Sentenza di Cassazione: i nonni sono famiglia

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nonniUna recente sentenza della Corte di Cassazione (n.28257/2019) ricolloca alla sacrosanta dignità le figure dei nonni. Il caso è quello di tre minori tolti al padre e alla madre, accusati di essere violenti verso la prole. Contro la decisione del Comune di residenza di collocarli presso i nonni paterni era intervenuto il Tribunale, che accusava anche costoro di avere comportamenti violenti verso i bambini. La Cassazione, in un momento di straordinaria lucidità, ha detto no: quella di allontanare i minori dal contesto familiare d’origine dev’essere l’extrema ratio, cioè non deve esserci altra alternativa possibile. E i nonni, a tutti gli effetti, sono famiglia. Dunque il caso viene rispedito al mittente con la richiesta di fare un’accurata valutazione della capacità di accudimento dei due anziani, prima di dire che non sono idonei.

La decisione degli ermellini è notevole sotto molti aspetti. In linea di principio restituisce dignità alla figura parentale in assoluto più sacrificata a seguito di conflitti o separazioni coniugali conflittuali. Usualmente, mentre gli ex coniugi si fanno la guerra, riescono in ogni caso a vedere e frequentare i propri figli, seppure in tempi contingentati. Tempi di cui con grande difficoltà si possono giovare i nonni. Se poi si guarda alla parte paterna del parentado, la situazione è ancora più tragica. L’inclusione dei nonni in queste dinamiche è non a caso entrata nella discussione sempre accesa sulla definizione delle condotte di alienazione, tempo fa definita solo “genitoriale”, oggi ampliata al concetto di “parentale”, proprio per potervi includere gli altri congiunti della famiglia, nonni in primis.


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nonniLa Cassazione così non restituisce però solo una dignità di principio, ma anche di fatto. La sua sentenza parla chiaro: i nonni possono essere a tutti gli effetti “figure vicarianti inter-familiari”. Dunque non solo detentori del diritto di poter frequentare i propri nipoti, ma anche, una volta verificata la loro idoneità, del dovere di sostituirsi con un ruolo genitoriale e a pieno diritto al padre e alla madre. Un dovere discendente dal fatto che a tutti gli effetti i nonni sono parte integrante, e spesso fondamentale, del nucleo familiare. Poiché dunque, dice la Cassazione, la legge impone di fare il possibile per garantire ai minori la permanenza in un contesto familiare, anche nei casi di allontanamento dai genitori, i nonni sono i primi soggetti a cui si deve guardare.

Pare una cosa logica a noi mortali, ma non lo è stata, almeno fino a questa sentenza. Quanti di noi, di fronte all’orrendo fenomeno degli “affidi allegri” svelati dall’inchiesta “Angeli e demoni”, si sono chiesti: perché quei minori venivano affidati ad altre famiglie o a case-famiglia? Non si potevano affidare ai nonni? Possibile che fossero tutti già deceduti o inadeguati? Ho idea che tutti ce lo siamo chiesti. E la risposta è semplice: affidarli ai nonni non avrebbe innescato alcun business né soddisfatto alcuno scopo ideologico. La Cassazione, con la sua sentenza, stronca di netto quella prassi sotto il profilo giuridico e morale, e ricorda a tutti che prima di strappare un minore dal proprio alveo familiare occorre valutare con estrema cura se in esso non vi siano possibili vicari o sostituti investiti del diritto-dovere di occuparsene.


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