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Padova: sentenza storica su un caso di affido di minore

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varie_giudici2Ogni giorno ricevo decine e decine di segnalazioni da lettori e follower relative a casi personali o resi pubblici dai media. Solitamente sono tutte notizie più o meno affini e per questo non le rilancio una ad una, ma cerco di compendiarle in singole notizie rappresentative di una realtà sempre molto articolata. Quella che mi è giunta ieri da un affezionato lettore però va oltre tutte le altre. Nel caso in questione, va sottolineato, siamo davanti a una vera rivoluzione. Quanto meno a un segnale estremamente positivo che, se tenuto in memoria e ben gestito, potrebbe essere la scintilla che dà l’avvio alla tanto attesa rivoluzione nella gestione generale dei rapporti di genere nel nostro paese, specie quando messi in mano agli organi giudiziari.

La vicenda è piuttosto semplice. Un imprenditore padovano viene accusato dall’ex moglie di violenze di ogni tipo. A leggere i capi d’accusa pare quasi che l’abbia ridotta in schiavitù. L’uomo dal lato penale viene condannato due volte, in primo e secondo grado. Come da copione, segue poi il processo civile di separazione e affido del figlio minore. La prassi, poi diventata una specie di legge dopo l’approvazione dell’orrida Convenzione di Istanbul, era che non ci fosse affido verso il genitore precedentemente condannato per violenze dal lato penale. Sempre la prassi faceva sì che quest’ultimo fosse sempre il padre. Sorpresa: la giudice padovana Chiara Ilaria Bitozzi prende atto di una CTU che definisce la madre “borderline” e il padre “figura maggiormente idonea a garantire stabilità emotiva e accudimento del minore”. A quest’ultimo dunque affida il minore, aggiungendo a buon peso che le due sentenze penali sono “irrilevanti”.


Nel caso in questione, va sottolineato, siamo davanti a una vera rivoluzione.


donna_contabilitaQuesto è ciò che si desume dalla cronaca degli eventi raccontata da diversi mass media. Né io né loro abbiamo avuto accesso agli atti, che in questo caso andrebbero letti con estrema attenzione, sia per il lato penale che per quello civile. Pur con questo deficit, tuttavia, una riflessione si può fare, basandosi essenzialmente sulla reazione alla sentenza espressa dai media stessi ma soprattutto dai centri antiviolenza locali del padovano. Sul primo versante non sorprende leggere cronache tutte sbilanciate verso una forma più o meno esplicita di indignazione: non c’è scribacchino di regime che non lasci trapelare quanto ritenga scan-da-lo-sa la sentenza di affido del minore. Nessuno ha letto le carte, lo ripeto, eppure l’atteggiamento è quello di lesa maestà verso una prassi che si riteneva quasi più intoccabile dei conclave vaticani. Non ci sono riflessioni ulteriori (d’altra parte si parla dei media italiani, non si può pretendere), ma solo un allineamento alla narrazione femminocentrica e femminazista solita. Dunque nessuna sorpresa.

Sorprende invece l’assoluta ferocia della reazione dei centri antiviolenza locali, tra cui spicca il Centro Veneto Progetti Donna Onlus (seh, Onlus…), con la sua presidente Patrizia Zantedeschi. Questa subito ricorda i vincoli, chiamiamoli così, della Convenzione di Istanbul che vieta l’affido al genitore sentenziato come maltrattante. La giudice di Padova ha rilevato che l’uomo non è stato maltrattante verso il figlio ma Zantedeschi ha l’asso nella manica: essendo stato l’uomo violento contro la donna, il piccolo è stato vittima di “violenza assistita”, dunque non poteva essere affidato al padre. Ma c’è dell’altro: mentre i portatori d’interesse femminazista chiamano “al loro cuggino”, cioè segnalano il caso al GREVIO (organizzazione semi-eversiva di cui ho già parlato tempo fa), non mancano di denunciare che la condotta complessiva della madre è stata definita dalla giudice civile come un “attacco alla genitorialità”. Una circonlocuzione per dire l’indicibile: alienazione. Che per le pasionarie di un centro antiviolenza vale come l’aglio per un vampiro.


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varie_donnasoldiTutto l’armamentario totalitario del movimento femminista si mobilita e si schiera pugnale tra i denti di fronte alla sentenza di Padova, dal “Women Inspiring Europe dello European Institute for Gender Equality” (mette ansia già solo il nome…) alla famigerata commissione parlamentare sul femminicidio, che viene comicamente citata a buon peso nella sua osservazione per cui: “il 50 per cento dei processi per violenza si conclude con l’assoluzione dell’imputato”. Un clamoroso autogol. Perché, a parte che la percentuale è del 90 e non del 50 per cento… fatevela qualche domanda sul perché di così tante assoluzioni. Non sarà forse che quelle denunce sono tutte fuffa per fare filotto, ossia tenersi i figli e ottenere il vitalizio a carico dell’ex marito? Sì, è così, senz’ombra di dubbio. Nel 90% dei casi i giudici bloccano la manovra, grazie al cielo, ma resta un 10% di uomini che finisce fregato. A meno che…

A meno che la sentenza di Padova non faccia precedente, come si spera, e superi indenne il ricorso ovviamente presentato dai centri antiviolenza che probabilmente seguivano la madre del caso in questione. E che, ci scommetto, già facevano conto sulla bella percentuale che la signora avrebbe dovuto versare come donazione, una volta strappato un significativo assegno di mantenimento all’ex coniuge imprenditore, dunque presumibilmente benestante, se non ricco. Alla fine tutta la rabbia dei centri antiviolenza si riduce a questo: niente piccioli. Né per la cliente né, soprattutto, per loro. Ed è già da questo che, pur senza leggere le carte, si può desumere l’assoluta positività della sentenza civile emessa dalla coraggiosa giudice Bitozzi, cui va il plauso personale mio e, ne sono certo, di tanti altri uomini separati, falsamente accusati, privati dei figli e mandati in rovina dal lato civile.


Alla fine tutta la rabbia dei centri antiviolenza si riduce a questo: niente piccioli.


separazione-e-figli-piccoli-640x320Un plauso perché la realtà è sempre molto complessa. Molto più di quanto i portatori di interessi impropri vogliano far credere. La Convenzione di Istanbul stringe le maglie necessarie a individuare i buoni e i cattivi in situazioni che però non sono mai nettamente demarcate, dove la violenza, quando c’è, si esprime in modo multiforme e bidirezionale. Non è mai una questione di bianco-e-nero. L’invenzione della “violenza assistita”, ad esempio, è un modo per creare una linea di demarcazione netta poggiata su un solo tipo di violenza, quella fisica (tipicamente maschile). Nessuno sa se la signora di Padova cui è stato negato il jackpot non abbia a sua volta messo in atto azioni di feroce violenza psicologica contro il marito di fronte al figlio o addirittura sul figlio per colpire il marito, secondo la tecnica trasversale mafiosa tipica della violenza familiare femminile. La CTU del processo civile, per altro chiesta proprio dalla donna, ha probabilmente rilevato che sì, le cose sono andate così. E che ciò che è accaduto dal lato penale, pur se condannabile (come sempre è la violenza), aveva ragioni che dal lato civile possono avere un peso.

La donna è “borderline”, quindi sostanzialmente squilibrata, una madre inidonea, anche se è stata vittima di violenza da parte dell’ex marito. Che forse è stato violento proprio in reazione al suo squilibrio di donna e di madre (bisognerebbe leggere gli atti per averne certezza). Se questo non può (e non deve) sollevare l’uomo dalle responsabilità penali, nessun peso deve avere sul benessere del minore, che necessita di un genitore solido, affidabile, gratuitamente affettivo e capace di dare un’educazione onestamente umana. Il che esclude l’affido a una madre che, pur se colpevolmente percossa dall’uomo, ha concepito atti miranti a mettere sotto attacco la genitorialità dell’ex marito. Perché nel farlo non ha danneggiato l’uomo, in prima istanza, ma il proprio figlio. E una donna che per aggredire il proprio ex compagno passa sopra al proprio figlio non è degna di essere affidataria. Sacrosanto.

varie_noistanbul“Decisione che fa discutere”, dicono i mass media. “Sentenza inaccettabile” strillano i centri antiviolenza, mentre cercano di rifare i conteggi del proprio segretissimo budget cui mancheranno i dindi previsti da questa vicenda processuale. Sentenza storica dico io. Che mette a nudo dalla radice alle fronde più velenose l’insostenibilità giuridica, sociale, economica e umana di tutto ciò che è disceso finora dalla Convenzione di Istanbul. Ossia tutta la gigantesca mistificazione sulla dilagante violenza contro le donne, l’indispensabilità dei centri antiviolenza e affini, la prassi giudiziaria che priva i padri dei propri figli e del proprio patrimonio, i concetti forzati come quello della “violenza assistita” e quelli che negano l’esistenza dell’alienazione parentale. I giuresperiti del lato maschile dovrebbero acquisire gli atti di questa vicenda, studiarli e mettere in rete le loro riflessioni, per iniziare a rendere accettabile ciò che è già evidente, per chi sa vedere: la Convenzione di Istanbul è un sopruso di per sé. E l’Italia farebbe cosa giusta a ritirare la propria adesione. Può farlo, secondo il diritto internazionale, dichiarando che non sussistono più, se mai sono esistite, le precondizioni per la ratifica, ovvero l’esistenza di un insostenibile tasso di violenza contro le donne. Il 90% di assoluzioni di uomini accusati e denunciati sta lì a dimostrare che è una precondizione del tutto infondata.


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15 thoughts on “Padova: sentenza storica su un caso di affido di minore

  1. la sentenza di Padova è introvabile…sarebbe opportuno reperirla in rete onde evitare che le solite femministe faziose
    la usino a piacimento per parlare di “un caso di violenza assistita in cui il giudice affida il figlio al padre violento”.

    bisognerebbe anche vedere la sentenza di condanna per maltrattamenti e capire se davvero è stata contestata
    la specifica aggravante (a me non risulta).
    perchè se al contrario il maltrattamento nel caso della Borderline riguardava solo la madre, allora è evidente
    che la notizia data dalle femministe è assolutamente FALSA (come mi indurrebbe a pensare il fatto che
    l’aggravante è di recente introduzione nel processo penale).

    quanto al disturbo Borderline, sicuramente lo avete già fatto notare in vari commenti , si tratta di malattia
    grave alla base di molti atteggiamenti persecutori o violenti e, manco a dirlo, può fondare nella dichiarante
    una “falsa accusa”.
    Anche perchè il soggetto, se la malattia non è diagnosticata precisamente, può farsi apparire “credibile”.

  2. Avverto per fonte ASSOLUTAMENTE CERTA che il Centro Veneto Progetto Donna Onlus si è resa colpevole di porcherie nei confronti di alcune donne che si erano rivolte a loro per veri casi di violenze e molestie, arrivando a non aiutarle e a ignorarle. In un caso una donna se n’è andata di sua sponte scioccata dal fanatismo di un’operatrice.

  3. Ogni caso di violenza (maschile) è un caso sfaccettato a sè ed è mille volte più complesso di un presunto sintomo di desiderio di controllo sulla donna in quanto donna?

    Ma non mi dire…

    1. Ah, interessante! Ci dica, ci dica: in che cosa consisterebbe questo “presunto sintomo di desiderio di desiderio di controllo della donna in quanto donna”? Lei sembra averne contezza: la prego, ci schiarisca le tenebre che ci ottendono la vista. Lo spieghi alle migliaia di lettori che si interrogano sull’impazzimento improvviso delle loro compagne, fidanzate, mogli e si ritrovano con un pugno di mosche (quando va bene) al posto del progetto di vita che ASSIEME alla tipa avevano programmato… Esiste anche una scala di valori (lasciamo perdere il concetto di “dignità” che le sembra totalmente estraneo) in base al quale conviene a un certo punto della propria vita abbandonare il terreno dei campi giochi invece di barattare per oppressione o, come la chiama lei “desiderio di controllo della donna in quanto donna”, i doveri/diritti coniugali e trovare tutte le scuse per tagliare la corda. Mi stupisco invece della pazienza con cui gli uomini sopportano tutto ciò: del resto decenni di cultura femminaziste svirilizzante hanno dato questi frutti, che si vedono anche nella rara (i dati sono chiari a dispetto delle manipolazioni operate dalle pazzoidi) esplosione di violenza. Esse non se ne sono ancora accorte ma stanno segando il ramo della cornice entro la quale solamente possono permettersi di fare le pazzoidi capricciose… Avanti così: attendo con impazienza l’irruzione della Realtà dopo decenni di narrazione istupidente su fumosi concetti di uguaglianza imposti per via ideologica perché per adesso io vedo solo delle opportuniste cacciatrici di privilegi.

      1. “vedo solo delle opportuniste cacciatrici di privilegi” ….o, per concludere, delle bambocce immature che scambiano la Libertà con l’egoismo “e gli altri si adattino”.

  4. La mia impressione è che finalmente alcuni giudici incominciano a dissociarsi dai diktat della ideologia nazifemminista.

    Non credo che sia estranea la bufera di questi giorni sul Csm, che ha reso palese ciò che già si sapeva da tempo sulla sua ideologizzazione.

    Un decadimento morale e eversivo che fa disgusto a chi ha a cuore la democrazia liberale.

    Un procuratore che spalleggia il suprematismo femminista vuole fare carriera.

    Un giudice che subisce le pressioni della stampa teme per la sua carriera.

    Questo si spera non capiti più nel futuro prossimo.

    Per ultimo la Consulta ha stabilito che non è illegittimo il divieto di procreazione assistita per le coppie omosessuali.

    https://www.fanpage.it/per-la-consulta-si-puo-vietare-alle-coppie-gay-di-procreare-con-la-fecondazione-assistita/

    1. sul cedere a pressioni, e mi concentro su questo, di solito non dovrebbe accadere,
      ma non è escluso che ci sia qualche don abbondio della situazione. tutto possibile.

      per stampa non si deve intendere i giornali che certi magari neppure leggono
      magari si informano in rete; è sufficiente la “persuasione morale” fatta da gruppi di
      avvocate, numerose, agguerrite, che trovano sponda in qualche giudice femminista
      (indifferentemente uomo o donna) e inducono a decisioni favorevoli in un particolare foro.
      il foro altro non è che l’ambiente giudiziario avvocatizio dove ogni giudice è conosciuto
      per le sue idee o orientamenti fino a contargli i peli nel sedere.

      o indurre comunque a decisioni non di rigore nei confronti di una donna autrice di reati,
      vedi il caso recente della ragazza che ha ucciso il padre con un coltello o pugno
      a monterotondo, perchè sentendo il pm pareva di ascoltare una femminista

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