Numeri alla mano, la violenza di genere non è una priorità

di Fabio Nestola. Santiago Gascó Altaba mi spedisce un interessante documento del CIS, Centro de Investigaciones Sociològicas. Corrisponde più o meno al nostro ISTAT, è la struttura governativa spagnola che cura indagini sociali sui più vari argomenti. Nel mese di giugno ha pubblicato un’indagine speciale sul coronavirus: percezione del pericolo nella popolazione, giudizi sulle misure adottate e sull’eventuale prolungamento, efficienza del sistema sanitario, ripercussioni sull’economia nel medio e lungo termine, risvolti politici, influenza del Covid sulle dichiarazioni di voto. È un sondaggio condotto presso 1416 comuni e 50 province, campione composto da maggiorenni ambosessi: 51,8% donne, 48,2% uomini. Risultati nel complesso prevedibili in merito alla tolleranza della popolazione per le misure adottate e da adottare, alle critiche per il sistema sanitario, ai timori per le ripercussioni economiche. Non sono in grado di valutare se siano prevedibili o meno le oscillazioni delle preferenze politiche, conoscendo superficialmente solo alcuni dei 23 partiti spagnoli e dei rispettivi leader oggetto del sondaggio. Tuttavia ciò che risulta estremamente interessante è una doppia domanda che riguarda la percezione della cittadinanza in merito ai problemi più gravi a livello nazionale (pregunta 12) e personale (pregunta 13).

Richiesta una risposta multipla: venivano elencati 40 argomenti che potrebbero essere percepiti come un problema per la popolazione – più una risposta aperta (otras respuestas) – e veniva richiesto di ordinare i primi tre problemi in base alla gravità. Crisi economica, disoccupazione, pensioni, amministrazione della giustizia, politica ed estremismi, criminalità, immigrazione, funzionamento dei servizi pubblici, prospettive per i giovani, violenza di genere ed altro. Tranne quelle sulla la monarchia e sull’indipendenza della Catalogna, 39 domande su 41 sarebbero proponibili in un sondaggio analogo anche in Italia. La violenza di genere non poteva mancare in un Paese come la Spagna, attento come e più dell’Italia ai diritti femminili e alla tutela della donna intesa come soggetto vulnerabile. Non è un caso che i movimenti hermana, yo te creo e ni una menos siano nati proprio lì.


La violenza domestica come principale emergenza collegata al lockdown.


Ebbene, sorprende come la violenza di genere non compaia affatto tra le emergenze percepite dalle persone intervistate, donne e uomini, né come problema nazionale né come problema individuale. La voce violencia de género totalizza 0.1 nella griglia relativa alla nazione (penultimo posto, prima di banche e tariffe energetiche entrambe a 0.0) e si colloca all’ultimo posto nella griglia individuale con 0.0, dopo lo 0.1 totalizzato dalla monarchia. In Spagna non è un problema reale, o perlomeno non viene percepito come problema reale.


Da noi invece la politica, i media e le reti antiviolenza si impegnano assiduamente a far apparire la violenza di genere come il problema prevalente della società attuale, un problema drammatico e diffusissimo che necessita di contromisure urgenti. Prova ne sia che in piena emergenza sanitaria, quando la gente moriva perché mancavano i respiratori in terapia intensiva, medici ed infermieri non erano messi in sicurezza ed il Paese intero era sprovvisto di mascherine, sono stati erogati 30.000.000 di euro ai centri antiviolenza, più altri fondi dal decreto Cura Italia, più altri fondi dalle Regioni. La campagna istituzionale, contando anche su di un’ampissima cassa di risonanza mediatica, ha propagandato la violenza domestica come principale emergenza collegata al lockdown.


Persino l’ONU ad inizio pandemia ha lanciato allarmi agghiaccianti.


Prima #restoacasa per le donne era un dramma, non poter fuggire dalla violenza era terribile, le vittime di violenza erano isolate, controllate dagli aguzzini, segregate in casa, impossibilitate ad uscire per chiedere aiuto, impossibilitate persino a telefonare. Poi a marzo l’allarme per le chiamate in calo al 1522 – segnale gravissimo, prova che alle donne fosse impedito di chiedere aiuto – ma due settimane dopo i dati relativi a marzo riferiscono miracolosamente un incremento del 74,5% in un’altalena calo/aumento che fa a cazzotti con la logica più elementare. L’allarme non si è arrestato di fronte a nulla, ogni giorno nascevano nuove iniziative per inculcare nella popolazione il fatto che la violenza domestica fosse la più grave conseguenza della pandemia. Le nostre parlamentari non si allarmavano per posti di lavoro persi, partite IVA in ginocchio, cassa integrazione latitante, sanità impreparata all’emergenza, ricoveri per anziani come centri di sterminio o altri argomenti che potessero costituire un’emergenza.

Per gli aspetti economici basta l’ottimismo, ce la faremo, lenzuola alla finestra, andrà tutto bene, l’unica vera emergenza da propagandare ogni giorno è la violenza di genere. E allora vai con l’accordo governo-farmacisti per l’iniziativa mascherine 1522, gli opuscoli distribuiti in farmacie, i cartelloni esposti in farmacia. Poi i camper della polizia nelle piazze per la campagna antiviolenza questo non è amore. Poi l’accordo governo/Poste Italiane per pubblicizzare il 1522 in tutti gli sportelli bancomat. Propaganda tanto martellante da generare un equivoco: l’Ordine Nazionale dei Farmacisti ha dovuto diramare un comunicato per chiarire che “mascherina 1522” non era una parola d’ordine per attivare farmacisti-Rambo ma solo una campagna di informazione. Persino l’ONU ad inizio pandemia ha lanciato allarmi agghiaccianti su un fenomeno dato per certo: il lockdown avrebbe generato una scia di sangue, sicuramente sarebbero aumentati a dismisura femminicidi e violenze domestiche.


Allarme zero per la violenza di genere.


Da noi – evidentemente più che altrove, visti i risultati del sondaggio spagnolo – la popolazione è stata bombardata da messaggi unidirezionali, ampiamente rimbalzati da tutti i media nazionali e locali. La violenza di genere non è un problema, è il Problema, con la P maiuscola. È lecito chiedersi come il condizionamento delle coscienze abbia influito su cittadine e cittadini italiani, sarebbe interessante usare lo stesso strumento di rilevazione spagnolo e proporre identico sondaggio anche da noi. Una riflessione sul confronto fra le due griglie del CIS, quella nazionale e quella personale. Il problema violencia de género potrebbe essere percepito in maniera sensibilmente diversa passando dal macro (tutto il Paese) al micro (l’esperienza personale dei singoli individui) È logico che ai primi posti ci sia preoccupazione per il coronavirus, la crisi economica, la sanità, la disoccupazione, l’instabilità politica, le prospettive per i giovani, etc. Le priorità sono evidentemente condizionate dalla situazione sanitaria e rispettive conseguenze sull’economia, non potrebbe essere diversamente.

Il discorso cambia, e cambia radicalmente, per quanto riguarda le esperienze personali. Qualunque donna abbia subito una violenza fisica o sessuale, o viva nell’ansia a causa di uno stalker, o abbia subito anni di maltrattamenti o addirittura abbia rischiato di essere uccisa, è impossibile pensare che non sia portata a considerare prioritario il problema violencia de género. Anche se l’esperienza traumatica non si è verificata il mese scorso ma uno o più anni addietro, le ripercussioni interiori lasciano tracce per sempre. Ma non solo donne; qualunque marito, figlio, zio, nipote, padre o nonno abbia avuto in famiglia una qualsiasi parente stuprata, perseguitata, sfregiata con l’acido, malmenata, ferita o addirittura uccisa, non può non considerare prioritario l’argomento violencia de género. Anche se l’esperienza traumatica non si è verificata il mese scorso ma uno o più anni addietro. Invece cittadine e cittadini spagnoli concordano sul dichiarare allarme zero per la violenza di genere. E si tratta di un’indagine che più ufficiale non si può. Sarà interessante chiedere all’ISTAT di svolgere un’indagine speculare a quella spagnola. Se l’Istituto non vorrà farla, o se vorrà farla intervistando un campione fazioso costruito dalle operatrici dei centri antiviolenza, provvederemo come in altre occasioni a farla privatamente, utilizzando lo stesso strumento di rilevazione del CIS. Chissà cosa verrà fuori.


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