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Una sacrosanta bestemmia dalla scienza: uomini e donne sono diversi

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persone_butler“Il genere non è un fatto, comportarsi come lo fosse crea i generi. Se ci si comporta come se i generi non esistessero, non ci sarebbero generi”. Per questo concetto di base Judith Butler, superstar accademica americana, ha ottenuto premi, riconoscimenti e soldi. Le sue eredi non sono state da meno: “dichiarare che uomini e donne sono diversi sul piano cerebrale o comportamentale significa parlare di miti perpetuati dal patriarcato eteronormativo”, ha scritto la ricercatrice australiana Cordelia Fine, anche lei venendo subito seppellita di premi e riconoscimenti. L’una e l’altra sono docenti di letteratura e storia, non neuroscienziate. Tuttavia la loro influenza, amplificata da altre ricerche del genere, ha ristretto il campo di ciò che la neuroscienza oggi è autorizzata o meno a dire e ha instaurato di fatto un regime del terrore nelle accademie occidentali (ad esempio in Svezia, dove diversi docenti fedeli alla scienza sono stati licenziati con l’accusa di essere “antifemministi”).

Non che gli scienziati non abbiano provato a ricacciare in gola quelle follie a chi le ha concepite, mostrando, ricerche alla mano, che ci sono grosse differenze nelle traiettorie di sviluppo cerebrale tra uomini e donne. La risposta è sempre stata pronta, preconfezionata dall’ideologia: ogni ricerca viene fatta su bambini o adulti che, avendo già vissuto un tot di tempo, sono stati soggetti al patriarcato eteronormativo. I genitori interagiscono in modo diverso con i figli e le figlie, trasmettendo da subito percezioni di diversità che in realtà non esistono, con ciò falsando alla base ogni ricerca scientifica. Viviamo in una società sessista, dicono le virago sostenitrici dell’inesistenza dei generi, e questo viene trasmesso a ogni persona fin da quando nasce. Dunque le neuroscienze non rompano le scatole e si adattino alla nuova filosofia no-gender secondo cui le differenze sono meri costrutti sociali e culturali.


Viviamo in una società sessista, dicono le virago sostenitrici dell’inesistenza dei generi, e questo viene trasmesso a ogni persona fin da quando nasce.


differenze-uomini-e-donne-connessioni-cervelloPurtroppo per queste tiranne del pensiero, però, gli scienziati sono cocciuti e ancora (finché dura) hanno luoghi dove poter approfondire le proprie ricerche. Uno di questi è la nota università di Yale, dove sono stati portati avanti studi sullo sviluppo cerebrale nei feti. Dunque ben prima che la società sessista possa intervenire a influenzarli e “inquinarli”. A Yale neuroscienziati tedeschi, inglesi, croati e portoghesi, uniti in un pool di più di venti ricercatori, hanno monitorato le traiettorie di trascrizione dei geni a partire dal periodo prenatale (dunque nel ventre materno) fino all’età adulta. La prima scoperta, prontamente pubblicata, è stata che le più grandi differenze nella trascrizione genetica nei cervelli di maschi e femmine si hanno proprio nel periodo prenatale. Prima brutta notizia per le letterate del nulla, insomma.

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Se avessero ragione loro, infatti, le differenze tra i processi genetici cerebrali di maschi e femmine sarebbero pari a zero nel periodo prenatale, per poi sistematizzarsi successivamente, sotto l’effetto del “patriarcato eteronormativo”. In realtà avviene proprio l’opposto: le più grandi differenziazioni avvengono nel ventre materno e diminuiscono con la nascita e la crescita, fino ad azzerarsi in età adulta. Ma non è finita: a metterci il carico da undici è stato un altro studio americano collegato che ha monitorato e misurato lo sviluppo cerebrale dei feti maschi e femmine durante la loro crescita nell’utero materno. Risultato: le differenze sono enormi. “I feti femminili”, dice lo studio, “dimostrano cambiamenti significativi nella connessione tra le strutture subcorticali e corticali del cervello, come funzione del periodo gestionale. Questo schema di sviluppo risulta praticamente assente nei feti maschili”. Differenze che poi si rispecchiano pari pari dopo la nascita.


Le più grandi differenziazioni avvengono nel ventre materno e tendono allo zero con la nascita e la crescita, fino ad azzerarsi in età adulta.


varie_brainLe misurazioni e osservazioni sono state molte, tutte coerenti e hanno portato a moltissime altre osservazioni di differenze in alcuni casi radicali in altre meno visibili nello sviluppo cerebrale dei feti maschi e femmine. Che si sviluppano diversamente a prescindere da ciò che hanno intorno, visto che intorno hanno solo le pareti dell’utero materno. Certo sarà facile per le fanatiche del no-gender sostenere che i feti in crescita percepiscono il patriarcato eteronormativo anche nell’utero, magari attraverso l’ombelico di mamma. Quando si va nell’assurdo, tutto può essere sostenuto. Ma a noi che piacciono i fatti, specie quando asseverati dalle ricerche scientifiche, basta questa prova. Che oggi sì, è vero, suona come una bestemmia. Ed è, va detto a costo di utilizzare una contraddizione in termini, una bestemmia sacrosanta: uomini e donne sono diversi. E meno male.

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One thought on “Una sacrosanta bestemmia dalla scienza: uomini e donne sono diversi

  1. Deliri, nient’altro che deliri.
    Il problema non sono loro ma di chi gli da retta.
    Tutti questi riconoscimenti per cose assurde, questo si che è grave.
    Mi domando, perché le femministe ci tengono tanto a sostenere che non ci siano differenze tra i due generi?
    Le femministe fanno guerra totale verso le leggi della natura, guerra totale contro il creato, guerra totale contro Dio, vorrebbero modificare quello che non potranno mai cambiare, sono libere di fare tutto quello che vogliono ma non possono spostare di un capello quello che la natura ha stabilito.
    Questi pensieri femministi non sono casuali ma nascono dall’esigenza di voler cambiare ciò che la natura ha stabilito, e andare contro l’ordine costituito, sostanzialmente è ribellione a Dio, mettersi al di sopra di Lui, sostituirlo con leggi partorite da menti folli.
    Togliere Dio per seminare il dio femminile autocentrico.
    In questa battaglia contro Dio non si può che essere perdenti, chiunque cerca di cambiare la natura, la natura si disfa facilmente dei suoi detrattori.

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