Giuseppe Morgante: pronto un altro caso Pezzulo?

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Giuseppe Morgante
Giuseppe Morgante

Ecco che ci risiamo. Non pago della mostruosa ingiustizia cui è stato sottoposto William Pezzulo, il sistema sembra intenzionato a fare il bis con Giuseppe Morgante, il trentenne di Legnano vittima di un attacco con l’acido, nel maggio scorso, da parte della sua ex compagna, la trentottenne Sara Del Mastro. La storia è abbastanza nota. Certo non quanto quella di Lucia Annibali o Gessica Notaro, che in quanto donne hanno avuto il privilegio della ribalta assoluta, tuttavia la vicenda di Giuseppe qualcuno un po’ la conosce.

Dopo aver deciso di lasciare Sara, si ritrova al centro di un terrificante meccanismo di minacce e persecuzioni. La ex non lo molla un attimo, lo tormenta in ogni modo, facendo la posta in macchina sotto casa sua. Giuseppe la videoregistra col cellulare all’ennesimo passaggio e commenta: “Cazzo c’ha in testa? Non è che mi butta addosso l’acido?”. Un timore più che legittimo, anzi una premonizione, perché proprio questo accade. Risultato: ustioni di terzo grado sul 10% del corpo (addome, torace, collo, mani e volto), un’occhio completamente perduto, dieci operazioni in sei mesi, e la necessità di utilizzare farmaci e creme specifiche costosissime, che deve pagare di tasca propria.


“Suvvia, non vorremo mica creare un mostro…“.


William Pezzulo
William Pezzulo

A William Pezzulo era andata peggio: oggi è a tutti gli effetti invalido a causa dell’attacco con l’acido sferratogli dalla ex Elena Perotti. Non che Giuseppe Morgante abbia di che gioire, naturalmente: non solo perché i danni subiti sono gravissimi e non solo di carattere estetico, ma anche perché in tribunale le cose stanno procedendo esattamente com’è accaduto a William. Vale la pena ricordarlo: Elena Perotti, pur avendo preordinato l’attacco e aver rovesciato sull’ex un intero secchio di acido, venne incriminata per lesioni aggravate e non per tentato omicidio. Ricevendo le rimostranze dei genitori del ragazzo, il PM rispose: “suvvia, non vorremo mica creare un mostro…?“.

Già, se si tratta di una persona di genere maschile, il problema di creare il mostro non si pone nemmeno. Lo si crea e basta. Nel caso di una donna nascono diversi problemi. Ed è così che Elena Perotti riceve una condanna ridicola, facendosi un paio di mesi di galera, tra un pretesto e l’altro. Risultando nullatenente, nulla ha dovuto versare in termini economici per risarcire la sua vittima, che ora cerca di pagarsi le sue complesse e costose operazioni chirurgiche facendo colletta su Facebook. Un esito giudiziario che grida vendetta di per sé, ancor più se paragonato a vicende del tutto similari che abbiano avuto per vittime delle donne.

Sara Del Mastro
Sara Del Mastro

Gli aggressori di Lucia Annibali e Gessica Notaro sono infatti sottochiave e ci staranno per 15 e 20 anni ciascuno, entrambi condannati (attenzione) per tentato omicidio, sebbene l’esito delle loro azioni abbia rovinato l’estetica ma non sia stato invalidante per le due donne. Che hanno ricevuto e ricevono dalle istituzioni l’appoggio e i riconoscimenti dovuti, anche in sovrappiù, essendo state entrambe nominate “Cavalieri della Repubblica”, in quanto simboli della lotta contro la violenza sulle donne. Ripetute richieste di dare lo stesso riconoscimento a William Pezzulo hanno ricevuto la delicata risposta quirinalizia: “non possiamo mica far tutti cavalieri!”. No certo, specie se maschi vittime di violenza femminile.

Una giustizia da dittatura sudamericana sottoposta a una Sharia in gonnella, questo testimonia la vicenda di William Pezzulo. Un precedente noto che si sperava non si sarebbe più ripetuto. Invece, come si diceva, probabilmente ci risiamo: questo giovedì si terrà un’udienza del processo contro Sara Del Mastro, sotto accusa per stalking e lesioni (non tentato omicidio, ci mancherebbe). Non solo: i PM non le hanno contestato nemmeno la premeditazione, sebbene la donna avesse comprato l’acido tre giorni prima dell’aggressione. Ebbene, Del Mastro chiederà il patteggiamento e pare che i giudici siano propensi ad accettarlo. Significherebbe una pena di cinque anni circa. Significherebbe che probabilmente, essendo madre di un minore avuto da una relazione precedente, non metterebbe mai piede in carcere e tornerebbe subito a casa, a pochi passi da dove ancora abita Giuseppe. Così magari completa l’opera.


Un vergognoso doppio binario strutturalmente antimaschile.


La vicenda di Giuseppe Morgante è doppiamente significativa. Da un lato mostra il doppio standard sistematico con cui il sistema accoglie le ipotesi di violenza femminile sull’uomo. Giuseppe aveva denunciato più volte la condotta di Sara: ha subito angherie che a parti invertite avrebbero mandato in carcere un uomo nel giro di poche ore. Eppure tutto è rimasto inascoltato. Ha dovuto rivolgersi a “Le Iene”, Giuseppe, per avere un po’ di attenzione. Ed è stato dopo essersi trovata con un microfono sotto la faccia che Sara ha deciso di acidificare l’ex, a riprova che l’intervento dei media, specie se fuori misura come spesso sono “Le Iene”, rischia di essere più dannoso che altro, in particolare quando cerca di sostituirsi ad autorità preposte ma sorde e assenti.

Dall’altro mostra che quanto questo blog, e tanti altri insieme a lui, va sostenendo da tre anni è drammaticamente vero. Esistono due sistemi giudiziari paralleli nel nostro paesi, diversi per uomini e donne, come i cessi pubblici. E come quelli, se ne esce puliti e profumati se si è donne, sporchi e maleodoranti se si è uomini. Il divario tra le pene comminate a Edson Tavares e Luca Varani, gli aggressori rispettivamente di Gessica Notaro e Lucia Annibali, e quella di Elena Perotti e probabilmente di Sara Del Mastro, è la prova provata di questo vergognoso doppio binario dichiaratamente e strutturalmente antimaschile, nei tribunali come praticamente in ogni altro ambito ormai. La legge, in Italia, non è uguale per tutti. E l’Articolo 3 della Costituzione è carta straccia.


Questa pazienza davvero non finisce mai?


Per molto meno, orde di donne in passato si sono riunite in manifestazione davanti ai tribunali, cercando di intimidire e fare pressione sui magistrati affinché fossero inflessibili o non cedessero a sconti di pena verso colpevoli di sesso maschile. Nessuna di loro si farà viva stavolta, ed è normale: l’ammissione al patteggiamento di Sara Del Mastro sarebbe una conferma dell’impunità femminile nel nostro paese, qualunque sia il reato commesso. Il grave è che nessun gruppo di cittadini organizzati, uomini e donne assieme, manifesterà a sua volta per esigere che la magistratura dismetta i suoi due pesi e due misure, tornando a utilizzarne uno e uno solo, uguale per tutti. Se il 19 dicembre Sara Del Mastro verrà ammessa al patteggiamento e sostanzialmente lasciata libera, non potrò far altro che ripetere la domanda ciceroniana che più volte ho utilizzato su queste pagine, con sconforto e incredulità: fino a quando dunque gli concederemo di abusare della nostra pazienza? Ma soprattutto: occhio perché il confine tra pazienza infinita e stolida stupidità è estremamente labile. Le forze che oggi odiano gli uomini e i padri se ne sono rese perfettamente conto e ne approfittano a piene mani.

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