Con le donne al potere si avranno… più infanticidi a norma di legge

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feto aborto
Un prematuro a 24 settimane

di Giorgio Russo. Gli infanticidi sono un reato. A meno che non vengano chiamati “aborto” e non vengano come tali legalizzati. A molti sembrerà una follia, in realtà è parte integrante dell’agenda femminista globale, sposata dagli organismi internazionali che boccheggiano alla ricerca di una soluzione per il riscaldamento globale, trovandola soltanto nel mero contenimento della popolazione. Una mostruosità, più che un’alleanza, che a molti pare lontana e irrealizzabile. Invece l’orrore è qua e ora. Un primo segnale lo si è avuto con la famosa e discussa legge dello stato di New York, un ballon d’essai utile ad anticipare iniziative ben più estreme, come quella attualmente in corso in Nuova Zelanda. Che su questo tema è diventata il laboratorio dove effettuare un esperimento poi esportabile in tutto il mondo. Con buona probabilità a giorni là si approverà una nuova legge sull’aborto, una vera e propria rivoluzione su quel tema.

La legge in discussione e in via di approvazione dal Parlamento neozelandese prevede una disciplina molto chiara: l’interruzione di gravidanza potrà essere chiesta per qualunque ragione e fino alla nascita del bambino; verrà legalizzato l’aborto selettivo sulla base del sesso del nascituro; verrà legalizzato l’aborto selettivo per feti portatori di disabilità; non sarà più obbligatoria l’assistenza medica per praticare l’aborto; viene abolito l’obbligo di assistenza medica per i bambini nati vivi a seguito di un aborto fallito; viene abolito l’obbligo di terapie anti-dolore per feti nati tra la ventesima settimana e il parto a seguito di un aborto fallito; non sono più vietati metodi abortivi controversi come l’estrazione intatta (quando il feto viene estratto dall’utero senza prima farlo a pezzi). Per l’appunto il sogno proibito del femminismo, ovvero la legalizzazione degli infanticidi, ovvero l’inferno in terra sotto il profilo umano ed etico, è qui, messo nero su bianco, su una legge che il Parlamento neozelandese sta per approvare.


La libertà di esprimersi e opporsi è il nemico numero uno degli agenti del femminismo.


Jacinda Ardern
Jacinda Ardern

Il tutto nonostante l’opinione pubblica locale sia contrarissima alla legge. Solo il 2% delle donne si dice favorevole all’aborto fino al momento della nascita, il 93% è contrario all’aborto selettivo in base al sesso e il 94% vorrebbe mantenere le tutele al bambino nato da aborto fallito. Numeri che infastidiscono il governo neozelandese, presieduto, guarda caso, da una donna, il Primo Ministro Jacinda Ardern, che infatti ha subito agito con prontezza. Approfittando della distrazione legata al coronavirus, ha promosso ogni procedura possibile per velocizzare l’approvazione, accorpando passaggi parlamentari che in teoria dovevano avvenire in sequenza. Nel frattempo le associazioni di disabili e di persone affette dalla sindrome di Down richiamano la Ardern alla promessa elettorale di non estendere fino alla nascita l’aborto selettivo appunto per feti affetti da sindrome di Down. Ma si sa: l’agenda femminista non guarda alle promesse elettorali se si tratta di infanticidi. Sempre il governo della Ardern ha insabbiato un emendamento che richiedeva il referendum confermativo popolare per la legge.

Insomma il governo a guida femminile ha fatto e sta facendo di tutto per non avere intralci sulla propria strada. In 25.000 hanno chiesto di venire auditi in commissione parlamentare per dire la propria sulla legge, ma il Parlamento, su pressioni del governo, ne ha ammesse appena 139. Perché anche la libertà di esprimersi e opporsi è il nemico numero uno degli agenti del femminismo. A niente è servita nemmeno la mobilitazione della ONG “Stop Gendercide” (stop al genericidio) contro l’aborto selettivo in base al sesso. La Ardern ha liquidato il tutto come irrilevante, nonostante la campagna avesse l’appoggio di alcuni parlamentari. Così come la proposta di alcune associazioni “pro-life” di potersi offrire come supporto alle coppie o alle donne che intendono optare per l’interruzione di gravidanza. Quel tipo di supporto, orientato a incentivare la rinuncia all’aborto e ad evitare infanticidi, sarà vietato. Ultima speranza per chi è contrario alla legge è una petizione, già firmata da più di 60.000 neozelandesi, indirizzata al vice Primo Ministro, Winston Peters, che richiede il ritiro della legge. La determinazione della Anders suggerisce che il buon Peters avrà ben poca voce in capitolo.


Un’ideologia tossica e omicida, quella del femminismo.


Esperimenti disumani del genere si moltiplicano in giro per il mondo. Dopo lo Stato di New York e la Nuova Zelanda, toccherà ancora a qualche altro piccolo laboratorio dell’Occidente anglosassone, sicuramente in qualche Stato governato da una donna. Sono piccole enclave di inferno che si creano a macchia di leopardo, con lentezza ma costanza e in modo sempre più audace e aperto. È la ben nota “finestra di Overton” che piano piano si sposta fino a rendere accettabile ciò che prima era del tutto impensabile, come gli infanticidi legalizzati. O, se si vuole, è il principio della rana bollita di Chomsky. Di fatto l’agenda mostruosa del femminismo internazionale si impone poco a poco, inesorabilmente, semplicemente ignorando come cosa del tutto irrilevante la contrarietà dei cittadini e la normale regola di condividere con la comunità scelte così delicate. Un segno ulteriore del disvalore che ormai è opportuno attribuire ai regimi democratici così come vengono interpretati in quest’epoca senza più anima né buon senso.

E c’è un’ultima riflessione, in questo. Marginale ma fino a un certo punto. Ieri abbiamo parlato di una donna di potere, Ghislaine Maxwell, attivissima nel compiere azioni ributtanti e criminali a danno di minorenni. Qui ora vediamo un Primo Ministro donna intenta a sferrare un attacco feroce nuovamente alle giovani vite, anzi alla vita stessa, aprendo scenari fino a poco tempo fa considerati mostruosi, legati a una eugenetica nazista o primitiva com’era quella spartana. La civiltà, quella portata avanti e realizzata, seppur con ruoli diversi e ben definiti, da uomini e donne assieme giunge dunque alla sua fase di smantellamento, in un momento storico dove è stata progettata la liquefazione di ogni relazione e ogni ruolo, realizzata senza l’opposizione di nessuno da mani nuovamente maschili e femminili ma ispirate univocamente da un’ideologia tossica e omicida, quella del femminismo. Che reclama parità, si nasconde dietro al paravento di quel richiamo, per ottenere una e una cosa sola: l’eliminazione, con una scusa o l’altra, con metodi leciti ma soprattutto illeciti, anzitutto gli infanticidi, dell’uomo in quanto tale. Qualche tempo fa fece scalpore il tweet di una femminista che, scopertasi incinta, diceva che a breve avrebbe fatto un’ecografia e avrebbe così capito se si trattava di una femmina o di un aborto. L’indignazione fu quasi unanime. Eppure a breve in Nuova Zelanda un concetto del genere sarà semplice normalità. Si tratta solo di capire quanto tempo ci vorrà perché risulti normalità in tutto il resto del mondo occidentale.


 

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