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Propositi per il 2019: un nuovo approccio sui social network

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Quando sto per andare a mangiare (ma non solo in quelle circostanze) mi lavo le mani. Un po’ di tempo fa un tizio scoprì che con questo semplice gesto si riducevano drasticamente le malattie e le morti. Tutti chiamarono la cosa “igiene”. Serve essenzialmente per eliminare germi che, se introdotti nell’organismo, potrebbero essere dannosi, talvolta letali. Successivamente qualcuno comprese che un altro settore del corpo umano andava trattato allo stesso modo e concepì il concetto di “igiene mentale”. Attraverso i cinque sensi introduciamo nel cervello varie cose e se non si sta attenti possono entrare anche germi dannosi o letali per la nostra intelligenza. Per questo motivo tredici anni fa ho smesso di guardare la televisione. Magari sbaglio, ma da allora mi è parso di averci guadagnato in termini di capacità di concentrazione, riflessione, profondità del pensiero nonché di tempo. Ma mi sono accorto anche di aver sostituito i germi televisivi con quelli ben più subdoli dei social network. Prima per mio intrattenimento e, negli ultimi anni, per le questioni che più mi stanno a cuore e che tratto sovente su questo blog. Accade che in queste feste io mi stia astenendo in modo quasi totale dalla frequentazione dei social, con l’esito di sentirmi meglio, più rilassato e mentalmente attivo. Capita anche che qualche giorno fa, aprendo Facebook, mi capiti sotto gli occhi il post di un mio follower. Con piglio appassionato e in un italiano traballante si rivolgeva a Salvini, gli metteva il dito sotto il naso e gli dettava l’agenda politica per il 2019, dopo avergli elencato gli errori fatti negli ultimi mesi. Ho letto le prime righe, ho chiuso Facebook e mi sono chiesto: a che serve? E ancora: a chi serve? Il Ministro dell’Interno non leggerà mai quel post, tanto meno i suoi consulenti. Non solo: quella giaculatoria, ho pensato, è destinata a diventare obsoleta nel giro di 4-5 secondi, travolta dalle centinaia di migliaia di altri post successivi. La risposta alle due domande di prima è dunque: a nientea nessuno. Tranne che al follower che l’ha scritto: lui ha avuto modo di sfogarsi esponendo le proprie disordinate idee, raccogliendo un po’ di soddisfazione per quei 4-5 secondi di esposizione mediatica (un concentrato del famoso detto di Andy Warhol). In compenso io ho sprecato un minuto della mia vita per leggerlo, mentre mi scorrevano sotto gli occhi numerose inserzioni pubblicitarie. Riflettendo su questo sono stato portato ad andare oltre, a pensare alle innumerevoli e interminabili discussioni sui social, Facebook o Twitter. I botta-e-risposta con chi critica le mie idee o il mio modo di esporle, l’irresistibile tentazione di rintuzzare quando leggo gli aborti ideologici di Murgia, Zanardo, De Gregorio e simili. Lì non si tratta di un minuto ma, sommando tutto, di molti molti minuti spesi a rispondere per le rime a questo o a quello, essenzialmente per la mia intima necessità di non lasciare a chi mi critica, avendo palesemente torto, l’ultima parola. Solo questo. Di fatto le mie risposte, anche quando raccolgono molti like, non cambiano di una virgola la realtà dei fatti. E’ un solipsismo tutto mio, che al massimo coinvolge sensazioni simili nell’opponente. Due cani che si incontrano per caso, si abbaiano, si ringhiano per poi essere trascinati via a suon di strattoni del guinzaglio. Sono certo che se sommassi il tempo che ho dissipato in questo modo in tutto il 2018 e potessi riaverlo indietro ora, mi troverei con due o tre giorni liberi a disposizione, da dedicare alla lettura, agli studi, alla scrittura, alla riflessione o meglio ancora ai miei cari. Da queste riflessioni discende la decisione di un cambio netto nel mio approccio ai social network, a partire da domani. Ripulirò ferocemente gli aggiornamenti delle mie “home” riservandole soltanto ai post dei follower che so avere qualcosa di interessante da dire e dedicherò alla loro lettura il micro-tempo di una sigaretta in pausa o i minuti concentrati di quando sto al cesso, giusto per vedere se ci sono spunti interessanti. Continuerò a rispondere ai messaggi privati e visualizzerò (li visualizzerò e basta) i post dove vengo taggato. Userò infine i social solo per postare i link agli articoli del blog, perché alla fine la diffusione virale è l’unico pregio di quelle piattaforme. Per il resto non commenterò più i post dove sono taggato, non scenderò più in discussioni con chichessia, né in risposta a commenti altrui né commentando io per primo. Non si prenda questa decisione per pigrizia o scarsa fiducia nelle mie idee, non è un “lavarsene le mani” da Ponzio Pilato. Semplicemente farlo non serve a niente se non a produrre reddito per Mr. Zuckerberg o altri come lui o dare visibilità a gente che non la merita (e di questo ho già parlato in passato). Le mie posizioni sono espresse qui, sul mio blog, casa mia. Chi ha qualcosa da obiettare lo faccia qua e avrà risposta. Oppure, meglio ancora, mi sfidi a un confronto pubblico, e ci sarò. Il mio (e il vostro) tempo è prezioso, va messo a frutto. Con il vantaggio non indifferente di un’efficacissima igiene mentale. Sarà come lavarsi il cervello ogni volta prima di iniziare a pensare.

Auguro un sereno e proficuo nuovo anno a tutti i lettori.

Davide Stasi


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7 thoughts on “Propositi per il 2019: un nuovo approccio sui social network

  1. Bravo, fai bene a utilizzare questo approccio e usufruire dei benefici di un sano igiene mentale.
    Un detto antico dice “le cattive compagnie corrompono le utili abitudini”, e dato che viviamo in un mondo fatto di social ormai si potrebbe riscrivere così: “Leggere i cattivi commenti sporca il sano Habitus Mentis”.

    Inoltre non serve proprio a niente perdere tempo in inutili discussioni con gente che vuole solo commentare per distruggere e imporre la sua visione egodistonica, è solo un spreco di risorse ed energie intellettuali e psicologiche.

    Una volta che hai esposto le cose e confutato il primo commento distruttivo, lasciali andare per la loro strada e dialoga invece con chi vuole costruire qualcosa di propositivo e proficuo.

    “Chi va con i saggi diventa saggio,
    ma il compagno degli insensati diventa cattivo.” – Proverbio Ebraico

  2. buon 2019 felice a tutti.

    Io l’inizio col botto : chiacchierata con una che, dopo opportune stimolazioni e dopo pochissimo attimi
    ha fatto emergere la sua anima femminista. E’ stato esilarante annuire alle sue facezie e
    farle credere che avesse ragione ????

    Trovare il primo giorno dell’anno una femminista non ha prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard.

  3. Buon anno a tutti.
    D’accordissimo con il contenuto del post.
    “perché alla fine la diffusione virale è l’unico pregio di quelle piattaforme.”
    ESATTISSIMO, il resto è pattumiera, ma quanto tempo la gente perde dietro a questi social.
    FB, insieme all’iPhone, è riuscito alla alfabetizzazione informatica di milioni di persone, persone che non sapevano neanche come accendere un pc e schivano qualunque dispositivo.
    Steve Jobs e Zuckerberg sono stati “esaltati’ dagli ignoranti dell’informatica, da quelli che hanno vissuto l’ebbrezza di poter finalmente utilizzare un computer, cosa diventata possibile solo quando i sistemi operativi sono migliorati a tal punto che anche un bambino può usarlo.
    L’ignoranza di massa è un male ma ha una portata devastante che tutta la cultura messa insieme non riesce ad opporsi.

    1. Angelo, concordo con te. Jobs è crepato troppo tardi e Zuckenberg ha svuto il culo parato altrimenti Faccialibro non avrebbe mai visto la luce.

  4. ma davvero ci interessa vincere la guerra del Vietnam?
    E poi, che cosa ci facciamo col Vietnam?
    Le vecchie signore non ammetteranno mai di aver sbagliato i conti, e di aver lasciato le loro figlie in mutande in mezzo alla strada.
    Le figlie, d’altro canto, sono come barchette male equipaggiate e precariamente ormeggiate sulla riva di un fiume impetuoso … non avranno mai la forza necessaria a intraprendere vie differenti da quelle che hanno ereditato.
    E poi penso a me stesso : sono talmente abituato a perdere … che non proverei alcun gusto a vincere.
    Non sarei proprio soddisfatto se, gente che mi ha dato del coglione per decenni, mi facesse la grazia di accordarmi il privilegio di qualche ragione fondamentale.
    Vincere una guerra lascia nei sopravvissuti una profonda pena nel cuore : sono costretti a chiedersi perchè sono stati obbligati a combatterla.

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