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Tempesta emotiva e delitto d’onore: un paragone in malafede

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persone_castaldomateiNel 2016 Michele Castaldo strangolò la compagna Olga Matei per poi tentare, senza successo, di suicidarsi. Catturato dalle forze dell’ordine, ammise il delitto e venne condannato in primo grado a 30 anni, il massimo della pena prevista per omicidio volontario aggravato da motivi futili e abietti. Castaldo è poi ricorso in Appello e settimana scorsa c’è stata la sentenza: pena ridotta a 16 anni di carcere. Una decisione, quella dei giudici del tribunale di Bologna, che ha scatenato l’ira delle vagine armate italiane, già in piena fibrillazione per l’approssimarsi dell’8 marzo. Quale migliore occasione di uno sconto di pena a un uomo omicida per manipolare i fatti e pubblicizzare ancora meglio una ricorrenza che ormai è diventata la replica del già inutile 25 novembre?

Così ovunque si registrano dichiarazioni del tipo: “è un ritorno alla preistoria”, “è una vergogna”. Ma soprattutto da molte parti si denuncia con indignazione il ritorno al “delitto d’onore”, una sciocchezza pronunciata anche soggetti che, in linea del tutto teorica, dovrebbero essere piuttosto preparati in materia giuridica, e penso al Ministro Bongiorno o alla giornalista Chirico. Il motivo di questo paragone o del biasimo a prescindere verso i giudici sta in quel poco che è trapelato sulla sentenza, che parlerebbe di tempesta emotiva, cioè di perdita di controllo razionale, da parte di Castaldo. Incapacità di intendere e di volere al momento del delitto, riconoscendo la quale la pena sarebbe stata ridotta. Ebbene, non stupirà nessuno, ma questa versione dei fatti spacciata dalle portavoci e porta-interessi di Ro$a No$tra è fasulla.

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delitto d'onore2A parte che prima di commentare una sentenza occorrerebbe leggerne con attenzione le motivazioni (ma questo non permetterebbe di sollevare il polverone propagandistico prima dell’8 marzo, dunque transeat…), il paragone non regge. Il delitto d’onore, è vero, si reggeva sul concetto di “raptus”, di “accesso incontrollabile di violenza”, ma solo ed esclusivamente quando generato da una sensazione soggettivamente definita di lesione all’onorabilità personale. Semplificando: vedo mia moglie, mia sorella, mia figlia amoreggiare o dare confidenza in relazione a un terzo, la cosa mi fa sentire disonorato allora perdo il controllo e la uccido o uccido entrambi (il più delle volte era l’uomo, l’amante a finire ammazzato, per altro…). Non conta cosa mi abbia fatto sentire disonorato, sono io a definire i margini del mio onore e il giudice deve starsene, con ciò condannandomi a 6 o 7 anni di carcere invece che all’ergastolo.

Questo tipo di reato venne abolito per due motivi. Anzitutto perché ormai inaccettabile rispetto a un’evoluzione civica e sociale del paese la quale, piaccia o no, aveva portato a considerare l’onorabilità personale come un fattore non così significativo. Ma soprattutto perché la definizione soggettiva dell’onore da parte dell’imputato, cui il giudice doveva sottostare, metteva in mano all’accusato un’arma per cavarsela con poco. Il raptus per sua stessa definizione non è premeditato, tuttavia furono moltissimi i casi di omicidio pianificato che passarono per delitto d’onore. Una chiave soggettiva con cui applicare il diritto penale che insomma inquinava i processi di giustizia. Per questo la sua abolizione nel 1981 fu sacrosanta. Peccato che non molti anni dopo è spuntato nel codice penale un articolo che nuovamente lascia campo libero all’inquinamento soggettivo del procedimento: l’Art. 612 bis. Il cosiddetto “anti-stalking” contiene infatti la stessa anomalia: il reato rimane indistinto. A definirlo è la presunta vittima, secondo il proprio sentire soggettivo. E’ così che un mazzo di rose o telefonate insistite all’ex moglie per parlare coi figli oggi possono portare un uomo sul banco degli imputati con l’infamante etichetta del persecutore.

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varie_raptusDunque il raptus che sorge improvviso, qualunque ne sia la causa, nulla ha a che fare col delitto d’onore, che aveva invece una e una sola causa specifica, per altro palesemente manipolabile. E se ci fosse cultura storica e giudirica in Italia, non converrebbe alle vagine armate utilizzare questo paragone, a rischio di vedersi risbattute in faccia la stessa anomalia della loro adorata legge anti-stalking. Nonostante questo, il battage è ossessivo e, come si è visto recentemente nell’indegno video di Serena Dandini, punta direttamente a non concedere all’uomo alcuna attenuante rispetto all’incapacità di intendere e di volere al momento del delitto. Il che potrebbe anche essere accettabile: la perdita di controllo è stata spesso ed è ancora un’astuta via di fuga rispetto a sanzioni severe. Ma se così dev’essere allora così sia per tutti allora. Incluse le donne che uccidono i propri figli “in un momento di buio” o “perché, poverine, erano depresse” o ancora per l’ipotetica “crisi post-parto”. Se proprio un riequilibrio deve esserci, dunque, ci sia a 360 gradi e le infanticide o omicide si becchino più di 15 anni di condanna, senza sconti, come accade quando il colpevole è di sesso maschile. O quanto meno vengano arrestate per tentato stupro e non per aver morsicato dei poliziotti, come con indulgenza e usuale doppio standard è stato fatto di recente a Bologna.

Detto questo, è abbastanza chiaro che la rivolta isterica del femminazismo italiano rispetto alla sentenza d’appello per Castaldo è impregnata fino al midollo di ipocrisia. Blaterando di delitto d’onore e schierandosi contro il concetto di “raptus” (ma solo se applicato agli uomini), nascondono la realtà delle cose, che è molto più banale e sistemica di quanto loro sostengano. Castaldo infatti ha avuto la pena dimezzata in piccola parte perché una perizia psichiatrica ha asseverato che non fosse in condizioni di intendere e di volere al momento del delitto. Ma soprattutto, e lì sta la chiave di tutto, perché ha optato per il rito abbreviato. Da questo essenzialmente deriva il dimezzamento della pena, non da altro. L’anomalia, dunque, se tale si può considerare, è la possibilità di chiedere il rito abbreviato per casi di omicidio. Un’anomalia di sistema, che riguarda qualunque caso di omicidio ed è contenuta nel codice di procedura penale (art.438). Ammettere questo dato di fatto priverebbe Ro$a No$tra di ogni arma retorica alla base dei suoi fastidiosi strilli, le impedirebbe di esercitare il suo vizietto quotidiano: manipolare i fatti, vittimizzare un genere e criminalizzare l’altro, per affermare una versione della realtà che garantisca continuità di privilegi e business. Abbiatelo tutti presente quando le sentite menare il torrone con la vicenda di Castaldo e della sua “tempesta emotiva”.


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8 thoughts on “Tempesta emotiva e delitto d’onore: un paragone in malafede

  1. Mai sentito un giudice chiamato a giustificarsi in questo modo…

    || “non c’è stato alcun riconoscimento di attenuanti all’omicidio per gelosia, non era questa la nostra intenzione. E non c’entra nulla il delitto d’onore”

    || “La gelosia non è stata considerata motivo di attenuazione del trattamento, anzi, al contrario, motivo di aggravamento”

    https://www.repubblica.it/cronaca/2019/03/04/news/femminicidio-220728841/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1

    1. i soloni del giornalismo italico, perennemente preoccupati per una copia o un click in più
      si sono scordati di dire due cosette; la assise di appello è formata da otto giudici, due
      sono togati (uno ha scritto la sentenza) e gli altri sei sono privati cittadini estratti a sorte
      dalle liste elettorali. le decisioni sono assunte a maggioranza in camera di consiglio.
      Di conseguenza, si sta facendo indebita pressione sugli stessi cittadini che oggi, domani
      e sempre dovranno giudicare comuni cittadini come loro nella veste di imputati.

  2. || Una “tempesta emotiva” di gelosia attenua l’omicidio? No, è una fake news

    Polemiche per la sentenza della Corte d’assise d’appello di Bologna che ha quasi dimezzato la pena a un uomo reo confesso di aver ucciso una donna. Ma la realtà è diversa da come è stata raccontata.

    https://www.ilfoglio.it/giustizia/2019/03/04/news/una-tempesta-emotiva-di-gelosia-attenua-lomicidio-no-e-una-fake-news-241122/

    Purtroppo non è gratuito.
    Qualcuno legge il Foglio?

    La Chirico lavora al Foglio!

  3. la cosa che ho notato è che la vittima era moldava, e questo mi ha colpito ( non ho letto la sentenza )

  4. è chiaro che la sentenza, secondo me un po’ discutibile e che presenta delle criticità, è stata oggetto di immediata strumentalizzazione da parte di tutto il mondo che ruota intorno al cosidetto femminismo giudiziario.
    La curiosità è che la Bongiorno non manifestò identica pietà per la sorte della povera Meredith, massacrata a coltellate;
    ma evidentemente per certe persone è facile passare dalla toga avvocatizia a quella di pubblico accusatore.

    ho letto un pezzettino di sentenza, quello che riguarda la determinazione della pena; purtroppo non lo ritrovo on line
    ma mi riprometto di cercarlo. è presente in giro su facebook.
    intanto per quel tipo di omicidio volontario è previsto l’ergastolo, essendo stato commesso per futili motivi; è solo il giudizio abbreviato che permette di scendere sotto il limite dei 30 anni.
    Ma se è vero che l’appello ha riconosciuto (sulla base di quello che ho letto) il motivo futile, cioè del tutto sproporzionato, che ha
    indotto l’uomo a strangolare la moldava, il che rappresenta una aggravante, è un po’ strano che contemporaneamente
    si siano applicate le generiche per la particolare condizione emotiva dell’uomo (colpito da lutti familiari e da precedenti
    tradimenti con ex moglie ed ex fidanzata; autore di un risarcimento del danno).
    in poche parole, se il movente dell’azione, che era palesemente la gelosia, è stato giudicato negativamente
    è poi strano che quello stesso elemento sia sfruttato per concedere una riduzione di pena dovuta alle generiche
    (1/3) senza correre il rischio di una leggera contraddizione.
    la difesa puntava sul vizio parziale di mente, che però è stato escluso da tribunale e appello; la precaria condizione
    emotiva dell’uomo, ha comunque implicato una riduzione consistente della pena, evidentemente determinata
    dal suo vissuto e dalla particolarissima condizione in cui ha agito.

    Ciascuno potrà farsi una idea al riguardo, e cioè se 16 anni sono pochi o sono giusti per la morte di una
    persona, che pensava di avere a che fare con un normale fidanzato.
    Ricordo a tutti che nessuno, uomo o donna, può essere ricattato per avere deciso di chiudere una relazione.
    Nessuno può essere “costretto” o indotto a stare con una persona, se dal rapporto non ne ricava felicità alcuna .

    saluto

  5. Il delitto d’onore fu abolito dal Codice Penale anche per un altro motivo: forniva una scorciatoia per i membri della criminalità organizzata. In passato era frequente che i mafiosi, dopo aver commesso delitti per motivi economici (ad esempio per usura ed estorsione), tentassero, in sede giudiziaria, di ridurre l’entità della condanna appellandosi al concetto di delitto d’onore.

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