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Rendersi ridicoli: l’Espresso lo fa alla grande

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LA FIONDA

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survive-institute-crime-statisticsE’ indispensabile che il numero di “femminicidi” resti abbastanza alto da poter pronunciare la formula magica “una donna uccisa ogni tre giorni”. Se il numero resta alto si aprono molte opportunità. Solo per citarne alcune: si possono chiedere ed ottenere più soldi per il circuito dell’antiviolenza professionale, si possono pubblicare notizie che attirano click, ci si può costruire un’identità e una visibilità politica specifica (vedi Bongiorno, Carfagna, Boldrini, Zingaretti e altri), si possono promuovere leggi solo apparentemente valide per tutti ma di fatto orientate a reprimere la sola componente maschile della società. Insomma l’alto numero di “femminicidi” è uno strumento utilissimo per molti scopi, uno più lercio dell’altro. Ma come si fa a tenere alto quel numero? Può essere un problema visto che si riferisce a fatti reali. I morti da incidente stradale quelli sono, così come quelli sul lavoro o le vittime di omicidi preterintenzionali e così via. Anche volendolo non si può barare sui numeri reali.

Col “femminicidio” invece sì, si può eccome. In due modi: il principale è quello di utilizzare definizioni diverse a seconda delle circostanze. Esiste una definizione base (uccisione di una donna da parte di un uomo con cui aveva una relazione) già di suo logicamente non sostenibile, ma non importa: l’uso della logica e della razionalità oggi è un optional, quindi va bene così. Quella definizione è fatta di plastilina, può restringersi o espandersi a seconda delle necessità. Nel corso dell’anno, se i casi di femminicidio inclusi nella definizione sono pochi, allora la si allarga, per esempio includendovi anche gli amanti e non più solo i mariti o i fidanzati, oppure anche altri parenti maschi (padre, fratello, eccetera). Se non basta ancora, la plastilina viene tirata fino a diventare evanescente e allora il “femminicidio” diventa l’uccisione di una donna per motivi di possesso e dominio, fino all’espansione estrema: l’uccisione di una donna in quanto donna. Con quest’ultima formula si può includere tutto e il contrario di tutto, dagli omicidi legati a criminalità ordinaria alle morti accidentali.

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varie_pallottIl secondo modo è meno raffinato, purtuttavia viene utilizzato con grande sistematicità e astuzia: la variazione del periodo di riferimento. Per logica (vedasi quanto detto sopra sulla logica) sarebbe opportuno e comodo utilizzare l’anno solare come riferimento, dal primo gennaio al 31 dicembre. Se non che questo range spesso è svantaggioso nello stabilire il conteggio totale, anche attuando le alchimie definitorie che si è detto. Ecco allora che si sposta furbescamente la finestra di tempo di riferimento, per esempio utilizzando le tempistiche dei report del Ministero dell’Interno (1 agosto – 31 luglio) in modo da conteggiare anche parte delle vittime dell’anno precedente, o inventandosi lassi di tempo del tutto arbitrari. La combinazione di questo metodo con il primo è ciò che consente al “numero di femminicidi” di restare sempre alto. E per alto si intende attorno al centinaio, appunto la cifra che consente di poter continuare a dire “una donna uccisa ogni tre giorni”.

Capita però che la realtà, questa infame realtà, metta sotto scacco le tecniche manipolatorie di chi si avvantaggia dalla narrazione distorta sui “femminicidi”. E’ capitato l’anno scorso, quando sui conteggi bislacchi delle varie organizzazioni femministe si è abbattuto il report della Polizia di Stato, che parlava della miserrima cifra di 32 “femminicidi propriamente detti” (piacerebbe sapere quali siano per la Polizia quelli propriamente detti… posto che dunque tutti gli altri sono impropriamente detti), pari a una donna uccisa ogni undici giorni. Detta così non fa nessun effetto sebbene in ogni caso rimanga una fattispecie minimale e fisiologica, pari a 0,4 donne uccise ogni 100.000 donne adulte, ma questo è un modo logico di guardare i dati, dunque lasciamo stare.

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Di fatto il fronte femminista radicale non ha ancora perdonato alla Polizia di Stato l’invasione di campo dell’anno scorso, che ha dato al generico movimento dei cittadini che vogliono vederci chiaro uno strumento devastante per affermare la verità contro le loro mistificazioni. Se ne è lamentata ancora di recente Nadia Somma in una delle sue usuali articolesse, le ha fatto eco il Ministro Bongiorno in TV, più tutta l’armata Brancaleone pronta a mobilitarsi per l’8 marzo. A correre in soccorso è dunque arrivato uno dei maggiori house-organ della bugia usata strutturalmente e spacciata per informazione quando si tratta di questioni di genere: “L’Espresso”, che questa settimana pubblica questa pagina:

varie_espressofemminicidio

Nel farlo non c’è il minimo timore di rendersi ridicoli. L’obiettivo è rafforzare l’idea che il “femminicidio” sia un fenomeno dilagante e gravissimo, dunque vale tutto. Anche inventarsi un anno di tredici mesi, o includere nella lista dei “femminicidi” casi di suicidio (???), di criminalità ordinaria (Desirée Mariottini), fino all’apoteosi dell’ignota uccisa da ignoto (???????), manco fossimo in guerra e si parlasse di militi. Posto che la quasi totalità di quei casi è stata da me sbugiardata già alla fine dell’anno scorso, quella pagina significa una cosa sola. Disperazione. Il fronte affaristico del femminismo radicale italiano è letteralmente disperato perché ad oggi, martedì 5 marzo 2019, dunque 64 giorni da inizio anno, i cosiddetti “femminicidi” sono soltanto 5, se si include l’unico vero femminicidio avvenuto secondo i dogmi, ossia l’uccisione di una donna in quanto donna avvenuta a Brescia nel gennaio scorso. Un fatto scomodo, perché l’assassino in quel caso è anch’esso una donna, e forse è per questo che per esempio “La 27esima Ora” del Corriere della Sera non lo include nel suo conteggio (e perché mai, di grazia?).

varie_renudoL’Espresso insomma accetta di rendersi più ridicolo del solito pur di fare da sponda in qualche modo a un movimento arrabbiatissimo contro gli uomini che in Italia stanno uccidendo pochissime donne, ancor meno di quel poco che già accadeva. Al movimento donnista serve un centinaio di vittime da gettare sul tavolo delle trattative per spartirsi soldi pubblici e potere, e con il precedente della Polizia di Stato, che a fine anno potrebbe di nuovo impicciarsi della questione rompendo le uova paniere, le proiezioni per il 2019 al momento sono devastanti per i suoi conteggi farlocchi, anche applicando le varie alchimie previste. Va bene così, in ogni caso. Sentirle così cinicamente indispettite per le poche morti dà un piacere quasi fisico, che il patetico e ridicolo scivolone de L’Espresso amplifica ancora di più. Nel tentativo disperato di imporre una narrazione fasulla, ancora una volta si finisce per svelare il trucco e per mostrare le regine nude, in tutta la loro repellente bruttezza morale.


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33 thoughts on “Rendersi ridicoli: l’Espresso lo fa alla grande

  1. Significativo anche il fatto che l’Espresso si scelga come fonte http://www.inquantodonna.it/
    un sito con sulla home un menu dove c’è la voce “donne” e ti mostra un elenco di vittime; c’è la voce “uomini” e ti mostra un elenco di assassini; c’è la voce “figli” e ti mostra un elenco di vittime esclusivamente di padri violenti.
    Il palese imprinting fondato sull’odio misandrico è diventato ormai da tempo il punto di riferimento di chi diffonde queste “statistiche”.

    1. ovviamente, come tutti, sono/siamo inorridito/i da questi omicidi che molto spesso sono dovuti a gesti di squilibrati mentali
      oppure a ben determinate persone di indole spiccatamente criminale.
      Però andando a controllare una vittima a caso, pur sempre povera vittima (e nessun essere umano deve essere
      sfiorato) vedo che la signora Eleonora è stata uccisa 9 anni fa, da un albanese.
      Questo cambia poco, ma almeno si usino dati aggiornati per capire che il drammatico fenomeno
      è in lento, ma costante declino , come dimostrato dai dati ultimi delle questure .

      Cesenatico (Forlì – Cesena), 26 ottobre 2010
      Eleonora era al bar per un aperitivo con i colleghi, esce a fumare una sigaretta e davanti a lei compare Sokol, il suo ex convivente. Eleonora lo ha lasciato da due mesi ma lui non riesce ad accettarlo, lei lo ha già denunciato per stalking. “Devi venire via con me” le intima Sokol, ma lei si rifiuta. Allora lui tira fuori un coltello dallo stivale e la colpisce decine di volte lasciandola in un lago di sangue.La cosa più brutta che Eleonora avesse fatto era stato divorziare dal marito.

    2. per quanto riguarda l’ultimo omicidio in ordine di tempo, il 2 marzo si scopre che l’autore del terrificante gesto
      si chiama Khalil ed era marocchino (cioè il suo ex).
      Ha tentato di suicidarsi in carcere .
      Questo non sminuisce la dimensione del dramma ma almeno si dica che il fenomeno riguarda
      settori marginali della società, soggetti psicopatici, particolarmente violenti oppure dediti al crimine.
      Altrimenti si induce a credere che davvero “l’uxoricida ha le chiavi di casa” come in tanti dicono.

      https://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/omicidio-marito-1.4469292

    1. ad esempio, nel caso della signora Paola il marito assassino si è immediatamente suicidato.
      Erano in fase separativa. Uno stress micidiale che richiede grande equilibrio
      e soprattutto un contesto di fisica divisione (per un congruo termine) tra i due ex, evitando accuratamente
      contatti personali: un concetto che tarda a passare nel mondo degli operatori.

      https://www.vistanet.it/cagliari/2018/07/11/una-comunita-in-lutto-oggi-a-senorbi-i-funerali-di-paola-sechi-e-carlo-cincidda/

      1. La maggior parte si suicidano, è la reazione più comune, soffrono di depressione grave, che se fossero donne sarebbe derubricata come depressione post-qualcosa, quelli che agiscono in un momento di buio mentale. Poi ci sono i ludopatici e i tossici che uccidono per soldi, il movente è il denaro. Infine quelli che uccidono perché esasperati dalla malattia della compagna, che poi si suicidano anche loro, quelli che Mattarella per coerenza dovrebbe graziare. Quindi incidenti casuali, morti naturali, una per sbaglio uccisa dalla mafia, due vittime maschili di violenza, tutte incluse nella categoria femminicidio, tanto per fare numero, perché sono solo 91 in 13 mesi, a fronte della vera emergenza sanitaria che è l’influenza stagionale. Le macro categorie sono queste. Poiché non si è mai visto un padrone che si ammazza per i rimorsi di aver ucciso la sua schiava, la tesi femminista del dominio sulle donne è una balla autentica, il femminicidio è ideologia pura senza fondamento, semplicemente non esiste. Femminicidi veri e propri, se così vogliamo chiamarli, quelli di tipo culturale, sono sì e no una decina, e sono commessi perlopiù da stranieri, est e sud Europa.

  2. ” . . . Il fronte affaristico del femminismo radicale italiano è letteralmente disperato perché ad oggi, martedì 5 marzo 2019, dunque 64 giorni da inizio anno , i cosiddetti “femminicidi” sono soltanto 5 . . .”

    Non vi entra in testa per per la società evoluta , occidentale e del primo cinque donne uccise è considerato genocidio di donne ?
    Come disse la ministra Boschi “Uno è gia’ troppo” da cui il movimento Non Una Di Meno dove anche una donna molestata , uccisa , stalkerata etc. è il promo problema della società italiana.

    1. “Come si dice la faccia come il culo in spagnolo?”

      Aspetta che attivo il traduttore…

      Input:
      “Faccia come il culo”
      Output:
      “María-Milagros Rivera Garretas”

      Si, corretto, funziona.

      😀

      1. Se si imbavagliano con le mutande è perché inconsciamente riconoscono di avercela per davvero la faccia come il culo, ma chissà forse lo fanno perché vogliono essere scoperti, in cuor loro chiedono di essere fermati, potrebbe essere una richiesta di aiuto. Ho concepito questa teoria psicologica….

        Questa delle mutande infatti è un tema ricorrente.

        “Insolito gesto delle dipendenti del Parlamento britannico contro il deputato tory che ha bloccato una legge contro la pratica di fotografare le donne sotto le gonne”

        “Il deputato colpevole di avere ostacolato un’approvazione immediata del provvedimento ha fatto mea culpa o meglio ha spiegato che anche lui è favorevole a una dura punizione contro l'”upskirting”: si è opposto al voto per acclamazione soltanto per “ragioni di principio”, afferma, perché convinto che il parlamento debba sempre e comunque dibattere qualsiasi atto prima di approvarlo.”

        https://www.repubblica.it/esteri/2018/06/18/news/_upskirting_ai_comuni_arriva_la_protesta_delle_mutande_-199356301/

        Perché mai discuterne in Parlamento, mica siamo in democrazia?!

  3. Al decennale della Marcia su Roma, i fascisti decisero di mettere una lapide per ogni caduto, ma c’era un problema: come le femministe anche i fascisti avevano gonfiato i dati. Soluzione: lapide senza nome, con scritto solo “presente!”.

  4. Il periodo temporale di 13 mesi è ridicolo… Scommetto che se serve fra qualche mese useranno un riferimento temporale di 16 mesi e 3/4….????

  5. Prima colonna secondo nome.

    È passato un anno dalla morte di Sara Pasqual, quarantacinquenne biellese trovata morta nell’abitazione del compagno a Sozzago la mattina del 10 gennaio 2018. All’epoca, visto il burrascoso rapporto con l’uomo, si era gridato all’ennesimo caso di «femminicidio». In realtà nulla di tutto ciò.

    Il decesso di Sara Pasqual è stato provocato da un arresto cardiaco legato a uno stato di salute precario e a un passato difficile, fatto di abuso di droga e alcol.

    https://www.lastampa.it/2019/01/08/biella/biellese-morta-nella-casa-del-compagno-a-sozzago-il-pm-non-stato-un-omicidio-8W7Polw8LceqxGQVOYli2I/pagina.html

  6. Donna_vittima_della_legge_contro_lo_stalking_e_di_tutto_il_sistema_giudiziario_che_non_funziona ha detto:

    E i numeri delle donne uccise in vita da questa assurda legge contro lo stalking e da tutto il sistema giudiziario che non funziona dove sono? E’ una strage silenziosa di cui nessuno parla dal numero di vittime inimmaginabile e incalcolabile. Sul fatto che questa legge abbia fatto più danni che altro anche alle donne non ho nessun dubbio. Chissà quante donne, come me, sono state accusate e condannate ingiustamente e chissà quante, sempre come me, sono state accusate e condannate da altre donne…

    1. Quando una legge è mal fatta, colpisce indiscriminatamente. Nel caso dell’art.612 bis la maggioranza delle persone rovinata è composta da uomini. Ma di certo c’è anche un gran numero di donne finite nel meccanismo marcio. Questo blog è anche per te.

      1. Donna_vittima_della_legge_contro_lo_stalking_e_di_tutto_il_sistema_giudiziario_che_non_funziona ha detto:

        Purtroppo il problema non è solo la legge sbagliata. Se il sistema giudiziario non fosse lo schifo che è (non può esistere un ambiente peggiore, neanche quello della politica!), se i processi non fossero mere formalità per condannare l’imputato malcapitato di turno (come è stato nel mio caso), ma fossero strumenti alla ricerca della verità, se il fine degli avvocati non fosse solo quello di arricchirsi sulle disgrazie altrui, eccetera… questa legge assurda non sarebbe così pericolosa.

    2. Si chiamano “danni collaterali” o “essere vittima di fuoco amico”, l’intenzione era colpire esclusivamente uomini, in buona parte ci sono riusciti ma un (bel) po’ di danni collaterali capitano sempre quando si fanno certe operazioni.

  7. vedo nell’elenco alcune “ignote” donne, quindi non conoscendosi l’identità delle stesse non capisco
    come si possa catalogarle a priori come vittime di omicidio, o di suicidio o di disgraziato incidente.

    per il resto, l’Espresso dovrebbe stampare tante copie dell’elenco in cinese, in nigeriano piddin english,
    in arabo, in maghrebino e in diverse altre lingue, rumeno compreso, visto che gli autori sono stranieri, forse
    non leggono la stampa italiana e forse non capiranno il concetto. Magari gliene frega molto poco
    della legge italiana visto che la conoscono solo quando vengono arrestati.
    SE veramente l’espresso ha una finalità “preventiva” nel compiere questo tipo di operazioni .

  8. All’Espresso c’hanno la faccia come il culo e neanche rende bene l’idea.
    Purtroppo non ho tempo ora ma solo dall’ultima colonna a caso ho pescato:

    1. Anna Bertuzzi Olivi

    I vicini: «Lui non la abbandonava un attimo».
    L’anziano ha ceduto alla disperazione dopo aver accudito la moglie malata di Alzheimer

    https://incronaca.unibo.it/archivio/2018/11/27/omicidio-suicidio-il-ricordo-dei-vicini

    2. Gina Riccò

    Omicidio-suicidio. La moglie soffriva di Alzheimer

    http://www.parmatoday.it/cronaca/langhirano-omicidio-suicidio-gino-ziveri-gina-ricco.html

    3. Luisa Zardo

    Il dramma di Sergio e Luisa, a 85 anni decidono di farla finita insieme: trovati abbracciati. «Erano inseparabili»

    https://www.ilmattino.it/societa/persone/anziani_morti_insieme_coppia_trento-4222219.html

    Che schifo di giornalisti, davvero.

  9. Allegri, ragazzi, che L’Espresso si trova alle prese con una voragine di lettori tale che qualcuno già vede ombre fosche sul suo futuro editoriale. Lo comprano ormai solo i nudi e puri del PD (e nemmeno tutti). Magari questo articolo allontanerà qualche altro lettore.

  10. ci sono diverse straniere uccise dal compagno nigeriano, cinese, rumeno, casistica usata per sostenere che andrebbero rieducati gli uomini italiani. Poi c’è pure Desireé, morta per overdose e poi fatta a pezzi dallo spacciatore (gesto orribile, ok, ma che non ha nulla a che vedere col mantra “o mia o i nessuno”)
    Facciamo una dettagliata analisi di tutti i casi citati, vediamo che viene fuori …

    1. Caro Fabio, è un lavoraccio che già ho fatto a fine dicembre scorso. Servirebbe un osservatorio permanente… ma io qua son solo, cribbio! 🙂

    2. Anch’io vorrei fare tempo permettendo un attenta analisi di tutti i casi sarebbe interessante avere dei numeri più rispondenti alla realtà

      1. Nel pezzo di oggi faccio riferimento al mio articolo di dicembre. Puoi partire da lì. Se riesci a fare un lavoro aggiornato poi te lo pubblico.

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