STALKER SARAI TU

Stalking: l’arma perfetta per sottrarre i figli a un padre

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di Fabio Nestola – Mi imbatto nell’articolo “Stalking: ossessionare con la scusa di vedere il figlio“, che merita un paio di osservazioni. Ve ne sarebbero di infinite, ma è inutile infierire, consideriamone solo due. La prima: “ossessionare con la scusa di vedere il figlio”. Quindi l’assunto è che incontrare il figlio sia una scusa, un pretesto, mentre il reale obiettivo sarebbe quello di ossessionare la ex. Teoria funzionale al vittimismo di chi la sostiene, che però crolla di fronte all’evidenza. Se infatti gli incontri con la prole non venissero ostacolati, non ci sarebbe alcun bisogno di sollecitarli più volte. Si chiede il rispetto delle frequentazioni: se vengono “concesse”, la questione finisce lì.

Giova ricordare che nel 99% dei casi si tratta di misure stabilite con precisione dal tribunale, quindi il genitore che non vede i figli chiede il rispetto di misure che l’altro si ostina a negare. Basterebbe smettere di negarle e le persecuzioni non avrebbero più motivo di essere. Per dirla con Giobbe Covatta: “basta poco, che ce vo’?”. Oppure chi sostiene la teoria dell’ossessione alla ex dovrebbe dimostrare (non solo dire, ma dimostrare) che i genitori chiamino per vedere i figli e riescano a vederli senza difficoltà, poi però continuino a chiamare la ex perseguitandola per chiedere di uscire, di vedersi, di parlarsi, di rappacificarsi o altro ancora.


Un reato indefinito e indefinibile.


Solo così vi sarebbe la dimostrazione che i figli sono una scusa, ma il centro del discorso è un altro: quando le persecuzioni continuano nonostante gli incontri con i figli siano regolari. Una casistica su cui però i dati dicono il contrario. In misura residuale i provvedimenti non stabiliscono giorni ed orari precisi, ma lasciano la formula-capestro “vedrà i figli quando vuole, previo accordo col genitore collocatario”. L’esperienza insegna che la dicitura “quando vuole” ipocritamente riferita al genitore non collocatario, in realtà si traduca in “quando vuole il genitore collocatario”, quello prevalente, quello che ha di fatto il controllo sulla prole.

È sufficiente che l’accordo non ci sia perché “quando vuole” si trasformi in “mai” e i ripetuti richiami di un genitore a trovare l’accordo possono essere interpretati dall’altro come un reato. Basta che “lo senta” come un reato, e tale diventa. Sorvoliamo su dove possa essere individuato il confine tra la genuinità di una sensazione e la sua strumentalità. Strumentalità funzionale solo a liberarsi della fastidiosa presenza dell’ex nel percorso di crescita dei figli, vissuti come una proprietà esclusiva da parte del genitore che tende ad escludere l’altro. C’è la disposizione di un tribunale che prevede un accordo, una delle parti lo chiede e l’altra lo rifiuta, ma continuare a chiederlo è stalking. Molto è stato scritto sulla pericolosità di un reato indefinito e indefinibile come quello previsto dall’art. 612 bis CP, che si configura non in base all’agito del presunto reo ma alla percezione che ne ha la presunta vittima.


E talvolta trovi pure dei giudici che ti danno ragione.


Così, tutto può essere stalking. Quando serve, qualsiasi comportamento innocuo lo può diventare. Può anche essere “costruito”, inducendo l’ex coniuge a chiamare più volte proprio allo scopo di depositare i tabulati con una mole di contatti utile ad essere strumentalizzata per giustificare lo stato d’ansia del quale è indimostrabile il contrario, in quanto appartiene esclusivamente alla percezione della presunta vittima. E questo prescinde dal contenuto dei messaggi; è la ripetitività che rileva, anche senza mai sconfinare nel campo degli insulti o delle minacce. La seconda osservazione: viene ripetuto più volte che le pressioni per incontrare i figli siano la pretesa di esercitare il diritto di padre. È un errore macroscopico, non lo dico io ma il nostro impianto normativo. Una frequentazione genitore-figli “equilibrata e continuativa” (testuale, art. 337 ter cc) non è un diritto dell’adulto ma del minore, lo stabilisce con chiarezza il Legislatore a partire dal 2006 con legge 54/06 e successive modifiche. È un principio ignorato dai più, nonostante sia fondamentale. La negazione di frequentazioni equilibrate e continuative non lede quindi l’Ego dell’adulto, ma costituisce una precisa violazione dei diritti della prole.

È un errore continuare, come fa più volte l’articolo, a scrivere che una persona vorrebbe “esercitare il proprio diritto di padre”. Il padre vorrebbe garantire ai figli la tutela di un loro diritto inalienabile, ma se lo fa il suo comportamento può essere interpretato faziosamente dalla presunta vittima. Ecco quindi la sintesi Voglio garantire ai miei figli un diritto che tu stai negando, ma aggiri l’ostacolo in tre mosse: rivendichi il diritto di continuare a negarlo, l’unica mia possibilità è la rassegnazione al tuo diktat, se non mi rassegno sposti l’obiettivo dai figli a te, “ti senti” in ansia e mi denunci per stalking. E talvolta trovi pure dei giudici che ti danno ragione.


2 thoughts on “Stalking: l’arma perfetta per sottrarre i figli a un padre

  1. Non avendo mai avuto figli durante il mio ex matrimonio non ho mai vissuto queste situazioni,alle quali però presto fede incondizionata,anche perchè ho avuto un cugino che ha passato tutto questo.Il mio commento quindi è teso unicamente ad esprimere tutto il mio disagio per una domanda che sempre mi pongo quando vengo a conoscenza di queste storie:perchè queste situazionicosì diffuse,così frequenti e comuni,di ingiustizia così evidente e plateale,continuano ad essere ignorate?Come è possibile che non trovino mai una sponda autorevole (interrogazioni parlamentari,grandi giornalisti,talk show ecc.) che le renda pubbliche e riesca a comunicarle socialmente?Capisco che i poteri mediatici asserviti al politically correct femminista sono ormai preponderanti.Ma anche così mi pare incredibile che queste nefandezze restino sommerse,inconosciute al popolo,e che il tappeto sia talmente grande da poter ricevere all’infinito tutto il sudiciume che ci si butta sotto senza che prima o poi esploda per il tanfo.

  2. Caro Fabio, ti do del tu perché a forza di leggere i tuoi articoli e di vederti su radio Londra mi sei diventato famigliare,….. non uno qualsiasi.
    Commento solo ora questo tuo articolo perché ho volutamente atteso che qualche altra persona commentasse prima del mio intervento. Invece …..
    Con rammarico devo prendere atto che, nonostante questo tuo articolo sia uno dei migliori che tu abbia mai fatto, gli amici del blog sembrano essere un po’ sordi e disinteressati ad un argomento così importante; delicato e fondamentale per chi si occupa di tali tematiche. E’ su questo tema che il femminismo ha trovato la sua piu grande vittoria. Eppure a molti questo fatto non è ben chiaro !!!
    Stranamente, nonostante la delicatezza e la serietà dell’argomento non c’è stato nessuno che si sia degnato di esporre il proprio pensiero e aggiungere eventuali riflessioni. Normalmente per tematiche assai meno rilevanti ci sono confronti e discussioni accese con parecchi commenti, quindi non riesco a capire come mai tanta indifferenza per un tema così delicato e socialmente devastante. Sarò io a commentare il tuo articolo asserendo come prima cosa che l’analisi / denuncia che tu hai esposto su questo sistema criminale è assai veritiera, purtroppo. Evidenzia in modo impeccabile ciò che è accaduto anche a me e a tanti altri come me. In questa narrativa senza dubbio hai centrato la dinamica che innesca certi fatti, però mi sento di poter aggiungere che il problema effettivamente nasce e si perpetua proprio in quegli uffici amministrativi preposti al ripristino e alla tutela dei diritti. Purtroppo siamo nuovamente costretti a puntare il dito su quei magistrati che io non considero affatto sprovveduti o tonti ma bensì disonesti. Si perché evidentemente troppo interessati a mantenere questa piaga sociale inalterata.
    Entrando nel merito della questione, escludendo l’ipotesi che questi siano affetti da demenza, è assai evidente che questi occupandosi da anni del diritto di famiglia abbiano ben capito da dove origina l’orrore generato da certe dinamiche. Però evitano accuratamente di prendere provvedimenti adeguati affinché questo non accada piu in modo ricorrente in migliaia di casi. Sarebbe sufficiente da parte loro modificare leggermente il contenuto e la fraseologia di certe ordinanze e decreti per farsi che le “signore” in questione non abbiano più appigli di sorta. Inoltre, nei loro dispositivi potrebbero benissimo aggiungere l’eventuale condizione punitiva nel caso il dispositivo non venisse rispettato nella sua interezza. Se così fosse, le “signore” non potrebbero piu delinquere con leggerezza e senza timore alcuno, e si garantirebbe il rispetto dei diritti sia dei padri che dei figli. Inoltre servirebbero anche provvedimenti che al loro interno contengono già una sorta di diffida ad operare in malafede in tali contesti.
    Invece no, niente affatto. Meglio far finta di nulla… La macchina del crimine deve continuare indisturbata per la sua via. Questione di business ed interessi di vario genere.
    Dici bene quando qualche magistrato aggiunge la locuzione “potrà vedere i figli quando vuole previo accordo” —
    Ecco il problema sta proprio qua !!! sembra proprio studiato a tavolino: è sconcertante che tale locuzione non viene mai cambiata !! e pure questi se ne saranno pure accorti che tanti problemi scaturiscono proprio da questa frasetta che si presta ad una doppia interpretazione. Perché non la cambiano ? o meglio, non la integrano esprimendo il concetto in modo più radicale e chiaro? Probabilmente è bene che resti così modo tale che il casino si perpetui all’infinito? Semplicemente e banalmente sarebbe sufficiente modificarla nel seguente modo:
    ………. “il padre, a prescindere dagli orari già stabiliti potrà vedere i figli anche senza accordo con il genitore collocatario. Sarà sufficiente una sua semplice comunicazione telefonica anticipata anche solo di due ore, ( SMS, WUP, MAIL, F.B. e/o altro ) per informare” ………
    In caso di controversie e/o disattese del presente dispositivo si stabilisce, sin da ora, il cambio di collocamento del minore presso l’altro genitore.
    Qualsiasi magistrato ha un intelletto sufficiente per capire tale problema, ed ha pure l’autonomia per agire in tal modo. Ritengo pertanto che non vi sia proprio la volontà di risolvere il problema nonostante vi sia la piena consapevolezza di questo.
    Nella mia personale esperienza ho notato tutto ciò, l’ho già vissuta proprio così come te l’hai iscritta, ed oggi ho capito che il problema è generato a monte scientemente con il preciso volere di creare un vortice di ulteriori problematiche che, inevitabilmente, finiscono pure nel codice di procedura penale.
    Quindi parcelle a volontà, più avvocati, più psicologi, CTU in piu ambiti, CTP, ….. e chi più ne ha più ne metta. È evidente la volontà di creare una spirale di interessi che si avvita su se stessa alimentata dai problemi che si moltiplicano in modo esponenziale in mancanza di giustizia.
    Il tutto nella totale incuranza della violenza inflitta ai minori che vedono loro diritto abbrutito e che soffrono con danni gravi e irreparabili. Altrettanto dicasi per poveri padri che vedono la loro vita distrutta e privata di senso.
    È assai sconcertante rilevare che esiste un’amministrazione che “gioca” nell’ambiguo con la consapevolezza che tale fare assicura il proseguo delle diatribe legali. Una vera e propria estorsione perpetua, tutta legalizzata.
    Naturalmente il tema che tu hai sollevato non favorisce unicamente la strumentalizzazione dello stalking falso, bensì si presta anche per fantasticare su altre denunce di tipo penale. La cosa è assai grave. Credo che se non si metterà mano ad una riforma della giustizia seria e coraggiosa, non si risolverà mai nulla. Anche la legge 54 necessita di un’urgente e radicale ristrutturazione. Con l’occasione desidero ricordare che la magistratura si dovrebbe anche occupare di tutti quei “professionisti” sciacalli che hanno un ruolo di rilievo in certe dinamiche truffaldine. Questi, come minimo andrebbero sospesi dall’albo e/o addirittura interdetti dal loro esercizio. Come avviene per i funzionari statali sorpresi con le mani nel sacco. Quindi una responsabilità penale diretta quando risulta evidente che abbiano istigato la propria assistita ad intraprendere certe iniziative.
    Invece, nulla di tutto ciò, ed oggi questi “signori” possono tranquillamente continuare con le loro pratiche criminali e fanno più soldi della mafia.
    Complimenti per il tuo ottimo articolo e spero che ci sia qualcuno che abbia da dire qualcosa a favore di questa tematica così importante e delicata.
    Un caro saluto e grazie per il tuo prezioso impegno.
    Alessandro de Curtis

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