Violenza domestica: 26 mila uomini vittime durante il lockdown

di Fabio Nestola – La convivenza forzata fa esplodere l’aggressività di tutti, quindi anche quella femminile tra le mura domestiche e non solo, ma è un fenomeno sommerso in percentuale enormemente superiore rispetto al problema a ruoli invertiti. È un errore considerare unidirezionali gli attriti accentuati dalla convivenza forzata: insulti, umiliazioni, violenze psicologiche ed anche fisiche coinvolgono vittime ambosessi. Ma la coscienza collettiva viene condizionata a credere che esista solo la violenza degli uomini verso le donne, mentre di quella reciproca non c’è traccia, non se ne deve parlare.

Eppure la violenza femminile esiste: una aggressività incontrollabile viene riconosciuta e diagnosticata da decenni sotto il profilo clinico e psicologico (scompensi ormonali, depressione post partum, ciclo mensile, sindrome premestruale, menopausa, ecc.) ma resta un fenomeno swipped under the carpet. Agli scompensi ormonali femminili viene attribuita una enorme rilevanza giuridica, giocano un ruolo fondamentale al momento di ottenere assoluzioni o pene miti per le donne che delinquono. Col riconoscimento della incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti, si deresponsabilizza l’autrice dei reati in quanto in balìa dell’aggressività incontrollabile ed infatti incontrollata che nasce da diversi livelli di instabilità psicoemotiva.


La difficoltà maschile a riconoscersi come vittima.


Non parliamo solo della capacità di infliggere una violenza blanda come graffi sul viso o lancio di piatti, la casistica criminale registra donne che sparano, strangolano, avvelenano e bruciano le proprie vittime, adulti e minori, ma soprattutto aggrediscono a coltellate con una frequenza nota solo a chi studia il fenomeno della violenza ambosessi. Argomento assolutamente incorrect, è lecito studiare solo la violenza degli uomini verso le donne.  E dare visibilità solo a questa. Tuttavia  la oggettiva capacità femminile di agire violenza scompare quando si entra nel campo della violenza domestica. La donna semplicemente non può essere violenta, se c’è una lite in famiglia lui è aggressore e lei è vittima, punto.

La violenza subita dalle vittime maschili non è tracciata in quanto non tracciabile, non esistono call center dedicati che divulgano dati allarmanti, non esiste una rete di centri antiviolenza dedicati agli uomini, non esiste un solo operatore del 1522 formato per rispondere alle richieste di aiuto maschili, non esistono case di fuga predisposte per accogliere gli uomini ed i loro figli, non esistono stanziamenti governativi per fare fronte al problema. In sostanza è proprio la vittima maschile che non esiste, ne deriva che la violenza femminile non esiste e se esiste è legittimata. Il fenomeno delle vittime maschili di violenza domestica è sommerso e resta tale per due concause strettamente connesse tra loro: la difficoltà maschile a riconoscersi come vittima, abbinata ad un’assoluta indifferenza istituzionale.



Il 1522 è propagandato esplicitamente come Numero Rosa.


violenza donnaLa vittima maschile di violenza domestica omette di denunciare il fatto. Se è costretto a ricorrere a cure ospedaliere copre, depista, mente. Evita di parlare delle proprie vicende, non le condivide con amici, parenti, colleghi. Spera di poter risolvere da solo, è indotto a ritenere umiliante dover ricorrere ad aiuti esterni. Deve scontrarsi con giudizi e derisioni, viene considerato inadeguato, perde autorevolezza, stima, considerazione di sé (il tema è approfondito qui). L’indifferenza istituzionale è evidente: il sommerso delle vittime maschili non viene invitato ad emergere contrariamente a quanto avviene a ruoli invertiti, non si susseguono gli appelli ministeriali non siete soli, uscite dal silenzio, denunciate, denunciate, denunciate.

Il 1522 è propagandato esplicitamente come Numero Rosa, per le vittime maschili non vi sono mai state empatia e sollecitazioni, campagne di informazione, distribuzione di opuscoli, spot televisivi, camper delle Forze dell’Ordine nelle piazze, numeri telefonici di servizio pubblico… ma anche se il fenomeno emergesse spontaneamente il messaggio è chiaro: non viene riconosciuto e non merita alcuna attenzione istituzionale. Però gli attriti in famiglia esistono, a maggior ragione in questo periodo di convivenza forzata. È un errore darne lettura ideologica ipotizzando che le donne non siano in grado di esercitare una mole significativa di vessazioni psicologiche ma anche insulti, aggressioni, percosse, ferimenti e picchi di violenza anche più grave.


26.884 contatti di uomini che denunciano violenze domestiche.


maschicidioSolo da quando dobbiamo fare i conti col Covid 19 le cronache riportano: un uomo picchiato davanti alle figlie a Cagliari, un altro picchiato ripetutamente dalla moglie a Castrì, un uomo finito in ospedale a Lecce per i calci e pugni della moglie, un uomo massacrato di botte dalla ex a Macerata, un altro finito in ospedale a Savona per le percosse della moglie, un uomo preso a sprangate dalla moglie a Siracusa, uno preso a palate dalla moglie a Trento, una donna arrestata per aver fatto morire di stenti il convivente a Benevento, un’altra arrestata per attentati incendiari al marito a Santangelo Lodigiano, una casa data alle fiamme a Catania da una donna separata che sperava di far tornare il marito, un uomo aggredito a colpi di catena dalla ex moglie a Palermo, poi diversi uomini aggrediti a coltellate da mogli, conviventi e fidanzate a Cremona, Cerreto Sannita, Busto Arsizio, Menà, Cerro Maggiore, Fermo, Canicattì, Brugherio, Cerea, Foggia, Cusano Mutri, Genova, Carbonia, Casalvelino, Firenze, Roma, Cernusco, Ladispoli, Ortona, Praia a Mare, San Vito dei Normanni, Seriate.

Quelli di cui si ha notizia, ovviamente sfuggono al conteggio gli episodi non riportati dai media in quanto non sono intervenuti polizia o carabinieri. Però la narrazione dominante, soprattutto istituzionale, rifiuta di riconoscere che la violenza possa essere reciproca e si accanisce a sostenere che a causa del lockdown sono in pericolo le donne, solo le donne, sempre le donne, esclusivamente le donne. Ma qualcosa si muove, anche se solo per iniziativa dei privati. Un gruppo di amici da due mesi passa la vita al telefono, migliaia di uomini vittime di violenza domestica li chiamano per raccontare la propria esperienza e per chiedere come possano essere aiutati. Questo gruppo di amici dice di aver ricevuto 26.884 contatti, dei quali solo il 9,5% ha iniziato un iter giudiziario; il 67% dice di cercare uno sfogo ma preferisce sopportare in silenzio; il 29,8% dice di non voler denunciare la madre dei suoi figli; il 46,6% dice di non parlarne con i conoscenti per vergogna; il 22,8% dice di sperare che la moglie prima o poi cambi; il 13,9% dice di essersi convinto, alla prossima violenza denuncerà. Ho domandato se fosse possibile avere maggiori dettagli sulle persone che hanno chiesto aiuto, ma hanno risposto di non poter rivelare alcun particolare, sono tenuti al massimo riserbo per tutelare la privacy delle vittime maschili, ma i dati restano.


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