Trans e infanzia (giù le mani dai bambini)

La teoria gender ci dice che per favorire la caduta degli stereotipi e indurre le generazioni future a non considerare diversi, ma soprattutto inferiori, soggetti con una sessualità differente dalla maggioranza, è indispensabile plasmare le loro menti fin da piccoli. Anzitutto per fargli capire che i due sessi, maschio e femmina, non esistono, nonostante i dettami della natura. Devono crescere con la convinzione che si è del sesso, pardon… del “genere”, che uno “sente”, non di quello dato sin dal grembo materno. Fare delle distinzioni sulla base della progettazione naturale è violento e discriminatorio.

Dunque? Dunque libero accesso per i più strani fenomeni da baraccone negli asili e nelle scuole. A cosa questo possa portare l’ho raccontato stamattina: un bel lasciapassare per pedofili e affini, capaci di traumatizzare i nostri figli prima ancora che capiscano di essere al mondo. Oppure ancora una bella esibizione dei propri coglioni da parte di un trans davanti agli occhioni smarriti di tanti piccoli ignari, così come ignari (e deficienti) sono i genitori che consentono la realizzazione di determinate iniziative, forse per sentirsi “moderni e progressisti”.


A protestare è soltanto una nota blogger.


Mi riferisco a quanto accaduto nella contea Hennepin, in Minnesota, USA, dove una delle tante drag queen cui oggi si aprono le porte degli asili e delle scuole primarie, si è presentata per raccontare una delle sue favole politicamente corrette e psicologicamente devastanti. Il trans si è presentato conciato come da ordinanza e durante la narrazione ha pensato bene di aprire le gambe e mostrare la propria mercanzia ai fanciulli. Evento che non è sfuggito all’occhio e alla macchina fotografica di qualche presente.

Sarà scoppiato uno scandalo nazionale? Sarà stato vietato d’ora in poi che questi soggetti possano avvicinare bambini inconsapevoli e che dovrebbero stare lontani anni luce da certi concetti? Certo che no. A protestare è stata soltanto una nota blogger (“Activist mommy“) più qualche autorità locale. Per il resto il trans ha fatto la sua performance, probabilmente applaudito dalla sua sparuta ma combattiva comunità, il cui moccolo viene retto con zelo da tutta la politica e dai media “radical” americani, senza pagarne alcuna conseguenza. Tutto dunque continuerà come prima, peggio di prima.


Una comunità che sta a guardare attonita e imbambolata.


Esagero nei toni? Ma onestamente quale relazione possono instaurare uomini che si credono donne, e che come tali si conciano e si esibiscono, con bambini piccoli o piccolissimi ancora lontanissimi da ogni elemento connesso a questioni sessuali? Nessuna. Se non quella di imporre se stessi, in termini pratici e politici, a una comunità che sta a guardare attonita e imbambolata, terrorizzata di venire definita “omofoba” o “transofoba” se si oppone. Magari dopo essersi informata sul fatto che il mondo omosessuale e trans militante sembrano essersi autonominati agenti attivi per lo stupro psicologico minorile, da un lato, e dall’altro per il contenimento delle nascite.

Questo viene da pensare a guardare la disgustosa performance del trans italo-irlandese che (non si sa se in UK o USA) si è esibito in uno spettacolo vergognoso ed estremamente simbolico. Seduto sul bancone del bar, si è presentato col pancione gravido. L’ha squarciato con un coltello, facendo scaturire fiumi di sangue (finto), che ha raccolto in un bicchiere. Ha estratto dalla ferita budella (finte) simboleggianti un cordone ombelicale, insieme a un bambolotto raffigurante un bambino. Al termine della performance ha anche bevuto il sangue, il tutto fingendo di cantare una canzonaccia pop.


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Voglia di provocare, di far parlare di sé? Forse. Più probabilmente quello della performance è un alibi per proporre uno spettacolo immorale e disgustoso. E’ la spettacolarizzazione di una scelta traumatica, quella dell’aborto, da parte di una persona dalla sessualità controversa che mai potrà vivere la magia della maternità. Quello di fare spettacolo, pietendo la qualifica di “performer”, titolo tipico di chi non è capace a far nulla, è solo una scusa per veicolare un messaggio chiaro, rivoltante, e insultante. E qui non c’entrano le posizioni politiche o le idee personali sull’interruzione di gravidanza: la visione del video dovrebbe unire tutti in una condanna unanime e oggettiva. Fermo restando che le immagini non richiedono tanto lo stomaco forte, quanto un’etica e un autocontrollo ancora saldi, tali da guardare l’orrore del degrado gender senza cedere alla voglia di imbracciare una doppietta.

E’ questo un “discorso d’odio”? Ebbene, nel caso: baciatemi il culo. Perché in un’epoca dove l’amore è definito e imposto dalla politica e tutto ciò che vi si oppone ragionevolmente viene definito odio, allora l’odio diventa un atto di resistenza. E lì siamo: di fatto, sotto la maschera posticcia e il trucco mal fatto della non-discriminazione, da un lato, o della performance creativa, dall’altro, il mondo trans e omosessuale mette in atto in giro per il mondo i dettami dell’ideologia gender, finalizzati a confondere e turbare l’infanzia, per ottenere un futuro liquido, isolato, parcellizzato e indistinto dove l’anomalia possa predominare. E intanto provano a sdoganare l’interruzione della vita, spettacolarizzandola ed elevando orrore e volgarità a forma creativa.



Troppa è la paura di venire additati come omo-transofobi.


Che l’aborto, l’omosessualizzazione o la neutralizzazione sessuale (specie del maschio) siano parte delle strategie internazionali per ottenere un contenimento demografico è cosa nota. Come gli agenti sul territorio di tale strategia operino è visibile da tempo, ed è stato confermato sia in Minnesota, sia nel pub che ha dato spazio all’orrido show del transessuale e nei molti pub dove “drag-boy” raccattano mance per la gioia di pedofili o aspiranti tali. Ed è un errore ridurre tutto a fenomeni eccessivi circoscritti e tutto sommato tollerabili. Troppa è la paura di venire additati come omo-transofobi, e dunque si tace, laddove pochi anni fa sarebbe intervenuta la polizia, con la popolazione fuori, armata di bastoni.

Non per il gusto della violenza e della rivolta in sé e per sé. Semplicemente perché i bambini non si toccano e, se possibile, si fanno nascere. Per lo meno si proteggono, conducendoli poi rispettosamente a scegliere la propria strada quando saranno grandi, anche sul versante sessuale. Ma qui siamo oltre. Ed è veramente incredibile che in tanti, in troppi si consenta che ci venga fatto e imposto tutto il peggio sulla base di un mero senso di colpa indotto. Diciamocelo, anzi (mi chiamo fuori se non vi spiace), ditevelo: avete una paura fottuta a dire ciò che pensate su questa deriva dell’orrore.


Il vostro silenzio è complice.


Ebbene il vostro silenzio è complice del presente, che è già orribile, e del futuro, che sarà regime e oppressione insieme all’orrore. Tacete ora, se proprio ve la fate sotto. Ma che non vi senta più dire che amate i vostri figli. Nel caso, è una penosa bugia, pronunciata per coprire la vostra mancanza di fegato nel dare l’avvio a una vera e propria rivolta (civile e non violenta, ma determinata e spietata) che spazzi via tutta questa violenza legalizzata fatta al buon senso e all’infanzia. Vi fa paura il concetto di “rivolta”? Anche in questo caso il problema è solo vostro, ed è l’aver dimenticato che a mali sempre più estremi si oppongono rimedi ugualmente estremi. Altrimenti sarà un male al cubo.


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