Violenza domestica: piano piano i conti tornano

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Violenza domestica: piano piano i conti tornano

breccia_muroAlle volte ho come l’impressione di avere davanti un muro gigantesco, insormontabile, sulla cui superficie sto riuscendo, con l’aiuto di tanti, tantissimi, ad aprire un bucherello. Con le dita, bastoncini di legno, cucchiaini, tutto quel poco che si trova a disposizione, grattiamo grattiamo e il bucherello piano piano di allarga, permettendo di vedere cosa c’è al di là, ma soprattutto facendo poco per volta vacillare la barriera. La breccia si fa profonda e sempre più larga grazie al contributo dei tantissimi che continuano a scrivermi, a segnalarmi documenti ufficiali o a darmi la propria testimonianza. Ed è così che, sempre di più, i conti tornano. Un esempio sono gli articoli che ho pubblicato qui la settimana scorsa: tutti insieme fanno un filotto secco.

Dicevo di Doppia Difesa, sgamata da Selvaggia Lucarelli per essere ciò che è la quasi totalità di soggetti simili, centri antiviolenza & Co.: scatole vuote fatte essenzialmente di comunicazione esterna, spot, slogan, trampolini politico-elettorali in alcuni casi, in altri pure clientele per maggiorenti della politica che provvedono al foraggio con fondi pubblici. Il tutto per un’utenza dichiaratamente ristretta: le donne vittime di qualche tipo di abuso o di violenza. Poche in generale, pochissime se paragonate con le cifre che vengono veicolate dai media (tre milioni, sei milioni, e così via). Quelle poche o non trovano riscontri, come con Doppia Difesa, o trovano risposte insoddisfacenti.

incostituzionaleMa perché quei servizi sono solo per donne, anche quando, come faceva Doppia Difesa, si allude a un trattamento paritario? E l’Articolo 3 della Costituzione? Dice: li abbiamo fatti così e li finanziamo perché questo impone la Convenzione di Istanbul. Balle: anche se con qualche remora, il trattato parla di violenza domestica includendovi anche gli uomini. Riservare quei servizi, pagati da soldi pubblici, è dunque un triplo abuso: contro la Costituzione, contro un trattato internazionale e contro un intero genere. Questo video, nel caso qualcuno avesse dubbi che si tratta di servizi solo per donne, ne è la prova:

Dice ancora: dai, si sa che sono praticamente solo donne le vittime di violenza domestica e affini, a che serve creare servizi anche per gli uomini? Oddio, rispondo io, “si sa” un par di palle. Questo dicono i media e gli stessi centri antiviolenza o i ministeri e le regioni che aprono il portafogli per finanziarli. Le ricerche serie, quelle poche che si fanno, dicono tutt’altra cosa. Ed ecco l’articolo sui “dati non autorizzati” pubblicato venerdì, dove risulta che in una certa regione italiana nel 2017 il 52% (in media) delle telefonate di richiesta di aiuto provenivano da uomini. Certo potrei essermi inventato tutto, e con la scusa della mancata autorizzazione, potrei aver prodotto una delle tante fake news che circolano.

logo_ispeslNo no, non sono il tipo. E per fortuna quell’articolo mi ha fatto piovere addosso, grazie a un amico che mi segue (e che ringrazio), altri dati, ugualmente seri, e stavolta pienamente pubblici (dunque posso citare fonti e mettere link). Eccoli qua: fonte ISPESL – Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, una branca dell’INAIL. Dati relativi al solo comprensorio di Verona, raccolti in uno studio di grande valore, per i dati e le analisi che riporta, intitolato “Violenza domestica: un ossimoro da svelare e comprendere”. Invito tutti a scaricarlo e leggerlo nella sua completezza. Io qui mi limito a riportare i dati che più mi interessano. Copio e incollo, paro paro.

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Ops! Parrebbe che nel comprensorio veronese le vittime di violenza domestica siano praticamente donne e uomini nella stessa misura, con una forbice un po’ più ampia per i cittadini stranieri. Risultati del tutto confrontabili con quelli “non autorizzati” che ho pubblicato venerdì, relativi a una regione specifica del paese. Si diceva settimana scorsa che se si facessero rilevazioni simili in ogni parte d’Italia probabilmente avremmo risultati simili. Al momento pare proprio che sia così. E che dunque quel gigante aggressivo e famelico rappresentato dalla holding che riunisce centri antiviolenza, case rifugio, media asserviti a una narrazione discriminante e uomini e donne di potere che dispongono della facoltà di distribuire soldi pubblici, semplicemente non sia giustificato. E’ un gigante dai piedi d’argilla. Che però sta in piedi perché blindato in un circolo vizioso e dannoso di denaro e consensi elettorali. Sulla pelle di chi patisce davvero violenza e anche di moltissimi innocenti. Il tutto con l’ampia complicità dei media mainstream.

believe-21Tutto torna, insomma. La grande bugia resta lì, il muro è ancora in piedi, ma la breccia si allarga, con il contributo di tutti. Resta da capire, sebbene sia questione interessante più che altro per gli appassionati di dinamiche sociali e culturali, perché come quella realtà cancerosa, quella holding a cui ho fatto riferimento, è riuscita in questa gigantesca metastasi. Deve aver trovato terreno fertile per farlo. Deve aver capito che la società era in una tale fase di degrado che sarebbe stato piuttosto agevole radicarsi e prosperare. Il documento dell’ISPESL, che in questo senso davvero vale la pena di leggere, sviluppa delle ipotesi con cui davvero difficilmente non si può non essere d’accordo:

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