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Nel nome di Vincenzo Auricchio

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varie_poliziantiviolenzaMi rivolgo alle forze dell’ordine, Carabinieri e Polizia, e a tutte le loro “sezioni speciali” aperte di recente e dedicate a bullismo, violenza domestica, violenza di genere, violenza sulle donne. Siete stati formati in una logica di indottrinamento per guardare ad ogni persona di sesso maschile come i vostri colleghi di 50 anni fa erano stati addestrati a guardare qualunque esponente di sinistra. Allora erano tutti potenziali terroristi, a prescindere, così come oggi ogni uomo per voi è a prescindere un potenziale molestatore, violentatore, persecutore e ogni donna una vittima credibile. Tanti soldi sono stati spesi per formarvi così. Gran parte di essi sono finiti nelle tasche di organizzazioni che vivono sull’ideologia che vi hanno avvitato a forza nel cervello e sul conflitto che se ne genera. L’interesse è solo loro, non vostro e tanto meno della società. Vi hanno plasmati, senza che ve ne accorgeste come braccio armato di quei loro interessi infami. Nel nome di Vincenzo Auricchio, professore napoletano suicida, innocente fino a prova contraria, ma già condannato dalle vostre procedure, vi chiedo di riflettere sulla realtà e di ripulire le vostre menti dai fanatismi che vi hanno trasmesso.

Mi rivolgo anche ai magistrati da cui le forze dell’ordine prendono le disposizioni. Anche voi non siete immuni dall’incantesimo delle sirene che fanno i propri interessi divulgando una mentalità e un’ideologia conflittuale, una lettura del reale che non ha fondamento. Voi, sì, avreste l’autorità e l’autorevolezza per opporvi a un andazzo che sta mietendo tante, troppe vittime in termini sia di morti che di reputazioni devastate. Ebbene, fatene uso. Rifiutate, per quanto ghiotte, le occasioni di esposizione mediatica e di promozioni facili, respingete i richiami di una politica che raccoglie consenso a discapito di vite altrui e della verità, quella che voi avreste il dovere di cercare e sanzionare. Non potete pensare di trarre vantaggio ancora a lungo da una situazione che precipita nella disperazione, nella rovina e nella morte persone finite in ingranaggi diabolici. Uno di voi ha definito “inequivocabili” gli scambi di messaggi tra il prof. Vincenzo Auricchio e due studentesse, facendo così partire la macchina schiacciasassi della cosiddetta giustizia, che si è portata via la vita di un presunto innocente, la cui responsabilità nell’invio di quei messaggi sarebbe stato vostro dovere accertare, prima di predisporre iniziative cautelari. Nel nome di Vincenzo Auricchio vi chiedo di riflettere sul vostro ruolo, sulla realtà dei fatti, e di non cedere la dignità e l’autorevolezza del vostro ruolo per un applauso o per paura.

varie_burocrateMi rivolgo a voi, superiori e supervisori scolastici, che con zelo da freddi esecutori bolscevichi vi siete allineati alle dicerie e che, con un conformismo che è l’esatto contrario dell’istruzione, avete preso provvedimenti sospensivi pur di fronte al nulla, perché questo è un’accusa non provata né certificata come tale nelle opportune sedi. Sapevate, avreste dovuto sapere, chi avevate in casa, la stima che circondava l’uomo e il docente, avevate sicuramente il polso della situazione, e ora vi sperticate a dire che era tanto buono, tanto preparato e amato, tanto professionale, che non avreste mai pensato… Esatto, voi non pensate. Siete gli inutili idioti di un meccanismo burocratico impaurito dal giudizio esterno, dai media, da chiunque. Siete gente pavida cui è stato dato potere, ovvero il meglio che si possa desiderare in un regime totalitario e il peggio per una società che vuole restare civile. Una vostra opposizione o posizione critica avrebbe salvato un docente prezioso, oltre che un innocente fino a prova contraria. Invece vi siete adeguati come sempre, passivi, impauriti. Nel nome di Vincenzo Auricchio vi chiedo di vergognarvi. Solo questo: di vergognarvi.


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Mi rivolgo a voi, schifosi scribacchini da quattro soldi, che vi gettate come sciacalli morti di fame su qualunque carogna puzzi abbastanza da impressionare i beoti che ancora vi leggono e vi cliccano. Sì, voi giornalisti da due euro al pezzo, venduti al peggio della disinformazione, quella che si fa calunnia protetta e impunita, quella che parla di “chat erotiche” o di “rapporti sessuali” come se fossero la stessa cosa, quella che devasta ormai senza più alcun freno la vita di persone perbene. A voi mi rivolgo, con raccapriccio, perché siete ad un tempo il sonno della ragione e i mostri che quel sonno genera, guidati nella vostra ferocia dagli algoritmi delle visite al sito della immonda testata che ha la disumanità di ospitarvi e da guidare la vostra mano. Voi che assolvete e condannate prima di chiunque e prima ancora dei fatti, siete tra i primi responsabili di rovine, disperazioni, morti, voi fedeli cani di compagnia di mandanti e alleati ugualmente voraci e privi di scrupoli. Qualcuno di voi, con ancora una coscienza, fa autocritica e si pente, ma intanto la verità resta nascosta anche a causa vostra. Nel nome di Vincenzo Auricchio, professore napoletano suicida, innocente fino a prova contraria, ma già condannato dalle vostre sordide parole, a voi non chiedo nulla, ho schifo solo a pensarvi, a voi auguro solo la peggiore disperazione concepibile.

varie_feminaziMi rivolgo a voi, furie divenute folli per il potere che vi è copiosamente affluito tra le mani. Vi si conosce quasi tutte per nome e cognome: parlate dagli scranni, dalla TV, dalla radio, dove spargete il fiele dell’ideologia con slogan efficaci, inebriate dall’effetto deflagrante che riescono ad avere su menti obnubilate dalla vostra retorica vuota. C’è chi sa, e non sono pochi, che siete il nulla mischiato con niente, una mafietta a tinte rosa cui una saggia preparazione ha consegnato il potere di vita e di morte su un’intera comunità. Portate e porterete sempre sulla vostra coscienza l’infelicità e la psicosi, oltre che le morti, di un numero imprecisato di uomini, donne e bambini, e per questo più diffondete il vostro veleno tra i gangli della società più il conto da pagare aumenta. Per quante risorse possiate avere, per quanti protettori e magnaccia autorevoli vi coprano le spalle, nessuna falsa accusa resterà impunita, nessun interesse infame resterà insoluto, nessuna vita inutilmente persa resterà invendicata. Nel nome di Vincenzo Auricchio, professore napoletano suicida, marito di una donna, padre di un figlio, innocente fino a prova contraria, ma già condannato dal clima di terrore e odio che avete imposto su tutta la società, vi dico che vi cercheremo casa per casa, vi staneremo e sarete forzate a ripagare tutta la violenza che avete perpetrato al presente e apparecchiato per il futuro. E il prezzo che vi chiameremo a pagare sarà di essere dimenticate per il nulla che siete sempre state.

A voi, allievi del Liceo Ginnasio Giambattista Vico di Napoli, a voi genitori e colleghi che ora piangete il professor Vincenzo Auricchio, voi che affollate l’ingresso della scuola per ricordarlo, voi che scacciate la stampa accusandola di aver detto bugie, che affermate con certezza di sapere la verità su come sono andate davvero le cose, che parlate con estrema libertà di “accuse inventate”, pur dovendo domani guardare negli occhi le due sciagurate che, spalleggiate dai genitori, hanno denunciato il docente, crocefiggendolo senza pietà, a voi dico: parlate! Voi sapete, dunque parlate! Se davvero le vostre lacrime, le grida di rabbia lì davanti alle porte del liceo sono sincere: parlate. C’è una palese calunnia, è palesemente tutto falso, dunque dite quello che sapete. Non ai magistrati: insabbierebbero tutto, dopo aver proceduto con tanta severità verso un innocente fino a prova contraria. Ditelo a qualche media affidabile, spargete la voce sui social, ovunque siate liberi di parlare. Voi sapete come sono andate davvero le cose, è evidente che qualcuno è andato troppo oltre e che ora il silenzio sta proteggendo i responsabili veri di qualcosa che è sfuggito di mano. Quel qualcuno deve pagare. Dunque non restate lì a piangere e a farvi dominare dal turbamento. Nel nome di Vincenzo Auricchio, vostro amatissimo professore di matematica, vi chiedo di parlare, di fare nomi e cognomi. Non sarete infami a farlo, ma renderete giustizia a una persona non suicida per la vergogna di un’accusa falsa, ma morta ammazzata da un intero sistema. Non c’è infamia in questo, ma l’eroismo di un dovere civico di resistenza alla barbarie. Assumetevene la responsabilità: fuori la verità e fuori i nomi.


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5 thoughts on “Nel nome di Vincenzo Auricchio

  1. A sessi invertiti, si sarebbe parlato (e si parla, quando sempre più spesso capita) di professoressa innamorata e studente fortunato: basta questo per capire l’abisso morale in cui siamo precipitati.

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