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Sui diritti dei minori la Cassazione straparla rosa

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L’ordinanza numero 31902/2018 della Corte di Cassazione verrà a lungo ricordata come una delle più grandi e intempestive aberrazioni giuridiche mai prodotte, sebbene quella stessa Corte sia sempre stata generosa in termini di sentenze fuori dal mondo. Oggetto dell’ordinanza è il concetto di bigenitorialità. Un tema caldo, essendo presente nel Contratto di Governo e in una proposta di legge al momento ferma ad ammuffire in Commissione Giustizia al Senato (mentre altre passano con uno schiocco di dita). Ignara delle numerose condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo su questo tema, infatti, la Corte si pronuncia dicendo che il concetto di bigenitorialità “non comporta l’applicazione matematica in termini di parità di tempi di frequentazione del minore”. Legioni di feroci vagine dentate nostrane si sono sicuramente ammorbidite a leggere parole del genere da parte degli ermellini. Parole che di fatto rappresentano un intervento a gamba tesa su una tematica ad oggi oggetto di discussione e di produzione legislativa.

Dunque se la divisione “matematica” non è fondata, cosa occorre fare, secondo la Cassazione? Banale: interpretare la bigenitorialità come il “diritto di ciascun genitore a essere presente in maniera significativa nella vita del figlio, nel reciproco interesse”. Reciproco di chi? Dei due genitori, ossia dei due ex coniugi? Secondo questi cervelloni, dunque, un diritto internazionalmente riconosciuto come in capo al minore si declinerebbe nel diritto dei due adulti a frequentare il figlio secondo un reciproco interesse che, essendo separati (e magari in conflitto) non è ben chiaro cosa sia. E in tutto questo il minore dove sta? Non c’è. E’ l’oggetto del diritto di due adulti, non colui che fruisce di un diritto e vede leggi e istituzioni schierate a difendere quel suo diritto. Insomma la Cassazione rovescia tutto, da anni di studi internazionali alla mera logica delle cose. E si allinea, occorre dirlo chiaramente, a una versione dei fatti molto femminile. I dati di fatto parlano chiaro: tendenzialmente sono le donne a fare dei figli, in fase di separazione, un oggetto dei propri diritti, considerati a prescindere soverchianti quelli dell’uomo. Insomma: la prole usata come clava per trasformare il babbo in un mostro da tenere a distanza, tranne quando deve staccare l’assegno, è pratica tipica femminile. E la Corte sembra abbracciare in pieno questa logica. Altro che reciprocità.


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Posto questo principio, la Cassazione vira decisamente verso il nonsense. In sostanza, dice, “il riferimento resta il modo in cui la madre e il padre svolgevano i propri compiti prima della disgregazione della loro unione”. In altre parole, ciò che conta è la preservazione delle consuetudini di vita di entrambi i genitori quando stavano insieme. Questa è “bigenitorialità”, secondo questi giudici fuori dal mondo, incapaci di capire che quelle abitudini erano strettamente connesse proprio alla sussistenza di una realtà fattuale, la coppia e la famiglia, che al momento della separazione non c’è più. Tra unione familiare e separazione c’è una voragine di differenza. Pretendere di traslare lo status generale di ciò che era in ciò che si crea dopo la separazione è pura follia. Non c’è altra definizione per questa ordinanza della Cassazione. A meno che, come detto, non si voglia dire che, da separati, il genitore dei due che ha sempre sacrificato al benessere e alla sussistenza della famiglia il suo tempo di cura dei figli, usualmente l’uomo, deve continuare a farlo, continuando a curare poco i figli, demandando tutto alla ex moglie, e continuando anche a spaccarsi la schiena per mantenere una donna con cui non ha più nulla a che fare. Tutta roba che con il diritto del minore ad avere sempre due genitori, anche in caso di separazione, non ha niente a che fare.

E’ piuttosto evidente in questa ordinanza un’influenza più che penetrante del pensiero conservatore che, in tema di separazioni e affidi, alligna nell’amplissima sfera di Rosa Nostra e delle vagine armate del nostro paese. I tentacoli di quel sistema criminale e criminalizzante, che prospera sulla pelle dei minori, con un indotto amplissimo (infatti molti noti avvocati si sono detti d’accordo con le parole della Cassazione), arriva ovunque, anche ai vertici della Magistratura. E lo fa o direttamente o semplicemente imponendo una mentalità retrograda che finisce per coinvolgere anche giuresperiti cui sarebbe richiesta una lucidità e un buon senso da cui, ahimè, nei fatti, sembrano essere parecchio refrattari. Questo soprattutto dovrebbe indurre la comunità tutta a dichiarare irricevibili le osservazioni della Cassazione. Perché è proprio in direzione ostinatamente contraria alle sue indicazioni che occorre andare se si vuole garantire giustizia ed equità ai casi di separazioni che coinvolgano minori. La ricetta, su questo blog l’abbiamo detto tante volte, è ben più spinta di quella proposta dal DDL 735, ossia: suddivisione matematica (ebbene sì) dei giorni di affido su base annua imposta per legge e mediazione disponibile e opzionale per gli ex coniugi che non riescono a mettersi d’accordo su come suddividersi la propria quota di giorni. Non l’inverso, come propone il Sen. Pillon. Tutto il resto, in primis l’ordinanza della Cassazione, sono noia e chiacchiere.

P.S.: per chi volesse leggere su questo tema una voce ben più autorevole della mia, qui il link a un articolo di Fabio Nestola.


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12 thoughts on “Sui diritti dei minori la Cassazione straparla rosa

  1. Davide,
    ho cercato più volte di spiegarti anche in privato che, come è dimostrato dai fatti, i problemi non sono le varie organizzazioni
    femministe che costituiscono lobby diffuse ovunque (avvocatura, giornalismo, professioni, ordine giudiziario) per fare
    pressioni al fine di concretizzare il Suprematismo Femminista.

    Il problema – ti avevo scritto – è chi comanda: è il potere.
    Ho stampato questa sentenza della I civile, nello specifico caso composta da 4 donne e un giudice
    uomo (immagino la sua condizione…). Ne conosco altre di tenore ulteriormente gravoso per la posizione dei padri ricorrenti
    in cui hanno direttamente sostenuto la maternal preference che ovviamente non è neppure un principio scientifico consolidato.
    ho visto una sentenza di Roma in cui hanno direttamente dato ragione alla madre (magistrato) che aveva spostato
    prole e posto di lavoro a 500 chilometri dall’Abruzzo (residenza del padre=magistrato pure lui), sostanzialmente
    imponendo una costosa navette per la visita dei figli nati dalla coppia.

    Io penso con dolore al destino della bambina, “oggetto” della contesa con tanto di intervento dei SS.SS. (stavolta quelli di
    Roma…che Dio ce ne scampi e liberi).

    per me
    l’unica strada percorribile è di avviare prassi virtuose nelle corti di merito, a questo punto lasciando stare la
    Cassazione (si può anche evitare di adirla!! Quel ricorrente ha dato la stura per una decisione che era peserà)
    e cercando di far diffondere una mentalità giuridica realmente bigenitoriale tra i magistrati legati al territorio.
    quelli che conoscono realmente le situazioni e che non trattano burocraticamente le carte come se fossero
    appunto un pacco di carte.
    la definirei una sentenza sostanzialmente burocratica.

    1. sarò ancora più brutale di giannetto, fino a quando non verrà approvata una norma come quella sui tempi prevista dal ddl pillon, si avranno sempre casi del genere…dobbiamo mettere i magistrati in condizione di non nuocere, bisogna depotenziarli e con una norma di quel tipo i magistrati non possono in alcun modo interpretare, altre soluzioni, al momento non sono fattibili, si sarebbe, infatti, sottoposti all’arbitrio del magistrato di turno

  2. Soluzione: l’uomo passa part-time appena sospetta che la coppia possa essere destinata a disgregarsi.
    Così passa più tempo con i figli, ciò che accadrà sarà che la moglie difficilmente riuscirà a sopportare che lui guadagni meno, se è abbastanza ingenua da dire che a lei non stava bene che il marito lavorasse meno per stare di più con i figli, è quasi fatta.
    Al processo si cita la Cassazione “il riferimento resta il modo in cui la madre e il padre svolgevano i propri compiti prima della disgregazione della loro unione”, poi vediamo che succede. Al primo e secondo grado su queste basi le possibilità ci sono, ovviamente se si dovesse giungere in Cassazione il padre perderebbe comunque a prescindere da ciò che faccia: la Cassazione assegnerebbe figli e casa alla madre anche in questa situazione:
    Lui è proprietario della casa coniugale, non lavora, si occupa di casa e figli.
    Lei lavora e dorme spesso fuori città per lavoro.
    Però i primi due gradi di giudizio offrono discrete possibilità se si è furbi.
    Bisogna essere flessibili, la controparte è abilissima nel cambiare le carte in tavola, restare rigidamente ancorati a una posizione è garanzia di sconfitta.

    1. acutissimo intervento di Eric (complimenti).
      Ti faccio notare una cosa: spesso le separazioni sono costruite in corso di matrimonio 🙂
      Cosa significa? Significa che in prossimità o in stretta aderenza temporale di una progettata separazione
      certe mogli scafate cercano di modificare il ménage familiare in modo tale di dimostrare a) assoluta abnegazione
      per la vita domestica b) immane sacrifico del lavoro indipendente a vantaggio della vita domestica c) inizio di
      forme di alienazione genitoriale “larvata” in modo tale che i figli “siano pronti” quando realmente
      si andrà in udienza presidenziale.In quella sede la pentola sarà pronta per far friggere l’ex coniuge.

      questa tecnica è non solo furba, ma anche cinica.
      Tanto cinismo e calcolo va contrastato con una superiore tattica e ovviamente rifuggendo
      da atteggiamento rabbiosi o prevaricatori che non portano mai a nulla.
      Convieni ?

      1. E’ spesso più il sistema e la società a favorire le donne a prescindere, anche quelle per nulla ciniche.
        Lo so come funziona, ho fatto qualcosa di simile al punto A quando ho capito che il rapporto andava a morire, più qualche altra mossa azzeccata (tipo: pagare e scegliere io entrambi gli avvocati: prima ho scelto un esperto in incidenti stradali per entrambi, poi all’ultimissimo momento ho deciso di lasciarlo a lei e prendere per me un ottimo matrimonialista). Niente contro la mia ex, solo mi sono messo nella posizione più vantaggiosa possibile. Ciononostante ho ottenuto il classico 2 week-end + 4 infrasettimanali, solo con clausola aggiuntiva che posso vederli tutte le volte che voglio (che però di fatto significa “quando la madre è d’accordo” – quasi sempre la è). Inoltre la giudice avrebbe preferito che dessi 500 euro a figlio invece alla fine sono stati 400 come previsto.
        E’ proprio perché in quelle condizioni avrei dovuto fare il colpo gobbo ma sono appena riuscito a limitare i danni che ho capito che se un uomo e una donna in relazione amorosa vanno di fronte a un giudice l’uomo ci rimette sempre. E’ per questo che sono fermamente convinto che se un uomo ha già figli o non vuole figli o non può avere figli allora dovrebbe assolutamente evitare qualsiasi coinvolgimento legale con una donna: al massimo si fanno le vacanze insieme, ma residenze e conti in banca rigorosamente separati, inoltre mantenere un’atmosfera di precarietà nel rapporto.

        1. Eric ti è andata abbastanza bene, non sempre va così. Probabilmente la tua controparte non era ben rappresentata (ipotizzo). Ma è meglio che sia andata così.
          Che le donne godono nel caso di separazione di una clima ambientale favorevole, di una sudditanza psicologica
          dell’intero “sistema divorzile” , dal giudice fino al CTU, è ormai un dato di fatto. Solo un cieco può
          negare una cosa del genere.
          La riprova di quello che dico la offrono alcune donne che, loro malgrado, hanno perso la custodia dei figli :
          si tratta forse di dieci/venti casi in tutta Italia che si potrebbero facilmente riunire in una pizzeria, anche se sembrano un
          universo immenso a causa dei loro strepitii internettiani e del vasto dispiegamento di pagine e blog
          che tuonano contro la “Violenza Istituzionale” (altra fregnaccia che non vuol dire nulla).
          Lo scorno e lo sconcerto di queste ex “perdenti” deriva dal fatto che, stante la loro follia e incapacità genitoriale
          chiara a tutti come la luce del sole, non sono riuscite a vincere la partita nonostante l’arbitro Moreno fosse schieratissimo
          per loro 🙂
          Mi fanno davvero pena, ma sul serio.

          sul resto posso ribadire che si va decisamente verso l’estinzione dell’istituto matrimoniale
          anche perchè il comportamento di certe EX (ovviamente non tutte) è un immenso spot permanente
          a favore della vita da single.
          La gente non è matta.

          1. Non è solo il comportamento delle ex a portare verso l’estinzione del contratto di matrimonio, è anche buona parte dell’opposizione agli abusi che ce la mette tutta per essere inefficace: da quelli che ogni volta che parlano di problemi dei padri separati sentono il dovere di aggiungere “il matrimonio è la base della società” a quelli che fanno un immenso minestrone mettendoci dentro l’immigrazione, il terrorismo, il consumo di soia, il porno, i gay, gli insetti da mangiare, il consumismo oppure il comunismo (questa è la parte più buffa: negli USA dicono “è colpa del socialismo” qui da noi dicono “è colpa del capitalismo”).

            1. tieni conto che per la difesa delle separate e delle divorziate scendono in piazza delle persone con ben precisi slogan, anche irridenti ed aggressivi nei confronti degli ex mariti.

              A tutela dei padri separati o dei separati in genere, le manifestazioni sono ben più ridotte.
              Mentre le femministe cianciano di patriarcato, di padri padroni, di ex mariti, prendendo le distanze e di fatto
              delegittimandoli, non corrisponde al vero che i padri o in genere i separati prendono espressamente di mira
              le ex.
              Qui la differenza è sostanziale.
              Le donne si permettono di fare, ovvero in tanti gli consentono di fare, tante cose che non sono concesse
              alla vasta maggioranza degli uomini.
              Non è dato vedere, insomma, gruppi di uomini che manifestano apertamente contro le donne,
              ma è vero l’esatto contrario.

              “né padri
              né padroni
              né mariti”
              LEGGO scritto sulla fronte di una attivista femminista, ritratta dalla solita Nadia Somma sul suo DDF.
              Perchè qualcuno (redazione) gli ha dato ampio potere per farlo.

              1. Appunto: gli uomini non attaccano. Al massimo si difendono, ma non attaccano mai.

                Sai cosa mi preoccupa?
                Che ho visto succedere la medesima cosa nel sindacato anni fa: ad un certo punto hanno iniziato a limitarsi a contrastare gli attacchi delle aziende per far arretrare i lavoratori, rinunciando del tutto a provare a spingere per richieste di miglioramenti – il massimo del trionfo era quando si sventava totalmente una minaccia, zero impatto. Quindi funzionava così:
                Una volta prendi solo il 10% del danno inizialmente prospettato.
                La volta successiva nulla di fatto, trionfo! Tutto resta come prima.
                La terza volta prendi il 40% del danno inizialmente prospettato. Brutta botta.
                La quarta volta prendi solo il 10% del danno inizialmente prospettato. Ottimo – abbiamo salvato quasi tutto!
                La quinta volta prendi il 20% del danno inizialmente prospettato. Non male.
                La sesta volta: botta terribile, 80% del danno inizialmente prospettato.
                La settima volta: 20%, abbiamo salvato quasi tutto rispetto all’ultima volta! Ottimo!
                E così via.
                La vedi l’escalation? Lo vedi come l’arretramento continua costante e accelera lentamente?
                Ora siamo al punto in cui la Cassazione diventa apertamente sessista: hanno già stabilito che gli uomini che si sposano possono essere licenziati.
                Hanno già stabilito che basta avere un conto in banca in comune che, senza vivere insieme, si può essere considerati “conviventi”.
                Hanno stabilito che i bambini solo solo una scusa e non contano nulla: la madre può trasferirsi a 500 chilometri, che il bambino “non sia sradicato dal suo ambiente” era solo una scusa.
                Sono teppisti, ormai, non sono i gilet gialli, sono come i black bloc solo con la maglietta rosa. E con un capo che si chiama Mammone (nomen omen) che non conta un cazzo su queste questioni: le decisioni sulle materie “di genere” le prende tutte la sezione “pari opportunità” che è tutta al femminile, ed evidentemente parecchio misandrica.

  3. La recente sentenza della Corte di Cassazione è ineccepibile.
    Basta leggere la legge vigente per capire quanto correttamente viene applicata.
    Ed è proprio per questo motivo che la legge attuale deve essere modificata e modificata nel senso delineato dal D.D.L. Pillon.
    Se il Disegno attualmente “marcisce” alla Commissione Giustizia del Senato è perché il Relatore del Disegno ha concordato con il Presidente della Commissione (entrambi sottoscrittori del Disegno) una pletora di audizioni di associazioni (in gran parte ripetitive, inutili, non rappresentative) volte solo a far guadagnare tempo agli avversari.
    Dilettanti allo sbaraglio in politica.

    1. più che altro un freddo calcolo politico, cercano di sfruttare al massimo i benefici di un malessere dei padri separati e di chi è loro vicino, a marzo aprile piazzeranno la botta ,licenziamento di un testo in commissione. testo che, comunque sarà utile per ottenere il massimo possibile alle europee e poi verrà abbandonato ! il tutto per non fare nulla e lasciare tutto fermo

      1. Qualcuno abbocherebbe. Ma il testo approvato in Commissione deve, successivamente, essere approvato in Aula. Sì o no.
        Alla Camera ricomincia tutto. Innanzi tutto un certo signor Fico deve decidere se discuterne in Commissione (della Camera) o in Aula. Se volesse boicottato questo potrebbe essere un espediente.
        Prima di dare il voto occorrerebbe qualcosa di più.

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