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Il femminicidio va su tutto. Anche sulle morti bianche

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di Fabio Nestola – Esempio lampante, se ancora ce ne fosse bisogno, di informazione pilotata dall’ideologia. Muore l’ennesimo operaio in un cantiere, e i pennivendoli di regime si precipitano ad enfatizzare la non-notizia: era il fratello di una donna uccisa dal marito. La notizia di attualità è la morte dell’operaio (14 dicembre 2019) ma gli articoli di cronaca nera dedicano tre quarti dello spazio a ricostruire la morte della sorella avvenuta oltre due anni fa (10 ottobre 2017): Saadia muore dissanguata sul balcone (…) ha provato a fuggire dal proprio aguzzino (…) ha chiesto aiuto ma nessuno è riuscito ad intervenire in tempo (…) la furia del marito è stata così violenta da rendere vani i soccorsi (…) drammatico femminicidio al culmine di una lite in un periodo di gravi tensioni (…) il marito Sallah El Ghabaoui fu condannato ad una pena di 18 anni (…) un delitto vissuto con grandissima sofferenza dalla famiglia di Saadia (se invece crepa il fratello operaio la famiglia soffre meno, si sa), i parenti si erano costituiti parte civile nel processo (…) avevano presenziato alle cerimonie organizzate in memoria di Saadia, compresa la messa a dimora di un albero in via Madre Teresa di Calcutta su iniziativa del presidente del Consiglio comunale Giovanni Boccia che conosce molto bene la famiglia visto che Saadia era stata a lungo stimatissima badante della madre…

Ai fini del dovere di cronaca sulla morte dell’operaio, è interessantissimo sapere che la sorella era stata la badante della madre di tale Giovanni Boccia, presidente del consiglio comunale.  Quattro righe sulla morte bianca di attualità e tutto il resto sul femminicidio del 2017. Alcune testate fanno anche di peggio: titolo e foto a corredo sono accuratamente costruiti per fuorviare la percezione collettiva. Ho salvato un paio di screenshot identici, erano dozzine. Non viene pubblicata la foto dell’operaio deceduto o una foto di repertorio, ma si scava negli archivi per recuperare quella della sorella; ed il titolo non colloca nel 2017 la sua morte, ma lascia abilmente intendere il contrario: chi legge è indotto a credere che la notizia di attualità sia “uccisa a coltellate dal marito”, e vi fosse la curiosa coincidenza di un fratello operaio precipitato tempo addietro, chissà quando, in fondo non è importante… è importante solo sapere che oggi la povera donna della foto è stata uccisa.


Tutte queste versioni hanno un denominatore comune: sono false.


femminicidioNon è Topolino, è Repubblica. Gente che le strategie di comunicazione le conosce, e le conosce bene. Gente che sa che il 90% dei navigatori guarda le foto e legge solo i titoli, senza aprire gli articoli, quindi su foto e titoli le masse formano la propria opinione. Perché quindi questa informazione distorta? Eppure i morti sul lavoro sono infinitamente superiori ai femminicidi, almeno 15 o 20 volte di più, quindi non è la rilevanza numerica del fenomeno a dettare le gerarchie. Eppure il 13 ottobre 2019, nella 69esima edizione della Giornata per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, le morti bianche sono state definite “un’emergenza sociale” dal Presidente Mattarella. Ha fatto il compitino nella giornata commemorativa, poi dal giorno dopo se ne è dimenticato. Come tutti i Ministri, tutti i parlamentari, tutti i media.

Guai invece a dimenticare il femminicidio, è l’argomento politically correct per eccellenza, bisogna affannarsi ad apparire in prima linea, anzi, si fa di tutto per gonfiare i dati, l’allarme, la percezione di emergenza nelle masse. Le versioni sull’argomento sono discordanti, i diversi trombettieri di regime non riescono a concordare una bufala unica: un femminicidio ogni tre giorni, uno ogni due giorni, tre a settimana, 3.000 in vent’anni, uno ogni 72 ore, c’è persino chi si spinge a sostenere almeno uno al giorno. Almeno, per non esagerare. Tutte queste versioni hanno un denominatore comune: sono false. Vengono smentite dalle fonti ufficiali come Polizia e Carabinieri che, pur senza negare la gravità del fenomeno, sentono il dovere di ridimensionarlo e ricondurre il delirio collettivo entro i suoi reali confini.

femminicidioÈ falso il grande contenitore del femminicidio nel quale si riversa di tutto, come abbiamo dimostrato più volte con corposa e dettagliata documentazione: donne uccise per rapina, per incidente stradale, per mafia, per eredità contese, per debiti insoluti, per porre fine alle sofferenze di mali incurabili… fino a donne uccise da altre donne, può sembrare incredibile ma tra i femminicidi sono stati infilati anche questi casi. Perché la realtà è questa: i femminicidi “propriamente detti” sono pochi. Non c’è niente da fare, una donna uccisa ogni 3 giorni proprio non c’è, neanche le più infervorate sostenitrici della teoria mattanza rosa sanno citare il femminicidio di 3 giorni fa, 6 giorni fa, 9 giorni fa, 12 giorni fa e così via a ritroso fino al primo gennaio.

Gli episodi sono sempre troppi, anche “solo” 30 vite perse per la gelosia morbosa di 30 criminali è un dato terribile, ma a quanto pare sembrano essere pochi per chi sente l’irrefrenabile esigenza di sparare cifre da capogiro, per poter gridare al genocidio delle donne pretendendo fondi, fondi, fondi. Quindi bisogna trovare il sistema di far lievitare i casi reali aggiungendone di farlocchi, tanto la macchina da guerra della disinformatzia è rodata, ripete mille volta la stessa menzogna che diventa verità, inculca nella gente la sensazione che le case italiane grondino sangue e la gente alla fine si beve tutto. Serve tutto per alimentare questa strategia, anche oscurare un poveretto morto mentre lavorava in cantiere per dirottare l’attenzione – e l’allarme – sulla sorella accoltellata dal marito. Anni fa.


A ruoli invertiti succede…


Come se al prossimo femminicidio si parlasse marginalmente della donna uccisa e maggiormente sul fatto che il nonno era morto alle Fosse Ardeatine. Trovo vergognoso sfruttare un morto sul lavoro per battere sulla grancassa del femminicidio, si tratta di una spudorata forzatura al servizio dell’ideologia. A quale giornalista degno di questo nome verrebbe in mente di spulciare se le vittime di femminicidio abbiano parenti ammazzati per omicidio stradale, per camorra, coinvolti nella strage di Ustica o nel naufragio del Giglio? E soprattutto di dare maggior risalto agli episodi vecchi di anni piuttosto che alla notizia di attualità? Ma a ruoli invertiti succede, siamo in Italia.

6 thoughts on “Il femminicidio va su tutto. Anche sulle morti bianche

  1. Come tutte le ideologie anche il femminismo (allo stato attuale, sarebbe più opportuno definirlo nazi-femminismo) ricorre ad essenzialismo e naturalizzazione dell’egemonia per giustificare le gerarchie e consolidare l’ordine costituito.
    La costruzione della realtà operata dall’ideologia femminista fornisce una lettura
    dell’intera Storia umana procedendo all’essenzializzazione di determinati gruppi sociali in base al genere di appartenenza. Secondo le teorie essenzialiste le differenze tra i gruppi non sono riconducibili a fattori di natura ambientale/culturale, ma si basano su qualità innate, immodificabili ed intrinseche all’individuo.
    Partendo da queste considerazioni, l’uomo (in quanto uomo) viene descritto dall’ideologia femminista come ontologicamente votato alla violenza ed al sopruso (Carnefice); mentre la donna in quanto donna, poiché rappresentata come portatrice sana di bontà e dispensatrice di pace ed amore, assume, nel confronto con l’Uomo, il ruolo di Vittima. L’essenzializzazione dei gruppi umani hanno la funzione di creare tra essi una distanza invalicabile, poiché le differenze vengono concepite come assolute, immodificabili e, dunque, incolmabili. La credenze essenzialiste sostanziano ogni forma di discriminazione – come, ad esempio, il razzismo – allo scopo di legittimare e perpetuare il potere di determinati gruppi sociali, rendendo le differenze tra di essi naturali e giustificate. Le teorie essenzialiste impregnano anche il terribile neologismo “femmincidio”. L’uccisione di una donna da parte di un uomo – secondo la visione femminista -, non indica semplicemente l’uccisione di una donna dal punto di vista meramente pratico (il gesto in sè)-, ma, tramite l’utilizzo del termine “femminicidio” il suddetto gesto viene ad assumere un carattere primariamente simbolico. L’uccisione di una determinata donna da parte di un determinato uomo, nella lettura fornita dalle femministe, oltrepassa il carattere particolare della vicenda per costituirsi come crimine volto all’eliminazione ontologica della donna. In sostanza, l’uccisione della donna viene a configurarsi come la manifestazione di una determinata sovrastruttura – il patriarcato. Secondo questa assurda lettura che, come detto, si incardina sulla essenzializzazione del genere Uomo, nella società descritta dal femminismo sarebbero presenti organizzazioni ideologiche composte di uomini che avrebbero l’obiettivo di annientare la donna in quanto donna. Una totale assurdità.
    Radicalizzando – ossia, andando alla radice – il femmincidio, assunto nel suo significato eminentemente simbolico, rappresenta una colossale stronzata. Non esiste nessun femmincidio! Non esiste alcuna sovrastruttura ideologica che si propone l’annientamento del genere femminile. Nessun uomo (e nessuna donna), tranne i serial killers, uccidono le donne-in-quanto-donne!
    Nella nostra società non esiste alcun movimento analogo al Ku Klux Klan che uccideva e linciava i neri in quanto neri – senza nessuna distinzione. Non ci troviamo in un gigantesco lager nel quale vengono inceneriti ebrei in quanto ebrei – senza nessuna distinzione. Il femminismo odierno è l’ennesima ideologia il cui nascosto fine è quello che Nietzsche definiva “volontà di potenza – e nient’altro!”
    Se oltrepassiamo la possente nube tossica ben rappresentata dall’ideologia diffusa dalle femministe, cosa rimane del fantomatico “femminicidio”? Depotenziato del suo significato simbolico, l’uccisione di una donna (o di un uomo) resta una tragica vicenda, ma sempre specifica; all’interno di una particolare situazione-relazione che ha coinvolto determinati e specifici individui.
    Nessun movente ideologico, nessun assurdo tentativo di annientare il genere femminile. Cazzate! In questo quadro tratteggiato dalle femministe come sarebbe possibile inserire una recente statistica proveniente dall’ONU, secondo cui quasi l’80% delle vittime per omicidio nel mondo sono uomini?

  2. Ormai è confermato, i mass media non hanno interesse a dare informazione, ma dire solo ciò che vogliono che si sappia, pilotare l’informazione a scapito della vera notizia. A me dispiace che in questa descrizione ricadano anche chi fa con grande coerenza il proprio mestiere, mi rivolgo in particolar modo a quest’ultimi “ribellatevi se non volete essere risucchiati in questo vortice”. Il vero giornalista è colui che mostra la verità riuscendo anche a mettere in luce quelle che invece sono notizie pilotate per secondi fini spesso loschi. Invito inoltre chiunque sia informato su tali notizie di divulgare quanto appreso e, perché no, protestare contro quelle testate che vivono su questo losco affare.

  3. >>>
    Ma a ruoli invertiti succede, siamo in Italia.
    >>>

    In altri Paesi occidentali accadrebbe lo stesso.
    Sicuro al 100%.

    1. se hai materiale, per favore divulgalo. Inghilterra, Francia, USA, Germania … ovunque usino la notizia di un uomo deceduto per non parlare dell’uomo deceduto ma per rispolverare un femmminicidio vecchio di anni. Io credo che questo delirio di gonfiare i numeri sia tutti italiano, ma ben vengano documentazioni su altri Paesi.

      1. Caro Fabio, ha ragione Sandro.
        Nei siti Neozelandesi si legge “Solo in NZ succede che…” In quelli UK e australiani è così da 20 anni. In Spagna …sentiamo Santiago. Dalla Svizzera ci scriveva Daniel H. “Pensavo che in Italia tutto questo non…”.
        Ci sono solo variazioni sul tema. La sinfonia è la stessa.

      2. Scherzi?

        In UK qualche hanno fa hanno assolto una che aveva accoltellato (senza esiti mortali) il suo ragazzo dopo avergli rotto un notebook in testa, perché – dichiarato da lei, senza denunce precedenti né prove – era stata abusata…da un altro ragazzo qualche anno prima.
        Ovviamente buona parte della stampa ne ha fatto un caso di violenza sulle donne.

        Questo caso quindi al confronto è roba da poco.

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