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Roma, 8 dicembre: sei parole in faccia a una primavera

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di Anna Poli – L’8 dicembre il clima di Roma faceva profumo di primavera. Il caldo si attaccava dappertutto, quello meteorologico sulla schiena, quello umano nella pancia, con il duplice e piacevole effetto di alleggerire un po’ tutti sia negli abiti che negli animi. Le mamme e i papà che quotidianamente si stringono in quella che, per necessità, è una rete virtuale, sabato in Piazza del Popolo si sono conosciuti e riconosciuti, stretti finalmente la mano e abbracciati in silenzio. Qualcuno ha raccontato la sua storia, qualcun’altro ha lasciato scendere una lacrima, tutti insieme hanno marciato in un corteo compatto e sorridente di genitori. Il clima a Roma sabato 8 dicembre era di festa e di primavera, di gioia e di aspettativa. Un clima praticamente perfetto. Sul resto, si può discutere.

A cominciare da Giulia Bongiorno. Che dal palco chiede a gran voce, come se la risposta fosse scontata, se non sia un atto di vero buon senso dare la precedenza alle donne quando si parla di violenza. In realtà, quello che potrebbe essere l’unico aspetto realmente rilevante del provvedimento sul codice rosso Giulia e il suo buon senso, nel loro intervento, pensano bene di ometterlo: nella legge non si dice affatto che la corsia preferenziale è per le donne. Poiché, qualora mai lo dicesse, onorevolissima Giulia Bongiorno, non solo non sarebbe di buon senso, ma sarebbe in assoluto folle, incostituzionale, una palese violazione dei diritti dell’uomo, del bambino, dell’animale, insomma di chiunque non sia una donna. Il che, per ora e spero per sempre, risulta non essere ancora condizione sufficiente per transitare al di sopra della legge.

L’intervento del Ministro ha per un attimo ghiacciato una parte della platea festante, quella composta proprio da persone di buon senso che sanno fin troppo bene che esistono uomini con 5/6 querele pendenti sul capo, tutte totalmente infondate che, come fin troppo spesso accade, si concluderanno con una non sussistenza dei fatti. Il che tradotto vuol dire falsa denuncia. Sarebbe splendido se il buon senso di Giulia si ridestasse dal suo torpore e prevedesse una sfumatura amaranto al suo codice emergenziale, che scatti d’ufficio ogni qualvolta all’attuazione del codice rosso segua la certezza che non è stato commesso alcun fatto a supporto di quella denuncia. Una sfumatura amaranto che finalmente preveda una pena per il falso accusatore. Chissà che non si riesca a disencentivare questa modaiola pratica di far querele per hobby, così da ridurre nell’immediato la quantità delle denunce alle sole denunce vere e gravi. Quelle che, ad oggi, finiscono in fondo alle pile di scartoffie, che non sono tante perché c’è tanta violenza, ma sono tante perché ci sono tante donne vittime solo di se stesse che si prendono gioco di poche donne vittime sul serio.


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Vengo a Matteo. Non che mi aspettassi fuochi d’artificio sulla questione riforma del Diritto di Famiglia, ma sei parole in tutto mi sono sembrate davvero pochine. Capisco che uno dei crucci esistenziali di Salvini sia legato ai termini madre/padre, cosa che di per sé mi può anche stare bene. Ma sinceramente la ritengo una questione parecchio marginale rispetto a tutto quell’universo argomentativo che ruota intorno all’attuale realtà dei figli di genitori separati. Un universo che andrebbe sviscerato, preso a cuore, portato all’attenzione delle masse, almeno tanto quanto quegli universi argomentativi relativi all’economia o alla legittima difesa. Vedi, Matteo, ci sono momenti in cui bisogna scegliere da che parte stare, perché accontentare tutti non si può. L’8 dicembre era un momento perfetto: non l’hai sfruttato. Ora ti inviterei a far sapere alla gente (a partire da chi si è fatto ore di pullman per sentire quelle sei parole) se questa riforma ti preme davvero o se è stato l’ennesimo, banale giochino demagogico all’italiana, cosa che farebbe di te né più né meno che un politico come gli altri: per noi niente di nuovo, ma tu sei sicuro di voler essere proprio il tipo di politico che dici di disprezzare?

Malgrado il mio essere criticissima nei confronti di chi è intervenuto e di come è intervenuto, la giornata passata in quella piazza è stata un concentrato di ore piacevoli, limpide, memorabili. Tanti volti belli, tante storie arrivate come un pugno, un Simone Pillon in mezzo alle persone, gentilissimo come sempre e come sempre in ascolto. Tanti bimbi, tante mamme, tante conoscenze virtuali che si sono tradotte in persone in carne e ossa e in pacche sulle spalle. Tanti spazi di conversazione, tanti scambi, tanta dolcezza, tante nuove compagne di genitori separati che portano sulle spalle il peso dell’esistenza distrutta dei loro uomini e lo fanno con la forza delle montagne. Tanto calore, tante cause giuste, tante esistenze in lotta, ma soprattutto tanti tanti tantissimi papà. L’8 dicembre a Roma c’era profumo di primavera e posso dire con assoluta certezza che, di questo, solo in minima parte è stato responsabile il sole.


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15 thoughts on “Roma, 8 dicembre: sei parole in faccia a una primavera

  1. Forse sarebbe stato più furbo, anziché radunarsi a fare la claque sotto il palco di Salvino, fare gruppo a Trento, dove in contemporanea era in corso il 7° Festival della Famiglia.
    Avrebbe avuto almeno 2 vantaggi:
    1. Un gruppo numeroso di tanti padri, tante madri e tanti bimbi si sarebbe fatto notare moto di più in una città di provincia che disperso nella massa radunata nella Capitale;
    2. Al suddetto Festival partecipava pure il Sen. Pillon e sarebbe stata l’occasione più opportuna per rammentargli l’opportunità di una esplicita abrogazione dell’art. 55 del famigerato Decreto Legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 nella prossima stesura concordata con le opposizioni in sede di Commissione Giustizia del Senato.

  2. Ottimo articolo dell’ottima Anna Poli.
    Io non stralcerei niente, sarebbe la fine.
    In un momento in cui persino in Spagna la “Ley Orgánica de Medidas de Protección Integral contra la Violencia de Género”, una legge che richiama i tempi bui dell’Inquisizione comincia faticosamente a essere messa in discussione, sarebbe un errore gravissimo non cogliere l’opportunità di uno spiraglio che si sta aprendo e creando una crepa nel fronte del politicamente corretto.

  3. detto quello che penso sulla lega e su Pillon (che comunque stimo per coraggio e coerenza)
    passo alla sinistra o meglio a quello che ne resta.
    il centrosinistra italiano del post 4 marzo è come l’esercito di post Caporetto: una ritirata disordinata
    molto oltre le linee nemiche, una assoluta impossibilità di capire i motivi della sconfitta, un si salvi
    chi può alla ricerca di cadeghini da salvare e di un posto al solo alle prossime amministrative/regionali/europee.
    Grande è il terrore del CSX per i prossimi appuntamenti elettorali.
    nel frattempo si perpetua l’ipocrisia e la contraddizione: il pd è un Si Tav con cautela, la sinistra radicale
    invece “No tav”, e solidarizza con i terroristi bombaroli che hanno incendiato i cantieri.
    su queste basi, la Boldrini dopo il disagio di LeU, propone timidamente la riunione di queste varie anime
    della sinistra. La stessa persona che ha mollato il pd tenta di rientrare dalla finestra.

    Tutto questo cosa c’entra con le tematiche familiari? Moltissimo.
    I padri separati, i divorziati, le nuove compagne, tutte quelle di cui ha parlato Anna Poli sono “orfani”
    di una sinistra che è praticamente “sequestrata” dal femminismo, nelle sue varie componenti CAV
    e femminismo giudiziario. Nell’incombente disastro, chiamano a raccolta come i tam-tam dei Nativi
    le loro vecchissime anime: la Luccioli, ormai in pensione, ma spacciata per la giudice ; giornaliste
    rigorosamente donne, che invitare un maschio “non sta bene”; operatori del diritto cacciati fuori
    che poi chiamare Mazzola potrebbe far alzare alti lai da parte delle femministe dure e pure.
    Ecco, leggete voi in che razza di scacco siamo e se è POSSIBILE organizzare dibattiti di
    questo livello senza l’ombra di un contradditorio, id est un uomo.
    questa è la fine della sinistra italiana e a che punto si è ridotta quando si tratta di parlare
    di diritti familiari, di condiviso e di gravissime tensioni post divorzile = una predica ai convertiti

    https://www.articolo21.org/2018/12/il-ddl-pillon-e-gli-altri-il-18-dicembre-incontro-al-senato-sulle-proposte-di-riforma-del-diritto-di-famiglia/

    e chiudo perchè sono veramente incazzato.

    1. tanto, giannetto, non serve a nulla incazzarsi, sappiamo come finirà, il pd prenderà una gran tranvata ( lo voteranno solo le femministe e non tutte, visto i diversi rivoli in cui si è dispersa la sx ) la lega raccoglierà i frutti dei suoi annunci ( tipo, purtroppo ddl pillon ). L’unica cosa che mi consola è che finalmente il pd sparirà ( o quasi ) e finalmente picerno e valente spariranno dalla scena .

      1. anche io ho la netta sensazione che il pd stia andando dritto verso il disastro, il che è comunque un male perchè in un sistema democratico sarebbe essenziale avere una opposizione seria, degna di questo nome e in grado di governare dalla
        opposizione come un tempo fece il vecchissimo pci.

        non conta moltissimo ma già le amministrative di febbraio ci daranno qualche responso.
        Non sono neppure convintissimo che alla fin fine le femministe voteranno quel cumulo di macerie,
        a mio parere le misandriche si ritrovano nella sinistra barricadera di potere al popolo e dei reduci di sinistra italiana
        (il che vuole dire fare la “assicurazione sulla vita” alla destra dato che si tratta di formazioni da 2% su
        base nazionale, se tutto va bene, altrimenti si va ai decimali).

        1. concordo pienamente, il pd rischia di non vedersi votare neanche da tutte le femministe, le quali, probabilmente si disperderanno ( come giuistamente dici tu ) il mille rivoli, assicurandosi, però, quel minimo di visibilità che le riesca a far sopravvivere ( anche economicamente ). L’unica fortuna è che picerno e valente spariranno

  4. ho letto questo articolo.
    A Pillon va il grande merito di avere sollevato in ambito parlamentare la faccenda spinosa del condiviso “falso” nel senso
    che la legge 64/2006 non è mai stata realmente applicata. Salvo poche sporadiche eccezioni; questa situazione
    pone l’Italia fuori dall’Europa e la CEDU ha più volte condannato la giustizia italiana per avere violato
    il diritto all’affido dei padri separati.
    L’unico sistema per applicarla realmente sarebbe cambiare la mentalità di chi decide nei tribunali civili, e togliere dalla
    loro mente l’idea che le madri siano “l’arbitro supremo del bene e del male”: in tal caso è evidente che chi decide i delicati
    assetti familiari non è più il tribunale civile, bensì la madre (il che è semplicemente assurdo e contraddice tutto
    l’assetto del codice della famiglia e dei minori). Oppure decide il figlio, al 90% manipolato dalle madri che hanno
    campo libero nel contesto post separativo visto che i figli vivono a casa delle madri.
    Su questo occorre battersi: cambiare la giurisprudenza iniziando dalle prassi virtuose in uso in alcuni tribunali, richiedendo
    provvedimenti articolati che impongano precise delimitazioni allo stra-potere materno, un ultra diritto potestativo (“si voluo”) sostanzialmente illegale che la pone come soggetto adultocentrico (stavolta si !!) nella famiglia post divorzile. Un sistema che regolamenti l’esecuzione degli obblighi di fare attraverso precise sanzioni essenzialmente economiche per i genitori che impediscono, ostacolano, sviano o rendono impossibile la genitorialità del secondo genitore.
    Vedo che -invece- la Bongiorno continua a battere il tasto su corsie preferenziali nei processi penali, obbligo di trasmissione
    immediata della notizia di reato considerando certi reati di particolare allarme sociale, di fatto “criminalizzando” tutto il
    settore della conflittualità post separativa; e questa è la prova provata che alla signora Bongiorno, lupo travestito da
    agnello e garantista a corrente alternata, ben poco gli importa del destino dei padri separati/divorziati.
    E’ allora evidente che su quel palco la ex AN non ci faceva proprio nulla.
    IO non voto lega, mi spiace.

  5. Proprio così: il buco rimasto all’interno del discorso di Salvini non lascia ben sperare. Il timore che ci siano poteri forti più o meno occulti che impediscono a chiunque di oltrepasare la soglia fatidica è giustificato.
    Il lato positivo è che grazie all’azione del senatore Pillon vengono a galla quelle criticità che prima per volontà superiore giacevano nascoste sotto al tappeto. Forse i tempi non sono ancora maturi, però vale la pena di continuare a lottare.

    1. che i tempi non siano, o meglio non fossero ( adesso si può fare poco ) maturi, non lo penso, difatti se si fosse solo fatto una correzione della legge sull’affido condiviso ( non perché non fosse chiara, ma perché i magistrati l’hannno aggirata ) sarebbe stato possibile; invece con il ddl pillon si è voluto fare un’ampia riforma del diritto familiare e soprattutto del diritto processuale familiare, rendendo di fatto improcedibile il cammino

      1. a mio parere, va stralciata la parte sull’assegno divorzile, attendendo che si sviluppi una giurisprudenza più equa partendo
        dalla ultima cassazione sui caso Grillo e caso Lario.
        eliminato l’argomento del contendere (=soldi, che mettono in fibrillazione il pubblico femminile) mi concentrerei
        sulla riforma del condiviso materiale, stanando le opposizioni (forza italia) per capire bene se vogliono
        lasciare lo status quo (illegale dal punto di vista europeo) o riformare effettivamente.
        A quel punto, messe all’angolo, opposizione di destra e di sinistra dovranno realmente spiegare se
        vogliono una riforma necessaria o il vecchio assetto che tanti danni ha creato.

        1. pienamente d’accordo, stralcerei anche la parte legata alla riforma del procedimento ( invisa agli avvocati e agli altri operatori che traggono sostentamento dall’attuale sistema ) così si porta a casa almeno un primo risultato

          1. io leverei solo la parte della mediazione obbligatoria, rendendola facoltativa dai coniugi che la richiedono.
            questo consentirebbe di superare le scoglio della opposizione avvocatizia, anche se le avvocate legate
            al femminismo continueranno a richiedere il ritiro del DDL (è comunque impossibile che tutte le
            avvocate donne siano femministe trattandosi evidentemente di una MINORANZA, CHIASSOSA
            ma pur sempre minoranza).

            1. La mediazione obbligatorio è un falso problema inventato dalle femministe e dai media: è obbligatorio solo il primo incontro ed è pure gratuito.
              Non è manco una vera posizione cattolica, è più una foglia di fico che Pillon si mette per far vedere che è cattolico, altrimenti in una prospettiva orientata dalla religione gli incontri obbligatori e gratuiti avrebbero dovuto essere di più, tipo 3 o 5.

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