Soldi, soldi, fortissimamente soldi. Per i CAV

On. Laura Boldrini

di Fabio Nestola – Allo sconcerto iniziale fa seguito l’incredulità. Anche superiore all’incazzatura, molto superiore, perché prima che mi girino i cabbasisi devo ammettere una cosa: ho difficoltà a credere che quanto ascolto sia vero e non una boutade di Lercio. Mi segnalano diversi appelli in rete delle parlamentari, Boldrini in testa, che ripetono allineate e compatte la stessa narrazione in atto da settimane: #restoacasa per le donne è un dramma, non poter fuggire dalla violenza è terribile, le vittime di violenza sono isolate, controllate dagli aguzzini, segregate in casa, impossibilitate ad uscire per chiedere aiuto, impossibilitate persino a telefonare.

Un quadro a tinte fosche, come se alla fine del lockdown le strade italiane si dovessero riempire di donne con occhi pesti, braccia al collo e labbra sanguinanti, centinaia di migliaia o forse milioni di vittime della violenza maschile che sciamano in cerca di quell’aiuto che per mesi non hanno potuto chiedere. Le case italiane come Guantanamo. Riflettiamo sull’infondatezza di un allarme tanto falso da essere contraddetto proprio dal comportamento chi lo divulga, visto che alle povere vittime di violenza (quelle ipercontrollate dagli orchi ed impossibilitate ad uscire) i moduli per denunciare gli aguzzini si lasciano in farmacia, ossia proprio dove, secondo la narrazione, non possono andare.


Soldi, soldi e ancora soldi. Tanto ne abbiamo, no?


On. Debora Serracchiani

Come se non bastasse, la cronaca interviene a gamba tesa (perché si sa, “i fatti hanno la testa dura”) quasi a sbeffeggiare la narrazione mediatica con cui ci stanno bombardando. Nel modenese una donna veramente vittima di violenza da parte del proprio compagno che ha fatto? Semplice: si è chiusa in bagno e ha chiamato le Forze dell’Ordine. Nessuna difficoltà a farlo. Un grande dramma, tanta paura sicuramente, ma nessun impedimento a chiamare aiuto. E che aiuto poi: il 112, mica il 1522 o il centro antiviolenza più vicino. A riprova che si tratta di servizi che non servono a un piffero: nel momento del pericolo si chiamano Polizia e Carabinieri, giustamente. E tuttavia il battage propagandistico riguarda solo i centri antiviolenza e non le Forze dell’Ordine. Curioso, ma non più di tanto.

Gli appelli accorati delle 40 parlamentari 40 chiedono sempre la stessa cosa: soldi, soldi e ancora soldi. Tanto ne abbiamo, no? Non servono fondi speciali a negozianti, piccoli imprenditori e professionisti, le partite IVA che da mesi non possono lavorare e chissà per quanto ancora non potranno; non servono a cassintegrati e disoccupati; non servono per mascherine e respiratori, non servono per mettere in sicurezza medici ed infermieri, non servono per garantire la spesa a chi non può permettersela, non servono a dare prospettive alla cittadinanza caduta in depressione per il covid-19 e la difficilissima ripresa futura.


Le nascondono in cantina?


dati falsiL’unica categoria fragile è quella delle operatrici dei centri antiviolenza. È mai possibile che qualunque cosa accada i problemi italiani si risolvano solo finanziando i centri antiviolenza? Ma veramente credono che cittadine e cittadini italiani siano tutti, ma proprio tutti, così scemi da credere che sia questa la principale emergenza? Il coro di lamentele pro-CAV è iniziato allarmandosi, o fingendo di farlo, per un dato oggettivo: il calo verticale delle chiamate al 1522. Ed immediatamente sono partite le congetture catastrofiche sulle motivazioni di tale calo, che “non è un buon segno”.

Abbiamo assistito a una sospetta capriola logica, funzionale alla immancabile prospettiva apocalittica: #restoacasa stava generando un aumento occulto di violenze domestiche, e perfino un aumento dei femminicidi. Invece le violenze in famiglia sono calate drasticamente e i femminicidi sono scomparsi; sembrano essere questi, non altri, i motivi delle chiamate in picchiata. A qualcuno forse dispiacerà, ma la tanto attesa ondata di violenza non ha insanguinato le città italiane. A meno che non si voglia sostenere che oggi i mariti ammazzano le mogli più di prima, ma non si viene a sapere perché le nascondono in cantina. Ancora non l’ho sentito dire, ma non è detto.


Resta nutrito l’esercito di aiuta-vittime.


soldiIn ogni caso diventa sempre più difficile per le pasionarie del vittimismo rosa sostenere la bufala di un femminicidio ogni due giorni. Vedo un totale scollamento con la realtà: le violenze calano, i femminicidi calano, lo stalking cala, però certa gente continua a battere cassa, lo farebbero anche se si arrivasse a violenza zero. Temo che ci siano accordi poco trasparenti , e non da oggi, per foraggiare centri di potere e serbatoi elettorali a prescindere da tutto. Si tratta di scelte ideologiche che con la presunta emergenza non hanno nulla a che vedere; qualunque cosa accada i fondi devono essere erogati, anche calpestando emergenze che lo sono davvero.

Un’ultima osservazione. L’On. Serracchiani nel suo messaggio chiede misure che “prevedano maggiori risorse per i centri antiviolenza”, quindi i 30 milioni appena sbloccati non bastano, cosa ci fanno con quella elemosina? L’On.Boldrini nel suo intervento dice qualcosa di importante. Oltre alla precisazione che i famosi 30 milioni non sono ancora arrivati nelle casse dei centri antiviolenza, aggiunge che “Bisogna dare risposte a chi si trova in prima linea per aiutare le donne vittime di violenza”. Attenzione, le parole hanno un senso. La risposta istituzionale deve essere data non alle donne vittime di violenza, ma a chi si occupa di loro. Quindi anche se le vittime sono poche, aggiungo io, resta però nutrito l’esercito di aiuta-vittime, ed è quello il soggetto da accontentare. Sono il solito dietrologo che ha capito male?


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