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Perché darci delle “merde” non è satira

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Exif_JPEG_422di Francesco Toesca – Per quanto sia sempre difficile definire cosa sia satira e cosa no, gli insulti della Finocchiaro mascherati da satira meritano una riflessione attenta. Leggendo dunque varie definizioni della satira, possiamo affermare che è una chiave di lettura della realtà dissacratoria, sferzante, irriverente,anche volgare, aggressiva, dirompente. Questi tratti la caratterizzano nella sua libertà di espressione, che anche se appunto offensiva, ha diritto di essere espressa. Ma cosa la differenzia dalla diffamazione, dalla offesa, dalla denigrazione pura? A mio parere due caratteristiche: 1) si riferisce a fatti, comportamenti o fattezze reali, tangibili, indiscutibili, sotto gli occhi di tutti ed innegabili, e li dileggia. Dunque, il parere del satirico non è sulla veridicità di tali fatti, quanto sul loro significato o effetto che hanno sulla società. Il commentatore non esprime una sua opinione sulla veridicità di un fatto ma ne commenta gli aspetti peculiari; 2) prende a pretesto tali fatti per esprimere metaforicamente qualcosa di più, ossia una conseguenza di un fatto tangibile, vero, e la ironia sferzante non è sul fatto in sé, fine a se stessa, quanto su un significato ulteriore, che il satirico intelligentemente mette in luce.

Facciamo alcuni esempi: Benigni sfotte spesso Ferrara, oggettivamente sovrappeso. Se dice Ferrara sei un ciccione non è satira, è una semplice offesa, non fa ridere se non per la sua impunità nello sfottere un personaggio noto. Diventa satira se ci costruisce un significato ulteriore, una battuta, che pur contenendo una offesa, fa ridere per altro. Nota difatti la sua battuta “grasso che cola, come dice Ferrara quando suda”. Perché in questo caso è satira? Perché rispetta i due punti sopradetti: 1) è noto ed innegabile che Ferrara sia sovrappeso, 2) non è il fatto che lo sia a far ridere (difatti farebbe ridere anche se citasse un altro obeso) ma è la battuta costruita sul fatto vero a farlo. Quando Altan costruisce il personaggio del socialista che mette l’ombrello nel didietro dell’operaio, realizza una situazione satirica poiché mette in luce un comportamento oggettivo (il potere che fotte la classe operaia in maniera palese) e che usa come pretesto per far ridere ed attaccare una classe politica. La foto di un ombrello senza manico poggiato su una pozzanghera con la scritta “Brunetta si reca sul luogo della alluvione”, appunto, non si limita a dire che Brunetta è basso, ma unisce una battuta di spirito (che funzionerebbe comunque) con la personale convinzione del satirico, ad esempio sulle inutili processioni sui luoghi di disastri da parte di politici che non hanno fatto niente per evitarle. Ed ecco che sono rispettati i punti 1) e 2).

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persone_belenAnalizziamo a fondo dunque il punto 1): la satira prende un fatto innegabile, noto, indiscutibile e ci ride sopra. Quando diventa diffamazione? Quando quel fatto è una opinione personale, una lettura non oggettiva ma individuale, una responsabilità inesistente o non provata. Se dico che Alfano è strabico, non è una mia opinione, se dico che tra Belen e la Bindi c’è una certa differenza estetica non è una mia opinione, se dico che i prodotti cinesi sono spesso imitazioni non è una mia opinione. Se dico invece che tutti gli uomini sono delle merde, o le donne tutte prostitute, questa è una mia opinione, una illazione. Con l’aggravante che nel momento in cui metto nella satira un fatto che arbitrariamente ritengo vero, lo cristallizzo come vero. E’ la differenza tra fare ironia sui pizzini di Riina (fatto vero) o la colpevolezza di un imputato (mia convinzione tutta da verificare). Se dunque dico che tizio è colpevole mentre è a processo, dichiaro implicitamente che è una mia opinione; se faccio satira sulla sua presunta colpevolezza, sempre durante il processo, dichiaro che lo è di sicuro e quindi ci posso anche scherzare sopra. La colpevolezza diventa un fatto confermato per il fatto che io la spaccio per fatto vero e noto. La mia satira la attesta come vera.

Veniamo al punto 2). Su questo punto, si gioca la finezza e l’arguzia del satirico. Fin dall’antichità, i satirici si sono sempre dovuti destreggiare nel portare i loro attacchi ai potenti senza cadere nella diffamazione. Per farlo, è necessario spostare leggermente il punto ironico. Posto quindi che il punto 1) sia rispettato, non basta dire “è vero” per far ridere, quanto “visto che è vero” ci ironizzo sopra; resta il fatto che la battuta deve aggiungere qualcosa, e prendere a pretesto quel fatto vero per veicolare la mia opinione, a quel punto perfettamente legittima. Perché legittima? Perché la mia opinione non verte più sulla presunta esistenza di un difetto o una caratteristica o colpa, quanto sul suo significato e sull’effetto che ha sulla società.

varie_aquilaL’Aquila era effettivamente costruita in gran parte con materiali scadenti, dunque se faccio satira sul terremoto ed i suoi effetti, sulla classe politica che ha mangiato sulla disgrazia, non sono offensivo ma satirico. Se invece dico “ha ha ha, che ridere, tutta quella gente schiacciata nel sonno”, secondo voi cosa sono? Vi pare satira? E se dicessi “ma guarda che deficienti, vivevano in case mal fatte pur sapendolo e ci sono rimasti secchi”, non offendo forse le vittime di una tragedia?

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Alla luce di queste considerazioni, mi pare ovvio che la battuta infelice di Angela Finocchiaro in tv non si possa assolutamente definire satira, poiché porta una sua personale visione (punto 1) degli uomini – in più generalizzata, quindi sessista ed astratta -, la pone come un fatto vero ed innegabile mentre non può esserlo, e non va più in là, nemmeno prendendosi la briga di costruirci una battuta sopra (punto 2)). Perché dunque a mio avviso è tre volte offensiva? In primo luogo perché addossa ad un intero genere colpe che appartengono (forse) a pochi soggetti che la Finocchiaro conosce (o meglio, la sua personale valutazione di quei soggetti, forse nemmeno veritiera), in secondo luogo maschera ipocritamente una offesa con la foglia di fico della satira, se ne fa scudo per giustificarsi, tentando di mettere la propria opinione (gli uomini sono tutti delle merde) come assunto indiscutibile, in quanto appunto requisito necessario della satira. Faccio satira, quindi tutti gli uomini sono PER FORZA delle merde. In terzo luogo, ben sapendo che mancano tutti i requisiti della satira, spera di rientrarci alzando il tiro con l’esasperato turpiloquio (come un bambino che ride quando dice culo), nella speranza che basti essere molto volgari per essere satirici e per poter zittire l’indignazione definendo chi giustamente protesta come bacchettone. Come se il problema fosse in una parolaccia.


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9 thoughts on “Perché darci delle “merde” non è satira

  1. Umorismo, ironia, satira sono sacri. Se ne può discutere l’efficacia e la qualità, non il diritto di fare una battuta su qualsiasi cosa. Altrimenti cosa ci distinguerebbe dal femminismo e dal politicamente corretto che strozzano da anni la libertà di espressione? Tra l’altro, lo sketch della finocchiaro mi è sembrato meno offensivo dei video che spiegano ai maschi cosa non è molestia e in cui un bravo attore si muove e si comporta come uno scimmione decerebrato. Ma se qualcuno ride, prosit.

  2. La foto a corredo dell’articolo mi sembra che rappresenti l’entrata del teatro di Porto San Giorgio in provincia di Fermo.

  3. Peccato che la satira ” pungente ed irriverente” di Luttazzi fosse solo uno scopiazzamento a mani basse dal repertorio degli stand up comedian americani più famosi

    1. beh! Alessandro, allora dovremmo parlare di gran parte del rock italiano, copiato da decenni da scaffali di musica angloamericana
      🙂 Luttazzi rifaceva chiaramente David Letterman show o programmi analoghi, quando la tv satellitare non diffondeva
      i programmi Usa ovvero non venivano capiti in quanto in lingua inglese ahahah

      comunque rileggi quello che ho scritto, l’ho visto in teatro e lui mi ha lasciato (parecchi anni fa) alquanto perplesso.

  4. a questo bell’ articolo, scritto molto bene, vorrei aggiungere qualche rilievo.
    E’ da tanti che si parla di satira in TV, partendo da una antica censura contro il povero Tortora (cacciato dalla TV per avere
    parlato di politica in un programma di intrattenimento), fino ad arrivare a Beppe Grillo che venne censurato per la famosa
    battuta dei socialisti. Grillo fece una battuta partendo da un viaggio in Cina di dirigenti PSI.
    Fece satira pungente, ma il fatto da cui partiva era vero : si trattava di un partito che al suo interno ospitava dei ladri.
    come dimostrato da Tangentopoli e dalla fuga di Craxi in Tunisia per non essere arrestato.
    Luttazzi fece un’altra battuta sulla cacca in un programma che ora non ricordo, ma pure lui si prese gli strali di mamma Rai
    e non venne più chiamato (continuò la sua pungente satira, molto irriverente, in teatro: una volta l’ho visto e l’ho
    trovato estremamente pesante e disgustoso, tanto da mettere in imbarazzo l’intera platea).
    Che dire ? “Castigat ridendo mores” e in ogni caso dobbiamo ringraziare Petrolini oppure Trilussa che tanto hanno dato alla
    lotta irridente al potere.

    La presunta satira di Finocchiaro è simile a quella di Crozza: la differenza è che il genovese è davvero bravo e
    sa ben misurare le parole; la satira di Crozza si risolve sostanzialmente in critica politica ma ha il pregio di
    avere deriso tutti, compreso il presidente dellla Repubblica e anche Renzi (descritto come un bimbo stupidino).
    Lo sketch della Finocchiaro parte da un fatto indiscutibile: l’inesistenza attrativa delle cd babbione nella vita
    sociale, la loro invisibilità . E’ vero, ci fanno tanto ridere e quando porto delle amiche un po’ agee in compagnia
    mi deridono, perchè tutti vorrebbero donne della prestanza di Chiara Ferragni (grazie al C…).
    Da questa situazione indiscutibile, cioè lo scarsissimo successo sociale delle babbione, la furba
    Finocchiaro e l’autrice del testo (Dandini=ultrafemminista) fanno un salto (il)logico e ci ficcano
    la protesta antimaschile.
    Gli uomini sono merde perchè non calcolano le donne babbione, ma non solo, sono merde sopratutto i padri.
    Cosa c’entrano i padri nella forma narrativa satirica ?
    Tra l’altro, è stato fatto notare che nella cd satira viene tirata in ballo la Madonna: vi è una battuta blasfema ed è stato
    facilissimo per i cattolici dire “perchè non fate i blasfemi con Allah, Maometto, il Corano ” ?
    Mi aspetto anche una polemica satirica di Finocchiaro sugli extracomunitari stronzi e criminali che
    violentano le ragazze italiane, ma anche se questo le femministe “M U T E” .

    scagliarsi contro i padri non è satira: è dileggio, è svilire una figura genitoriale.
    Ci sentiamo colpiti noi padri, ma state certi che “gli stronzi” veri, gli uomini bastardi che trattano
    male le donne, non hanno battuto ciglio rispetto al duo Finocchiaro/Dandini.
    Non è un loro problema, perchè dal loro campo di azione la stronzaggine non esiste
    e vi risponderanno che ad ogni “stronzo” corrisponde una “scema” che ci casca.

    “bambini, le donne sono tutte sceme !”
    “Anche tua mamma ? Si, anche tua mamma”
    :/

    castigat ridendo mores (?)

    1. le babbione hanno lo stesso successo sociale e sessuale dei babbioni, va accettato, dopo una certa età si è meno attraenti se non si dimostra qualche anno di meno, e non vale solo per le donne, un uomo vecchio decrepito non è affatto “interessante”; questo vivere l’essere meno attraenti come una specie di affronto è oggettivamente la parte per me più criticabile dello sketch di finocchiaro, anche più degli uomini “pezzi di m..” parte che comunque ho trovato non divertente.
      Comunquue la maggioranza dei padri è composta da brave persone come la maggioranza delle madri. alcuni genitori però la qualifica di pezzo di m..se la merutano, doo la madre di Aosta abbiamo lui: https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/11/22/news/mantova_da_fuoco_alla_casa_con_dentro_moglie_e_figlio_di_11_anni_il_bimbo_e_gravissimo-212337222/

      1. @Ned: il fatto di essere maturi (io ad es. lo sono) non ci induce a depressione o al suicidio 🙂 non mi perplimo,
        sopratutto quando vedo 20enni o 30enni che fanno discorsi da vecchi, nel puro senso del termine.
        Di certo non vado in tv o in giro ad insultare le donne in modo gratuito.

        Tu, come al solito, l’hai fatta fuori dal vasino: si parlava di satira e hai deragliato sulla cronaca nera.
        Tema tanto caro alla tua amica ricciocorno aka Chiara, negazionista PAS.
        Oltre a venire qui “a miracol mostrare”, potresti anche far presente alle tue sodali femministe
        che esistono W. Pezzullo, uomini massacrati dalle donne come documentato dalla Benedettelli
        in un libro (50 sfumature di violenza) che ti farebbe bene leggere, ovvero un certo omicidio del bimbetto
        Loris in Sicilia (30 anni alla madre). E non parliamo dell’architetto Molteni preso a pistolettate su ordine della ex moglie
        solo perchè voleva vedere le sue figliolette, ad opera di due sicari e anche su mandato dell’amante della signora .
        E tralascio fatti recenti come l’omicidio del lago in Sardegna, di un ragazzo di 18 anni, su specifico mandato
        di una ragazzetta tossica di 17 anni che trovasi in un carcere minorile.

        Tutti fatti di cronaca nera circa i quali tu e le tue amiche femministe ve ne state M U T E
        oppure
        M U T *

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