Agli uomini è tolto anche il diritto di piangere

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LA FIONDA

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di Redazione. L’occasione per parlare di lacrime maschili e dell’ennesima occasione per opprimere gli uomini viene da una piccola notizia di cronaca locale. Un ragazzo molto giovane, con alcuni precedenti per furto e in quel momento ubriaco, piange e si dispera per strada, a Siena. Ha litigato con la fidanzata, che l’ha mollato lì dov’era e per lo scoramento, sicuramente esacerbato dallo stato alcolico, lui ha iniziato a dare in escandescenze. Non ha spaccato nulla, non ha commesso alcun reato, se non piangere e gridare disperato. A cercare di contenerlo c’è soltanto un amico.

Qualcuno nei dintorni pensa che ci sia una rissa in corso e chiama la Polizia. Gli agenti arrivano e trovano un diciannovenne ubriaco e in lacrime. Le scelte possibili erano molteplici: obbligarlo ad allontanarsi per evitare di disturbare il vicinato, chiamare un’ambulanza e farlo portare all’ospedale in attesa che gli passassero la sbornia e il dolore sentimentale, occuparlo facendogli una ramanzina severa, più tante altre varianti. Invece no: pur non avendo commesso alcun reato, è stato portato in Questura, sanzionato per ubriachezza molesta e forse a suo carico verrà emessa qualche misura di prevenzione.


Oltre a tanti altri, agli uomini in Italia è tolto anche il diritto di piangere.


manetteVa ribadito, a scanso di equivoci, che il giovane non ha fatto nulla, salvo urlare e disperarsi. Non ha usato violenza contro la fidanzata, non ha danneggiato nulla attorno a sé e non ha resistito all’arresto né insultato gli agenti. Piangeva il proprio dolore sentimentale, sicuramente amplificato dall’alcol, come probabilmente stanno facendo una manciata di centinaia di altri uomini italiani, per la strada o in casa propria, mentre questo articolo viene scritto. È un ragionamento che facciamo spesso, quasi suscita tedio a ripeterlo, ma non se ne può fare a meno: la reazione del quartiere e degli agenti sarebbe stata la stessa a parti invertite? Una donna, con precedenti penali e ubriaca, che piange e si dispera per la strada sarebbe stata trattata allo stesso modo?

Noiosa la simulazione a parti invertite e noiosa anche la risposta: ovviamente no. Una ragazza nelle stesse condizioni avrebbe suscitato la più ampia empatia da parte del quartiere, qualcuno sarebbe probabilmente sceso per soccorrerla. Gli agenti l’avrebbero forse consolata, sicuramente avrebbero contattato personale medico e un centro antiviolenza, che con dolcezza l’avrebbero accompagnata verso l’uscita dal proprio dolore con comprensione e calore. Empatia collettiva, se piange lei. Manette, se a piangere è lui. Una conferma del doppio standard che vige in questa Italia “patriarcale”, ma anche una conferma del bias culturale che tutti si portano dietro rispetto al dolore, fisico e interiore, dell’uomo. Che non solo è irrilevante, ma addirittura così fastidioso da non essere ammesso. Oltre a tanti altri, agli uomini in Italia è tolto anche il diritto di piangere.


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