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Mobilitiamoci contro la deriva. Chi ci sta?

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Giovedì scorso ho chiesto quanti si sarebbero associati a una comunicazione alle istituzioni competenti per denunciare la pericolosissima deriva che i media stanno alimentando con i loro commenti falsati alle sentenze e le critiche infondate all’operato dei giudici. Il tutto accompagnato da un sessismo antimaschile radicale e inaccettabile. La risposta è stata positiva, dunque ecco due comunicazioni che ho appena mandato. La prima è indirizzata al Presidente della Repubblica, quale Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, al Ministro della Giustizia e per conoscenza al Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. La seconda al Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Sono messaggi pacati, deferenti, com’è giusto che siano. E mentre quella alle istituzioni si limita a chiedere maggiore tutela per il lavoro dei magistrati, più severi sono i toni indirizzati all’organismo di coordinamento dei giornalisti italiani. E non può essere diversamente. In fondo a questo articolo lascio gli indirizzi email e un modello di messaggio di supporto per tutti coloro che volessero associarsi a questa forma pacifica di mobilitazione attiva.

A Sua Eccellenza Prof. Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, a Sua Eccellenza Dr. Alfonso Bonafede, Ministro della Giustizia, e per conoscenza al Dr. Francesco Minisci, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Quale cittadino attivo e interessato alle vicende che riguardano la società del mio paese, non ho potuto fare a meno di rilevare come negli ultimi tempi si siano verificate sistematiche aggressioni mediatiche a un organo cruciale per la convivenza comune quale la Magistratura. Nel giro di dieci giorni sono state riesumate dal passato ad opera dei mass media nazionali tre sentenze di cui si è comunicato in modo scientemente distorto le motivazioni. In un caso (Corte d’Appello di Ancona) costringendo un alto magistrato a diramare una sorta di “giustificazione mediatica” alla sentenza; in un altro (Corte d’Appello di Bologna) inducendo per moti di piazza e di social network un alto magistrato a richiedere in Cassazione l’annullamento della sentenza; in un terzo caso (Tribunale di Genova) generando la persecuzione mediatica di un magistrato reo di aver compiuto rigorosamente il proprio dovere.

Non sfugge sicuramente alla vostra sensibilità istituzionale di quale deriva questo coinvolgimento della piazza, reale e mediatica, possa essere annuncio. La realtà è che, spesso sulla base di ideologie radicalizzate, si sta creando un clima di intimidazione verso l’amministrazione giudiziaria, un vero e proprio tentativo di condizionarla con la minaccia, in assenza di conformità a dettami che con lo Stato di Diritto nulla hanno a che fare, di “sbattere il mostro in prima pagina”. Quando il mostro diventa sistematicamente il magistrato, la libertà dei cittadini e la tenuta democratica della comunità sono a rischio. E non è questo il mero convincimento di un privato cittadino o di gruppi di cittadini, se anche la Camera Penale Regionale della Liguria ha ritenuto di dover ufficialmente auspicare una maggiore correttezza nella lettura, interpretazione e comunicazione delle sentenze. E’ evidente che la spinta alla polemica mediatica si lega a una ricerca del profitto, oltre che ad aspetti ideologici: il sensazionalismo attira lettori, che sono il nutrimento primo dei mass media. Il cinismo di questa operazione tuttavia sta rischiando concretamente di gettare sabbia nei meccanismi di verità presso l’opinione pubblica, minando le basi di una corretta convivenza civile, oltre che dei più importanti brocardi del nostro ordinamento giuridico.

Quale cittadino attivo e interessato alle vicende che riguardano la società del mio paese, dunque, mi permetto di trasmettervi la mia più profonda preoccupazione per la situazione in atto e di sollecitare le Vostre Eccellenze a un’azione più incisiva per la tutela dell’indipendenza della Magistratura e per un netto rafforzamento della sua protezione a fronte dei concreti rischi di manipolazione e mistificazione ad opera di mezzi di comunicazione divenuti troppo voraci di audience per riuscire a essere ancora veicoli di oggettività e verità.

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Egr. Dr. Carlo Verna, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

Converrà con me che, se un’intera Camera Penale Regionale si muove per segnalare l’insistenza e l’inaccettabilità di talune letture giornalistiche di strumenti delicati come sono le sentenze, c’è qualcosa che non va. E non si tratta di un’inezia, bensì di questioni cruciali quali la vita e la condotta di persone reali, che vengono esibite in pubblica piazza con narrazioni parziali o non veritiere; quale il libero convincimento dei magistrati, un’attribuzione che viene esercitata nei termini di leggi vigenti, e come tale deve venire rispettata dandone una rappresentazione oggettiva; di un intero sistema, quello giudiziario, che ha per la sua importanza la necessità di essere vigilato sì, ma anche lasciato lavorare con serenità. Eppure ciò non ha più luogo nel nostro paese. Accade da tempo, ma ultimamente questa tendenza ha conosciuto un’esasperazione preoccupante, che vengano fatte circolare inesattezze, talvolta vere e proprie mistificazioni, ad opera dei mezzi di comunicazione che si avvalgono di contributi giornalistici. Negli ultimi dieci giorni c’è stata un’esposizione capillare di articoli e interventi del tutto destituiti di fondamento nella lettura che facevano di diverse sentenze emesse da tribunali e corti italiane (Corte d’Appello di Ancona e Bologna, Tribunale di Genova). Soprattutto, con una strana deroga al principio giornalistico dell’essere sempre sul pezzo, si trattava di sentenze datate, talora anche di molto. Quasi che alle spalle ci fosse un piano premeditato per sollevare casi mediatici miranti a sollecitare una polarizzazione ideologica e conflittuale già fin troppo presente, oltre che una mobilitazione contro la Magistratura.

Il tutto per quale motivo? L’ipotesi più ovvia è la ricerca di audience: il giornalismo è in crisi da molto, ancora fatica a trovare la propria dimensione nell’era del web. In attesa di riposizionarsi correttamente, pensa a sopravvivere, mettendo in atto una lotta feroce con i concorrenti per chi strappa il brandello più grande di attenzione dal pubblico. Il sensazionalismo come meccanismo attrattivo c’è sempre stato, si sa, ma qui si sta andando oltre. Il corpo a cui le redazioni, quasi nessuna esclusa, stanno strappando brani di carne viva è quello sociale, quello delle regole della convivenza civile, sul cui rispetto la Magistratura è chiamata a vigilare. Non è e non può essere sul suo operato che si deve innestare il sensazionalismo, specie se tende a diventare mistificazione o falsificazione della verità dei fatti. E’ un gioco pericoloso fatto per compiacere frange di ideologismo fanatizzato e per dare cinicamente la caccia al lettore in più. La Magistratura deve operare in piena autonomia e serenità. Nulla, fermo restando il diritto di analisi e critica, deve porre in essere le condizioni di un’intimidazione permanente verso le toghe. L’estrapolazione di singoli passaggi di sentenze, la loro comunicazione distorta, il doppio standard sistematico applicato alle vicende di cronaca che coinvolgano uomini e donne, sono un inquinamento grave dei meccanismi di valutazione dell’opinione pubblica e uno strumento di pressione verso uno degli organi più importanti e delicati del nostro Stato.

Quale cittadino attivo e interessato alle vicende che riguardano la società del mio paese le chiedo, gentile Presidente, di adoperarsi dunque affinché a tutte le redazioni italiane giunga un monito chiaro e netto e la richiesta di accogliere l’auspicio della Camera Penale della Liguria, ovvero affinché ci si adoperi tutti per evitare la strumentalizzazione di sentenze a puro scopo sensazionalistico. Tanti sono gli ambiti dove potenzialmente è possibile attirare lettori con astuzia, senza con ciò danneggiare o inquinare la comunità: le redazioni si concentrino su quelli, tornando a esercitare la forma più alta del loro mestiere quando si tratta di questioni che toccano direttamente i gangli più profondi del vivere comune: raccontare i fatti e dire la verità.

Per supportare questa iniziativa puoi mandare la seguente email agli indirizzi qui indicati:

A: odg@odg.it; posta@associazionemagistrati.it; ufficio.stampa@giustizia.it

Per scrivere al Presidente della Repubblica: https://servizi.quirinale.it/webmail/

Oggetto: Mobilitazione per la tutela della Magistratura e della società

Testo: Con la presente sostengo gli auspici e le sollecitazioni inviate dal blogger Davide Stasi per una maggiore tutela della Magistratura e una sua più efficace protezione dalle manipolazioni e intimidazioni mediatiche. Occorre operare affinché la deontologia giornalistica impedisca di cercare il sensazionalismo a danno di un essenziale organo dello Stato e dei delicati equilibri sociali.


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15 thoughts on “Mobilitiamoci contro la deriva. Chi ci sta?

  1. Donna_vittima_della_legge_contro_lo_stalking_e_di_tutto_il_sistema_giudiziario_che_non_funziona ha detto:

    Ma ti fidi ancora dei giudici? Se c’è un numero incalcolabile di cosiddetti errori giudiziari la colpa è di giudici, pm, avvocati… La gente s’indigna per delle sentenze che ritiene ingiuste perché pensa che siano delle eccezioni… Beata ingenuità! Beato chi non ha mai a che fare con la cosiddetta “giustizia”!
    Io personalmente ho visto e subito una disumanità da rimanere traumatizzata e nelle mie sentenze di condanna ci sono solo i deliri di calunnie dell’accusa che vengono spacciati per verità. Assurdo e inaccettabile.
    Nei processi la verità la conoscono solo gli accusatori e gli imputati. Se non lo sei non puoi sapere veramente come sono andate le cose e la verità può essere tutto il contrario di quello che decidono i giudici.
    I giudici si credono Dio (detto da un’atea) perché hanno un potere enorme sulla vita delle persone, decidono qual è la verità e interpretano le leggi come gli pare e piace.
    Uno dei vari avvocati con cui ho avuto il dispiacere di avere a che fare raccontava che alla cena a cui aveva partecipato con altri suoi colleghi per festeggiare il pensionamento di un giudice questi aveva confessato a tutti che lui delle memorie difensive leggeva solo la prima e l’ultima pagina (e io a scrivere centinaia di pagine…). E le e-mail e gli sms li leggono? Pensa che nel mio caso anche varie e-mail e soprattutto sms (non si usava ancora WhatsApp) portati dall’accusa provano che le mie finte vittime mentono, ma queste prove sono state totalmente ignorate. Vale solo quello che viene detto e mostrato in tribunale e avere l’avvocato giusto (che io non ho mai avuto) è fondamentale.
    Se nei processi al posto dei giudici ci fossero le giurie popolari e al posto degli avvocati ci difendessimo da soli o ci facessimo difendere da qualche amico o parente i casi di condanne ingiuste sarebbero sicuramente molto meno.

  2. off topic : Bonafede ha pronto un pacchetto di leggi sulla violenza contro le donne. Pene piu’ dure per violenze sessuali (5-10 anni a 6-12) e stalking.
    Per il femminicidio in vista del caso mediatico delle pene ridotte a 16 anni non si ammette nessuna giustifica anzi su un articolo pare che non devono esiste attenuanti di nessun genere.
    Un decreto che non viene applicato alle donne piu’ o meno come gli Stati Uinti , Regno Unito ed altri paesi del primo mondo dove gli uomini vengono punti molto piu’ duramente mentre alle donne vengono concessi miliardi di attenuati,
    Staremo a vedere.

  3. fatto, inviata a tutti, anche se sono d’accordo con achille loschetti, se siamo in questa situazione è colpa dei giudici

    1. Mi sembra una sciocchezza: i giudici stanno facendo il loro mestiere e lo stanno facendo bene. Sono sotto un assedio mediatico inaccettabile.

        1. Quello è il settore civile, altra storia. Si sta parlando di penale qui. Che è poi quello che ti incastra e ti fa perdere nel civile durante le separazioni.

      1. oltre a quello che hanno interpretato sull’affido condiviso, anche quanto successo a william, oppure agli altri casi di doppio pesismo anche in sede penale … credimi, i giudici sono parte del problema, è che adesso non riescono più a gestire il movimento femminista e ne vengono travolti

  4. fatto, mandata una mail all’ordine dei giornalisti. Non ho ritenuto di inviarla ai giudici in quanto li ritengo vittime di questo assedio mediatico

    1. Se li ritieni vittime dell’assedio, perché non hai mandato anche il sostegno all’altra lettera???

      1. Perche’ ritengo, forse sbagliando, che se cessasse l’assedio mediatico cesserebbe il loro problema. Il loro coinvolgimento e’ solo indiretto.
        Se la lettera ai magistrati invece, avesse avuto l’intento di manifestare solidarietà nei loro riguardi, non ho ritenuto che i giudici ne avessero bisogno; sono già piuttosto auto-tutelati da soli.

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