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Quel femminismo bislacco basato sull’orale

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varie_magakidLa vicenda è tipicamente americana ma, vista l’influenza globale degli USA, può tranquillamente essere presa come paradigma per tutto il mondo occidentale. Insomma che c’era una manifestazione di nativi americani da qualche parte negli Stati Uniti, alcuni dei quali anche veterani del Vietnam. Un po’ il prototipo perfetto per l’isteria del politicamente corretto della sinistra a stelle e strisce. La dimostrazione si imbatte in un gruppo di studenti delle superiori di una scuola lì nei pressi. Uno di loro, un ragazzotto dai tipici lineamenti Yankee, si posiziona davanti ai dimostranti e… sorride. Sì, un po’ arrogante e sfacciatello ma semplicemente sorride. Il giovane indossa un berretto da baseball rosso con scritto sul frontale ciò che oggi è bestemmia per i “progressisti” d’oltreoceano: “Make America great again”. Ovvero lo slogan elettorale di Trump: “rendiamo l’America di nuovo grande”. I media si scatenano: definiscono quella del ragazzo una molestia verso i nativi, una violenza, un sopruso, un’aggressione. Il web e i social si scatenano bastonandolo con una ferocia senza limiti. Legioni di snowflakes vengono innescati dalla sua immagine e non si contano gli auspici che venga preso a pugni, che la scuola diventi un lager a cui dar fuoco e amenità progressiste di questo tipo. Poi arriva lei, la vincitrice assoluta, la fighetta fanatica del #MeToo, dell’emancipazione femminile, del femminismo radicale: tale Sarah Beattie twitta che farà un pompino a chiunque riesca a tirare un pugno in faccia a quel ragazzino. Ma quale mercificazione, sessualizzazione, umiliazione della donna? Anche Madonna ha fatto la stessa proposta per chiunque avesse votato Obama, che male c’è? Insomma per la sinistra progressista internazionale l’emancipazione femminile passa anche dal mettere in palio un soffocone per ottenere atti violenti contro un minorenne. Avete presente lo stato in cui trovate i fili delle cuffiette quando li cavate di tasca? Viene da pensare che un demonio viva nella giacca e passi il tempo a intrecciarli quando non ci siete. Ecco, le contorsioni e le contraddizioni di questa versione marcescente del progressismo, del femminismo e della sinistra si compongono in un garbuglio dello stesso tipo. E il vero problema è che questa follia non rimane confinata oltreoceano, ma ha dalle nostre parti intere legioni di imitatori e imitatrici.

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16 thoughts on “Quel femminismo bislacco basato sull’orale

  1. Il grande bluff ! Sarebbe sufficiente farsi un giro su YouTube per vedere il video integrale e rendersi conto che se provocazione c’è stata è quella messa in atto dall’idiota col tamburello che (lui si) si è avvicinato a mo’ di sfida a un gruppo di ragazzini in gita scolastica. Provocazione Vs non reazione, un fatterello da niente trasformato in una questione oppressori Vs oppressi.
    E torniamo sempre lì, al pensiero dominante newProgres sinistrorso, al Marxismo culturale.
    Ah si, ecco, mancava la sfigata della StandUpComedy più becera, la Luttazzi made in USA, cioè una fallita che al contrario di Luttazzi (immensamente sputtanato) non sa neanche copiare, quindi si butta via offrendo prestazioni sessuali in nome del #MeToo più tossico.
    Fa pari con una demente spagnola (madre mia, come sono messi male in Iberia), pessima comica-satirica, che si brucia alla sua prima apparizione in una tv presentandosi con una T-Shirt controMachista e fa un comizio sulle quote rosa nella StandUpComedy in Spagna.
    A me sta sulle palle Montanini, ma Velia Lalli mi piace e dubito che si renderebbe così ridicola per il semplice motivo che ha talento, non ha bisogno di iscriversi al WWF-emminista per garantirsi serate e guadagni.

  2. Non me ne fotte della femminista, ma il cazzotto al bimbominkia che sorride agli indiani reduci glielo avrei dato io. Qui non è questione di politicamente corretto, qui è questione di rispetto per persone ignobilmente massacrate nel giro di quattro secoli e che nonostante tutto hanno dato la loro vita o i migliori anni per una nazione matrigna e irriconoscente. Massimo rispetto per i Nativi americani.

      1. Senza arrivare al cazzotto, al ragazzo gli si fa capire che quegli uomini, al di là dei diritti calpestati dai conquistatori, hanno lottato per il Paese e che meritano considerazione.

  3. a me risulta che Sarah Beattie sia un’attrice (wikipedia la definisce anche “internet comedian”, insomma una che fa ridere sul web per mestiere) non so se si è mai definita “femminista radicale”, ma le femministe radicali che conosco io si chiamano Carla Lonzi, Andrea Dworkin, Catherine MacKinnon; intellettuali di cui francamente non condivido alcuni contenuti o li trovo quantomeno datati ma che io sappia non hanno mai offerto p.ompini a nessuno in cambio di voti o atti violenti. Ecco, vedi non è che se una tizia più o meno famosa fa una battuta su twitter o durante uno spettacolo questo la arruola nel femminismo radicale (il femminismo radicale è fatto di persone che hanno scritto saggi e libri, discutibili magari, ma libri non twit)

    1. Nei tweet successivi dice di riconoscersi nel MeToo. E di sicuro repubblicana non è. Senza contare che il massacro del ragazzo è stato dello stesso tenore ovunque (picchiarlo). Non c’è nulla di comico, pink lawyer.

    2. Quindi secondo il tuo ragionamento per essere femministe radicali bisogna aver scritto un libro, i milioni di donne nel mondo che non lo hanno fatto ma aderiscono con la loro militanza nei collettivi o semplicemente si riconoscono in quelle posizioni non sono femministe radicali ? Ma ci sei o ci fai ?

      1. La Beattie milita in un colettivo? Non lo sapevo, a dire il vero ignoravo tutto di questa signora prima di leggere l’articolo e cercarla su wikipedia. Io dico solo che, anche se viviamo in una società in cui i comici e i divi dello spettacolo sono diventati opinion leader e in un caso hanno anche fondato un movimento politico ora al governo, faccio ancora fatica a definire “femminista radicale” una attrice comica solo perchè ha votato Hillary e simpatizza per il metoo. Sai, Roberto Benigni ha votato comunista e non ha mai nascosto le sue idee ma a occhio e croce se qualcuno lo definisse “intellettuale comunista” o anche “fanatico del comunismo” riderebbe lui per primo

          1. Sì lo so, oggi Benigni vota (probabilmente) PD che di comunista non ha più nulla ma credo che sia chiaro cosa intendevo

            1. L’unica cosa chiara è che sei bravo a manipolare e creare diversivi, quindi mi sono tolta il dubbio. Non ci sei, ci fai.

    3. Carla Lonzi sarà protagonista di una prossima puntata di “donne che odiano le donne”: scambierò come al solito “donne” con “uomini” e “clitoride” con “cazzo”, e gente come Roosh o Trump sembreranno pivelli.
      Che intellettuale del clitoride, anzi del cazzo.

      1. ma infatti tutta la storia della “donna clitoridea” contrapposta alla “donna vaginale” la ritengo, a essere generosi, superata (anche perchè il clitoride si può stimolare anche durante la penetrazione).

    4. Wikipedia ! Se fumi il dado Knorr invece di quello Star forse ce la fai a renderti un troll meno sgradevole.
      Wikipedia ! Muahuahuahua :-)) :-)) :-))

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