e la nefasta ricaduta su un valore sacro, quello della genitorialità. Figli allontanati d’urgenza da un padre centellinato a piccole dosi in ambiente protetto, neanche fosse radioattivo.

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Mentre sembra allora, dagli interventi cosiffatti contro il decreto, improntati ad una dialettica da cannone anticarro, che l’intera umanità debba fare i conti solo con la Convenzione di Istanbul ormai scolpita sulla pietra come i comandamenti di Mosè, nessuno discute se essa possa essere prevalente su altre fondamentali carte garantiste dei diritti umani universali e sulla prevenzione della conflittualità sociale, e nessuno ribadisce che non hanno valore articoli di convenzioni di manifesta incostituzionalità per lo Stato che firma qualsivoglia trattato. E il “giusto processo” è un principio ribadito all’Articolo 111 della nostra Costituzione: “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”.

#persone_pillonAd esempio l’obbligatorietà della mediazione del decreto Pillon non è affatto una mediazione conciliativa, cui sottintende la Convenzione di Istanbul, ma solo civile nel campo dei patti di famiglia. E il provare a raggiungere l’accordo tramite il procedimento di mediazione è presente già nel nostro C.C. come obbligatorio (nel senso ora specificato), in alcune materie. Non è invece obbligatorio raggiungere l’accordo conciliativo personale. Ovvio? Macché. La “mediazione” è divenuta ormai a dire degli interventi ospitati dai media, del tutto illegale in caso di separazione di coniugi, dinanzi alla presunzione di violenza di una sola parte. Come se chiarire cosa intendano fare dei figli due genitori che si stanno separando, nella situazione attuale, fosse la castroneria più belluina del mondo.

In ambito internazionale poi la garanzia del “giusto processo” alla base di ogni giudizio, trova particolare risalto nell’art. 6 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, e nell’art. 14 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966. Il processo deve svolgersi in modo “equo” (ancora art. 6 ConvEur. e art.14 Patto Internaz.), ponendo cioè tutte le parti nella condizione di poter far valere e difendere adeguatamente le proprie ragioni. Un particolare aspetto dell’equità del processo è dato dal principio dell’eguaglianza delle parti. La nostra Costituzione nel nuovo testo dell’art. 111 specifica che il “giusto processo” deve svolgersi “in condizioni di parità” fra le parti. Chiaro? Non per Andrea Coffari.

donna-stressata1La signora Nadia Somma cita poi, a sostegno della tesi, tre casi di aggressioni a minori ad opera di padri, che il DDL favorirebbe impedendo al giudice civile di agire. Nessuna reazione, nessun commento, mentre si potrebbe rammentare la sequela di sevizie e uccisioni di minori da parte di madri, dimostrando che l’origine della violenza in famiglia non ha nulla a che fare con il DDL, cui manca solo di essere tacciato di consegnare financo il mondo a Satana che farà bruciare donne e bambini nell’inferno, per farne il suo spuntino a colazione. Sciagurato il giornale che ospita, nascondendosi dietro la firma della suddetta Nadia Somma, tale attacco, delirante e forse sotto doping, a una norma proposta e fatta già a pezzi da comportamenti ossessivi e affermazioni lesive dei diritti umani. A che serve ospitare tali interventi senza un bilanciamento, da parte del quotidiano, rammentando ad esempio notizie come quelle di Suzzara e tante altre reperibili in tre minuti sul web?

Occorre risparmiare ai più ciò che è rinvenibile in rete in tema di violenze assassine di madri contro i i figli anche in altri paesi del mondo occidentale, che rende ancora più sciagurato il quotidiano che ospita senza alcun commento gli interventi di Nadia Somma, dandovi risalto oggettivo. Ma è sintomatico di quanto forti e radicate siano le forze oscurantiste della reazione, e non sarà ne breve né facile abbatterle, come è però inevitabile una azione di legittima difesa con ogni mezzo lecito. Contro le forze soverchianti si ricorra alla guerriglia dell’intelligenza.


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5 thoughts on “Media megafoni dell’assurdo

  1. Andando a vedere i commenti sotto le cialtronerie di N.S. non riesco a perdere la speranza per gli uomini e donne per bene. Tutti , e dico TUTTI, di contestazione .

  2. Nadia Somma, dietro il viso angelico che ostenta in avatar oppure sulla sua pagina facebook, dimostra un particolare odio sessista nei confronti dei padri separati e dei maschi in genere.
    Abbiamo sempre risposto in tutti questi anni alle sortite provocatorie di questo soggetto, che non abbiamo l’onore di incontrare
    in un libero e aperto dibattito, dato che tutte le sue discussioni sono dispiegate in luoghi di incontro reali o virtuali a “senso unico”.
    Assenza totale di un democratico dibattito.

    così come per altre femministe, il suo orizzonte ideologico è ristretto tra le quattro mura del suo CAV. Non dubito che vengano
    sentite anche vittime reali di violenza, sempre esecrabile e da condannare, ma sarebbe davvero interessante scoprire quanto di quelle denunce è genuino e quanto invece è prodotto di “insufflazioni” e condizionamenti delle dichiarazioni.
    anche tenuto conto del fatto che non è compito dei CAV raccogliere denunce, bensì delle apposite forze di polizia (rinforzate
    ovunque da personale femminile) oppure delle sezioni “soggetti deboli” istituite in ogni procura.
    Il passaggio nei CAV falsa di per sè la genuinità e credibilità di colei che denuncia una violenza, dato l’evidente interesse
    dei CAV a gonfiare le statistiche (pena la perdita dei finanziamenti).

    Vorrei essere davvero smentito in relazione a quello che ho scritto.

  3. Il gruppo GEDI è in caduta libera da anni: avrà perso l’80% in un lustro.
    Arriverà il giorno in cui dovranno portare i libri in tribunale…

    PS: Davide, se posso permettermi, perché non provi Disqus per gestire i commenti? Sullo smartphone questo attuale rende difficile la lettura di scambi lunghi.

      1. Ho tolto disqus. Oltre ad alcune difficoltà di impostazione, mi dava delle pubblicità sui commenti, ed è cosa che non è nella mia policy. Per toglierle avrei dovuto pagare, e al momento ho spesso anche troppo… 🙂

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