Francesco Ciano, il giurista della domenica, colpisce ancora

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Francesco Ciano
Francesco Ciano

di Fabio Nestola. Ecco un altro “esperto” che pontifica su argomenti dei quali dimostra di non capire niente. Ma niente davvero. Per un’analisi più dettagliata si rimanda all’articolo riguardante la Senatrice Valente, al quale Francesco Ciano fa riferimento, attingendo a piene mani. Servile scodinzolamento potrebbe sembrare scortese quindi non lo scrivo, meglio dire che fa riferimento. L’esperto insiste a scrivere “bigenitorialità al padre violento”, principio che contiene in sé due errori su quattro parole, e credo sia record europeo. Per cominciare: il diritto alla bigenitorialità è in capo al figlio. Solo un qualunquista che non capisce nulla di Diritto di Famiglia può considerarlo un diritto del genitore. Anche chi non mastica Diritto dovrebbe (almeno) saper leggere: art. 337 bis del Codice Civile, che ha novellato il precedente articolo 155. Non è difficile, può farcela: “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori (…)”. Il bene tutelato è il diritto del minore, nella legge sull’affidamento condiviso il diritto dei genitori non esiste. Né il diritto del padre, né il diritto della madre.

Secondo: è scorretto scrivere che il padre sia violento, la dicitura implica che la magistratura abbia accertato la fondatezza delle accuse che vengono mosse. Questo non è accaduto, non c’è uno straccio di condanna, quindi Ciano dimostra di non conoscere nulla non solo di Diritto di Famiglia, ma nemmeno di Diritto Penale né di garanzie costituzionali. L’ordinanza di Cassazione recita testualmente “non potevano assumere alcun rilievo i comportamenti penalmente illeciti ascritti dalla reclamante al M., in assenza di una pronuncia giudiziaria quanto meno di primo grado”.  Ascritti dalla reclamante, sa Ciano cosa vuol dire? Una giusta dicitura sarebbe colui che la madre accusa di essere violento, tecnicamente ineccepibile ed eticamente imparziale. Ma sembra che il termine imparzialità non rientri nel vocabolario dell’esperto Ciano: tutto l’articolo trasuda fanatismo sessista da crociata antimaschile in generale ed antipaterna in particolare. Lui è sicuro che sia violento, e tanto basta. Chissà se ha preso visione della sentenza di Cassazione 19 maggio 2020 n.9143 che vorrebbe stroncare, oppure mena metaforiche randellate perché qualcuno gli ha detto di farlo.


Un vero genio…


È un genio davvero, sembra che con la sua palla di vetro abbia accertato ciò che non è riuscita ad accertare nemmeno la magistratura. Qualcuno spieghi a Ciano che i tribunali servono proprio a verificare se le accuse abbiano qualche fondatezza. Se domani un matto corresse in commissariato a dire che Francesco Ciano è un membro dell’ISIS, sarebbe corretto scrivere su tutti i giornali “il terrorista Ciano” oppure il diretto interessato avrebbe qualcosa da obiettare? O il mafioso Ciano, il pedofilo Ciano, lo spacciatore Ciano… non ha importanza quale sia l’accusa infondata, una vale l’altra. Ovvio che il Nostro non possa essere etichettato come un criminale solo perché una persona rancorosa lo accusa di esserlo, esclusivamente sulla base di comportamenti penalmente illeciti ascritti da qualcuno, chiaro? Necessitano improcrastinabili verifiche per poterlo dire. E scrivere.

Basta la parola negli anni ’70 era lo slogan per un confetto lassativo, il sistema giudiziario per fortuna è strutturato su dinamiche diverse e voglio sperare che continui ad esserlo. L’impreparazione giuridica del povero Ciano salta fuori anche quando scrive “la madre è stata addirittura accusata di ostacolare la relazione tra il bambino e il padre”. Addirittura, pensa un po’! No Ciano, proprio no. La madre non è stata solo “accusata” di ostacolare la relazione padre-figlio, ma il suo comportamento ostativo è stato riconosciuto dai consultori, dai servizi sociali, dal neuropsichiatra consulente del tribunale, dal Tribunale per i Minorenni, dalla Corte d’Appello e dalla Cassazione, che scrive: “le strutture socio-sanitarie coinvolte (…) avevano concordemente evidenziato la necessità di favorire la relazione tra il minore ed il padre, in autonomia rispetto alla madre, nonché la sostanziale chiusura di quest’ultima verso ogni progetto di mediazione e recupero della genitorialità, a causa di sentimenti personali di rifiuto nei confronti dell’uomo (…) le relazioni trasmesse dai Consultori familiari e dal neuropsichiatra confermavano (…) la presenza di un condizionamento da parte di figure parentali, in primo luogo della madre”.


Laurea honoris causa in so-tutto-io.


Quindi diversi giudici di diversi tribunali prendendo atto delle relazioni di diversi professionisti e professioniste, riconoscono che il bambino ha subito un condizionamento ad opera dell’intero ambito parentale materno, principalmente la madre ma non solo lei. Non si tratta di un’accusa lanciata dal padre, ma del pronunciamento di tutti gli organi giudicanti nei tre gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento. Capriola epocale del povero Ciano: il padre secondo lui è sicuramente violento solo perché la madre dice che lo sia, senza alcuna sentenza che lo accerti; quando invece una sentenza c’è, sono i giudici che non hanno capito niente. In quel caso la madre è solo “accusata di ostacolare”, nonostante gli ostacoli siano riconosciuti da tre sentenze ed imputati non a eventi oggettivi ma al suo personale risentimento verso l’ex.

È lecito chiedersi se prima di partire a testa bassa il buon Ciano abbia realmente capito cosa c’è agli atti, ammesso che li abbia letti. La granitica convinzione (calunniosa, oltretutto) che il padre sia violento inquina tutto l’articolo, compare una ventina di volte da “i legali del padre violento” al pluriutilizzato “diritto di un padre violento alla bigenitorialità”. È un disco rotto, si fa le domande e si risponde da solo come chi va  da Marzullo. Poi tocca vertici inarrivabili anche per il più sopraffino giurista: “Il diritto alla bigenitorialità, per legge, spetta al genitore che abbia piena capacità genitoriale”. Uno così non fa rabbia, fa tenerezza. Potrebbe, di grazia, citare l’articolo che stabilisce questo delirio nei nostri quattro codici? Magistrati di tutta Italia, cospargetevi il capo di cenere. Spogliatevi della toga ed andate a lezione da Ciano, lui si che è in grado di insegnarvi ciò che non avete mai capito: la bigenitorialità non è un diritto del minore, come scrive quell’altro incompetente del Legislatore, ma spetta al genitore che abbia piena capacità genitoriale. Per legge, mica chiacchiere. Laurea honoris causa in so-tutto-io, con bacio accademico di Michelle Murghià, miss misandria 2019.

Infine qualcuno deve avergli detto che c’è un testo chiamato Convenzione di Istanbul, e la cosa sembra averlo entusiasmato: si lancia in considerazioni da par suo, superesperto del diritto fai-da-te. Pontifica sull’appiglio utilizzato da quei marpioni degli avvocati dell’uomo violento, il fatto che la signora non abbia voluto la mediazione familiare. La Convenzione la vieta in caso di violenza, c’è scritto, me l’hanno detto. Ok esperto, ma torniamo sempre al punto di partenza: è la signora a dire che l’uomo è violento, senza che la cosa venga riconosciuta in tribunale. Col codice rosso lui potrebbe essere arrestato in tre giorni, se invece di mettergli le manette gli affidano il figlio non ci dice nulla? All’esperto poi sfugge un particolare: l’opposizione  reiterata della signora non è riferita alla mediazione, in fondo trascurabile, quanto a qualsiasi percorso di riavvicinamento padre-figlio. Ne abbiamo già parlato abbastanza, si rimanda ancora all’articolo già citato. Concludendo, propongo a Francesco un confidenziale tu: ho usato un tono a volte ironico, non te ne avere a male ma certi tuoi passaggi sono davvero spassosi nella loro ingenuità. Tuttavia qualora rilevassi nell’articolo termini offensivi  ti prego vivamente di querelarmi, non vedo l’ora di dimostrare in tribunale quanto sia campata in aria la tua dozzinale reprimenda con la quale pretendi di insegnare ai magistrati a fare i magistrati.


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