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Il ministro Bonetti fa l’elemosina ai padri

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bonettiIl ministro “delle famiglie” Elena Bonetti allunga la mancetta, signori: annuncia in pompa magna, come se fosse cosa notevole, che i giorni di congedo lavorativo per i neo-papà sarà… rullo di tamburi… dieci giorni! Il doppio di quelli attuali! Come dite? Per le donne sono 5 mesi, quindi c’è un tantino di squilibrio? Disfattisti che non siete altro. Onorate e giubilate per questo regalo ministeriale! Potrete stare con il vostro neonato per ben 10 giorni, 240 ore, 14.400 minuti! Ma che, vi sembra poco? Incontentabili che siete.

Anche se, in effetti, con una mano il ministro Bonetti chiude in un cassetto il DDL 735, lasciando passare il messaggio infame che anche il principio di bigenitorialità vada dimenticato, e con l’altra quello che dà è un contentino. Un obolo concesso a un’idea di uomo passata, tramontata, obsoleta, eppure comoda da riaffermare. Quella del bread winner, impegnato costantemente fuori casa a far carriera alle spalle della moglie, obbligata in casa ad accudire il pupo. Un logica che poi giustifica la più oppressiva e violenta maternal preference in fase separativa, in barba alle leggi vigenti.


Elena Bonetti allunga la mancetta.


Questa è la visione non solo e non tanto del nuovo ministro “delle famiglie”, ma anche del nuovo governo e in generale della sinistra e dei suoi complici (M5S). Una visione nemmeno miope, ma con la testa innaturalmente rivolta all’indietro, al solo scopo di sostenere interessi dell’oggi e del domani. Perché sul congedo “di paternità” in realtà ci si potrebbe giocare un nuovo futuro non solo per gli aspetti di accudienza dei minori, ma anche per la disciplina di separazioni e affidi, per il cosiddetto e reale women empowerment, se non addirittura pure per un nuovo e più moderno equilibrio tra uomini e donne.

Bonetti davvero non se ne rende conto (o forse se ne rende conto ma fa finta di niente, non mi stupirebbe), ma sta pensando di fare la carità su un tema cruciale. Perché oggi gli uomini sono pronti a a svolgere pienamente un ruolo di accudienza dei figli. E quelli che non lo sono devono imparare ad esserlo. La legge deve insegnarglielo, tramite imposizione. Tra le altre che andrebbero fatte, la riforma della disciplina dei congedi genitoriali è la chiave di volta, in questo senso. E allora lasciatemi dire cosa davvero ci vorrebbe, invece della presa per il fondelli proposta da Bonetti.


Oggi gli uomini sono pronti a a svolgere pienamente un ruolo di accudienza.


Chiunque faccia coppia dovrebbe sapere che la legge impone un’alternanza paritaria di accudimento dei figli, da quando nascono a quando hanno 15 anni. Sei mesi su 12 per la madre e altri sei su dodici per il padre, da articolare come meglio credono, d’accordo con i loro datori di lavoro, ma comunque obbligatori, dal primo vagito del bimbo a quando chiede di comprargli il motorino. E guai mancare all’obbligo: è diritto del bambino, anzitutto, e dovere di chi decide responsabilmente di procreare.

Che effetti avrebbe un’imposizione del genere? Anzitutto le donne non avrebbero più scuse rispetto alle disparità di carriera o di salario rispetto agli uomini. A quel punto la casa e i pupi sarebbero per obbligo responsabilità smezzata, con tutte le opportunità per ognuno di perseguire la propria carriera. La scelta a monte del percorso formativo, sapendo che le cose funzionano così, andrebbe di conseguenza, e forse più donne sceglierebbero percorsi di studi più vincenti in termini di futuro professionale, senza volgari incentivi da “quote rosa”.


Senza volgari incentivi da “quote rosa”.


Con una disciplina del genere, poi, cadrebbe ogni presupposto pratico e ideologico alla trasformazione dell’ex marito e padre in bancomat, dopo la separazione. Essendo a quel punto paritarie le opportunità di consolidare carriera e reddito, paritario dovrebbe essere anche il modo di disciplinare la separazione e l’affido del minore, sia dal lato della frequentazione che da quello economico (disciplina sulla carta già in vigore, ma disattesa dai giudici, per altro). Cadrebbe anche il mito del paygap per i motivi detti: donne e uomini avrebbero stesse opportunità e stessi ostacoli e potrebbero giocarsela sulla competenza e la professionalità.

I problemi sarebbero solo due: uno probabile, legato al fatto che gli uomini di oggi sono pronti a rallentare la propria carriera per accudire il figlio, e lo sono in misura inversamente proporzionale a quanto le donne sono pronte a perdere la comodità di diventare madri, rinunciare alla carriera, per poi lamentarsi della rinuncia e chiedere un ricco risarcimento in fase separativa. Le prime a opporsi a un obbligo di legge di questo tipo sarebbero infatti proprio loro, che a chiacchiere vogliono contendere le carriere maschili, ma solo tramite il privilegio delle “quote rosa” o concorsi facilitati, non facendosi il mazzo che in genere si fanno gli uomini.


Donne e uomini avrebbero stesse opportunità e stessi ostacoli.


Secondo problema: le coperture finanziare. Come sostenere da parte dello Stato il mantenimento di uno status di lunga accudienza paritaria e alternata di madri e padri italiani? Be’, un suggerimento semplice semplice: ci sono 80 milioni di euro annui dati inutilmente a centri antiviolenza e affini, buoni solo per sollecitare il conflitto tra uomini e donne, per il resto del tutto inutili. E se non bastano quelli, si parla di un giro di 15 miliardi di euro annui per gli affidi, buona parte dei quali illeciti o impropri. Basta rivedere quelle partite lì, riallocare i fondi e avere un’idea di vero investimento nella famiglia (non nelle “famiglie”).

Ovvero occorre avere un’idea pulita e precisa di chi e cosa sono oggi uomini e donne, pregi e difetti, necessità e privilegi, limando tutto in un’ottica di promozione dell’istituto familiare, da un lato, e di tutela del futuro, ovvero dei bambini dall’altro. Una visione prospettica complessa e poco appagante dal lato ideologico e politico. Non a caso, Bonetti in prima linea, si fanno chiacchiere, proponendo di fare la carità a un tipo di padri che non esiste più, offrendo dieci pidocchiosi giorni da usare per accudire il figlio e dare sollievo alla madre. Se li tenga, Bonetti. A meno che il suo scopo non sia quello di prendere in giro uomini, donne, coppie e famiglie. Nel qual caso: ci si vede alle prossime elezioni.


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15 thoughts on “Il ministro Bonetti fa l’elemosina ai padri

  1. Comunque non credo che la concessione dei 10 giorni di congedo sia frutto genuino del sacco del ministro….abito vicino al confine svizzero, e ascoltando la radio elvetica ho scoperto che anche lì stanno pensando di concedere un congedo di paternità di 10/15 giorni, per evitare che venga proposto un referendum per concedere ai futuri padri un congedo di 30 giorni… Il ministro in questione ha una bella faccia di bronzo nello spacciare questa concessione di 10 giorni come una novità del governo in carica… Che si sta solo allineando (al ribasso, peraltro) alla tendenza degli altri governi d’Europa..

  2. Che se ne vada a…. è la stessa che appena succede qualcosa dice più soldi ai centri antiviolenza chissa come ha bene le mani in pasta x fare certe affermazioni

  3. beh, sui questo punto lasciamo perdere, le tutele concesse ai padri dalla normativa sono applicabili secondo la volontà ( arbitrio )del datore di lavoro e del giudice del lavoro di turno …tempo fa chiesi l’avvicinamento a casa in quanto padre di bambino con meno di tre anni, mi respinsero la richiesta per accogliere la richiesta di trasferimento di un altro collega, feci causa al mio datore di lavoro, il giudice del lavoro mi diede torto in quanto ‘ la situazione di carenza di organico della sede di partenza, più
    grave di quella di destinazione’ salvo poi ritenere legittimo l’aspettativa non retribuita di un altro collega ( cosa vietata dall’art 18 della legge 183 del 2010 ) e poi il trasferimento allo stesso collega…

  4. Primo: perché non facciamo mailbombing con insulti (entro limiti legali) alla Bonetti?
    Gli potremmo scrivere che (questo si può scrivere):

    I 10 giorni li può mettere nel culo di suo marito, che tanto probabilmente c’è abituato. Qualsiasi cosa al di sotto di un mese è un insulto e irricevibile.
    Non ci interessa l’elemosina, la prossima volta faccia una proposta seria per guadagnarsi la sua quota rosa.

    Inoltre, non condivido l’ottimismo che emerge qui:

    “Con una disciplina del genere, poi, cadrebbe ogni presupposto pratico e ideologico alla trasformazione dell’ex marito e padre in bancomat, dopo la separazione.”

    Non c’è nessun presupposto pratico e ideologico da far cadere, non c’è mai stato alcun presupposto pratico e ideologico.
    Basti vedere l’opposizione al DDL 735: quale impianto ideologico ha dovuto affrontare? NESSUNO. Dicevano semplicemente balle tipo “mediazione obbligatoria” o ” 4 spostamenti al mese ne farebbero un pacchetto postale, molto più dei 12 attuali”. Non è un impianto ideologico: sono semplici balle.

    Avere un bel congedo di paternità servirebbe a migliorare il rapporto tra padri e figli, con grande beneficio dei figli soprattutto, ma non servirebbe MAI IN ALCUN MODO a convincerle che è giusta la parità nell’affido: semplicemente si inventerebbero nuove balle, e ci sarebbe chi fa finta di crederci.

    1. sono d’accordo sul mailboimbing, possiamo iniziare subito… tra l’altro il congedo obbligatorio non può essere preso dai lavoratori pubblici ( che poi sarebbero quelli che ne usufruirebbero per la maggior parte ) in quanto manca il decreto attuativo del ministero della funzione pubblica

      1. Fa più effetto il mailbombing, specie se esprime disprezzo (purché resti entro limiti legali), che qualsiasi ragionamento.

        Tanto il femminismo non è un’ideologia, è semplicemente donne che battono i piedi, piangono, minacciano e giustificano in 100 modi diversi e contrastanti (a volte anche OPPOSTI) le loro richieste, e uomini che fanno finta di crederci e le accontentano sperando che quelle si calmino.
        Per questo l’importante è che percepiscano un “NO” deciso e irrevocabile, le spiegazioni non servono, e comunque non gli interessano né le capirebbero.
        Se non percepiscono ostilità (ma calcolata, non lo scemo che si mette nei guai andando fuori dal seminato) si ringalluzziscono e aumentano le prese per i fondelli.

            1. Non faremo alcun riferimento al blog, e comunque sarebbe inutile: è già tanto se quella capisce le volgarità, figurati se capirebbe questo blog.

              Dopotutto è una quota rosa del PD passata a Italia Viva che nel programma personale alla voce “Con I Giovani” ha:
              “La promozione di nuove forme di welfare aziendale e misure volte a incentivare il lavoro FEMMINILE”
              “Lo Ius soli”

              Che è come se Antonio Razzi avesse avuto nel programma personale alla voce “Con I Giovani”:
              “La promozione di nuove forme di welfare aziendale e misure volte a incentivare il lavoro degli italiani emigrati che ritornano dalla Svizzera”
              “Lo Ius soli”

          1. “Eletta Professoressa Bonetti
            E’ con mio sommo rammarico che mi sento in obbligo di comunicarle che i da Lei proposti 10 giorni di congedo di paternità li può mettere nello sfintere di suo marito, che forse potrebbe essere anche avvezzo alla pratica. Ma queste sono dinamiche interne alla coppia che non riguardano il pubblico interesse, quindi tiriamo innanzi.
            Qualsiasi proposta al di sotto di due mesi è un insulto ed è completamente irricevibile.
            Passo a spiegarle il perché, visto che non c’è arrivata da sola, tre ragioni:
            * Anzitutto le rammento che tutte le quote rosa in Parlamento hanno a disposizione, allorché figlino, ben 5 mesi di congedo di maternità, quando sappiamo entrambi benissimo che, malgrado l’ovvio disagio fisico dovuto a gravidanza e parto, nel giro di un mese circa sarebbero perfettamente in grado di tornare a lavorare. Il resto è puro costrutto sociale. Anche le donne che lavorano dispongono di 5 mesi di congedo di maternità, non è un’esclusiva delle quote rosa in parlamento.
            * Le rammento altresì che 5-1 fa 4: quindi, tolto il mese di obbiettiva inabilità fisica che solo le madri subiscono, a causa della gravidanza, in un sistema giusto (quale lei, ovviamente, dato il tenore canzonatorio delle sue proposte, non supporta) ai padri spetterebbero 4 mesi. Posso accettare una proposta di 2 mesi (veda sopra): d’altronde comprendo il bisogno di sentirsi più importanti dei padri, ma sono certo che avere un congedo doppio (oltre al mese dovuto alla gravidanza) basti e avanzi per sentirsi superiori.
            * Le rammento infine che i padri e più in generale gli uomini pagano più tasse delle madri e più in generale delle donne. Quindi del fatto che possa costare “un ce ne ‘po fregare di meno” come direbbe Renzi. I soldi delle tasse sono in maggioranza messi da noi.

            Se non ha capito i suddetti calcoli può rispondere con parole sue, anche non gentili, la gentilezza non è dovuta, ma, mi auguro, senza ricorrere ai classici stereotipi e frasi fatte. Solo, le consiglio di non fingere di non essere avvezza alla matematica: è una tattica che non può permettersi.
            Spero che quanto sopra abbia chiarito il perché della mia indignazione e pure il riferimento a suo marito: prenda lui per i fondelli, non me.
            Non mi interessa l’elemosina, le suggerisco pertanto di ripensare meglio la proposta, e di avanzarne una più seria onde guadagnarsi la sua quota rosa.

            Se questa lettera l’ha in qualche modo offesa, tenga presente che è soltanto l’ennesima malefatta di un uomo, e perciò si faccia chiedere scusa da Pietro Grasso, che è avvezzo a chiedere scusa per le malefatte di altre persone del suo stesso sesso.

            Saluti”

            Direi che si può copiaincollare il virgolettato.

            Una buona idea sarebbe di spedirla sia all’indirizzo del governo, sia a quello del suo sito personale.

            1. Io avrei usato un tono diverso, ma devo ammettere che il riferimento a Pietro Grasso è semplicemente geniale.

              1. Non è geniale, è normalissimo: gli zerbini stanno li apposta, se io (o tu) combino qualcosa lo zerbino chiede scusa per noi.
                C’erano anche una volta, si chiamavano “cicisbei”. Solo che li pagavano, e pure bene, invece adesso vogliono le cose gratis. Non fa per me: io non ho mai lavorato gratis in tutta la mia vita, pagato poco e pure molto poco si, ma gratis mai, figurati se inizio adesso. Se la Bonetti vuole il mio rispetto o scuse o altro o se li conquista, o mi paga per far finta. O altrimenti chiede a Grasso: è lì apposta.

                Quanto al tono: il tono diverso è 50 anni che lo usiamo, e si vedono i risultati.
                C’è una differenza enorme tra minacciare e magari addirittura violenza, e mostrare disprezzo. La seconda è cosa legittima, anzi dovuta viste le circostanze. In teoria queste quote rosa sarebbero pagate per fare anche i nostri interessi, anche se diamo per scontato sia noi che loro, che non lo debbano fare.

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