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“Odiare ti costa” e quell’attrazione fatale per le purghe staliniane

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persone_latorreCathy La Torre è un avvocato dichiaratamente schierato a favore delle mobilitazioni e delle istanze LGBT, oltre che consulente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Pari Opportunità. Insomma, una che ci costa. La sua militanza LGBT è talmente appassionata da indurla a indossare, durante un recente gaypride, una maglietta con una scritta che, emulando i caratteri usati per l’effigie della “Polizia di Stato”, recitava “Frociaria di Stato”. Una provocazione che le è costata una segnalazione per vilipendio da parte di un sindacato di Polizia. Inezie, tutto sommato: i parossismi sono un po’ la cifra delle manifestazioni LGBT, quindi è tutto nella norma. Meno parossistica e apparentemente meritoria è l’iniziativa dell’avvocato La Torre contro il cosiddetto “hate speech”, ovvero le espressioni violentemente discriminanti, specie se diffuse per mezzo del web o dei social. “Odiare ti costa” è il nome dell’iniziativa, e invita chiunque si senta insultato online a segnalare il caso a un’apposita email. Lo studio legale dell’avvocato provvederà poi a presentare debita denuncia. Che verrà subito archiviata perché improcedibile, dato che per legge a presentarla dev’essere la parte lesa e non un legale, ma se è per farsi un po’ di pubblicità gratis, va bene lo stesso.

Restando sul piano dei principi, e pubblicità a parte, si tratta tuttavia di un’iniziativa importante: il numero di persone che sul web si sente autorizzata a vomitare tutta la propria frustrazione sugli altri è sempre altissimo e, in mancanza di un intervento strutturale (ovvero dal lato dell’istruzione e alfabetizzazione telematica), il disincentivo della denuncia e della pena pecuniaria può servire. Come dite? La possibilità deve valere per tutti? Be’, certo! Un attimo che controllo per sicurezza… Ah, accidenti, no. Vale solo per un certo tipo di “hatespeech”, diretto verso un tipo solo di persone. Vedo infatti un tweet che rilancia l’iniziativa e specifica la necessità di segnalare “senza remore quanti ti insultano per le loro idee su aborto, matrimonio, famiglia, eccetera”. Dunque non è più un’iniziativa generale con i discorsi d’odio, ma una strategia mirata e specifica contro chi si esprime su determinati argomenti. Guarda caso proprio quelli cari al movimento femminista e LGBT. Insomma non è più un’iniziativa contro lo “hatespeech”, ma un tentativo di bavaglio per mezzo di intimidazione giudiziaria.


“Odiare ti costa” è il nome dell’iniziativa, e invita chiunque si senta insultato online a segnalare il caso a un’apposita email.


#grafica_stalinSì, perché specificando gli argomenti si cade nella soggettività. Un conto è dire: “brucerei sul rogo tutti gli omosessuali”. Non c’è dubbio che questa sia una boiata e un discorso d’odio. Un conto è dire: “secondo me alle coppie omosessuali non dovrebbero essere affidati dei minori”. Quest’ultima è un’opinione, che può essere diversamente argomentata. Tuttavia un omosessuale potrebbe viversela soggettivamente come un’espressione d’odio. Il suo turbamento personale potrebbe benissimo, in questi tempi oscuri, venire letto come “violenza” e dunque finire perseguito da uno dei tanti magistrati che abbiano seguito in passato i corsi di formazione del letterato Claudio Foti o della sua Hansel e Gretel Onlus. E purtroppo sono moltissimi. Vista in quest’ottica “Odiare ti costa” ricorda molto da vicino le delazioni in voga durante il periodo del terrore staliniano. E che ci siano pericolossissime parentele tra quell’orrida ideologia e i movimenti femministi ed LGBT è già stato ampiamente dimostrato, in questo blog e altrove.

Si tratta insomma di un’attrazione fatale che lega la mobilitazione “arcobaleno” con i più bassi istinti della delazione e della repressione di chiunque la pensi in modo diverso dal dettato ideologico di riferimento. Cathy La Torre prova a reinventare il terrore per via giudiziaria, mentre altrove, ovvero al Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna, si adottano misure legislative (“Legge contro l’omotransfobia”), con cui si persegue lo stesso scopo, oltre ovviamente a pagare pegno a una fetta di elettorato in vista delle prossime regionali. Non c’è nulla da fare, è più forte di loro, insomma: l’inclinazione ai gulag ce l’hanno nel sangue e non potendo più ricrearne dal vero, ne inventano simulacri di ogni tipo. Il tutto, naturalmente, secondo la mai smentita massima espressa dall’opinionista statunitense Ben Shapiro: “i radicali (quelli di sinistra) accusano gli altri di malefatte che in realtà sono loro a compiere”. A ben guardare un tweet di La Torre, successivo all’iniziativa “Odiare ti costa”, parrebbe proprio così. Secondo l’avvocato, un mondo di maschi bianchi eterosessuali è un mondo di merda. Bell’esempio di “hatespeech”, poi pateticamente attribuito a un suo “collaboratore”, e che a quanto so varrà a La Torre un bel numero di denunce per istigazione all’odio razziale. So anche che qualcuno, per sbeffeggiarla e smascherarla, le ha segnalato all’email di “Odiare ti costa” il suo stesso tweet. Ma dubito che La Torre abbia riso. Nei regimi totalitari la risata è bandita.


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5 thoughts on ““Odiare ti costa” e quell’attrazione fatale per le purghe staliniane

  1. Mi scuso in anticipo, sono una collaboratrice di Eric Lauder:

    “E’ veramente un mondo di merda quello dove delle femmine bianche benestanti omosessuali si fanno assegnare bambini sottratti a famiglie povere con l’abuso e l’inganno. Per fortuna Cathy La Torre non ne fa parte perché si vede bene che è maschio, anche se non uomo (gli mancano le palle)”.

    A parte gli scherzi:
    “Omotransnegatività” non è omofobia.
    Significa privilegi sessisti sul lavoro, e cose del genere. Che poi è lo scherzetto che le donne hanno già fatto agli uomini a livello nazionale: incentivi all’assunzione “in quanto donne, perché le donne sono discriminate e si deve compensare la discriminazione”. E qui è uguale “incentivi all’assunzione in quanto LGBT, perché gli LGBT sono discriminati e si deve compensare la discriminazione”.
    In pratica non combatte la negatività verso gli omosessuali: dice che c’è e che va compensata.

      1. Per convincere la gente che dare incentivi all’assunzione degli LGBT è sbagliato devi convincere la gente che dare incentivi all’assunzione di donne è sbagliato.
        Ma il secondo concetto è passato, lo ha riproposto in versione rafforzata Durigoni della Lega.
        Poi, certo, la Lega darebbe gli incentivi solo all’assunzione delle donne e non agli LGBT: cioè favorisce solo il 51% della popolazione a scapito del 49%, ma non favorisce il 3% a scapito del 97%, loro si che sono buoni ed equilibrati: favoriscono le maggioranze privilegiate ma non le minoranze falso-vittimiste. “Privilegiate” perché le donne hanno pure l’opzione di farsi mantenere dal marito, che tutti gli altri non hanno, né gli uomini né gli LGBT.

        Secondo me una volta che anche la destra abbraccia l’idea di incentivi anti-meritocratici sulla base di caratteristiche biologiche, non è facile tornare indietro, proprio per niente.
        Purtroppo la battaglia doveva iniziare nel 2012, quando ha iniziato il PD con le donne, invece la Lega le è andata dietro.

        1. Problema è che anche se probabilmente ormai la Lega diverrà il partito d’Italia (praticamente) facendo tabul rasa di tutti gli altri, comunque di iniziative veramente equilibrate in termini di genere non se ne vedranno.
          Finiremo come il Giappone: iper-identitario e con crimine pressochè nullo con un tasso di natalità praticamente allo zero a causa dell’esplosione del ritiro maschile e dello schifo innato femminile verso il maschio Hikkikomori (per non parlare poi della crisi economico-sociale che comporterà). Il tutto arriva in perfetta coincidenza con l’imminente esplosione di tecnologie per sexbot e realtà virtuale.
          Un mix di perfetto schifo pronto a scoppiare o a far comunque collassare rapidamente quel poco di tessuto sociale che rimane

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