Come stuprano le donne (parte prima)

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LA FIONDA

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di Santiago Gascó Altaba. Uomini e donne siamo diversi. Non solo ci comportiamo diversamente, il mondo ci giudica diversamente. Pretese e aspirazioni, responsabilità e conseguenze, armi e modalità di comportamento sono sentite, agite e giudicate in maniera diversa. L’arma prediletta dell’uomo è la forza, il suo lato oscuro: l’abuso della forza, la violenza. L’arma prediletta della donna è la seduzione, il suo lato oscuro: l’abuso della seduzione, l’intrigo. Marte e Venere, due mondi così vicini e così lontani, che vivono e convivono sotto lo stesso Sole, e fanno finta di farlo anche sotto le stesse norme: due universi distinti, stesso Codice civile, stesso Codice penale, stessa Carta dei diritti. Voi, maschi, non raggirate, inducendo taluno in errore, per procurare a voi stessi un ingiusto profitto con altrui danno, anche per pochi soldi, perché sarete duramente puniti. Voi, maschi, non vi lamentate se siete stati raggirati, se siete stati indotti in errore e avete lavorato per tutta la vita a nutrire un figlio che magari non era il vostro, se avete mantenuto e procurato un ingiusto profitto per anni alla vostra compagna e presunta madre, se il danno a voi recato per tanti anni vi ha spezzato il cuore quando avete saputo, e non siete più riusciti a rialzarvi. Stesso codice.

Voi, papà separati, non azzardatevi a fare il bagno con il vostro piccolo bambino, non dimostrategli eccesivo amore in pubblico, non fategli coccole affettuose, abbiate paura degli occhi che vi osservano. Voi, mamme single, prendete il vostro bambino e portatelo al letto con voi, scaldate il suo cuoricino con il vostro, magari finché non diventa grande e riesce da solo a scacciare le proprie paure, fate il bagno assieme e mostrategli come lavarsi le parti intime, nessuno guarderà. Stessa carta dei diritti. Voi, uomini, non sottraete illecitamente dei beni agli altri, adoperando la vostra arte o la vostra forza, altrimenti sarete duramente puniti, anche per pochi soldi. Voi, donne, entrate nelle stesse case, preferibilmente di anziani e facoltosi, seduceteli, mentitegli, sposateli e, dopo un po’, sottraeteli tutto, perché tutto vi sarà dovuto. Stesse norme. Voi, increduli, entrate nei Tribunali, sollecitate i fascicoli dei processi civili, cercate negli incartamenti le somme dei rimborsi dei danni biologici: i rimborsi si pesano in lacrime. Stesso Tribunale.


Non ci sono donne che stuprano.


Da circa un secolo, nel mondo occidentale, c’è un evidente trend nei codici penali che tende a depenalizzare o ad attenuare la gravità di alcuni comportamenti tipicamente femminili, perseguiti in altre epoche (aborto, infanticidio, prostituzione…), e a penalizzare o ad aggravare altri tipicamente maschili che non lo erano (cliente di prostituzione, molestie per la strada, anche per semplici sguardi sgraditi, reati di odio per misoginia…). Fin da piccoli ci insegnano che il codice penale vuole essere paritario, la sua applicazione anche. In Italia “la giustizia è uguale per tutti”, recita l’affisso in ogni aula di tribunale. “L’affisso dietro lo scranno del giudice nelle aule dei tribunali, “La giustizia è uguale per tutti”, sta oggi come “Arbeit macht frei” stava nei campi di sterminio nazisti, sta lì a ricordarci che è falso perché se fosse vero non sarebbe necessario ricordarcelo.” (La grande menzogna del femminismo, p. 12)

Tra tutti i reati contenuti nel codice penale, quelli che mi incuriosiscono di più sono quelli riguardanti i comportamenti sessuali. Gli esseri umani coinvolti in questi reati sono talmente sbilanciati tra i sessi nei loro ruoli di autori e vittime, che ad un occhio esterno potrebbe facilmente sembrare che le norme siano state redatte proprio per punire un sesso e per proteggere l’altro. Dall’esterno si potrebbe concludere che queste norme, spacciate per universali, non lo siano affatto, deduzione scaturita dalla semplice osservazione della netta distribuzione dei sessi tra autori e vittime, e chi potrebbe obiettare il contrario? Se c’è un crimine che simbolizza nell’immaginario femminile il sopruso, la sopraffazione, la prepotenza, l’abuso e la violenza dell’uomo, tanto per le femministe quanto per qualsiasi altra donna, questo è lo stupro. Per carità, non sto dicendo che non ci siano donne che stuprano uomini con la stessa modalità con la quale gli uomini stuprano le donne, con la minaccia e l’abuso della forza, né che il Codice penale non perseguiti parimenti questi comportamenti, ma bisogna onestamente riconoscere che il loro numero è infinitamente inferiore.


In che modo le donne stuprano gli uomini?


Emmanuel Macron e la moglie Brigitte Trogneux

Proprio questa netta asimmetria nei numeri mi lascia perplesso, mi costringe a riflettere sulla nostra natura maschile, perché le alternative sono due, e solo due: o gli uomini siamo effettivamente in maggior misura inadeguati e “cattivi” nei nostri comportamenti sessuali, o il codice penale ignora i comportamenti femminili che sono assimilabili a quelli perseguiti maschili. In che modo il codice penale contempla entrambe le nature abusanti, quella maschile e quella femminile? In che modo le donne stuprano gli uomini? L’essenza dello stupro, per renderlo tale, richiede la presenza di due elementi inscindibili tra di loro: una volontà imposta su un’altra (contraria, incapace di scegliere in quel momento, o carpita in qualche modo, ad esempio facendo uso di alcool o droghe, in giochi sessuali coprendo gli occhi e scambiando all’insaputa della vittima l’attore oppure in una stanza buia al letto spacciandosi per il compagno o la compagna) e il danno recato dal gesto di quella volontà imposta. Come vediamo non è determinante capire la modalità o l’arma adoperata (la forza o la seduzione), si possono stuprare persone incoscienti, ubriachi, persone mentalmente incapaci, persone circuite, malati in coma, minori,… né è determinante che avvenga opposizione fisica da parte della vittima. Una vittima può lasciarsi prendere passivamente senza opporre resistenza, ad esempio sotto la minaccia della forza per paura dei presunti danni che potrebbe ricavare se offrisse resistenza.

Nella mia riflessione, il primo campanello d’allarme arriva quando confronto il numero delle autrici dei reati commessi su minori maschi con quelli commessi su adulti maschi. La forza fisica non è necessariamente pretesa per il riconoscimento del reato, il codice presuppone che la volontà del minore (incapace di scegliere dovuto all’età) è circuita dall’adulto, e il danno profondo recato è certo, anche se il minore non è forse nemmeno cosciente sul momento. Malgrado le autrici rimangano in minoranza (la pedofilia femminile s’aggira tra il 5 e il 20%), e malgrado un doppio standard di giudizio giuridico e sociale su questi gesti tanto evidente quanto innegabile quando vengono commessi dalle donne – senza voler disturbare la première dame di Francia, la signora Macron, che su questo fronte ci potrebbe illuminare –, la percentuale femminile delle autrici cresce vertiginosamente rispetto agli stessi reati commessi su adulti maschi. Dunque, se escludiamo la minaccia della forza e teniamo i due elementi che conformano uno stupro, la volontà infranta e il danno recato, cioè la sofferenza della vittima, e invece di applicarlo solo ai minori, lo applichiamo ora anche al mondo degli adulti, in che modo le donne stuprano gli uomini?

La seconda parte verrà pubblicata domani alle ore 11.00.


 

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