Il primo morto per attacco con acido in Italia è un uomo

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LA FIONDA

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di Fabio Nestola. La prima vittima deceduta per un attacco con l’acido è un uomo. I casi precedenti, con vittime sia maschili che femminili, fortunatamente non hanno mai avuto esito letale. Menomazioni, sfregi, conseguenze psicologiche devastanti, ma la morte no. Fino ad oggi. La cronaca registra una curiosa asimmetria: a ripercussioni sempre peggiori per gli uomini rispetto alle donne, corrisponde un’attenzione mediatica ed istituzionale invertita, sempre maggiore per le donne rispetto agli uomini. Anche le pene comminate sono vistosamente diverse: 20 anni a Luca Varani che ha commissionato l’aggressione a Lucia Annibali, 7 anni a Sara Del Mastro che ha sfregiato con l’acido Giuseppe Morgante.

Contro ogni evidenza, non viene riconosciuta l’aggravante della premeditazione quando la vittima è un uomo, l’aggressione avviene sempre per caso, per una circostanza fortuita, senza volerlo veramente, sono cose che capitano… Anche quando la donna  cercava in rete informazioni sull’acido più aggressivo, anche quando lo aveva acquistato e ne aveva provato gli effetti sulla carne animale per testarne l’efficacia, anche quando ha pianificato l’aggressione facendosi aiutare da un complice. “Mica vogliamo costruire un mostro”, si sentì rispondere dal PM l’avvocato della famiglia Pezzulo, perché aveva chiesto il tentato omicidio come capo d’imputazione, mentre William in rianimazione lottava tra la vita e la morte dopo l’aggressione da parte di Elena Perotti. Condannata a 10 anni per lesioni, pena da scontare in una struttura gestita da suore, Elena è già fuori. Invece Luca Varani marcisce in carcere, avrà 20 anni di tempo per ripensare al male che ha fatto.


Gli uomini non devono diventare testimonianze.


Gli uomini vittime di attacchi con l’acido in Italia: William Pezzulo, Giuseppe Morgante, Stefano Savi, Giovanni Arcangeli. Si aggiunge ora R.A., deceduto a Brindisi.

Vistosa anche l’asimmetria giornalistica per gli articoli, gli spazi televisivi, gli approfondimenti, i dibattiti ed in generale l’attenzione mediatica dedicata alle vittime femminili, ancora più macroscopica l’attenzione istituzionale. A Gessica Notaro e Lucia Annibali è stato costruito il ruolo da simboli di vittime dell’acido: Gessica è stata invitata in una miriade di trasmissioni televisive, da Ballando con le Stelle al Festival di Sanremo; Lucia ha avuto ribalte ancora più prestigiose, ricevuta alla Camera dalla Boldrini ed al Quirinale da Napolitano, le è stato conferito il Cavalierato della Repubblica (poi conferito anche a Gessica Notaro), le è stata preparata una carriera politica, ha girato l’Italia per promuovere l’immancabile libro di memorie, per fare cicli di conferenze nelle scuole, per presenziare a convegni antiviolenza.

E le vittime maschili, niente? Non si deve sottolineare che anche gli uomini aggrediti con l’acido soffrono, che anche loro hanno genitori, fratelli, sorelle, colleghi ed amici disperati, che anche loro hanno la vita rovinata. Anzi, molto più rovinata della celebratissima Cavaliera. Lucia Annibali ha perso la bellezza e la serenità, ma fortunatamente non ha perso le funzioni vitali né l’autonomia: può guidare l’auto, esercitare la professione di avvocato, essere eletta in Parlamento. William Pezzulo invece, oltre alla bellezza e la serenità, ha perso l’occhio sinistro ed il 90% del visus al destro, ha perso la mobilità del collo e di un braccio, ha perso l’autonomia. Ma nessuno lo ha invitato alla Camera né al Quirinale, nessuno ha invitato Giuseppe Morgante a Sanremo, gli uomini non devono diventare testimonianze tangibili del fatto che la violenza può registrare anche autrici femminili  e vittime maschili.


Un pensiero ad R.A. Temo che saremo gli unici a farlo.


Ora si registra la prima vittima che non sopravvive all’attacco con l’acido. Stamattina un TG e due diversi GR nazionali non hanno detto nulla, l’ANSA non riporta nulla; la notizia è solo sul sito di “brindisireport“, la solita piccola voce locale, che oltretutto cita solo le iniziali della vittima, R.A. . Vedremo che risalto ci sarà in giornata sulla stampa nazionale, vedremo se il Quirinale conferirà il Cavalierato alla memoria, vedremo se Brindisi o altre città intitoleranno una strada alla vittima, vedremo se vi saranno comunicati istituzionali di condanna del gesto omicida ed empatia per la vittima. Un pensiero ad R.A. , il cordoglio per la vita spezzata e la compassione per le terribili sofferenze che ha dovuto subire prima di andarsene da questo mondo. Un pensiero ed un abbraccio ai parenti, agli amici, a chi gli voleva bene. Temo che saremo gli unici a farlo.

NdR: successivamente alcuni media hanno reso note le generalità dell’uomo. La vittima di chiamava Rosario Almiento.


 

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