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“Troppo brutta per essere stuprata”. Balle. E giù le mani dai giudici

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varie_corteappellomarcheSono passati pochi giorni dalla giga-falsificazione su scala nazionale della sentenza della Corte d’Appello di Bologna che ha condannato a 16 anni l’omicida Michele Castaldo, e già spunta un’ulteriore mistificazione sempre sulla pelle dei giudici e del genere maschile. Stavolta si tratta di una sentenza della Corte d’Appello di Ancona: tre giudici (donne) mandano assolti due giovani peruviani condannati in primo grado per lo stupro di una giovane connazionale. Una condanna comminata essenzialmente sulla base dei referti medici raccolti dalla ragazza, che parlavano di lesioni compatibili con un recente rapporto sessuale. Le tre giudici della Corte d’Appello però sono andate oltre e hanno valutato il contesto e la credibilità dei soggetti coinvolti, come dimostrato da prove e controprove portate dalle parti. L’esito delle loro riflessioni è scritto chiaramente, in lingua italiana piana e comprensibile, nelle motivazioni della sentenza di assoluzione:

“In definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio Nina a organizzare la nottata goliardica, trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare Melendez (al quale la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di ‘Nina Vikingo’, con allusione a una personalità tutt’altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare) inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida”.

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La frase principale è quella fuori dalla parentesi. Dice, molto banalmente: non c’è certezza che ci siano i requisiti di uno stupro. Anzi, dalla ricostruzione sembra che la ragazza fosse pienamente consenziente e parte attiva. In ogni caso, stanti circostanze e prove, non è possibile condannare i due ragazzi oltre ogni ragionevole dubbio. Qui i dubbi ci sono e l’indipendente discernimento delle giudici, esercitato nei binari della legge, ha determinato come troppo incerta la loro responsabilità. Detto questo, c’è la parentesi, che registra solo qualcosa che il principale imputato ha dichiarato in aula, portandone prova: a lui la ragazza non piaceva, la riteneva troppo mascolina e per dimostrarlo ne deposita la foto e il nome con cui ne ha salvato il contatto sul cellulare. Le giudici prendono atto di questa sua presa di posizione e di fronte alla foto confermano quello che è un fatto oggettivo: l’imputato è credibile, dice cose coerenti, perché in effetti la ragazza ha lineamenti mascolini.

varie_titolobruttaServe molta (ma davvero molta) malafede per leggere le ragioni dei magistrati in modo distorto. Le motivazioni sono chiare e sono un monumento allo Stato di Diritto: non ci sono prove che siano colpevoli, dunque sono innocenti. Anzi, se proprio si vuole sottilizzare, la condotta della presunta vittima è incoerente e poco credibile e ha causato ai due un bel po’ di permanenza ingiusta in carcere. QUESTO e non altro è il motivo dell’assoluzione: non ci sono prove, è un’accusa infondata. Dunque i due NON sono liberi perché lei è troppo brutta per essere stuprata. Questa (infame, infamissima) è però la lettura data dai media, dalle femministe e dalle associazioni LGBTIeccetera. Intendiamoci, quando dico i media intendo tutti i media, nessuno escluso. Con una sfacciataggine aberrante, tutti spacciano la versione di una sentenza basata sulla bruttezza e mascolinità della non-vittima.

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Una parentesi: potrebbe apparire inopportuno che un collegio giudicante si esprima sull’estetica di una persona. Tuttavia le tre giudici lo fanno. E fanno bene. Quando si tratta della libertà altrui, è sacrosanto non andare per il sottile. Fermo restando che la questione viene trattata con delicatezza e in termini comparativi (“la fotografia appare confermare” quanto sostiene l’imputato, dice il testo), in ogni caso si limita a registrare un fatto: l’imputato trovava la fanciulla poco attraente perché mascolina, e in effetti mascolina lo è. La mascolinità di un viso femminile, come la femminilità di un viso maschile, sono elementi pienamente riconoscibili, oggettivi, sono fatti e di esempi è pieno il mondo. I giudici non dicono che chi ha quelle caratteristiche debba essere messo al muro, segregato o sia un essere inferiore, tanto meno basano la sentenza su una foto: semplicemente registrano che la foto corrisponde alla descrizione fatta dall’imputato il quale dunque, presumibilmente, non mente.

varie_giudiciDi nuovo una sentenza corretta e rigorosa, insomma, come quella di Michele Castaldo. E di nuovo si solleva un polverone. Media ignoranti e servi vanno a caccia di click mistificando la realtà, sobillando associazioni femministe e arcobaleno a una protesta di piazza davanti alla Corte d’Appello di Ancona, il cui Procuratore Generale, terrorizzato dalla gogna mediatica, manda la sentenza alla Cassazione, per vedere se l’annulla “perché non si infierisce su una vittima”. Peccato che vittima però non sia affatto secondo ben tre giudici… La Cassazione tuttavia può annullare, in questi casi, solo per vizi di forma, non di merito. Quand’anche procedesse, non sarebbe per le motivazioni della sentenza, che sono sacrosante. Ma di fatto siamo allo stesso punto della “tempesta emotiva”: là il Presidente del tribunale correva a spiegare e scusarsi, qui il Procuratore Generale cerca di dare un contentino ai media schiumanti per un paio di click e alla mafia rosa-arcobaleno desiderosa di entrare là dove ancora non gli è stato del tutto consentito di estendere i propri tentacoli, ovvero nei gangli decisionali della magistratura.

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Alla luce di questo non posso che replicare, ma con ancora più forza, il monito già espresso settimana scorsa. Un monito rivolto a tutti coloro che sono chiamati alla preservazione delle regole del vivere civile, e dunque le istituzioni, il Presidente della Repubblica, il Parlamento, il Governo e tutta quella parte di opinione pubblica italiana che ancora non ha mandato il cervello in discarica. Siamo di fronte a tentativi di condizionamento di un organo dello Stato, attraverso la mistificazione mediatica e la mobilitazione ideologica di gruppuscoli fanatici. Ieri un magistrato si scusa per una sentenza, oggi un altro cerca di annullarla mandandola in Cassazione, domani i giudici avranno paura della gogna, delle proteste, delle ispezioni e delle sanzioni disciplinari nell’emettere una sentenza a rigore di legge e di giustizia. Oggi alla sbarra ci sono i due giovani peruviani, domani potremmo essere noi, i nostri padri, fratelli o figli, sottoposti prima al giudizio dei media e della piazza e solo dopo a quella di giudici intimiditi e sotto pressione. Questo è un degrado che deve finire, ne prendano atto responsabilmente le redazioni così come tutta l’opinione pubblica. Stiamo giocando col fuoco della nostra libertà presente e futura. Giù le mani dalla giustizia, dunque. Giù le mani dai giudici.


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7 thoughts on ““Troppo brutta per essere stuprata”. Balle. E giù le mani dai giudici

  1. Sono giorni che cerco disperatamente un articolo che faccia emergere quanto ho nel tuo articolo!
    Ho letto la notizia, ho cercato le fonti (che come spesso accade, sono frutto di estrapolazioni da parte degli avvocati scontenti della sentenza che, per compiacersi il cliente deluso, scaricano le responsabilità sull’arbitro) e non ho trovato un bel niente, se non dei virgolettati che si interrompono per diventare interpretazioni populiste dell’autore. Io non ho elementi per sostenere che la sentenza sia giusta o meno e prendo atto dell’annullamento. Ma nonostante le mie ricerche minuziose, non c’è traccia che il passaggio relativo alla mascolinità della “vittima” sia riconducibile ad anche una sola delle motivazioni che hanno portato il collegio ad esprimersi sull’assoluzione. Inoltre, non si capisce in quale preciso contesto questi passaggi sono stati estrapolati dalle motivazioni (che ricordo sono solitamente documenti piuttosto corposi).
    Non solo, ho letto anche che le giudici si sarebbero lasciate andare a commenti offensivi, mentre, di fatto si sono limitate a riportare l’opinione espressa dall’imputato (provato dal nomignolo “vichingo”). Infine, vorrei aggiungere una riflessione personale. Trovo agghiacciante il fatto che si sottolinea il fatto che i giudici siano donne. Questa valutazione va contro ogni logica deontologica! Ritenere che un giudice, essendo donna, dovrebbe avere più sensibile, è molto pericoloso, perché introduce un fattore emotivo che potrebbe, allo stesso modo, essere sintomo di imparzialità.
    Quindi grazie per la riflessione che condivido in pieno! Attendiamo sviluppi, anche se oramai, la frittata pare fatta!

    1. La frittata non è fatta per niente se spegniamo il fuoco sotto la padella. Condividi ovunque questi contenuti. Attacca ad alzo zero chiunque mistifichi, senza remore. È una guerra. Va combattuta.

      1. anche io ho letto vari commenti. In attesa di commenti della Dottrina (che sarebbero coloro che professionalmente commentano per fini di studio giuridico la sentenza, su riviste o siti dedicati), si può solo leggere la estrapolazione
        di “passi” o punti della sentenza, cioè di quelli che secondo i giornalisti (bontà loro) sarebbero in grado di colpire l’attenzione del pubblico. Come ogni documento, la sentenza (io ho riportato ad esempio quella di Bologna) va letta tutta per esteso,
        stampata e poi commentata.
        Fornendo al pubblico e quindi alla comunità “pezzetti” di motivazione si crea una pazzesca manipolazione della realtà.
        Sinceramente non ha ancora trovato la sentenza di Ancona annullata con rinvio dalla cassazione.
        le valutazioni scritte dalle tre donne giudici…non sono valutazioni: sono deposizioni ed emergenze probatorie tratte
        dagli atti. Se gli imputati chiamavano la vittima “vikinga” è perchè risultava dai loro cellulari.
        se dicevano che non era “appetibile” è perchè emerge dalle loro deposizioni. Se era “mascolina” o per nulla
        femminile, vuol dire che loro l’hanno percepita così. Se l’accusa faceva acqua da tutte le parti
        sarà stato oggetto di un giudizio che può essere sindacato solo nei gradi superiori da altri giudici.

        tutto il resto è pura valutazione ma per valutare occorre conoscere i fatti, non travisarli.
        Come precisato prima da Davide, tutto quello che avviene al di fuori di questi canoni (che la Dottrina è bene
        immune dal compiere) si chiama semplicemente “mistificazione”.
        in poche parole, manipolazione delle opinioni delle persone.

        saluto

  2. tra l’altro, ad Ancona sono stati appena inviati gli ispettori ministeriali.
    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Sentenza-shock-ad-Ancona-Ministero-della-Giustizia-manda-gli-ispettori-3149120a-965b-4383-b01a-162f168c4e8e.html

    (a babbo morto, cioè un anno e mezzo dopo la sentenza di appello…)

    chiarissima pressione emotiva sui magistrati di quel distretto.
    E chi c’è sottosegretaria, oggi ?
    Vediamo, indoviniamo …doppia difesa …andreotti…perugia…amanda…

    Non la nomino.
    Il pensiero che le sorti del governo dipendano da lei mi inquieta .

  3. L’idea che mi sono fatto di questa sentenza è che l’aspetto fisico della ragazza non fosse ininfluente per il giudizio, ma semplicemente raccontasse come sono avvenuti i fatti, altrimenti non avrebbe avuto senso scendere in questo particolare.

    La sentenza andrebbe letta per intero, come sempre, ma tra le righe, quando scrivono che la donna avrebbe organizzato l’incontro, sottolineando a mo’ di “sfida”, mi è sembrato di intendere che i ragazzi l’avessero in un primo momento rifiutata perché appunto troppo mascolina, magari buttando là che solo ubriacandosi parecchio sarebbero riusciti a fare qualcosa, così lei avrebbe messo su il piano “scaltro”, cioè farsi scopare e poi vendicarsi.

    Intanto i due giovani si sono già fatti la galera per direttissima, senza se e senza ma, mentre l’infermiera è a piede libero e mentre il militare a Cuneo, di cui i giornali non si fanno giustamente problemi a chiamare pedofilo, è in galera.

    “Laddove le accuse fossero confermate”… notizia di oggi.

    https://torino.corriere.it/cronaca/19_marzo_12/cuneo-arrestato-militare-violenza-tredicenne-f203a95a-44a4-11e9-b3b0-2162e8762643.shtml?refresh_ce-cp

  4. Finirà che uno dei pochi aspetti positivi della nostra giustizia, cioè che i giudici debbano scrivere le motivazioni delle sentenze ed essere quindi trasparenti nei loro verdetti, verrà abolito visto l’uso che se ne fa. Così davvero un giudice disonesto potrà assolvere il ricco e condannare il povero senza dover nemmeno sforzarsi di trovare una giustificazione legale. Assolto, e basta. Condannato, e basta. Perché? E chi lo sa… Bel lavoro.

  5. stranamente questo, come il caso di treviso ( il giudice non da il mantenimento ) vedono come protagoniste due donne extracomunitarie!!

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