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Quando le (peggiori) femministe si travestono da padri. Inganni in movimento

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donna_femminismo68di Alessio Cardinale (portavoce nazionale “Adiantum” e co-fondatore “LUI – Lega degli Uomini d’Italia”) – In Italia e nel mondo coesistono, nemmeno tanto pacificamente, due femminismi. Il primo ha solide radici storiche e culturali, e fonda il proprio successo su una ordinata comunicazione e su un’editoria e filmografia intelligenti, ricche di spunti di interesse sociale, le quali hanno determinato, negli ultimi cinquant’anni, una legittima crescita delle donne all’interno dell’universo lavorativo una volta guidato esclusivamente dalle esigenze del pater familias. Si tratta di un femminismo complessivamente sano, sviluppatosi lungo una linea di solidarietà tra i generi che assicurava benessere sociale e trasmissione di valori alle generazioni a seguire, e che solo negli ultimi quindici anni ha ceduto alle pressioni della globalizzazione sacrificando parte della propria “sovranità culturale” agli interessi economici (moda e cosmetica, in particolar modo, ma non solo).

L’affermazione di questa prima tipologia di femminismo, che ha permesso alle donne di raggiungere le più alte vette delle Istituzioni politiche mondiali e dell’Industria, era sorretta da idee e rivendicazioni legittime, che tutti oggi riconoscono come necessarie e irrinunciabili. Il secondo femminismo è, invece, l’aberrazione del primo, l’insieme dei suoi scarti più putridi, l’ala estrema che, al contrario della prima, si nutre della peggiore ideologia di genere e, riuscita ad occupare militarmente quasi tutte le redazioni dei media e buona parte dei partiti della ex sinistra, si impegna in una spasmodica ricerca di denaro statale, conducendo una guerra santa contro gli uomini per mezzo della diffusione di false informazioni, ripetute all’infinito, diventate tra le persone semplici mezze verità.

#varie_istanbulIn questo scenario di guerra, i falsi fenomeni come la violenza maschile, il gap salariale ed il cosiddetto “femminicidio” (che fortunatamente Word segnala ancora come errore di trascrizione e te lo segna in rosso) vengono sparati come munizioni pesanti da giornalisti compiacenti, soldatini ben allineati dal proprio editore, con dispregio della loro indipendenza. In un simile contesto, è chiaro che gli argini del buon senso vengono superati, e l’inganno tracima come un fiume in piena sul territorio della ragionevolezza, creando dei “mostri” giuridici (tra tutti: la legge sulla composizione delle commissioni Pari Opportunità, le cosiddette quote rosa, la Convenzione di Instanbul) e, sul piano dei social network, iniziative ingannevoli che imperversano alla massima potenza. Una di queste è rappresentata, senza alcun dubbio, da una sedicente associazione (della quale non v’è pubblicamente un recapito né traccia di uno statuto) che si fa chiamare “Padri in Movimento”. Ufficialmente, è capitanata da tale Jakub Stanislav Golebiewski, ed è molto attiva su Facebook, dove all’inizio aveva raccolto un gran numero di padri desiderosi, come sempre, di confrontarsi e trovare soluzioni alla ancora dilagante discriminazione dei tribunali.


Una sedicente associazione che si fa chiamare “Padri in Movimento”.


All’inizio fu Pillon. Gli inganni, si sa, prima o poi mostrano la loro vera faccia. In questo caso, si tratta di un’immagine, che ritrae Golebiewski in una foto di gruppo scattata insieme al senatore Pillon, dopo una delle riunioni in cui il parlamentare aveva presentato i principi del “famigerato” DDL 735, dopo il deposito del testo in Senato.

persone_GOLEBIEWSKIPILLON

Alla luce dell’attacco ad oltranza mosso dalla sua associazione (sempre che esista davvero), ci si chiede: ma cosa ci faceva lì Jakub, con una espressione così sorridente e soddisfatta? E’ davvero un mistero, a meno che non si voglia pensare che si trovasse in quel consesso al solo scopo di reperire informazioni utili alla “battaglia”, oppure che sia semplicemente uno dei tanti voltagabbana presenti in questo strano mondo. La verità viene sempre a galla, dicevamo, e nel caso di “Padri In Movimento” essa è venuta fuori quasi subito (giusto il tempo di arraffare qualche centinaio di like da parte di ignari papà). Infatti, nel sito che fa riferimento a PIM, le parole chiave scritte per facilitare gli algoritmi dei motori di ricerca sono: padri, madri, separazione, figli, violenza, femminicidi, divorzio. Ebbene, ci si chiede per quale motivo nel sito ufficiale del “movimento innovativo che opera per la tutela della bigenitorialità nelle coppie separate” si debbano inserire, con una evidente forzatura, i termini “violenza” e “femminicidio”, che con la bigenitorialità non hanno niente a che vedere.

#grafica_soldiIl sospetto che il nostro buon Jakub sia, in realtà, ampiamente manovrato da un nutrito gruppo di femministe della seconda specie (quella che inganna) troverebbe fondamento in un altro sito gemello, denominato “Madri in Movimento”, il quale ha un codice sorgente html in buona parte identico a quello di “Padri in Movimento” e, facendo un semplice ricerca, ne condivide anche il numero di telefono ed il logo della pagina Facebook. Eloquenti i post condivisi tra le due organizzazioni, dove si pubblicano solo i fatti di violenza tra coniugi (solo al maschile, naturalmente) e dove non c’è traccia di contenuti sulla bigenitorialità e sulla cura dei figli. In perenne definizione, poi, il loro misterioso progetto di legge denominato pomposamente “figli al centro”, che appare come un ulteriore specchietto per le allodole. Addirittura esilarante, poi, la dichiarazione d’intenti, associata a questo inesistente disegno di legge, contenuta nella pagina Facebook di madri in movimento, laddove si scrive che “…assieme ai padri ci sono anche le madri in movimento: Nessuno meglio di loro sa esattamente di cosa veramente necessitano i loro figli e quali strumenti di welfare dovrebbero essere introdotti…”. In pratica: figli, welfare, soldi.


In perenne definizione, poi, il loro misterioso progetto di legge denominato pomposamente “figli al centro”.


Non è superfluo sottolineare che, tra i commenti presenti nella pagina Facebook di “Madri in Movimento” ci siano quelli di una nostra vecchia conoscenza, tale Nadia Somma, sacerdotessa dell’antiviolenza e nota esponente di quella ideologia di genere che alimenta ogni giorno lo scontro culturale tra uomini e donne, per finalità ancora tutte da chiarire. Non è un caso, pertanto, che la stessa Somma abbia spacciato, in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, la sedicente associazione “Padri in Movimento” come autorevole esponente del gruppo (inesistente) di padri separati che si porrebbero in contrasto verso il DDL Pillon, usando lo stesso stile ingannevole dei suoi amati “padri contro”. Di solito è meglio evitare di parlare di personaggi secondari, perché c’è sempre il rischio di dare loro eccessiva notorietà. Nel caso però di Padri e Madri in Movimento, l’inganno perpetrato ai danni di ignari genitori, soprattutto padri, è tale da dover agire per descrivere correttamente i fatti. E mentre attendiamo di scoprire cosa abbia allontanato il sorriso del buon Jakub dalla schiera dei sostenitori del DDL 735, ci godiamo l’immagine glamour del sito di “Madri in Movimento”, in attesa del prossimo spot per acconciatori.


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24 thoughts on “Quando le (peggiori) femministe si travestono da padri. Inganni in movimento

  1. E’ da giorni che rimando ma la coscienza non mi molla.
    Faccio seguito all’accusa insensata dell’intestatario della rinomata “Casa Spavone”. Che i cavalli di Troia ci siano sempre stati non è una novità, non so se il signor Jakub ( o Pippo o Matusalemme ) lo sia, semplicemente perché non piacendomi le posizioni che assumeva l’ho semplicemente rimosso dai contatti, cosa che da tempo ho fatto anche con il signor Spavone ed altri. Metodo facile e veloce anche perché preferisco evitare liti mediatiche asettiche,ed ecco perché ogni qualvolta abbiamo intercettato qualcuno che potesse essere deleterio, a stretto giro di telefonate abbiamo provveduto quantomeno ad isolarlo. Che Fabio Nestola accrediti poi qualcuno così per fare non ci credo (ne io e ne coloro che conoscono la persona) poichè un’aquila non ha bisogno di galline per sentirsi appagato, il sottoscritto prima di poter essere considerato da Fabio ha attinto per almeno un anno dal suo sapere.(avessi un decimo della lungimiranza e della conoscenza di quell’uomo)
    Ricordo che qualcuno ad una manifestazione romana, (Pantheon 4 ottobre 2012) si sedette per prendere i nomi di coloro che dovevano intervenire, spacciandosi per l’organizzatore, e venendolo a raccontare anche a me… (mentre il vero organizzatore era seduto sommessamente a 30 metri perché preferiva che si dicesse che eravamo stati tutti insieme ad organizzare) o ricordo chi nell’ottobre 2013 mi pare a Piazza Colonna in Roma dopo un mantra di 3 minuti al”insegna del io, io, io io disse: è l’ultima mia apparizione pubblica come associazione, dato che oramai mi occuperò di politica con A.N. (non faccio nomi) . E difatti politica ha fatto, si la politica del salto della quaglia! Fabio non ha mai voluto indossare casacche perché la sua é sempre stata una battaglia all’insegna della libertà intellettuale. Egli non ha mai parlato mai male di nessuno, anzi, ha sempre dato meriti a tutti, cosa che condivido assolutamente poiché ogni piccola goccia di ognun di noi ha portato a quello che è oggi un piccolo grande risultato. Lasciamo perdere poi il fatto che almeno 50 per cento delle informazioni certe e documentabili le ha fornite lui (non conosco la cifra esatta perché anche io sono ignorante come te ). Ti devo il merito assoluto di avermi fatto capire che il “DDL Pillon” aveva dei punti da rivedere, poiché lessi di rimbalzo un tuo POST ove si diceva (falsamente tra l’altro) che Fabio era stato l’unico ad opporsi e non firmare, tanto bastò per fermi documentare e capire che avesse ragione. Specifico che il Senatore Pillon ha la mia stima per tutto ciò che ha fatto e sta facendo, ma se qualcosa non va perché non avvertirlo? La modestia,la verità e l’onesta intellettuale sono vestiti a disposizione di chiunque, vacci adesso che ci sono pure i saldi.

  2. è assurdo questo discorso. anzi il femminismo anni 60/70 lo ricordo molto bene. già cercavano di inzepparcelo a scuola. sono statte dette cose assurde che neanche oggi oserebbero affermare. oggi ci sono altre pressioni a cui allora non avevano ancora pensato, intente a scardinare il sistema naturale e millenario della divisione dei compiti e dell’alleanza dei sessi per il bene della famiglia e del gruppo parentale. dicevano che le donne curavano i bambini, perchè da piccole gli mettevano delle bambole in mano. questo la mia prof. di lettere nel 1972! vero che oggi la ricerca della dominazione del sesso femminile si è affinata, battendo su cose più convenienti e cercando di mantenere gli antichi privilegi, tipo quello di andare in pensione, prima, permessi maternità, si passa prima, non si paga il conto e altre regole di cavalleria, mi sono recentemente informato che il reparto mobile dei carabinieri è privo di donne. vuol dire che il lavoro più duro lo fanno fare ai maschi. bella questa parità! loro se ne stanno comode a lavori d’ufficio, magari corteggiate dai colleghi o superiori.

    1. Appunto. Non so come si facci a stare dietro ancora a questa bluepillata delirante. Le femministe anni ’70 erano le stesse che giudicavano come oppressive le cose più naturali e spontaneamente biologiche che ci fossero. Eran spesso più folli di quelle attuali che almeno a volte ammettono i problemi maschili (seppur non volendone sapere di accusare le donne bensì il presunto patriarcato). Hanno gettato le basi per alcune pazze fuori controllo di oggi.
      Ma, come già fatto notare, la cosa doveva essere fermata già a inizio ‘900 quando chiesero diritto di voto ma con esenzione dalla leva e senza parificare prima responsabilità economica e giuridica. Non possono avere parità coloro che basano la propria attrazione verso l’altro sesso proprio sulla base della capacità di quest’ultimo di esser loro superiore in status, soldi e statura fisica (e psicologica). Anche se in buona fede questa cosa va a sbilanciare completamente l’equazione che genera equilibrio e fa scattare attrazione tra donna media e uomo medio

      Se questo è il livello di consapevolezza dei movimenti maschili allora stiamo freschi.

    2. E inoltre entrano in polizia superando test con standard ridotti: eccola la “parità” che volevano e hanno ottenuto!
      E ovviamente non mollano sulla scuola primaria e secondaria: è dominio femminile e non si mette in discussione, anzi si consolida sempre più.
      E per finire l’apice: il campionato mondiale di scacchi riservato alle sole donne. L’altro è aperto a tutti, ma non c’è nessuna donna nella top 100.

  3. Non esiste il femminismo buono, è sempre stato suprematista dall’inizio. Vedi : Elizabeth Cady Stanton.
    Ottennero il voto senza l’obbligo di fare il militare come gli uomini né un servizio civile in alterna: chiedevano privilegi sin da subito, altrimenti si sarebbero offerte di fare un servizio civile obbligatorio.

  4. Il Signor nessuno di (pseudo) Padri in Movimento citato nell’articolo , fa la sua prima comparsa a casa Spavone in una riunione romana di coordinamento agli inizi del DDL Pillon (maggio/giugno 2018), portato da Fabio Nestola e pertanto nessuno nutriva dubbi sull’attendibilità di questo Signore. Successivamente, si ritrova presente nella prima riunione di coordinamento nazionale convocata da Pillon per presentare il testo. Agli inizi partecipa ad alcune successive riunioni del Coordinamento romano e si perdono le tracce quando nella famosa votazione di approvazione del DDL tutte le associazioni votano a favore tranne uno, Fabio Nestola. Con questo non voglio dire (perché non ho le prove e conoscendo Fabio non ha certo bisogno di nascondersi dietro qualcuno) che dietro a questo tizio ci sia o ci sia stato Nestola, ma io almeno ho la convinzione che le argomentazioni di Nestola contro il DDL Pillon hanno sicuramente e fortemente influenzato l’opera di questo signor nessuno.

    1. Vengo coinvolto a sproposito in un commento, quindi mi vedo costretto ad intervenire per correggere le falsità e le insinuazioni.
      Non è vero nulla di quello che scrive Spavone, non so – e nemmeno mi interessa saperlo – se dica falsità per reali problemi di memoria o per spirito denigratorio nei miei confronti.
      Non ho idea di chi abbia coinvolto Jakub Stanislav Golebeccetera, sicuramente non l’ho “portato” io per il semplice motivo che non lo conoscevo affatto, se qualcuno ha voglia di verificare chieda conferma al diretto interessato.
      Non è vero che il primo incontro avvenne a “casa Spavone”, il primo incontro di coordinamento al quale ho preso parte era presso uno studio legale in via Crescenzio, a Roma, per organizzare il sostegno delle associazioni al DDL Pillon che ancora doveva essere ufficializzato.
      Vidi J.S.G. per la prima volta quel giorno e mi rimase impresso perché si presentò in ritardo a riunione già iniziata, vestito con la mimetica militare, in compagnia di una signora; se qualcuno ha voglia di verificare chieda conferma al diretto interessato anche di questi particolari.
      Perciò non è vero, lo ripeto, che J.S.G. venne insieme a me o presentato da me, non sapevo nemmeno chi fosse. È quindi falsa e strumentale, tendente a screditarmi, l’insinuazione di Spavone che J.S.G. sarebbe entrato nel giro dei genitori separati grazie alla mia intercessione.
      In quell’incontro Spavone fece il padrone di casa nel senso di illustrare – anche se molto lacunosamente(1) – le attività del movimento dei genitori, disse che dovevamo unirci attorno al tema del condiviso e che avrebbe inviato a tutti i presenti un documento programmatico per aderire al coordinamento di associazioni a sostegno della riforma sull’affido dei figli, come da contratto di Governo.
      Prima e dopo quella riunione iniziale mi chiese di aiutarlo, come negli anni passati quando cercava spazio in altre formazioni politiche, e come sempre accettai a patto di fornire supporto esterno, avendo fatto ormai da anni la scelta di rifiutare tessere o anche solo etichettature di qualsiasi partito, non volendo targare politicamente le mie ricerche ed il mio lavoro in generale.
      Ci vedemmo a casa sua, c’era anche Elvia Ficarra, gli portai una chiavetta usb con parecchio materiale a dimostrazione dell’enorme mole di lavoro svolta mentre lui era fuori dalla scena: gli ho illustrato le inchieste sui moduli prestampati, i dossier sulle false accuse, gli scontri con Spadafora su servizi sociali e case famiglia, le analisi dei tempi di frequentazione, gli anni di studio per dimostrare , dati alla mano, la mancata applicazione della 54 e tanto altro ancora.
      Notare: non l’ho sputtanato davanti a tutti, contraddicendolo quando ha detto che per anni il movimento non aveva fatto niente,;ho coperto la sua ignoranza (2) e l’ho informato degli sviluppi in privato, discretamente.
      Gli suggerii inoltre di rivedere radicalmente il documento programmatico che aveva concepito come una sorta di lode alla Lega, bisognava unire le persone attorno ad un principio e non attorno ad un partito, se il documento fosse rimasto pro-Lega avrebbe perso parecchie firme, per prima la mia.
      Preparai io il documento riveduto e corretto, ma non ho mai saputo quali e quante firme Spavone abbia raccolto, e nemmeno se J.S.G. fosse fra i firmatari.
      Inoltre quel primo incontro in via Crescenzio non era affatto “romano”, c’erano partecipanti anche da altre città ed altre regioni compresi gli emissari di Paolucci.
      Poi ci furono altre riunioni a “casa Spavone” per mettere a punto le strategie da seguire, ricordo che vi partecipammo la psicologa Maria Bernabeo, l’avvocato di via Crescenzio (del quale non ricordo il nome) io ed altre due/tre persone, potrei sbagliarmi ma non ricordo J.S.G.
      Comunque non l’ho più visto ne’ sentito fino ad una riunione in Senato convocata da Pillon per promuovere la versione definitiva del DDL. Ovviamente in Senato si entra solo se c’è il nome in lista, quindi qualcuno interno al partito – non certo io – ha invitato J.S.G. insieme ad altri 35 o 40 rappresentanti di associazioni.
      È falso anche che fui l’unico ad esprimere parere negativo, insieme a me si espressero contro il DDL anche l’avvocato Ioppoli, l’avvocato Piazza e la psicologa forense Pezzuolo. Prova ne sia che dopo quattro giorni inviammo a Pillon delle note critiche sul DDL a firma Nestola, Piazza, Pezzuolo, ed insieme a Ioppoli andammo a presentarle anche al Ministro Bonafede. Se qualcuno ha voglia di verificare chieda conferma ai diretti interessati, compreso il Senatore.
      Avevo avuto un paio di incontri interlocutori con Pillon, ad uno dei quali era presente anche Spavone, nel corso dei quali avevo dettagliatamente illustrato cosa a mio parere non andava nel suo DDL, suggerendo anche le modifiche. Che evidentemente non ha ritenuto valide, visto che ha lasciato invariati sia l’articolato che le note di presentazione.
      Ci sta, ovviamente erano suggerimenti e non imposizioni.
      Però non si può pretendere che io voti a favore di un testo che ho già ampiamente dimostrato di non condividere, argomentando.
      All’incontro in Senato di cui sopra Pillon chiese espressamente alle associazioni di esprimersi sul web lodando il DDL come ottimo, innovativo, perfetto, ben sapendo che avrebbero dovuto contrastare un nutrito fronte di oppositori della riforma.
      In quattro votammo no, anche se Spavone insiste (lo ha fatto anche sui social) che fui solo io.
      N.B. – le mie osservazioni riguardavano aspetti strettamente tecnici, mentre sono stato il più strenuo difensore del DDL 735 per gli attacchi ideologici che ha subito (come le bufale che Pillon vorrebbe gettare sul lastrico le madri italiane col mantenimento diretto, e che costringerebbe alla mediazione obbligatoria anche le donne vittime di violenza). Lo stesso Pillon mi ha applaudito mentre trattavo questi argomenti nel corso di un convegno a Perugia.
      Questo per rispondere alle insinuazioni di Spavone: tranquillo, non ci sono io dietro il voltafaccia di J.S.G.. Al Senato si dichiarò a favore del DDL e disposto a definirlo ottimo, innovativo e perfetto come chiedeva Pillon, poi ha sterzato verso posizioni che con la mia visione giuridica del testo non hanno nulla a che fare.
      L’articolo di Alessio Cardinale evidenzia benissimo la stroncatura incessante della riforma sul doppio fronte madri/padri in movimento. Non seguo J.S.G., ma mi dicono che appoggerebbe apertamente le posizioni del femminismo suprematista, qualcuno aveva addirittura ipotizzato che fosse una costola del ricciocorno o di qualche altro blog misandrico.
      Qualcuno saprebbe dirmi cosa c’entra tutto questo con le mie posizioni?

      (1) Raccontò ai presenti che i genitori separati dopo l’approvazione della legge 54/06 per anni non avevano fatto più nulla di importante. Non è vero neanche questo, ma Spavone non sapeva cosa avessimo fatto perché per parecchio tempo è stato lui a sparire dalla scena ritirandosi da qualsiasi attività.
      (2) Non è un insulto, ignorante nell’accezione più pura del termine: colui che ignora. E di attività del movimento Spavone ne ignorava parecchie.

      1. Un’aggiunta
        Apprendo dall’articolo di Alessio Cardinale che il sito PIM avrebbe “violenza e femminicidi” tra le parole chiave per facilitare gli algoritmi dei motori di ricerca.
        Non so di preciso cosa voglia dire ma penso di averlo intuito.
        Beh, dedico molto tempo della mia vita a raccogliere documentazione atta a smontare la bufala del femminicidio, approfondisco uno per uno i presunti casi elencati fantasiosamente per gonfiare i dati, smaschero le falsità investendo tempo e risorse, pubblico – anche su questo blog – parecchie inchieste ed articoli per far emergere la verità anche se non allineata al mainstream. E per questo mi sono fatto un sacco di nemici/nemiche
        Non so quanti in Italia facciano altrettanto.
        Ci voleva il malanimo di Spavone per insinuare miei legami occulti con J.S.G.

  5. Non sono affatto d’accordo con tutta la prima parte, e lo trovo inquietante scritto da parte del co-fondatore di LUI.

    Il femminismo “buono” non è mai esistito. Il femminismo si è sempre basato, sin dalle sue origini, su una visione dell’uomo patriarcale e oppressore, ed parallelamente alle (giustissime) rivendicazioni dei diritti delle donne si è sempre operato per il ridimensionamento e la supremazia sull’opposta “parte del cielo”.

    Basta un po’ di ricerche su testi ed interventi dei maggiori esponenti femministi durante lo scorso secolo, o una effettiva valutazione sulle sue “radici storiche” per rendersene conto.

    Più verosimilmente, i diritti che le donne si sono viste riconosciuti sono frutto dei tempi e delle conquiste in ambito sociale, industriale e medico, che hanno permesso una differente visione di uomini e donne verso un’idea più egualitarista (che spesso veniva confusa con il femminismo) e non del femminismo stesso, che in realtà si è espanso proprio grazie a quei diritti. Il successo del femminismo è sintomo e non causa dei diritti delle donne. Non a caso il femminismo è maggiormente presente in quei paesi dove le donne hanno più diritti, mentre in quei paesi in cui ancora essi non vengono riconosciuti, la presenza e il successo del femminismo è estremamente ridotto.

    E’ vero e sacrosanto che le donne non sono nemiche degli uomini e dei loro diritti (tutt’altro, possono essere fortissime alleate così come gli uomini sono stati loro alleati in passato), ma il femminismo E’ il nemico. Lo è sempre stato e sempre lo sarà, e non è il caso di minimizzarane la pericolosità.

      1. Lo immagino, ma a mio umile parere è una strada sbagliata che può azzoppare tutto il movimento.

        L’esistenza stessa del femminismo è un enorme ostacolo alle questioni maschili così come a quelle femminili. E non è un caso se sono sempre di più le studiose femministe che hanno riconosciuto i limiti strutturali di questa ideologia, abbandonandola per puntare verso l’egualitarismo.

        1. Non c’entra nulla con l’articolo. Ma è una Cosa che mi da’ molto. Fastidio… Ho appena visto. Un servizio del. TG1 sulle “summer school”, giornate di orientamento universitario per studenti delle superiori… Su 6 interviste effettuate sono state interpellate n. 6 studentesse, e la telecamera inquadrava in secondo piano solo ragazze… Di tratta di realtà solo per studentesse o è politica del TG1 dimenticarsi di intervistare qualche studente maschio eventualmente presente? In entrambi i casi non mi sembra un buon segno..

          1. Miei cari, l’unico maschio che a loro interessa è il figo-tronista-bullo che serve per scopare (ecco spiegato come mai solo le femmine devono studiare visto che non possono farsi mantenere dal figo-tronista-bullo) mentre invece i maschi che sono (evidentemente per colpa del residuo storico del patriarcato) ancora lì a studiare ovviamente vanno ignoranti visto che NON sono fighi – o bulli – come il tronista…

            1. Ed ecco qui i “magnifici” risultati del “cambiamento” M5S+Lega per non parlare del quinquiennio boldriniano… e allora tanto valeva lasciare Monti al governo in eterno visto che almeno lui (forte dell’appoggio dell’Europa franco-tedesca) non aveva ceduto alle follie femministe e immigrazioniste di importazione angloamericana… e chi scrive è stato un oppositore di Monti fin dal primo giorno (anzi, già da prima che diventasse Premier). Detto questo, ormai ai ragazzi non viene dato nessun incentivo visto che il sistema mediatico vuole che le ragazze la diano solamente al figo-tronista-bullo (e al ricco, ovviamente: il problema è che le ragazze se possono appena tradiscono il ricco con il figo-tronista-bullo) e perciò i bravi ragazzi NON ricchi e NON fighi e NON bulli si ritrovano totalmente isolati, quindi per quale motivo dovrebbero studiare? E perciò per quale motivo i mass media dovrebbero intervistare e incentivare i ragazzi che, non a caso, sono quelli che emigrano di più (molto di più) rispetto alla controparte? Cioè, il bravo ragazzo studia visto che i genitori gli hanno detto che “alle ragazze piace chi è intelligente” (cosa falsa ai giorni nostri… e una volta le ragazze se lo facevano andare bene il bravo ragazzo solamente per mancanza di alternative) e quando salta fuori la verità, ovvero che resteranno da soli a vita, ovviamente questi ragazzi crollano… ed è per questo che i mass media non hanno motivo per intervistare e incentivare i ragazzi (e adesso in USA i professori progressisti cadono dal pero dicendo “ma come cavolo è possibile che i ragazzi crollano? Bisogna trovare subito il modo per incentivarli” e io voglio vedere come faranno… o gli daranno “la patata” – e come? – oppure falliranno).

              1. “i bravi ragazzi NON ricchi e NON fighi e NON bulli si ritrovano totalmente isolati”

                Capirai che grosso problema, basta uscire con qualche bullo, guardare come si comportano e copiarli…

                “adesso in USA i professori progressisti cadono dal pero dicendo “ma come cavolo è possibile che i ragazzi crollano? Bisogna trovare subito il modo per incentivarli””

                Non succede e non succederà mai, anzi giubilano ai crolli maschili, se potessero promuoverebbero aborti selettivi contro i maschi ma non possono perché la loro strategia è far credere che sono “buoni” e “inclusivi”.

              2. “Cioè, il bravo ragazzo studia visto che i genitori gli hanno detto che “alle ragazze piace chi è intelligente” (cosa falsa ai giorni nostri… e una volta le ragazze se lo facevano andare bene il bravo ragazzo solamente per mancanza di alternative) e quando salta fuori la verità, ovvero che resteranno da soli a vita, ovviamente questi ragazzi crollano…”

                È la storia della mia vita. Per carità, colpa mia, coglione io che ci ho creduto, però aver scoperto di essere stato preso per il culo da tutti (e da tutte) non è stato piacevole. Ma ormai è andata.

    1. Credere nell’eguaglianza tra uomo e donna è follia, a prescindere dal fatto che tale credenza venga da una femminista o da un egualitatiarista maschile.

      Le donne basano la loro attrazione verso l’uomo sulla base della sua capacità di trionfare ed esserle superiore ed in ciò utile. Ma anche solo la necessità sessuale maggiore che l’uomo ha rende alle radici ogni idea di eguaglianza impossibile stante l’attuale stato biologico di cose

      1. Non confondiamo le due cose.

        L’egualitarismo non è l’idea che uomini e donne siano uguali, bensì che uomini e donne debbano avere uguale trattamento davanti alla società.

        Ad esempio, pur essendo vero che l’uomo è mediamente più forte della donna, questo non vuol dire che ogni uomo sia più forte di ogni donna. Esistono uomini più deboli della media, e donne più forte della media.
        Ciò implica che ogni persona va valutata per ciò che è in base alle caratteristiche che gli si richiedono, indipendentemente dal suo sesso. Ad esempio se è necessario un operaio per un lavoro di fatica non ha senso assumere solo maschi perché mediamente più forti. Esistono donne, seppure in minore percentuale rispetto agli uomini, dotate della costituzione fisica sufficiente per svolgere quel determinato lavoro.

        Analogamente, è assurdo pensare che un uomo non possa prendersi cura dei propri figli solo perché è un uomo. E’ vero che mediamente una donna possiede una maggiore capacità di cura ed empatia verso la prole, ma è altrettanto vero che esistono donne incapaci di prendersi cura dei propri figli e uomini più capaci di farlo di una donna media. Pensare che ogni uomo sia meno capace di ogni donna in questo ambito è discriminatorio.

        Va valutata l’effettiva capacità delle persona, indipendentemente dal sesso. Questo è l’egualitarismo.

        1. Esatto.
          Non è né

          Tradizionalismo (“assumo solo uomini in quanto solo gli uomini possono fare i muratori”)

          Femminismo (“assumo solo uomini in quanto gli uomini cattivi tengono le donne fuori dai cantieri, per compensare mettiamo più donne che uomini negli uffici e diamo soldi ai centri antiviolenza”)

          Parità utopistico-autoritaria (“nei cantieri i muratori debbono essere almeno il 40% per ciascun sesso altrimenti il cantiere non è a norma”).

    1. Concordo in pieno con la tua risata: questa storia del femminismo buono è davvero ridicola visto che il femminismo cattivo è la diretta conseguenza del femminismo buono (se la generazione di Fanfani avesse stroncato il femminismo buono, oggi non ci sarebbe il femminismo buono). Infatti questa storiella del femminismo buono sembra la classica tecnica della DC e del centrodestra, le due forze responsabili del disastro attuale (cioè della mancata opposizione ai deliri dei sinistroidi), ovvero come al solito si ritiene che “gli italiani sono dei fessacchiotti non in grado di capire la realtà e le cose difficili, perciò diamogli una versione modificata e semplificata della realtà”, precisamente (come la DC e il centrodestra) anche i movimenti per i diritti degli uomini considerano le donne che votano in Italia come “beghine ignoranti” (così diceva Togliatti nel 1948 per spiegare la sconfitta del PCI, ovvero l’enorme vantaggio della DC nei voti femminili). Notare che questa cosa spiega TUTTE le scelte idiote fatte dalla DC contro gli uomini, ovvero la DC era votata dalle donne e ovviamente i democristiani temevano la rivolta delle donne (specie delle vecchie che erano l’elettorato più fedele alla DC). Quindi adesso Davide Stasi ci deve spiegare se anche i movimenti per i diritti degli uomini hanno questa paura (ed ecco spiegata la teoria del femminismo buono) oppure cosa c’è sotto… c’è da puntare sull’egualitarismo, specie in un paese come l’Italia dove le donne lavorano ma hanno la pretesa del “ma l’uomo deve fare l’uomo”, cioè pagare tutto e prendere sempre lui l’iniziativa (cioè, le donne lavorano e pretendono ancora di farsi mantenere? E poi mi dite che è esistito decenni fa un femminismo buono? Questo è il risultato di QUEL femminismo), senza però avere i diritti di un tempo: una volta la donna poi “te la dava”, invece oggi dicono “il corpo è mio e faccio quello che voglio” – ovvero oggi l’uomo paga senza ottenere nulla – e notare che questa infamia è frutto del sedicente femminismo buono, non dell’attuale che ha semplicemente ereditato le infamie create negli scorsi decenni… certo che se i movimenti per i diritti degli uomini iniziano così, allora siamo fregati (il fallimento del DDL Pillon dimostra che le destre sono incapaci: volete fare quella fine?)

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