Trent’anni dalla prima legge anti-stalking: una retrospettiva

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

di Bastiano Mura – E se vi dicessero che la prima legge antistalking nacque trent’anni fa solo per prevenire atti che turbassero l’ordine pubblico, fu proposta ed elaborata da due uomini (un giudice e un membro del Congresso USA) e non aveva niente di femminista, voi ci credereste? Eppure è così. Una delle armi più affilate usate oggi per ostacolare e/o mandare in disgrazia un numero impressionante di persone, nella maggior parte dei casi di sesso maschile, in origine serviva per evitare che degli svitati potessero giungere a compiere gravi atti persecutori a volte sfocianti nell’omicidio e fu concepita nel luogo in cui più che in altri posti il concetto stesso di stalking poteva venire naturalmente alla luce: la California, patria di Hollywood e dei VIP.

Contestualizziamo ora i motivi che portarono alla promulgazione di questa legge e all’inserimento nel codice penale dello Stato della California. A partire dagli anni Cinquanta, i giornali nordamericani cominciarono a usare il termine stalker per descrivere certi fan ossessionati dalle celebrità di cinema, tv e musica. Niente di particolarmente negativo, nella maggior parte dei casi innocue molestie. Negli anni Sessanta tale uso del termine si estese in seguito a fenomeni come la Beatlemania e nei Settanta era ormai consolidato nel gergo giornalistico statunitense. Il primo film di Clint Eastwood come regista, Brivido nella notte del 1971, è incentrato su una fan che perseguita un popolare disc jockey, segno che il fenomeno del fanatismo patologico nell’ambiente dell’industria dell’intrattenimento era ormai ampiamente riconosciuto.


Alcuni crimini di alto profilo.


John Hinkley Jr.

Quasi certamente il salto di qualità per l’utilizzo del termine ci fu nel 1981, quando John Hinckey Jr. cercò di assassinare il presidente Ronald Reagan. L’uomo, sofferente di qualche turba mentale, lo fece infatti per impressionare la giovanissima stella nascente Jodie Foster, per la quale aveva un’ossessione. Purtroppo non rimase un episodio isolato: l’anno successivo Arthur Richard Jackson, un uomo di origini scozzesi con alcuni precedenti in patria, cercò di uccidere l’attrice Theresa Saldana, nota per film come Toro Scatenato, davanti alla di lei abitazione a West Hollywood sempre perché oggetto di un’ossessione. I giornalisti cominciarono a usare il termine stalker più specificatamente con connotati negativi e qua e là per gli USA anche per alcuni reati coinvolgenti persone comuni, ad esempio chi continuava a perseguitare l’ex partner.

Ma tutto questo non sarebbe bastato a rendere lo stalking un fenomeno riconosciuto come penalmente rilevante se non fosse stato per alcuni crimini di alto profilo accaduti sempre nel Golden State nella seconda metà degli Ottanta. Il più famoso rimane la strage compiuta da Richard Farley negli uffici della ESL Incorporated il 16 febbraio del 1988 in seguito all’ordine restrittivo ottenuto dalla collega Laura Black in seguito agli atti persecutori dell’uomo cominciati nel 1984 quando la giovane donna, allora ventiduenne, entrò a lavorare nell’impresa. Farley uccise sette persone e ne ferì altre quattro, inclusa Mrs Black. Ora è nel braccio della morte.


Negli intenti dei due uomini non c’erano servilismo nei confronti delle donne o femminismo.


Rebecca Schaeffer

Nel luglio del 1989 Robert John Bardo, ispirandosi al caso Saldana, uccise con un colpo di rivoltella la giovane promessa hollywoodiana Rebecca Schaeffer in preda alla gelosia per averla vista a letto con un uomo in una scena del film Scene di lotta di classe a Beverly Hills. Già due anni prima aveva cercato di introdursi con un coltello negli studios della Warner Bros mentre la giovane attrice girava la sitcom Mia sorella Sam, ma era stato bloccato dalla sicurezza. Sempre nello stesso anno, nella contea Orange, comprendente un’ampia area suburbana di Los Angeles, si commisero cinque omicidi di donne che avevano ottenuto un’ordinanza restrittiva contro alcuni ex che continuavano a stalkerizzarle (oggi, per la cronaca, si parlerebbe anche di femminicidi).

Il Municipal Court Judge della contea di Orange, impressionato da questi ultimi omicidi, scrisse una bozza per una legge contro il reato di stalking affinché fosse introdotto nel locale codice penale e propose l’idea al senatore repubblicano Ed Royce. I due uomini ne discussero al Senato della California e la legge fu promulgata. Negli intenti dei due uomini non c’erano servilismo nei confronti delle donne o femminismo, solo l’intenzione di contrastare un fenomeno che sembrava in crescita. Di casi del genere sicuramente se ne erano commessi anche in precedenza, ma mai in maniera consecutiva come quegli ultimi anni. Nel giro di tre anni, tutti gli Stati USA promulgarono leggi contro lo stalking e a livello federale fu emanata nel 1994 una legge affinché eventuali persecutori non potessero più ottenere informazioni sulle potenziali vittime attraverso gli uffici della motorizzazione.


Il concetto di stalking cominciò a venire caricato di significati di genere.


Purtroppo, in quegli stessi anni, cominciavano a vedersi i primi effetti della rivoluzione scaturita nei campus americani il decennio precedente. Politicamente corretto, genderismo e neofemminismo erano ai primi posti nelle agende politiche del paese a stelle e a strisce. E così, in concomitanza con la promulgazione del Violence Against Women Act nel 1994, sotto la presidenza Clinton, anche il concetto di stalking cominciò a venire caricato di significati di genere da parte delle associazioni femministe e… sappiamo come è andata. Sempre in quegli anni la femminista Diane Russell pubblicava un libro di gender studies intitolato Femicide: the Politics of Woman Killings introducendo un termine che sarebbe rimasto confinato nell’ambiente accademico se Marcela Lagarde di lì a breve non l’avesse usato per descrivere l’alto numero di omicidi di donne a Ciudad Juarez, secondo lei in numero sproporzionato e in base al genere pur essendo quella zona già pericolosa e violenta di suo a causa dei cartelli. Ma questa è un’altra storia.


Leave a Reply

Your email address will not be published.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: